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The Outer Worlds, la recensione: il fantascientifico ritorno di Obsidian

The Outer Worlds

Ecco la recensione di The Outer Worlds, nuovo titolo di Obsidian! 

Obsidian Entertainment, software house statunitense attualmente passata sotto l’egida di Microsoft, è forse il non plus ultra per quanto riguarda i giochi di ruolo. Gran parte della sua popolarità deriva infatti dallo sviluppo e dalla pubblicazioni di titoli che possono essere tranquillamente annoverati tra i masterpiece dei GDR: Neverwinter Nights 2, Star Wars Knights of the Old Republic II, Pillars of Eternity e, ultimo ma non meno importante, Fallout: New Vegas. In particolare quest’ultimo titolo viene considerato l’apice della saga post apocalittica targata Bethesda, che con il successivo Fallout 4 ha deluso una grandissima schiera di fan a causa dell’impronta meno ruolistica e più action data al gioco, che si rivelò tutto fuorchè, appunto, un GDR. Obsidian dunque, per sopperire alla mancanza di un vero, nuovo Fallout, ha deciso di sviluppare The Outer Worlds, titolo ironico, scanzonato e allo stesso tempo profondo, divertente e scritto in maniera più che egregia, che viene considerato da utenti ed addetti ai lavori come il vero seguito spirituale di New Vegas. Sarà riuscita la software house statunitense a regalare ai tanti videogiocatori amanti dei GDR un titolo utile a placare la loro fame? Scopritelo nella nostra recensione!

A space Odyssey

La trama di The Outer Worlds vive di una strana dualità, che rappresenta alla perfezione lo spirito di Obsidian Entertainment; se infatti la storia che il nostro sopravvissuto, liberamente personalizzabile sia nel sesso che nell’aspetto grazie ad un editor piuttosto valido, sembri abbastanza lineare ed apparentemente banale, lo stesso non si può dire della caratterizzazione che la software house ha dato al mondo di gioco, intrisa di una profondità rara e meravigliosa e di una critica sociale tagliente e mai scontata. Ma andiamo con ordine. The Outer Worlds racconta la storia di un sopravvissuto ibernato all’interno di una nave spaziale chiamata Speranza, la quale si trova alla deriva nello spazio profondo dopo un misterioso incidente occorso durante il viaggio che avrebbe dovuto portare il protagonista ed altri esseri umani alla apparentemente meravigliosa colonia di Alcione, luogo dipinto come un’isola felice che altro non si rivelerà che un intero sistema di pianeti governato da una multinazionale dedita allo sfruttamento di tutti i coloni presenti per soddisfare i propri interessi. Il nostro avatar verrà dunque improvvisamente svegliato dal suo sonno criogenico da Phineas, un personaggio strambo e dagli intenti poco chiari, che gli affiderà subito svariati compiti, tra cui quello di trovare un’astronave per viaggiare tra i tanti pianeti appartenenti alla Colonia di Alcyone.


Da questo momento in poi si dipanerà una storia, quella relativa al nostro sopravvissuto, piuttosto banale nello svolgimento, ma come già anticipato ricca di sfumature interessantissime e di una vera e propria anima, difficile da riscontrare in titoli appartenenti allo stesso filone ludico. Le tante fazioni presenti nei vari pianeti, o asservite totalmente alla logica ed alla struttura societaria della Colonia o ribellatesi al dominio del Consiglio, la multinazionale che gestisce Alcione, sono secondo chi vi scrive un meraviglioso esempio di scrittura, oltre che, forse, la vera e propria anima narrativa del titolo. Ogni fazione di Alcione ed ogni esponente del Consiglio è infatti una manifestazione piuttosto vivida del meraviglioso microcosmo creato dai ragazzi di Obsidian; un microcosmo che altro non è che una neanche troppo velata critica sia rivolta all’attuale piega della società, sia a quel capitalismo che punta a sfruttare ogni sua risorsa, sia essa umana o meno, pur di godere dei frutti non meritati del lavoro degli altri. Altra dimostrazione piuttosto palese delle qualità narrative di The Outer Worlds è quella riguardante la caratterizzazione dei tanti personaggi, secondari e non, che popolano la colonia di Alcione.


Ognuno di essi ha le proprie idee, un proprio carattere, ed esprimerà quest’ultimo in dialoghi scritti egregiamente ed ironici e taglienti al punto giusto. Avremmo voluto passare ore a parlare con ADA, l’IA che governa la nostra nave, o con uno dei tanti compagni che vi daranno una mano durante l’intero corso dell’avventura; ognuno di loro è come un tassello che va ad inserirsi perfettamente in un mosaico che vuole mostrare al giocatore una società fintamente utopistica, piena di problemi e plagiata mentalmente e fisicamente dai suoi governanti.La profondità di scrittura di Obsidian e la caratterizzazione data dalla software house al mondo di gioco è dunque sublime, notevole, ed ha ricordato a tanti giocatori i motivi per cui amavano New Vegas. La componente narrativa di The Outer Worlds è dunque, senza alcun dubbio, la parte più riuscita dell’offerta; sembra quasi che Obsidian, a causa del basso budget a sua disposizione, abbia preferito dedicarsi molto più alla narrativa (che per chi vi scrive è una componente fondamentale, se non LA componente fondamentale di un gioco di ruolo) che alla realizzazione tecnica ed alla sperimentazione di nuove forme di gameplay. E tutto ciò è stato solo e soltanto un bene. Il mondo di The Outer Worlds è infatti uno dei più riusciti e meglio caratterizzati dell’intera generazione, senza dubbio alcuno.

Botte spaziali

Terminata la nostra analisi riguardante la meravigliosa narrativa del titolo, passiamo ad analizzare il gameplay e la struttura ludica di The Outer Worlds. Anche in questo caso, non possiamo non ammettere di trovarci innanzi ad un classico gioco di Obsidian, nel bene e nel male; The Outer Worlds è infatti un’espressione purissima di quello che la software house statunitense sa fare, nè più nè meno. Se infatti cercate qualcosa di innovativo, siete nel posto sbagliato; al contrario, se amate le formule ludiche proprie di Obsidian, sarete felicissimi di giocare a questo titolo. Dopo aver deciso le fattezze del vostro personaggio, vi ritroverete immediatamente a compiere le prime scelte utili a decidere le abilità dello stesso; dovrete infatti decidere gli attributi del vostro avatar, divisi in Corpo, Mente e Personalità, che avranno un’influenza diretta sulle abilità dello stesso. Queste sono, ovviamente, il perno intorno a cui ruota l’intero gameplay della vostra avventura; ogni abilità influenzerà infatti la padronanza di due o tre skills, e ad ogni level up avremo la possibilità di assegnare più di un punto ad ogni categoria.


Per essere più chiari, assegnare punti all’abilità “Distanza” aumenterà la vostra padronanza sia delle armi da fuoco leggere, sia di quelle pesanti, così come ad esempio livellare l’abilità “Invisibilità” aumenterà i parametri del vostro personaggio relativi all’hacking, alla furtività ed allo scassinamento di svariati “scrigni” e serrature presenti nel mondo di gioco. Abbiamo fatto questa doverosa premessa riguardo le abilità perchè in The Outer Worlds il gameplay cambierà radicalmente a seconda di come il giocatore deciderà di dividere i punti guadagnati da ogni level up. Aumentare la padronanza dello stealth vi permetterà di avere un approccio più tranquillo e meno caotico, dove vedersela con i nemici significherà andare incontro a morte (quasi) certa, mentre aumentare la padronanza delle armi da fuoco o di quelle da mischia vi porterà a diventare dei novelli Rambo “fantascientifici”, pronti a disseminare morte e distruzione in ogni angolo di Alcione contro i tanti nemici presenti nel gioco. Avere un personaggio con una spiccata personalità potrà invece sbloccare delle opzioni nei tanti dialoghi presenti nel titolo, che rimarrebbero inaccessibili nel caso in cui non si sia curata un particolare ramo delle abilità. Durante la nostra prova, noi abbiamo optato per un personaggio piuttosto bravo sia nei dialoghi, sia nei combattimenti ravvicinati e non, e a dirla tutta abbiamo avuto vita piuttosto facile; le opzioni di dialogo sbloccabili infatti facilitano enormemente la progressione in alcuni punti, rendendo il titolo meno duraturo e piuttosto semplice.


Insomma, la cosa più interessante del gameplay di The Outer Worlds è che è il giocatore a scegliere il suo gameplay, e non il gioco ad imporne uno. Peccato per l’abbondanza di punti abilità ad ogni level up, che abbassano notevolmente la difficoltà se utilizzati oculatamente. Per quanto riguarda poi la vera e propria struttura ludica del gioco, anche qui ci troviamo innanzi ad un prodotto piuttosto classico; data la ristrettezza di molte mappe, potremmo definire The Outer Worlds un semi-open world, imbottito di missioni primarie e secondarie; se le prime in molti casi spiccano per originalità (nella scrittura, non nel gameplay), abbiamo trovato le seconde piuttosto banali e scontate, figlie di tempi non recenti. Un vero peccato, dato che le varie ambientazioni sono tutte particolarmente ben curate e ricche di spunti originali, derivanti sempre dall’ottima scrittura di cui vi abbiamo parlato in precedenza; i tanti pianeti, gli edifici ed i satelliti infatti godono di vita e di caratterizzazione propria, e sapranno far breccia nella mente e nel cuore dei giocatori. Forse però, dato il budget limitatissimo, non si poteva davvero chiedere di più ad Obsidian.


Ovviamente, come in Fallout New Vegas, anche in The Outer Worlds è presente un combat system che sotto alcuni punti di vista sembra esser stato preso di peso dal suo predecessore spirituale. Il gioco infatti è, essenzialmente, uno sparatutto in prima persona, ove è possibile rallentare il tempo per permettere al nostro avatar di utilizzare consumabili, gestire situazioni ostiche e soprattutto mirare meglio i punti deboli dei vari nemici presenti, causando una quantità ingente di danni. Vi ricorda qualcosa? Ovviamente non sarà possibile rallentare il tempo in maniera costante poichè, terminata l’apposita barra, sarete costretti a combattere in tempo reale in attesa di una ricarica della stessa. La meccanica del rallentamento si è rivelata utilissima soprattutto in alcuni combattimenti in cui i nostri avversari sembravano apparentemente invincibili; mirare in punto preciso del loro corpo ci ha infatti permesso di sconfiggerli in un lasso di tempo davvero brevissimo. Per il resto, in The Outer Worlds sono presenti una gran quantità di armi, sia da fuoco sia bianche, ognuna con le proprie peculiarità e con una particolare efficacia contro determinati tipi di nemici; ognuna di queste armi, che spaziano da mazze elettriche a fucili al plasma, passando per delle simil-spade laser e mitragliatrici varie, potrà inoltre essere personalizzata in ogni suo aspetto presso degli appositi banchi da lavoro.

The Outer Worlds
La modifica delle armi non sarà ovviamente puramente estetica, ma vi permetterà di trasformare un banale fucile d’assalto in un avanguardistico fucile di precisione; tale meccanica vi permetterà di adattare il vostro arsenale sia al vostro stile di gioco, sia ad ogni tipo di situazione che si parerà davanti a voi. Come abbiamo già anticipato infatti ogni creatura ostile ha una debolezza, che potrà essere sfruttata a dovere sia con il “bullet time” sia con l’utilizzo dell’arma più adatta al contesto. Ogni arma sarà poi soggetta ad usura, e necessiterà di riparazioni o presso i banchi da lavoro o presso alcuni NPC che vi offriranno il loro aiuto. In The Outer Worlds sono inoltre presenti innumerevoli tipi di corazze, purtroppo solo relative al corpo ed alla testa, ognuna con i suoi specifici parametri; anche il corretto utilizzo di queste sarà fondamentale per avere vita facile contro i robot, i predoni e le tantissime creature che tenteranno di porre fine alla vita del nostro sopravvissuto. Il sistema di combattimento, come già anticipato, è legato strettamente alla progressione del personaggio; uccidendo i tanti e vari nemici infatti guadagnerete un gran numero di punti esperienza, utili a migliorare le abilità di cui sopra. Per questo motivo abbiamo notato come un approccio più spregiudicato ricompensi il giocatore più del dovuto; un maggior bilanciamento non avrebbe sicuramente fatto male all’esperienza complessiva. Anche in questo caso siamo davanti a qualcosa di piuttosto classico, ma che riesce egregiamente a fare il suo lavoro: intrattenere e divertire.

Una meteora tecnica

Purtroppo quanto di buono detto fin’ora non può dirsi anche per il comparto tecnico di The Outer Worlds. Il titolo infatti è stato sviluppato con un budget veramente risicato, ed il risultato è purtroppo davanti agli occhi di tutti. Nonostante infatti dal punto di vista stilistico Obsidian abbia fatto un lavoro semplicemente meraviglioso, con illustrazioni ed estetica di ambientazioni, personaggi e nemici davvero di egregia fattura, lo stesso non si può dire di ciò che riguarda i modelli poligonali di questi ultimi, le texture degli ambienti che faticano enormemente nel caricamento, e nella pulizia grafica, davvero molto molto scarsa. Le evocative ambientazioni di Alcione sono dunque disegnate benissimo, ma portate su schermo in una maniera a stento sufficiente. Per fortuna non abbiamo notato una massiva presenza di bug e glitch, ridotti veramente al minimo, nè di vistosi cali di frame rate; per fortuna aggiungeremo, dato che il gioco, su PlayStation 4 PRO, gira a 30 frame al secondo. Un risultato non propriamente da elogiare, data la pochezza grafica del titolo, che, lo ribadiamo, viene salvata dalla meravigliosa estetica che in qualche modo compensa i problemi tecnici presenti. Ma forse, dati i soldi a disposizione della software house statunitense, non potevamo chiedere di più.

The Outer Worlds

See you, space cowboy

In conclusione dunque The Outer Worlds è una delle migliori espressioni dei GDR old school degli ultimi anni. Il titolo di Obsidian risulta essere un’avventura meravigliosa e divertente da giocare e rigiocare, grazie ad una scrittura semplicemente incredibile, ricca di dialoghi memorabili e di critiche non troppo velate ad un sistema presente anche nella realtà, ad una personalizzazione praticamente infinita che cambia l’intero gameplay, e a dei finali multipli tutti da scoprire. Certo, alcuni potrebbero accusare il gioco di essere eccessivamente classico, ma essere classici non è sempre un male, anzi. Peccato per una realizzazione tecnica non propriamente all’altezza, che rovina uno stile unico ed invidiabile. Se siete fan di Obsidian e siete rimasti delusi dopo Fallout 4, The Outer Worlds è assolutamente il gioco che fa per voi.

VOTO: 8.7

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Carlo D'Alise

Videogiocatore dagli indimenticabili tempi dello SNES. Praticante avvocato nel tempo libero, appassionato in particolare di Action, Soulslike ed RPG, ma in generale del videogioco in (quasi) tutte le sue declinazioni. Sono ad un panino dall'obesità.