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MediEvil (2019), la recensione. Riesumazione dell’old school e sedicenti eroi

MediEvil

Ecco la recensione del remake di MediEvil: la ricerca di una pelle moderna da far calzare ad uno “scheletro” antico

È curioso come la storia di Gallowmere s’intrecci a quella del mondo reale, per quanto riguarda Sir Daniel Fortesque. Nella terra del fu Re Pellegrino hanno messo piede tanti eroi, ma nessuno viene venerato dai villici quanto quell’impostore del campione del regno; nel nostro mondo, allo stesso modo, MediEvil viene riproposto nel 1999 – un anno dopo l’esordio – per prendere parte alla collana Platinum della prima PlayStation. Si tratta di un onore spettante a titoli da almeno 400.000 copie vendute ma, complice il proliferare in quegli anni della pirateria, croce e delizia della prima piattaforma Sony, dati di vendita affidabili che accertino il traguardo raggiunto, ahinoi, non sono pervenuti. Questo accadde vent’anni or sono e piace pensare che la ragione sia la seguente: il successo riscontrato da MediEvil non è imputabile alle sue meccaniche, non alla sua trama e non è certificabile in maniera scientifica da nessun dato di vendita; il fulcro dell’esperienza è strettamente legato all’atmosfera stessa della vicenda di Gallowmere e a tutto ciò che attenga al suo impacciato protagonista scheletrico. Dopo l’occasione sprecata della versione Resurrection su PSP, dunque, Other Ocean si è ripromessa di catturare le suddette atmosfere che fecero la fortuna di Cambridge Studio, trasponendole, però, in un prodotto ludico dal sapore fresco e moderno. La chiave di lettura di questa recensione sarà legata, quindi, non tanto alla proposta in sé – della quale parleremo comunque in maniera strumentale – quanto all’analisi dell’efficacia di questo compromesso: tra vecchio e nuovo, tra tradizionale ed originale, tra aderenza storica e nuovo canone, in definitiva, l’approccio di Other Ocean e Sony alla dicotomia per eccellenza, quella che insiste tra nostalgia e modernità.

Gallowmere, terra di abilissimi condottieri… e di Sir Daniel Fortesque

 Zarok, mago di corte del Re Pellegrino, viene esiliato dal monarca a seguito dell’uso segreto di arti proibite. Con la vendetta nel cuore, dunque, il necromante cospira contro la corona e crea un esercito di non-morti per soggiogare il regno. Chi fermerà le forze delle tenebre? Chi proteggerà le inermi genti? Leggenda vuole che nella battaglia di Gallowmere, il campione del Re, Sir Daniel Fortesque abbia guidato le armate del bene verso la vittoria. Si narra del coraggio dell’eroe. Del suo sbarazzarsi della guardia del corpo di Zarok, il perfido Lord Kardok. Del suo ferire mortalmente lo stregone stesso, e della pace regalata al regno a costo della sua stessa vita.

Tutte panzane. Fortesque altri non è che una dimenticabilissima e tristissima vittima della guerra. Il nostro ha realmente guidato le forze del Re nella battaglia finale, ma si è dovuto arrendere ad una freccia in un occhio – ben prima che quelle nel ginocchio diventassero mainstream – appena all’inizio dell’aspra contesa. Zarok è vivo e vegeto, ha solo battuto in ritirata e, a 100 anni da quello scontro, la sua sete di vendetta sembra essersi tutt’altro che saziata. Il losco figuro getta il regno in una notte eterna, controllando mentalmente i villici e riorganizzando il suo esercito di non-morti. Una sola variabile sfugge al piano dello stregone: il sortilegio riporta in vita anche la sua antica nemesi. Schernito dalle garguglie e dall’intero mondo dei morti per la sua ignominiosa fine, Sir Daniel si rimbocca le maniche e braccia… pardon, gambe in spalla, va a farsi strada nell’ormai inospitale terra di Gallowmere a caccia di Zarok. Un viaggio di redenzione per diventare, ora sì, l’eroe che tutte le leggende raccontano.

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La trama si dipana in maniera frammentata e disorganica, come nella maggior parte dei prodotti derivanti dagli anni ’90 a dire il vero, rimanendo soltanto un incipit dal primo al ventunesimo livello. Un mero pretesto per viaggiare, sbloccare nuove aree e far assaporare al giocatore la pur ottima atmosfera gotica che permea il titolo. Già in relazione all’elemento narrativo si nota la precisa scelta di Other Ocean di non snaturare l’opera originale; di mettervici mano il meno possibile, in realtà, lasciando tutto davvero ridotto – è proprio il caso di dirlo – all’osso, e senza alcuna aggiunta rilevante alla formula del 1998. Certo, rimane inalterata anche la brillante ironia a fare da contorno alle vicende narrate, ma ci sarà modo di approfondire questo aspetto riuscito nei paragrafi a venire. La sensazione è che, mancando un sottotitolo come “Remake” o “Remastered”, la speranza di molti fosse quella di notare un’evoluzione anche in quel settore, oltre che in quello grafico, con una narrativa più aderente ai canoni comunicativi dei nostri tempi. Un Resurrection 2.0, ampliato e corretto, con comprimari in grado di legare maggiormente l’intreccio narrativo proposto con le aree visitabili, qualcosa che permettesse al brand di mettersi al passo con le produzioni più recenti. Nulla del genere nell’oroscopo di Gallowmere di ottobre 2019.

Fendenti alla cieca!

In continuità col passato abbiamo anche il gameplay, perfettamente aderente agli stilemi tipici dei giochi 3D di fine XX secolo, con i relativi pregi e difetti: l’Hack&Slash risulta superato su più livelli, eppure dannatamente divertente. Il platforming è ostico da padroneggiare, ma molto più appagante di quello visto in opere recenti. La sensazione di giocare ad un titolo venuto da un altro tempo è fortissima, e viene acuita dalla cura maniacale riposta nel comparto animazioni. Il risultato su questo versante è sorprendente, riuscendo a cogliere perfettamente le movenze dinoccolate, ineleganti, dello sfortunato Dan classe ’98 e a trasporle sull’attuale generazione. MediEvil è anche un titolo particolarmente impegnativo per la media odierna, data l’assoluta assenza di checkpoints all’interno delle aree di gioco. Perire significa ricominciare il livello dall’inizio, senza se e senza ma. Il nostro obiettivo sarà quello, ovvio, di concludere le sezioni giocabili per sbloccare quelle successive, magari racimolandone i rispettivi calici da riempire con le anime di – quasi – tutti i nemici incontrati nei singoli livelli, prima di poter essere raccolti. Ciò ci garantisce un giro nel Salone degli Eroi, il circolo esclusivo dei più grandi condottieri di Gallowmere, del quale Fortesque non fa – ovviamente – parte. Fuori retorica, questo si traduce in nuove armi e power-up di varia natura.

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Tra le poche aggiunte alla formula originale di MediEvil troviamo nuovi controlli, ma con la possibilità a piacimento di selezionare quelli storici; un sistema di telecamera corretto e migliorato, anche se non utilizzabile in qualsiasi circostanza, essendo numerosissimi i quadri a camera fissa; il Tomo di Gallowmere, con descrizioni spassose e suggerimenti di gameplay su alleati, nemici e boss – oltre ad artworks pregevolissimi ai quali ha contribuito anche l’art director originale Jason Wilson; e una missione secondaria, accessibile solo nelle battute finali dell’avventura, legata a una ventina di anime da ritrovare e far riposare in pace. Il segreto dietro a questa sub-quest lo lasciamo alla curiosità di voi lettori. Sappiate soltanto che la ricompensa è graditissima, ma la realizzazione della missione meritava una costruzione più intelligente: vi costringerà a ripetere tutti i livelli, più di una volta, con buona pace dei detrattori del backtracking duro e puro.

Gli scheletri nell’armadio… hanno l’occhio azzurro

In verità, di novità in questo MediEvil ce ne sono, se si eccettua la nuda componente ludica: in primo luogo il character design che, abbandonata da un bel pezzo l’epoca in cui i personaggi erano composti da una manciata di poligoni, oggi si mostra in tutto il suo splendore. Poco importa della distanza concettuale tra lo stile più creepy – realmente voluto all’epoca? – degli esordi, e quello più smussato/cartoon della versione più recente. Il nuovo stile è accattivante per grandi e piccini e funziona nel contesto in cui è proposto. Ciò che a chi vi scrive non è andato giù, e stavolta senza mezze misure, è l’intero comparto tecnico. Il vero tallone d’Achille della produzione non risiede nell’anacronismo dei suoi contenuti, quanto più nell’incapacità di sfruttare l’attuale generazione a dovere. Paradossalmente, dunque, la versione moderna di MediEvil soffre, su PlayStation 4 Standard, di textures caricate in ritardo, fogging durante le cutscenes, rallentamenti di varia natura, glitch di nemici, giocatori ed armi nell’environment, e di una fastidiosissima altalena del frame rate; ora nelle situazioni più concitate, altre volte ed inspiegabilmente, nel corso di un livello intero – come nel caso più emblematico ed angosciante de “I campi degli spaventapasseri”.

Tornando nella sfera dell’opinabile tanto quanto condivisibile, invece, segnaliamo la scelta di riproporre lo stesso doppiaggio della versione 1998 rimasterizzato, ad eccezione della nuova voce narrante. Anche quì, l’opzione risulterà familiare agli affezionati del brand, ma è figlia d’un tempo nel quale questo tipo di operazioni nei videogiochi erano condotte in maniera semi-amatoriale o tale da sembrarlo. Non si tratta di una caratteristica minatoria nei confronti dello sferzante umorismo di MediEvil, che resta divertentissimo e a tratti esilarante. Ottima in maniera inappellabile, invece, la colonna sonora, che vede gli originali compositori Bob&Barn coinvolti. I temi sono perfettamente in linea con le atmosfere che richiamano; l’unico appunto va fatto sull’esiguità della proposta: i pezzi sono pochi, ripetuti in più livelli ed in troppe situazioni.

Conclusioni

MediEvil è un’operazione strana: si proponeva di aggiornare una formula ludica ormai vetusta, ma la cura maggiore sembra esser stata riposta nella preservazione del passato e nell’aderenza di questo lavoro all’originale. Inciampa, paradossalmente, e a tratti vistosamente, nel comparto che doveva dare subito l’idea di una produzione moderna. Nulla riesce a scalfire, in ogni caso, il fascino intramontabile di Gallowmere e del suo sfortunato Campione. Il titolo resta godibilissimo, dannatamente divertente – anche grazie al suo irresistibile umorismo – e, siamo sicuri, riuscirà a far presa sia sui fan più attempati che sui giovani newcomers del brand; ma chi si aspettava di più da questo remake rispetto ad una mera, pedissequa, riproposizione di roba già vista, o un comparto tecnico al top… rimarrà irrimediabilmente deluso.

Vi ricordiamo che il titolo è disponibile in esclusiva su PlayStation 4 dal 25 ottobre 2019.

Pro:

  • Atmosfere gotiche e cartoon a la “Nightmare Before Christmas”;
  • Umorismo sia sottile che dirompente che ci accompagna nell’avventura dall’inizio alla fine;
  • Gameplay semplice e divertente…

Contro:

  • …Ma con meccaniche antiquate ed imprecise;
  • Comparto grafico e tecnico da rivedere;
  • Nessuna aggiunta veramente imprescindibile rispetto all’originale;

VOTO: 7.3

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Angelo Basilicata

Gamer dall'età di 12 anni, cultore (o meglio "cultista") di Hidetaka Miyazaki dal 2009. vive la passione per i Vg da completista ed è un ragazzo semplice: mangia, gioca, ama