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Perché dovresti vedere Klaus a Natale!

Klaus

Siamo a Dicembre, è impossibile non accorgersene. L’aura Natalizia della vostra città aumenta esponenzialmente, e le persone diventano improvvisamente più buone  cominciano ad agitarsi a causa dei regali da fare. In TV tornano film che ormai conosciamo praticamente alla perfezione, mentre nei cinema si ripresentano camuffati gli stessi cinepanettoni di sempre. Insomma, è arrivato uno dei momenti migliori dell’anno, e se state cercando qualcosa di carino da vedere per l’occasione, allora stavolta avrete la scelta facile. Su Netflix, infatti è arrivato il primo, bellissimo film diretto da Sergio Pablos: Klaus – I segreti del Natale (d’ora in avanti semplicemente Klaus).

Ci sarebbe tanto da dire su questo film. Potremmo menzionare il fatto che è uno dei pochi film animati in 2D e creati in occidente negli ultimi anni a possedere un fascino globale. Potremmo parlare del fatto che la sua presenza in un mercato dominato dalla computer grafica è parecchio significativa. O magari potremmo dire che è un film capace di infrangere delle barriere tecniche importanti nel campo dell’animazione tradizionale. Ma tutto questo sarebbe soltanto secondario, perché l’aspetto più palpabile è un altro: Klaus è una pellicola divertente, scorrevole, emozionante, tecnicamente eccelsa e anche piena di spunti di riflessione.

Klaus

Come avrete sicuramente capito, Klaus è una storia sul Natale. Più di preciso sulla nascita della figura di Santa Claus. La particolarità, però, è che essa viene raccontata dal punto di vista di un altro personaggio: un aspirante postino chiamato Jesper. A causa dello scarso impegno che continua a dimostrare all’accademia dei postini, dovuto principalmente alla vita agiata a cui è sempre stato abituato, viene improvvisamente promosso e mandato a svolgere il suo lavoro nella città più caotica del paese: Smeerenburg. Una volta lì, Jesper si troverà nel bel mezzo di uno storico conflitto sufficiente da solo a minare ogni possibilità di fare ritorno a casa. Quello che non sa’, però, è che di lì a breve farà un incontro grazie al quale potrà sovvertire la situazione e creare al contempo un qualcosa di enormemente significativo.

Uno dei temi principali che arricchiscono la trama dal preponderante sapore natalizio è quello della trasformazione. Il Natale in fondo è quel momento in cui tutti dovremmo essere più buoni, e infatti in questo film la festività diventerà il motore di un vero e proprio ribaltamento in positivo, e viceversa. In soli 98 minuti i personaggi principali arriveranno ad un punto di svolta che mai si sarebbero aspettati di raggiungere. C’è chi dovrà affrontare determinati aspetti problematici del proprio carattere; chi dovrà far pace con il proprio passato; chi dovrà spingersi a seppellire il retaggio dei propri antenati, e chi invece dovrà trovare la forza di agire per ottenere ciò che vuole. Tuttavia tali trasformazioni non avverranno mai per caso. Piuttosto, esse saranno sempre il frutto di una presa di posizione da parte dei personaggi.

In questo modo, l’atto di cambiare in positivo per Natale smette di presentarsi come un miracolo e diventa un qualcosa che deve nascere dentro di noi. La magia infatti è un elemento quasi del tutto (se non completamente) assente all’interno della pellicola. Sergio Pablos ha imboccato un sentiero più tendente al realismo, ma questo non finirà mai col pesare sulla narrazione. All’interno del suo contesto la storia è perfettamente plausibile, e anzi molti elementi che la compongono sono persino basati sulla realtà. La pellicola infatti include alcune tribù indigene come i Sami, e non solo. Lo stesso nome di Smeerenburg, ad esempio, fa riferimento ad un insediamento realmente esistito in Norvegia.

Buona parte dei personaggi e le situazioni che li coinvolgono sono volutamente esagerate e nel complesso fungono da espediente perfetto per creare delle esilaranti scene comiche. Nulla che non si sia mai visto prima, comunque. Siamo di fronte ad un film che non pretende affatto di distaccarsi da determinati cliché a cui mamma Disney ci ha abituato. Eppure, il team di Sergio Pablos riesce a creare un qualcosa di originale pur incorporandoli. Per questo, Klaus si consacra come un film perfetto da guardare in famiglia. Al suo interno condensa intelligentemente tutti gli elementi e i messaggi di fondo che un buon film di Natale dovrebbe avere, ma riesce comunque a riproporli il maniera interessante e, perché no, anche creativa.

Klaus

Il comparto visivo del film è davvero notevole. Torsten Schrank è riuscito a creare dei personaggi che sono letteralmente una gioia per gli occhi, fornendo al contempo una base parecchio malleabile su cui lavorare agli animatori. Questa può sembrare una sciocchezza, ma per un film che fa del linguaggio corporale il fulcro di buona parte della sua comicità questo è un aspetto parecchio decisivo.

Il risultato sono delle animazioni piene di vita che tradiscono immediatamente il carattere di ogni personaggio. I movimenti goffi e bruschi di Jesper; le movenze più pacate di Klaus; gli scatti improvvisi ma celatamente delicati di Alva, tutti dettagli così evidenti che paradossalmente sfuggono alla vista. Dettagli che nell’insieme danno a dei semplici disegni quell’alito di vita capace di renderli persone vere. A realizzare le animazioni sono stati animatori provenienti da tutto il mondo. Spagnoli, Francesi, Statunitensi, Giapponesi e, indovinate un po’, anche Italiani. Simone Cirillo è sicuramente uno dei nomi nostrani che mi sentirei di risaltare, ma anche Alvise Zennaro ha dimostrato un grande talento nel creare movimenti molto espressivi.

Colori, sfondi e musiche lavorano all’unisono per creare delle ambientazioni o atmosfere parecchio suggestive. Smeerenburg verrà dipinta in tante, affascinanti salse diverse, e gli imponenti panorami innevati ci culleranno nel loro soffice letto. I fondali in particolare sono una vera e propria gioia per la vista, e risplendono anche grazie all’impiego di colori che creano uno sbalorditivo distacco con il candido bianco della neve.

Ciò che spicca più di tutto il resto, però, è sicuramente l’illuminazione. Ad essa e alle texture sono state dedicate più attenzioni, tutte frutto di specifici dipartimenti messi in moto per l’occasione. Il risultato è un look quasi atipico per un film realizzato tradizionalmente, che dimostra l’ancora ampio margine evolutivo che questo metodo di produzione può offrire. E lo fa innovando grazie a tecniche denominate volumetric lighting e volumetric texturing. Grazie alla prima, ad esempio, Sergio Pablos conferisce ai propri animatori un maggiore controllo sull’illuminazione dei personaggi, riuscendo così a rendere più sottile la distanza estetica tra il 2D e la computer grafica. Non resta che vedere le future implicazioni di tale approccio.

In conclusione, Klaus è un film caldamente consigliato. Un piccolo gioiello natalizio inaspettatamente brillante. L’uccellino c’ha detto che il film ha ricevuto qualche candidatura importante, e ovviamente non resta che sperare che il nostro buon Sergio porti a casa qualche soddisfazione. Se l’è meritato.


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L'autore

Matteo Mellino

Matteo Mellino, sul web Mr. Gozaemon.
Tormenta continuamente amici e familiari parlando dell'argomento che più lo affascina e al quale dedica tutto il suo tempo libero: l'animazione giapponese.
Più pigro di Spike, testardo quanto Naruto ma sempre positivo come Gon.

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