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Star Wars – L’Ascesa di Skywalker: la nostra doppia recensione (no spoiler)

Tanta perplessità mescolata ad una generosa dose di Hype, Star Wars l’ascesa di Skywalker è finalmente fra noi

Nonostante molti non ci credano davvero, il traguardo è ormai arrivato. Dopo più di quarant’anni e dopo aver segnato in modo indelebile la storia del cinema, la saga degli Skywalker giunge finalmente al termine. Il cammino cominciato dalla Disney nell’ormai lontano 2015 ha lasciato dietro di se una scia di fan scontenti, sarà riuscito l’ultimo capitolo ad accontentare tutti?

Abbiamo mandato Lorenzo e Nicolò, due recensori Jedi, a vedere il film. Ecco le loro impressioni.

La recensione di Lorenzo 

L’ultimo capitolo della trilogia più discussa di sempre è finalmente approdato nei cinema. Dopo i consueti titoli di testa una spettacolare sequenza d’azione ci porterà immediatamente nel vivo della vicenda: di li a poco il caos.

Il caos inteso però in termini narrativi. La quantità di informazioni elargita dalla pellicola sin dai primi minuti è infatti decisamente fuori controllo. Si sente già da subito una volontà che è diventata sicuramente necessità in fase di scrittura: rinnegare il precedente capitolo. Bisognava mettere una pezza su quelle scelte che proprio non funzionavano o i fan hanno faticato a digerire (anzi, che stanno ancora digerendo). L’esempio lampante è dato dalla marginalità del ruolo di Kelly Marie Tran (Rose), qui relegato a 3 battute di numero, ignorando totalmente tutta la situazione costruita con John Boyega (Finn) nel precedente capitolo. Sicuramente una gioia, per molti.

Continuità nebulosa

Qui si presenta dunque l’intoppo, o meglio, la sensazione, quella di una trilogia strattonata e capovolta fra più penne, il risultato non poteva che essere questo. Certo, la fortuna non ha poi giocato a favore. La situazione è stata difatti ulteriormente complicata dalla prematura scomparsa di Carrie Fisher (Leia), obbligando gli sceneggiatori ad arrovellarsi per svoltare una condizione già complicata di suo. Tirando le somme bisogna però ammettere che nella pellicola questa è stata una circostanza gestita discretamente bene.

Il primo atto dunque non convince del tutto (o per niente). A fronte di una manciata di sequenze piene d’intensità, lo spiegone è sempre in agguato per rallentare l’andazzo della pellicola. La situazione poi si capovolge e, tramite una serie di stratagemmi che ormai caratterizzano questa saga immortale, i nostri protagonisti si ritroveranno di pianeta in pianeta a risolvere il problema di turno.
Ed è proprio in questo momento, una volta entrati nel vivo dell’azione, che il film da il meglio di se. Una miriade di eccentrici alieni all’interno di contesti visivamente mozzafiato combinati ad una serie di pianeti ricchi di ricerca e peculiarità uniche. Quella che si respira è autentica atmosfera in stile Star Wars, che trova la sua massima espressione all’interno di una particolare ricorrenza aliena tenutasi ogni 42 anni.

Sostanzialmente chi si è riservato un posto in sala per farsi travolgere da una spettacolare serie di contesti extraterrestri può fare sogni tranquilli.

Opposizione e dicotomia

Ancora una volta tornano le tematiche dei capitoli precedenti portate tuttavia all’estremo. Rise of Skywalker continua a parlarci di dualità, conflitti interiori e di equilibrio nella forza. Protagonista indiscusso non è dunque il cattivone di turno, l’arma di distruzione finale o dei simpatici uccelli alieni nativi di un’isola in mezzo al mare, quanto la dicotomia e la contrapposizione dei due personaggi principali più simili di quanto si creda. La messa in discussione continua della moralità e dei principi che più ci attanagliano. La paura del proprio passato in virtù del futuro.
Nel farlo però si perde veramente tanto, troppo spesso in banalità alquanto sgradevoli. Sono pochi gli avvenimenti che riescono a dare realmente quella scossa emotiva ricercata. Una situazione accentuata poi da un epilogo mediocre quanto prevedibile, nelle battute e nello svolgimento.

Ed è un peccato considerando l’incredibile arco narrativo di Kylo Ren, affidato ad un monumentale Adam Driver che ne esce forse come il vero eroe di questa esitante trilogia. Al contrario, è invece il ruolo di Palpatine a lasciare abbastanza perplessi (non è spoiler, lo trovate nei trailer e in qualsiasi materiale promozionale prima di entrare in sala). L’imperatore è tornato ma non come ai vecchi tempi, qualsiasi momento riguardante il Sith più malvagio di tutti ha un retrogusto di “perché si” onnipresente.

Insomma, J.J. Abrams forse c’è riuscito: Nonostante la volontà di ritornare sui propri passi rinnegando uno dei capitoli più disdegnati della saga, difficilmente l’ascesa di Skywalker incontrerà la benedizione dei fan. Accontentando, di fatto, nessuno.

Una pellicola che, nonostante il fallito tentativo di riconciliazione con gli appassionati, riesce comunque a funzionare su più livelli, rinunciando però a quella spettacolare ricerca visiva caratterizzante del precedente capitolo.

Resta comunque innegabile che, Nonostante la miriade di situazioni poco convincenti, sono diversi i momenti in cui la pellicola riesce a strappare qualche sommesso sorriso, anche agli animi più esigenti. Sarà un po’ colpa dell’effetto nostalgia. O del faccione di Lando ancora una volta insieme a Chewbe.

 

La recensione di Nicolò

Cari commodoriani, come molti di voi, io sono cresciuto con i film di Star Wars. Ho passato giornate intere della mia infanzia a cercare di spostare oggetti con la Forza e a duellare con i miei amici, facendo finta che dei semplici bastoni fossero spade laser. Con l’adolescenza ho iniziato anche a leggere i fumetti e i libri ambientati nel canone espanso e a giocare ai relativi videogiochi. Potete quindi facilmente capire quanto questo universo, partorito nel 1977 dalla folle mente di George Lucas, possa significare per me. Proprio per questo motivo speravo che J. J. Abrams ci consegnasse, come dono di Natale anticipato, una degna conclusione di una trilogia che, con i suoi alti e bassi, era riuscita a ricatapultarci in quella galassia lontana lontana, facendoci ritornare bambini. È mio triste dovere annunciare che sotto l’albero non ci saranno bei regali, ma carbone e tanta delusione.

Partenza a velocità luce

Uno dei problemi principali di questo film è rappresentato dal ritmo con cui la storia viene narrata. Nei prima 30 minuti lo spettatore viene infatti bombardato da una grande quantità informazioni, senza quasi riuscire a metabolizzarle; molti avvenimenti, che avrebbero potuto trovare un più degno sviluppo, sono invece sviluppati in pochi secondi o addirittura solamente citati nei titoli di testa. L’intento di Abrams è chiaro: sviluppare due film in uno. Il precedente film di Rian Johnson, fatta eccezione per le informazioni essenziali di trama, viene difatti abbandonato, quasi non fosse mai esistito, permettendo al regista di Mission: Impossible III di raccontare questa trilogia come aveva pianificato fin da Episodio VII. Un distacco netto dalla precedente pellicola è anche rappresentato da un diverso sviluppo dei personaggi rispetto quello operato da Johnson: per la gioia dei fan infatti, la love story tra Finn e Rose non viene neanche più citata e lo stesso personaggio interpretato da Kelly Marie Tran compare davvero poco su schermo.

Altra nota stonata è rappresentata dal montaggio. Soprattutto nella parte iniziale, molte scene risultano incastrate forzatamente tra di loro, saltando letteralmente da un personaggio all’altro, quasi senza un filo logico e, molto spesso, senza neanche una transizione. Sicuramente la prematura dipartita di Carrie Fisher non ha reso la vita facile a sceneggiatori e montatori, che hanno quindi dovuto modificare il loro lavoro in corso d’opera.

Luce e oscurità

Ciò che da sempre caratterizza il fulcro centrale di ogni film di Star Wars è La fiabesca dicotomia luce-oscurità, rappresentata in questo capitolo, come anche nei due precedenti, dal rapporto-scontro tra Rey e Kylo Ren. Nonostante fino a circa metà film ci venga mostrato un ottimo potenziale sviluppo di entrambi i personaggi, la trama nel finale scade nei più beceri cliché fiabeschi, rendendo troppo prevedibile e banale quello che poteva essere un fantastico finale di saga.

Nonostante tutte le criticità, questo film presenta anche lati positivi.

Le ambientazioni presenti sono davvero molte e ben caratterizzate, permettendo, grazie anche ad un’ottima fotografia, di perdersi tra fantastici paesaggi di mille pianeti.

Altro punto forte sono i combattimenti, che risultano essere estremamente dinamici e presentano incredibili coreografie.

In sostanza Star Wars – L’Ascesa di Skywalker è una pellicola che, nonostante qualche elemento di pregio, presenta davvero troppe criticità profonde, soprattutto a livello di sceneggiatura, che lo rendono un’opera poco apprezzabile.

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Lorenzo Marcoaldi

Cinefilo e videogiocatore incallito, non perdo mai l'occasione di andare al cinema.
Appassionato del cinema riflessivo di Villeneuve e quello parodistico di Edgar Wright, considero la trilogia del cornetto un monito da contemplare saltuariamente.

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