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Pinocchio, la nostra recensione – Il racconto magico di Matteo Garrone

Ecco le nostre impressioni su Pinocchio, il nuovo film di Garrone.

Matteo Garrone è un regista che ha costruito la sua carriera girando film su eventi realmente accaduti o comunque riguardanti la vita quotidiana della popolazione di alcune parti d’Italia. Ne sono un esempio L’imbasalmatore e Dogman, oppure l’opera che lo ha consacrato al grande pubblico: Gommora.

Quando, nel 2015, Garrone si avventurò nel mondo fanstasy con Il racconto dei racconti, le opinioni furono contrastanti; c’era chi ne elogiava il comparto tecnico e chi accusava il film di mancanza di cuore. Dopo quattro anni, il regista romano è tornato nel regno fantasy con la fiaba più famosa del Bel Paese: Pinocchio.

Questo progetto è stato a lungo inseguito da Garrone, tanto da realizzare Dogman con lo scopo di trovare i finanziamenti per il film, cosa non facile dopo il precedente e disastroso adattamento di Benigni.

Babbo, sono vivo, e… è vero! Sono un bambino vero!

I primi minuti di Pinocchio servono per fare immergere lo spettatore nel mondo creato da Collodi. Infatti l’opera si apre mostrando uno spaccato dell’Italia, quella povera delle campagne. Qui conosciamo Geppetto, interpretato da un magnetico Roberto Benigni. Le immagini di questi primi istanti sono magnifiche sia da un punto di vista fotografico che emotivo. Garrone mostra con saggezza cos’è e cos’era la povertà, senza però calcare troppo la mano e strappando al pubblico sempre una risata. Con il procedere del racconto e la nascita di Pinocchio grazie a Geppetto, il film prende la piega del road movie e si trasforma in un’avventura che porterà il burattino a conoscere una miriade di personaggi, più o meno raccomandabili. Pinocchio incontrerà il saggio Grillo parlante, il burbero Mangiafuoco, Il Gatto e La Volpe e la Fata Turchina. Ogni momento passato con queste figure servirà al protagonista di questa favola da lezione, per imparare qualcosa e soprattutto per crescere.

Pinocchio

C’è da dire però che alcuni personaggi sono meglio caratterizzati di altri. Infatti i momenti con la Fata Turchina e la Lumaca sono i più deboli del film. Le parti che dovrebbero far ridere non lo fanno così come quelle che dovrebbero emozionare non emozionano. Complice di ciò la scrittura bidimensionale della Fata (e della sua aiutante) e una colonna sonora che in alcuni momenti dovrebbe esplodere in un tripudio di emozioni ma non lo fa restando anonima.

Differente è l’approccio usato con Il Gatto e La Volpe. Quando il duo entra in scena il film continua a trasformarsi, passando dalla commedia al gotico senza però spingere troppo, essendo l’opera anche – e soprattutto – una favola per bambini.

Ovviamente per avere un grande film su Pinocchio è necessario un grande protagonista. Federico Ielapi è stato perfetto. Il bambino riesce a trasmettere completamente l’animo di Pinocchio, irrequieto e disobbediente ma allo stesso tempo dotato di grande cuore.

Un’opera visivamente eccezionale

Il film di Garrone è senza ombra di dubbio uno spettacolo visivo senza precedenti nel panorama italiano. Questo grazie anche al Premio Oscar Mark Coulier che ne ha curato il trucco, realizzato mettendo in combinazione le sculture modellate sul corpo degli attori con effetti digitali. Il risultato è un effetto fra il realistico e il fantastico, perfetto per questo tipo di racconto. La fotografia realizzata invece da Nicolaj Bruel è perfetta. Ogni frame di questo film potrebbe essere appesa al muro, tanto è meticolosa la composizione dell’immagine. I chiaroscuri ne fanno da padrona, ma quando l’opera si sviluppa all’aperto, l’esplosione di luce è tale che si ha la sensazione di trovarsi veramente nelle campagne toscane. Inoltre le inquadrature sono spesso dal basso verso l’altro, mostrando il punto di vista di Pinocchio.

Un’avventura magica che non vi lascerà indifferenti

Quando uscì il trailer di “Pinocchio”, molti si chiesero: “È necessario?” La mia risposta è sì. Sì perché finalmente abbiamo un film sulla nostra favola più famosa al mondo. Sì perché possiamo ammirare nuovamente Benigni sul grande schermo, dotato di una presenza scenica fuori dal comune e anche perché un’opera con questo impatto visivo non la vedevamo da tempo nel cinema italiano. Raffaele La Capria diceva che Pinocchio rappresentava un’Italia del passato che si può riconoscere ovunque oggi. Il film di Garrone rappresenta completamente questo concetto e lo fa splendidamente rispettando il racconto originale di Collodi, facendoci tornare bambini attraverso un’avventura magica.

Voto: 8/10

E voi andrete a vedere Pinocchio? Cosa ne pensate di Matteo Garrone? Scrivetecelo nei commenti.

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