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Code Vein, la recensione: soulslike in salsa anime

Ecco la nostra recensione di Code Vein! 

Il percorso che ha portato alla pubblicazione di Code Vein è piuttosto particolare;  Annunciato nel 2017, il titolo sviluppato da Shift e pubblicato da Bandai Namco aveva attirato l’attenzione di tutti i fan dei soulslike, ormai rimasti orfani della serie creata da Hidetaka Miyazaki che ha portato il genere nell’olimpo del mondo videoludico, grazie ad un’estetica sì abusata, ma comunque particolare e piuttosto curata. Dopo aver giocato le varie demo pubblicate lungo il percorso di avvicinamento al lancio tuttavia, molti dei giocatori attratti dal titolo si ritrovarono tra le mani un gioco sì attraente, ma poco divertente da giocare e soprattutto molto meno punitivo dei tanti soulslike presenti sul mercato. Bandai Namco e Shift decisero dunque di comune accordo di rinviare Code Vein, rimandando la data d’uscita di oltre un anno, per correggere i macroscopici difetti riscontrati dai videogiocatori durante le sessioni di prova. Il rinvio ha sicuramente fatto bene al prodotto creato dagli autori della serie di God Eater, che, prova dopo prova, (ri)cominciarono pian piano a riscuotere i consensi persi per strada. Risolti dunque i problemi che affliggevano il titolo, Code Vein è finalmente arrivato sul mercato; saprà dire la sua in un mondo ormai saturo di soulslike mediocri, come il recente The Surge 2, o sarà una sonora delusione? Scopritelo nella nostra recensione!

I redivivi ed il progetto QUEEN

Partiamo, come sempre, con l’analisi di una delle componenti più riuscite del titolo targato Shift: il comparto narrativo. Nonostante le premesse lasciassero infatti presagire una storia piatta e scontata, incentrata sugli ormai troppo inflazionati ed abusati vampiri, la realtà dei fatti è stata per fortuna un’altra; questa realtà ci ha portato in dote una trama fresca, interessante, originale e coinvolgente, che nonostante qualche colpo di scena un po’ telefonato riuscirà a tenere incollato il giocatore davanti allo schermo per le circa quaranta ore necessarie a completare il titolo. Un cataclisma noto come Grande Rovina ha colpito il mondo intero, lasciando dietro di sè un gran numero di morti; tale evento ha portato la razza umana a compiere un esperimento che trascende la realtà stessa, utile a riportare in vita quanti più caduti possibile. Tale esperimento ha portato alla creazione di una variante di un parassita chiamato BOR, che dopo esser stato impiantato all’interno di un cadavere, riporta in vita il suddetto nei panni di un essere chiamato Redivivo, capace di resuscitare più volte dopo aver perso la vita. Purtroppo però, non è tutto oro quel che luccica; I Redivivi  hanno infatti bisogno di sostentarsi tramite sangue umano, ed ogni loro morte innesca un procedimento di progressiva perdita dei ricordi che porterà pian piano alla totale disumanizzazione degli stessi. L’immortalità dei Redivivi rendeva questi molto utili in battaglia, e, proprio per questo motivo, gli stessi vennero utilizzati nella sanguinosa e violenta guerra mossa dalla razza umana contro una creatura chiamata La Regina, essere dalle origini poco chiare che aveva come obiettivo la distruzione e/o il controllo degli umani stessi. Dopo la sconfitta della Regina, il mondo venne improvvisamente invaso da un miasma chiamato Foschia Rossa, che bloccò Redivivi ed Umani all’interno di una piccola e ristretta porzione di terra, ove pian piano si instaurò un’ulteriore guerra che questa volta aveva ad oggetto la gestione delle risorse e la sopravvivenza di una delle due “fazioni”. Essendo la razza umana ormai sull’orlo dell’estinzione, i Redivivi si ritrovarono a dover cibarsi di Gocce di Sangue, particolari gemme che crescono su dei Vischi, che permettevano agli stessi di mantenere la sanità mentale e quel briciolo di umanità rimasta in loro; se infatti un Redivivo non avesse consumato abbastanza Gocce di Sangue si sarebbe trasformato in un Corrotto, un mostruoso ed aggressivo essere mosso soltanto dalla ricerca e dalla brama di Sangue. Le Gocce di Sangue diventavano tuttavia sempre più rare, poichè la Foschia stava facendo lentamente appassire tutti i Vischi dislocati nel mondo; per questo motivo, un Redivivo chiamato Silva instaurò un sistema di tributi che permetteva allo stesso di arricchirsi e di dominare in maniera subdola tutti i Redivivi rimasti. Molti dei Redivivi tuttavia non accettavano il dominio di Silva, e decisero dunque di lottare contro invece chi sosteneva l’illegittimo sovrano. Questa lunga e doverosa premessa è necessaria per capire il mondo di gioco, e per capire parte del background del personaggio che impersoneremo, liberamente personalizzabile grazie ad un editor tra i migliori mai visti nella storia dei videogiochi che ci permetterà di modificare qualunque parametro estetico del personaggio e di “adornarlo” con una quantità di accessori praticamente sterminata. Una volta vestiti i panni del nostro misterioso avatar, accompagnato per l’occasione da una misteriosa ragazza (s)vestita di bianco,  scopriremo che lo stesso ha un potere particolare ed unico nel suo genere: il suo sangue può infatti purificare i Vischi appassiti ed eliminare la Foschia presente nel mondo creato dai ragazzi di Shift. Tale potere attirerà le attenzioni di Louis e della sua compagnia di Redivivi Erranti, che hanno come obiettivo quello di ribaltare il sistema istituito da Silva mediante il ritrovamento di una sorgente di Gocce di Sangue utile a sfamare l’intera popolazione. Da questo punto in poi si dipanerà la vera e propria trama di Code Vein che, come già anticipato, risulta essere particolarmente godibile e serrata nonostante sia ancorata in maniera piuttosto prepotente ai canoni classici degli anime. All’inizio il racconto risulterà particolarmente confuso e poco chiaro, ma invoglierà comunque il giocatore a proseguire grazie all’ottima caratterizzazione dei tanti comprimari presenti, che ci accompagneranno durante tutto il nostro viaggio e di cui potremo rivivere i ricordi in delle sequenze dall’altissimo tasso emozionale. Dal momento in cui verrà poi diradata la nebbia che aleggiava sul misterioso Progetto QUEEN, la trama di Code Vein subirà un’impennata pazzesca, che sarà capace di stupire il giocatore in più di un’occasione. Al netto di qualche imperfezione e di qualche colpo di scena poco efficace dunque, il comparto narrativo di Code Vein è da promuovere a pieni voti sia per ciò che riguarda la narrazione in sè, sia per quello che riguarda la caratterizzazione di personaggi, villain e così via; degna di nota la meccanica riguardante i ricordi di questi ultimi, un metodo originale di creazione di un background che siamo sicuri verrà ripreso da tante software house nel prossimo futuro.

Code Vein

 

Soulslike sì, ma con propria identità

Passiamo dunque ad analizzare l’offerta ludica di Code Vein che, al pari del comparto narrativo, ha saputo come sorprenderci. Il titolo, inutile negarlo, è un vero e proprio rip off di Dark Souls in salsa anime, con molte semplificazioni ed alcune aggiunte capaci di offrire al giocatore un gameplay sì già visto, ma comunque innovativo sotto alcuni punti di vista.  Di base il nostro avatar potrà compiere i classici attacchi leggeri e pesanti, deputati non più ai dorsali ma ai tasti quadrato e triangolo (almeno su PlayStation 4), oltre alle varie parate e rotolate già viste ampiamente nella saga ideata da Miyazaki. Oltre questi due attacchi ne è presente un terzo, che è possibile utilizzare solo nel caso in cui il nemico sia sbilanciato o il nostro personaggio si trovi alle sue spalle. Tale attacco viene effettuato tramite delle bizzarre protesi metalliche che variano a seconda del Velo di Sangue – questo il nome delle armature- indossato al momento del combattimento dal nostro avatar. Questo permetterà di infliggere ingenti danni ai malcapitati nemici, di sbalzarli lontano dalla nostra posizione e di prosciugarli, ricaricando l’icore del personaggio che altro non è che il nome dato dai ragazzi di Shift al mana. Tuttavia, questa particolare tecnica offensiva non funzionerà sui nemici in posizione di guardia o su quelli non sbilanciati dai nostri attacchi, per cui l’utilizzo della stessa in mischia ci è risultato abbastanza inutile, soprattutto nelle situazioni più concitate che non permettono al giocatore di trovare abbastanza respiro per utilizzarlo.  Si tratta di una novità molto gradita dunque, che tuttavia deve essere bilanciata e perfezionata dal team di sviluppo per essere promossa appieno. Un’altra meccanica molto interessante implementata in Code Vein è quella relativa alla barra della concentrazione; ogni volta che il nostro avatar subirà o schiverà un colpo dei nemici, la suddetta inizierà a riempirsi. Raggiunta la capienza massima, il nostro Redivivo entrerà in uno stato di concentrazione, che avrà come effetto sia quello di essere sbilanciato meno facilmente dopo aver subito un violento attacco sia quello di facilitare gli attacchi con le protesi metalliche in nostra dotazione. Attenzione però, la barra di concentrazione non è una caratteristica esclusiva del nostro avatar; anche i nemici infatti dopo aver schivato o subito vari colpi da parte nostra saranno più resistenti e difficili da sbilanciare.

I Codici sanguigni, una build sempre diversa

La feature che eleva pesantemente la qualità dell’offerta ludica di Code Vein è sicuramente quella riguardante l’implementazione dei Codici Sanguigni, contestualizzati nel titolo come dei poteri che scorrono nel sangue dei Redivivi, ma che essenzialmente consistono in una sorta di job-system dal funzionamento piuttosto particolare. Il nostro avatar infatti, a differenza degli altri Redivivi, ha perso il suo Codice Sanguigno, guadagnando tuttavia il potere di acquisire quello degli altri Redivivi dopo essere entrati in contatto con loro ed aver bevuto una goccia del loro sangue. Ogni codice dei 20 presenti, equipaggiabile in qualsiasi momento durante le battaglie, rappresenta una delle classiche classi tanto note ai fan degli JRPG, ed andrà a modificare in maniera sostanziosa la build del nostro personaggio, apportando notevoli cambiamenti a tutti i parametri che la compongono; tale feature spiega il motivo per cui il level up “classico”, che è possibile effettuare ad ogni Vischio spendendo le “anime” raccolte dai nemici sconfitti durante il tragitto, aumenta indistintamente, a differenza di Dark Souls, salute, vigore ed attacco. La gestione dei restanti parametri è lasciata totalmente al corretto utilizzo dei Codici Sanguigni. Per farvi un esempio, la classe Berserker avrà un’enorme quantitativo di forza e resistenza, ma farà scarseggiare le riserve di icore del nostro personaggio mentre la classe Cacciatore offrirà grandi vantaggi a chi deciderà di combattere con armi a distanza, pena una minor efficacia negli scontri melee. Ogni Codice Sanguigno porterà in dote al giocatore delle abilità sia attive che passive, chiamate Doni, che inizialmente saranno proprie solo della classe scelta ma che, dopo aver raggiunto un certo livello di padronanza, potranno essere utilizzate indipendentemente dal Codice Sanguigno equipaggiato. Ogni abilità costerà al giocatore l’utilizzo di un quantitativo più o meno elevato di icore, recuperabile o tramite l’utilizzo del nostro arto metallico o tramite appositi oggetti. I Doni equipaggiabili dal nostro alter-ego in contemporanea sono otto: quattro abilità attive e quattro abilità passive (le quali doneranno al giocatore buff relativi alla salute, all’attacco, alla difesa e così via). Contando poi i Doni disponibili, questi risultano essere circa 170; facendo due conti è semplice immaginare come le possibilità di building del nostro personaggio siano praticamente infinite. La personalizzazione poi non ha una mera valenza parametrica, quanto piuttosto un effettivo ed impressionante impatto sul gioco: equipaggiando i doni giusti infatti, dei boss che prima sembravano insormontabili cadranno giù in pochissimo tempo. I Codici Sanguigni sono dunque, senza alcun dubbio, la trovata più geniale di questo Code Vein; grazie a questi infatti il gameplay acquisisce una profondità difficile da trovare in altri titoli simili, e porterà il giocatore a passare ore alla ricerca della corretta combinazione da utilizzare.

Armi e Veli di Sangue

L’enorme personalizzazione di cui sopra non si palesa solo riguardo ai Codici Sanguigni, ma anche riguardo alle tante armi ed armature, o Veli di Sangue, presenti all’interno di Code Vein. Le armi equipaggiabili dal nostro Redivivo sono due, intercambiabili in qualsiasi momento durante il corso del combattimento. Il corretto bilanciamento dell’arsenale a nostra disposizione sarà fondamentale per avere vita più facile contro i coriacei nemici ed i fortissimi boss presenti all’interno del titolo; tra le tante composizioni, la migliore da noi provata è sicuramente quella che vede alternarsi un’arma leggera ed un’arma a distanza, che insieme sono risultate preferibili in gran parte delle situazioni che ci siamo ritrovati ad affrontare. Se dovessimo riscontrare un difetto riguardante il combat system di Code Vein tuttavia, sarebbe proprio quello relativo alla differenziazione delle armi; queste infatti si dividono come già anticipato per classi, vale a dire armi leggere, pesanti ed armi a distanza. Oltre a qualche piccola modifica nei pattern d’attacco tuttavia, le armi di ogni classe ci son sembrate tutte troppo simili tra loro; in particolare poi, le armi pesanti risultano di difficile utilizzo a causa di una macchinosità delle animazioni che allo stato attuale risulta difficile da accettare. Diverso invece è il discorso relativo ai Veli di Sangue, le già citate armature di Code Vein. Questi, oltre a modificare sensibilmente l’estetica del personaggio, influiscono in maniera sostanziosa sia sui parametri -difensivi e non- dello stesso, sia sull’arto metallico a nostra disposizione, che cambia da Velo a Velo. Non ci sarà dunque un’armatura più forte delle altre, quanto piuttosto un Velo adatto ad un determinato tipo di situazione e totalmente inadatto ad un’altra. Anche in questo caso dunque si palesa la varietà offerta dal titolo targato Shift, che, almeno sotto questo punto di vista, ci ha letteralmente sorpreso.

Co-op e multiplayer

Uno degli elementi che più ha fatto storcere il naso ai tanti giocatori di Code Vein è stato quello relativo alla possibilità di affrontare l’intera avventura in compagnia di un altro Redivivo controllato dall’intelligenza artificiale. Il timore dei fan del genere era infatti relativo ad un notevole abbassamento della difficoltà del titolo, che poteva risultare di facilissima risoluzione se giocato in cooperativa; mai ci fu affermazione più sbagliata, ve lo assicuriamo. Il gioco, giocato sia da soli che con l’ausilio dell’IA è infatti molto difficile e punitivo, soprattutto dopo le prime ore di gioco, utili più che altro a prendere dimestichezza con le nuove meccaniche presenti. Inoltre, se all’inizio i compagni gestiti dall’IA risultavano parecchio potenti ed utili soprattutto negli scontri coi tanti boss presenti, lo stesso non si può dire dopo aver superato la metà del gioco; dopo una manciata di ore infatti, i vostri compagni serviranno più a resuscitarvi durante i vari combattimenti che ad infliggere danni ai nemici sparsi nella mappa o ai boss. Questi ultimi infatti, dalla potenza sempre crescente, impiegheranno pochissimi secondi per ridurre a brandelli il vostro fido alleato. In ogni caso, se cercate un’esperienza più impegnativa che non implichi resurrezioni di vario tipo, Code Vein offre la possibilità di disattivare il vostro compagno gestito dall’IA in qualunque momento. Diverso il discorso riguardante il multiplayer online, presente anche in questo titolo. Vi è ovviamente la possibilità sia di aiutare altri Redivivi, sia di farsi aiutare da questi, ma, se cercate un gioco difficile, sarebbe meglio evitare di evocare sconosciuti. Il titolo infatti, a differenza di Dark Souls, non aumenta il livello nè dei nemici nè dei boss quando si gioca in multiplayer, nè tantomento adegua il livello dell’evocato a quello dell’evocante; vi ritroverete dunque il più delle volte a disintegrare un boss in meno di un minuto a causa di un compagno over-powered. Un sistema di bilanciamento sarebbe dunque stato sicuramente più apprezzato; un vero peccato. Da segnalare infine la possibilità di affrontare, da soli o con un amico, le Profondità, dei dungeon zeppi di nemici che vi permetteranno di raccogliere un enorme quantitativo di Foschia.

Code Vein

Grafica e Level Design, che peccato!

L’unico punto veramente dolente di Code Vein è sicuramente quello relativo al comparto tecnico, che ci è risultato poco curato ed altrettanto ispirato. Il titolo, da noi giocato su PlayStation 4 Pro, presenta dei vistosi cali di frame rate, oltre che a numerosi casi di caricamento tardivo delle textures. Nulla di non risolvibile con una patch, sia chiaro, ma da un titolo che non offre un impatto grafico notevole ci aspettavamo qualcosa in più. Altro discorso è quello relativo al design di personaggi, boss e nemici: gli amanti degli anime e dei manga ameranno alla follia l’impronta stilistica giapponese data da Shift a Code Vein, che, con una buona dose di fan service, offre personaggi e boss splendidi, ben curati nel design ed anche nel doppiaggio, sia inglese che giapponese. Ovviamente chi non ama lo japan-style farà meglio a tenersi alla larga dal titolo, che a tratti risulta eccessivamente marcato e sopra le righe. Purtroppo la stessa enfasi non risalta nel design di nemici ed aree; soprattutto queste ultime risultano poco ispirate e facilmente dimenticabili, oltre che tutte troppo simili tra loro. I problemi relativi all’estetica delle varie aree di gioco si riscontrano purtroppo anche nel level design del titolo, che sarebbe da rivedere almeno in parte; sotto questo punto di vista, Dark Souls, titolo a cui Code Vein si ispira, è avanti anni luce. Ottima infine la colonna sonora del maestro Go Shiina fatta di composizioni evocative e particolarmente ispirate, tipiche delle produzioni targate Bandai Namco.

In conclusione…

Code Vein è un titolo che ci ha saputo sorprendere, e lo fa fatto grazie ad una trama particolarmente intricata e ben scritta, ad un’estetica orientale invitante e ad un gameplay che semplifica ed allo stesso tempo innova i canoni dei soulslike. Il titolo targato Shift, disponibile su PlayStation 4, Xbox One e PC rappresenta, infatti, un ottimo JRPG, e soprattutto, un ottimo esponente di quel filone ludico ideato da Hidetaka Miyazaki. I Codici Sanguigni offrono un nuovo metodo di personalizzazione che, siamo sicuri, verrà imitato da tanti in quanto particolarmente riuscito. Al netto di qualche difetto soprattutto tecnico, dunque, non possiamo fare altro che promuovere il lavoro degli autori di God Eater, i quali hanno saputo limare, nel tempo concessogli, Code Vein nella più rosea delle aspettative, cacciando fuori dal cilindro un gioco che è molto più dell’ennesimo, mediocre soulslike.

Voto: 8.5

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Carlo D'Alise

Videogiocatore dagli indimenticabili tempi dello SNES. Praticante avvocato nel tempo libero, appassionato in particolare di Action, Soulslike ed RPG, ma in generale del videogioco in (quasi) tutte le sue declinazioni. Sono ad un panino dall'obesità.