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Anime & Manga Approfondimento

Eureka Seven: mecha “Evangeliano” o con una sua identità?

Neon Genesis Evangelion la ricordiamo come una delle serie più influenti di tutto il panorama dell’animazione seriale nipponica. Coadiuvato da un periodo storico poco fiorente e piuttosto stagnante per l’animazione giapponese, Hideaki Anno scosse notevolmente le masse con quella che è tutt’oggi una delle serie più popolari di sempre.

Alcuni elementi furono così interessanti da essere ripresi più volte da tantissime altre serie (non solo del genere mecha). Eureka Seven è sicuramente una di quelle. Molti mecha post Evangelion, dopotutto, sono caratterizzati da tutta una serie di caratteristiche immediatamente riconoscibili e reminiscenti di quella serie. I personaggi generalmente sono molto insicuri (spesso sono adolescenti), ricercano la loro posizione all’interno di un mondo difficile che non riescono del tutto a comprendere; e di conseguenza anche il mondo stesso fatica a comprenderli. Inoltre l’elemento mecha gioca un ruolo piuttosto rilevante all’interno della storia: esso difatti non è più relegato al ruolo di semplice esoscheletro meccanico (come accadeva nel real robot tipo Gundam o Votoms), ma diviene parte integrante della storia, essendo capace di provare sentimenti e di agire di testa propria.

Avere elementi derivativi non vuol dire essere una serie non originale

Spezzo immediatamente il dilemma posto nel titolo dell’articolo e cerco di fare un po’ di chiarezza a riguardo. In questo modo spero sia possibile farsi un’idea in modo limpido di ciò che (a mio parere) caratterizza non solo il percorso evolutivo del genere mecha, ma di tutta l’animazione giapponese. Nessun’opera è completamente originale o esente da elementi derivativi, ed Eureka Seven non fa eccezione. E’ necessario tenerlo a mente quando si parla di animazione giapponese.

Evangelion, considerata da molti una delle serie più innovative di sempre, possiede tantissimi elementi derivativi (vedi opere come Macross , Devilman o Ideon). Il fatto che sia diventata una serie così famosa, è frutto non solo della giusta rielaborazione autoriale di questi concetti, ma anche e soprattutto della capacità (talvolta fortuita, talvolta effettivamente meritocratica) di far leva su un certo tipo di pubblico, in un contesto storico particolarmente favorevole.

Con ciò non voglio affatto sminuire l’importanza oggettiva di un’opera come Evangelion. Tuttavia penso sia giusto vedere il percorso evolutivo del genere mecha come un percorso graduale, in cui ogni opera ha avuto la sua importanza e le sue innovazioni, talvolta restando un po’ nell’ombra a causa di un pubblico non sempre in grado di coglierle e di apprezzarle.

Il pilota tipo dei robottoni

Per fare un piccolissimo esempio semplice e per non perdermi in innumerevoli sproloqui, possiamo prendere il personaggio di Shinhi Ikari e coglierne una delle sue tante peculiarità in relazione al percorso evolutivo del genere mecha. Shinji è sicuramente rimasto impresso nell’immaginario collettivo come un personaggio profondamente insicuro e fastidioso, figura contrapposta in maniera netta a quello che (sempre nell’immaginario collettivo) è il pilota tipo dei robottoni (spaccone e sicuro di sé). Tuttavia Shinji con tutte le sue peculiarità, è il frutto di un percorso evolutivo del pilota tipo che stava già evolvendosi da diversi anni.

Amuro in Gundam nel 79 si diversificava molto dall’eroe melodrammatico del super robot settantino (essendo una figura antieroica e molto sensibile a tutto ciò che lo circonda), e successivamente avremo personaggi via via sempre più umani ed insicuri come Noriko in Gunbuster; le cui fragilità emotive la proveranno più volte all’interno dei 6 episodi del famoso OAV.

Noriko lotterà più volte con sé stessa per trovare quella motivazione e quella forza per sconfiggere le sue innumerevoli insicurezze e timori, talvolta contro situazioni insormontabili.

Una storia ricca di misteri 

Renton Thurston è un ragazzino di 14 anni, figlio del famoso Adrock Thurston, lo scienziato immolatosi da eroe per salvare il mondo. Considera la sua vita piuttosto noiosa e come tutti i ragazzi sogna di scappare e vivere le avventure del gruppo Gekko State, i più grandi reffers del mondo, guidato dal leggendario Holland.

Un giorno proprio il Nirvash, il più potente LFO in mano al gruppo Gekko State, cade sulla sua casa e da questo esce Eureka, una ragazza enigmatica che affascina il ragazzino. Utilizzando l’Amita Drive donatogli dal padre defunto, attraverso il nonno, riesce a rimettere in piedi il robot e utilizzarlo in uno scontro nei cieli, pilotandolo in coppia con Eureka. A questo punto gli stessi membri di Gekko State lo invitano a seguirli e così diventa a tutti gli effetti parte del gruppo. L’eccitazione iniziale si trasforma però ben presto nuovamente in frustrazione poiché tutti i membri del gruppo sembrano trattarlo come un bambino, prendendolo continuamente in giro e trattandolo male, e la vita nei cieli perde d’interesse. L’unica cosa che ancora lo spinge a restare è Eureka per cui crede di provare un sentimento più forte della vera amicizia.

La storia prende una piega differente nel momento in cui i Coralians iniziano ad attaccare le città, dopo che i militari danno inizio ad una devastante battaglia per spazzare via queste forme di vita piuttosto particolari dal pianeta. Renton diventa una pedina essenziale nella lotta, poiché è ormai l’unico in grado di tenere su il morale della squadra e della stessa Eureka. Starà a lui trovare una risposta al mistero che avvolge il passato del pianeta e dei Coralians.

I personaggi

Nei primi due episodi veniamo inondati da una quantità immane di informazioni e gli eventi si susseguono in maniera repentina. Accade davvero di tutto, il che da una parte destabilizza il nostro protagonista, dall’altra il tutto alimenta la sua fame di avventura e la voglia di modificare radicalmente la routine noiosa che lo ha avviluppato fino a quel momento.

Renton è il classico ragazzino di 14 anni nella media; non è esageratamente spaccone, ma non è nemmeno eccessivamente timoroso nei confronti del mondo. Anzi per certi versi ne è fortemente attratto, e non aspettava altro che un’occasione del genere per fuggire dalla noiosa cittadina nella quale era stato costretto a stare fino a quel momento. Egli è spaventato dagli eventi come lo sarebbe un comune adolescente, ma ne è anche fortemente attratto allo stesso tempo.

A differenza sua, Eureka è una ragazza alquanto particolare; è apatica, svogliata e sembra incapace di provare emozioni. Gli eventi che collegano direttamente Eureka ai misteri che caratterizzano la storia sono innumerevoli, ed ella assieme a Renton si ritroverà immischiata in qualcosa di davvero grande e difficile da gestire nonostante la giovane età.

Il resto del cast è sicuramente secondario a Renton ed Eureka, tuttavia gran parte di questi personaggi avrà un ruolo non indifferente nei confronti della storia. Subentreranno tantissimi altri personaggi che avranno il loro posto ben preciso all’interno dell’opera. Personaggi come Anemone ed il suo ruolo da burattino dell’esercito, la posizione ambigua di Dominic nei confronti del conflitto, il fondatore del Gekko State con un passato sanguinolento alle spalle e tantissimi altri.

Una narrazione a cui non siamo più abituati

E’ alquanto difficile mostrare le peculiarità di quest’opera senza scivolare nello spoiler, motivo per cui ho deciso di parlarne più nello specifico solo più avanti. L’antefatto è alquanto confusionario, ed anche la storia (fino ad un certo punto) lo sarà decisamente. Tutto ciò viene gestito a livello narrativo con delle tempistiche molto dilatate e tipiche di un’animazione ormai risalente a più di 10 anni fa, motivo per cui il ritmo iniziale potrebbe scoraggiare non poco gli spettatori abituati a vedere solo opere degli ultimi anni.

Si tratta di una serie che si prende i suoi tempi, non solo nella risoluzione degli eventi e dei misteri, ma anche e soprattutto nella gestione degli eventi. Moltissimi gli episodi in cui non accadrà assolutamente nulla a livello narrativo. Tuttavia superato lo scoglio iniziale in cui ci sarà uno stallo narrativo, le cose si faranno molto interessanti e movimentate. e la serie non deluderà di certo (nemmeno coloro che odiano il mecha e le opere con un certo numero di anni sul groppone).

I punti di forza maggiori risiedono sicuramente nella caratterizzazione dei personaggi e nella capacità della sceneggiatura di gestire in modo così delicato un tema molto profondo come la diversità. Non fatevi scoraggiare dai robottoni, perché spesso e volentieri una serie nasconde tantissime qualità se si prova a scavare a fondo e si cerca di andare oltre quelle che sono le apparenze. I personaggi a mio parere risultano così umani e credibili, proprio perché abbiamo modo di vederli nei contesti più disparati. Ed è proprio la lentezza iniziale a conferire spessore al gruppo ed a Renton ed Eureka; i quali avranno modo di mostrare le loro sfaccettature caratteriali in molteplici situazioni.

Coralian e umani

Da qui in avanti è inevitabile per il sottoscritto cadere nello spoiler, motivo per cui evitate la lettura se ancora non avete avuto modo di guardare le serie.

Cosa accadrebbe se un domani l’umanità dovesse entrare in contatto con una forma di vita intelligente capace di eguagliare l’umanità da un punto di vista prettamente intellettivo? Questo è il punto chiave di tutta l’opera, visto che in fondo lo scab coral è proprio questo.

Un essere senziente che ha inglobato interamente la Terra e, ponendosi domande di natura esistenziale, ha mandato dei messaggeri (tra cui Eureka) nella speranza di comunicare con l’umanità per trovare una sorta di compromesso in un’ipotetica coesistenza. Alcuni umani capiranno le intenzioni dello scab, la maggior parte di essi ne saranno spaventati e cercheranno di spazzarlo via in modo tale che esso non costituisca più alcuna minaccia per il genere umano.

Sarà proprio la comprensione e l’amore reciproco tra Eureka e Renton, a smuovere le acque in un genere umano sempre più avviluppato dal proprio egoismo. Eureka Seven è un inno a quelle poche cose buone insidiate da qualche parte nel cuore degli esseri umani, che spesso e volentieri tendono ad essere dimenticate ed a passare in secondo piano rispetto a quella che è la voglia di prevalere su tutto e su tutti.

Il rapporto tra Renton ed Eureka è quanto di più bello l’animazione giapponese seriale abbia da offrire in tutto il suo scibile. Da un lato le incomprensioni reciproche (frutto di una natura esistenziale differente) rendono evidenti alcune difficoltà di interazione, dall’altro l’amore riesce sempre a spazzare via tutto in modo genuino e quasi mai stucchevole. In tal senso è come se la serie volesse dirci di approcciarci all’esistere in modo fanciullesco; in questo modo è possibile comprendere al meglio alcune dinamiche.

Eureka: lo specchio dell’umanità

Interessante notare come la personalità ed il modo di approcciarsi all’esistenza di Eureka, sia come uno specchio che riflette tutto ciò con cui ella viene a contatto. Inizialmente abbiamo a che fare con un personaggio apatico e particolarmente dedito alla guerra, successivamente comprenderà il sentimento venendo strettamente a contatto con esso, e ripudierà nel modo più assoluto qualsiasi forma di violenza.

Sembra quasi come se lo scab avesse intenzione di studiare l’umanità in modo preventivo e di ripagarlo esattamente con la stessa moneta. Accettando quindi una pacifica coesistenza nel migliore dei casi, ma anche reagendo in modo violento nei confronti di altrettante azioni minacciose verso la sua esistenza.

In tal senso la reminiscenza con Neon Genesis Evangelion ed il personaggio di Rei Ayanami è inevitabile. Abbiamo un personaggio la cui coscienza è simile ad un libro bianco, che verrà poi riempita dalle esperienze di vita che avrà modo di sperimentare sulla propria pelle. Tuttavia l’evoluzione comportamentale e relazionale di Eureka non solo è più marcata di quella di Rei, ma anche la dimensione del proprio io e la sua posizione all’interno del mondo assumono caratteristiche ben distinte. Se Evangelion si focalizzava principalmente sulla capacità di definire il proprio io all’interno del mondo, dimensione che viene poi consolidata dalla giusta vicinanza con il prossimo (né troppa, né troppo poca, come cita il famoso dilemma del porcospino), in Eureka Seven emerge di più la comprensione, l’amore e l’accettazione di tutto il resto, dove il proprio io resta sì fondamentale, ma passa in secondo piano.

Due nuovi mondi

Il finale di serie a mio avviso gioca un ruolo importantissimo a livello concettuale, ed è pertanto impossibile non parlarne in modo dettagliato quel tanto che basta per comprendere alcuni messaggi. Eureka diviene parte dello scab e scompare dal mondo e da Renton, il quale successivamente riesce a mettersi in contatto con lei tramite il Nirvash. Qui appare abbastanza evidente il fatto che l’umanità non è ancora pronta per un’eventuale coesistenza, il che rende necessaria una presa di posizione alternativa per far funzionare le cose nel migliore dei modi.

Motivo per cui si vengono a creare due mondi distinti in cui è possibile mandare avanti parallelamente le esistenze di entrambe le razze. Attualmente l’umanità non è in grado, nel suo stato evolutivo attuale, di poter sostenere un simile peso sulle spalle; motivo per cui sarà l’evoluzione stessa a fare il suo corso nella speranza di esserlo un domani (forse lo sarà, forse no, non lo sappiamo). A quel punto ipotetico dell’evoluzione, sarà possibile riunificare i due mondi e coesistere nella comprensione più totale del prossimo.

Che fine fanno Eureka e Renton?

Se per la salvezza di questo pianeta tu hai fatto la scelta coraggiosa di non essere più una Coralian, allora anch’io posso rinunciare ad essere un umano.

Diventiamo una cosa unica Eureka, perché io non permetterò che tu rimanga sola.

 

 

Per quanto riguarda Eureka e Renton, la serie lascia più interrogativi che risposte e di conseguenza bisogna un po’ interpretare quello che ci viene detto (ad ogni modo, le linee guida che la serie ci offre sono abbastanza solide).

Ciò che accade alle loro esistenze lo si evince principalmente dalle due frasi che pronuncia Renton durante gli istanti finali dell’opera. L’impossibilità di poter coesistere nel medesimo spazio a causa della creazione dei due mondi distinti, spinge entrambi a rinunciare alla propria natura di essere umano e di Coralian, fondendo le rispettive coscienze in un’unica entità in attesa di quell’ipotetico momento in cui sarà possibile coesistere come due coscienze distinte e separate da un corpo fisico.

Finale che da un lato consolida la dolcezza del rapporto (che si dimostra saldo fino alla fine, nonostante qualche incomprensione), dall’altro smorza la stucchevolezza dell’ingenuità e della spontaneità dei due tramite un messaggio di fondo che tutto sommato è abbastanza amaro. L’umanità difatti è sconfitta evolutivamente parlando, non è ancora pronta per la comprensione, ma ciò che traspare è la speranza di un domani in cui le cose potranno cambiare e semmai dovessero farlo, un grosso merito lo avranno il nostro protagonista e la giovane Coralian Eureka.

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