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Anime & Manga Approfondimento

Madoka Magica parte 3: tanto controverso quanto geniale

C’è sempre un po’ di scetticismo da parte mia nel momento in cui viene deciso di proseguire un’opera che funziona nella sua interezza. E’ sicuramente il caso del terzo film (sequel diretto della serie animata) di Madoka Magica, in quanto va a prendere una storia pensata e sviluppata in modo coerente, con un finale concludente, e ne riscrive lo svolgimento degli eventi.

Lo scetticismo non è scomparso neanche dopo aver finito di guardare l’opera, tuttavia sono rimasto molto colpito da alcune scelte narrative. Volevo quindi provare ad analizzare la stratificazione più profonda dell’opera, dando per scontati alcuni passaggi di sceneggiatura abbastanza contorti che risiedono su un piano di lettura più basso.

Di conseguenza l’articolo in questione è dedicato a coloro che hanno già guardato l’opera e hanno capito, a grandi linee, lo svolgimento degli eventi.

Un inizio confusionario

L’inizio del film è piuttosto spiazzante; difatti veniamo catapultati in mezzo ad una sequenza di eventi illogici e completamente incompatibili con tutto ciò che dovrebbe essere la logicità della successione narrativa. La strega Charlotte, che uccise Mami nella serie animata, è ora divenuto l’animaletto domestico di Mami stessa che è viva e vegeta. Così come sono vive Sayaka e Madoka. Le varie ragazze maghe trascorrono un’esistenza normale, andando a scuola come se nulla fosse e combattendo contro esseri malvagi chiamati Nightmare.

Ben presto Homura si renderà conto che c’è qualcosa che non va, in quanto alcuni strascichi dei suoi ricordi iniziano a riaffiorare ed a risultare incompatibili con ciò che è la realtà che sta sperimentando in quel momento. La confusione iniziale viene dipanata, e Homura si accorgerà di trovarsi in un mondo fittizio creato da una strega. Tuttavia la cosa dovrebbe essere impossibile, in quanto il sacrificio di Madoka nel finale di serie, avrebbe dovuto impedire la nascita di nuove streghe.

Tra un colpo di scena e l’altro che non danno nemmeno il tempo di abituare lo spettatore ai continui stravolgimenti di trama, veniamo a sapere che il mondo fittizio in cui si trovano tutti è stato creato da Homuradivenuta strega a causa di un piano architettato da Kyubey. Il quale, assieme ad alcuni esseri della sua razza, è intenzionato a sfruttare le maghe/streghe come mezzo per dominare la razza umana.

Il trionfo dell’egoismo

Credo non ci siano parole più adatte per descrivere il nucleo di questa pellicola. La scelta narrativa difatti è stata molto coraggiosa, e non mi stupisce affatto il fatto che venga considerato un film controverso. Dal mio punto di vista trovo l’idea abbastanza geniale, ma cerchiamo di capire cosa ha reso questa pellicola così interessante ai miei occhi.

Il film ruota attorno ai sentimenti di Homura verso Madoka. Tali sentimenti le rendono difficile accettare un mondo in cui Madoka esiste come concetto astratto. Per tale motivo viene messo in discussione il finale di serie, a mio parere buono, per introdurne uno differente. Prendendo quindi come elemento narrativo il sentimento di Homura e la sua non accettazione verso un mondo che non ritiene conforme al suo ideale.

La pellicola pone Homura di fronte ad un bivioarrivare ad amare il mondo in quanto tale (con tutti i suoi pregi e difetti) tramite un percorso di accettazione, oppure ripudiarlo ed egoisticamente crearne un altro?

Umanamente parlando sarebbe più “giusto” adattarsi al mondo ed accettarlo in quanto tale, difatti questo è un messaggio molto diffuso nelle opere dell’animazione giapponese. Tuttavia trovo dal mio punto di vista il rovescio della medaglia molto interessante. Non credo sia sempre possibile accettare ciò che ci circonda, e talvolta il singolo viene schiacciato brutalmente dall’esistere in quanto non in grado di imporsi come individuo. Che sia giusto o meno non importa; l’opera dona a Homura un’ulteriore sfaccettatura e le circostanze le doneranno la possibilità di imporsi egoisticamente sul mondo.

Bene e male

Una volta rubata una porzione dell’essenza divina di Madoka, Homura si trasforma in quella che lei stessa afferma essere un’esistenza maligna, un demone. Tale figura si contrappone a quella divina di Madoka, ormai sopita all’interno di una Madoka in forma umana. La divinità che giace sopita potrà un domani risvegliarsi e confrontarsi direttamente con il demone demiurgico Homura; il quale ormai regna incontrastato su questo nuovo mondo riscritto e forgiato secondo il suo volere.

Quella del demiurgo è una tematica interessante, perché va a riprendere capisaldi della storia dell’animazione giapponese come “La rivoluzione di Utena” ribaltando questa volta il messaggio principale che l’opera vuole trasmettere. Se infatti in Utena il mondo demiurgico è il nemico e va distrutto per poterne instaurare uno più sano, qui si parte da una condizione sana per giungere alla creazione del mondo demiurgico.

Nonostante la presenza di figure archetipiche abbastanza solide, credo che quella di Madoka Magica sia una situazione in cui diventa difficile tracciare un vero e proprio confine. Difatti nel momento in cui Homura diventa il demiurgo cessa di essere il cattivo; in quanto diventa l’unico essere capace di regolare le leggi di quell’universo. Non c’è nessuna figura in grado di contrapporsi al suo volere. Ella è la divinità e tutto ciò che non è conforme a lei è considerato sbagliato. Tuttavia un domani la divinità sopita Madoka probabilmente si risveglierà; ed in quel momento ci sarà uno scontro ideologico tra i due esseri e verrà decisa la sorte del mondo.

Un degno sequel?

Per quanto abbia apprezzato alcuni spunti della pellicola, non la ritengo pienamente riuscita in tutti i suoi aspetti. Il problema principale risiede nell’eccessiva ambizione; andando a stravolgere ed a riscrivere completamente un’opera che funzionava con il suo finale. Mi è sembrato quasi come se avessero voluto cavalcare l’onda del successo ottenuto con la serie; andando a ricalcare tutti quegli elementi caratteristici, estremizzandoli. Ad esempio l’atmosfera cupa introdotta dalla serie che fa da contrasto con una storia majokko dai toni apparentemente delicati. Qui nel film viene presa questa componente ed estremizzata, cercando di raggiungere una cupezza ancora più marcata.

Da un punto di vista puramente tecnico ho sempre apprezzato molto Madoka Magica, e di conseguenza apprezzo molto anche questo film. Ho sempre trovato interessante il richiamo all’arte dadaista e cubista, con delle scelte fotografiche piuttosto coraggiose. Tali scelte propongono un uso variopinto dei colori saturi nei fondali, creando un contrasto netto tra i modelli dei personaggi e i background.

In definitiva penso sia davvero difficile tirare le somme di fronte ad un’opera del genere. Personalmente parlando lo ritengo un film riuscito, tuttavia è lecito chiedersi se la serie avesse o meno bisogno di un proseguo. Quando ci sono delle idee così geniali forse preferirei vederle in un’opera ex novo, piuttosto che in un film che ricalca la scia di un nome che ha già ottenuto il suo meritato successo.

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