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Ghost Recon Breakpoint, la recensione: un arcipelago di problemi

Tantissimi contenuti, ma altrettanti problemi classici di Ubisoft. Ecco la nostra recensione di Ghost Recon Breakpoint!

Ubisoft ci ha abituati a nuovi e spesso originali giochi in arrivo ogni anno. Il 2019, però, potrebbe essere definito come un anno più calmo e conservativo, privo quindi di titoli nuovi e concentrato sullo sviluppo e sul supporto di alcune IP in attesa del lancio definitivo verso la next-gen. I titoli innovativi come Gods & Monsters e Skull and Bones arriveranno, infatti, nel primo quarto del 2020 e pertanto Ubisoft ha potuto concentrarsi completamente su Ghost Recon Breakpoint, cercando di proseguire il rinnovamento iniziato con il capitolo precedente.

Il suo predecessore è ovviamente Ghost Recon Wildlands che divenne celebre sia per i suoi numerosi problemi che per aver portato la serie verso gli open world cooperativi. Pertanto Ghost Recon Breakpoint ne prosegue il suo percorso, cercando di portare avanti l’obiettivo di migliorare tutte le incertezze che minarono pesantemente il precedente capitolo. Il risultato finale è ampiamente esposto in questa nostra recensione, ma possiamo brevemente affermare che, sebbene la realizzazione generale sia qualitativamente buona, si perde in non pochi problemi anche gravi. Vediamo insieme quali sono.

Ghost Recon Breakpoint: un intreccio solido, ma con troppe lungaggini

Partiamo dalla storia che questa volta cambia totalmente ambientazione rispetto a Wildlands. Siamo infatti nel 2025 e veniamo a conoscenza che la nave da carico USS Seay è affondata misteriosamente vicino l’arcipelago di Auroa, nonché luogo dove ha sede la Skell Tech. Non potendo stabilire un contatto con l’isola, il vicedirettore della CIA decide di avviare l’Operazione Greenstore per determinare la natura del blackout comunicativo e valutare più attentamente la situazione. Vengono, quindi, inviati trentadue Ghost attraverso degli elicotteri, ma non atterreranno mai ad Auroa. Questo perché a causa di forze ignote verranno abbattuti e saranno davvero pochi coloro che si salveranno: tra questi c’è Nomad, il nostro protagonista che dovremo creare velocemente nelle prime fasi di gioco attraverso un editor di creazione abbastanza spartano. Vagando, poi, per l’isola in cerca di altri sopravvissuti, faremo la conoscenza dell’ex Colonello Ghost Cole D. Walker (interpretato da John Bernthal) e scopriremo che in realtà non è la persona che pensavamo di conoscere.

A tal proposito, il comparto narrativo di Breakpoint, nonostante non sia né innovativo né originale, si dimostra abbastanza solido e convincente. Certamente siamo davanti ad un chiaro passo avanti rispetto a Wildlands di cui prende spunto solo per quanto riguarda le lungaggini narrative che un open world comporta. Assisteremo quindi a delle inevitabili dilatazioni di tutte le sotto-trame che vanno, a mano a mano, a comporre la storia principale attraverso il classico utilizzo di collezionabili, dialoghi con gli NPC, ricerca di indizi e brevi sessioni di dialoghi a risposta multipla. Avremmo preferito una maggiore linearità narrativa anche perché la scelta del taglio cinematografico affiancata ad una narrazione stratificata, la rende meno accattivante, incostante e, a tratti, un po’ troppo ridondante nelle tematiche trattate.

Ghost Recon Breakpoint: un “già visto” poco consono 

Fin dal prologo di Ghost Recon Breackpoint veniamo trasportati all’interno di sensazioni utili per introdurre le nuove meccaniche di gioco. La storia ci porta ad immaginare missioni più tattiche improntate maggiormente al survival e allo stealth più puro. Le nuove meccaniche come il mimetismo ambientale, le marcature dei nemici, lo studio attento delle aree e l’accentuata attività esplorativa con tanto di tattiche analitiche, permetterebbero di confermare quanto, fin dall’inizio, il gioco ci porta ad immaginare. Purtroppo, però, viene tutto distrutto da un impianto di gioco open world praticamente identico a tutte le altre produzioni Ubisoft. Le novità non sono, quindi, altro che delle opzioni di gioco aggiuntive che soddisfano solo una determinata parte dell’utenza. Breakpoint basa le sue fondamenta sul classico sistema a mondo aperto costellato di missioni principali e secondarie che dovremo scovare esplorando il mondo di gioco a piedi o attraverso i numerosi veicoli. La mappa di gioco, dopotutto, è di dimensioni abbastanza generose e ci offrirà varie attività legate alla narrazione principale o ai numerosi personaggi secondari. Ecco quindi la comparsa dei classici avamposti da liberare, dei vari indizi da seguire e della presenza di mini-boss alleati o meno del principale.

Per quanto riguarda le missioni secondarie e opzionali, è importante aprire un capitolo a parte perché siamo dinnanzi al primo grande punto debole del gioco. Sebbene, infatti, queste missioni siano numerosissime e diffusissime per tutta la mappa di gioco, le varie attività risultano eccessivamente simili fra di loro e ripetitive. Se consideriamo, poi, che la progressione del protagonista è direttamente collegata al ritrovamento di nuovo armamentario, ottenibile a sua volta attraverso il superamento delle numerose missioni secondarie, ne consegue facilmente che l’esperienza finale è quella che accusa fortemente il colpo. Quindi l’esperienza finale è sempre la stessa di altri titoli: mappa grande, preferibilmente un arcipelago (ad Ubisoft piace sempre), che offre una costante ripetizione delle stesse meccaniche di gioco.

Quando l’alta difficoltà viene meno per la bassa intelligenza artificiale 

Ubisoft, consapevole sicuramente di ciò, ha cercato quindi di metterci una pezza. Ghost Recon Breakpoint presenta il classico sistema di livelli di difficoltà dove la sfida viene aumentata artificialmente attraverso l’aumento della resistenza avversaria e l’incremento del danno subito. Di conseguenza, per poter vincere contro questa tipologia di nemici, soprattutto alle difficoltà più elevate, il giocatore deve utilizzare in maniera intelligente le varie abilità sboccate durante la progressione, insieme alle sapienti meccaniche stealth. Peccato che anche qui incorriamo in altri problemi come una scarsa intelligenza artificiale e un sistema di progressione basato unicamente sul loot che rendono praticamente inutili gli studi di tattiche specifiche e trasformano il gioco in un semplice shooter in terza persona dove unicamente l’inferiorità numerica potrebbe rivelarsi una reale minaccia. Questo perché tendenzialmente anche se aumentiamo la difficoltà di gioco, l’intelligenza artificiale mantiene le stesse limitazioni delle difficoltà più basse.

Ghost Recon Breakpoint riprende la conservatività di Ubisoft anche in altre meccaniche chiaramente riciclate da capisaldi della software house francese. In particolare ci riferiamo al modello esplorativo praticamente identico a quello realizzato per Assassin’s Creed Odyssey. Potremo, quindi, girovagare per l’arcipelago di Auora in modalità “guidata” (ovvero mantenendo visibile la posizione di tutti gli obiettivi, missioni e avamposti sulla mappa) oppure in modalità “esplorazione” (eliminando ogni indicatore e favorendo la ricerca degli obiettivi attraverso indizi che dovremo reperire all’interno del mondo di gioco). Una modalità interessante osservata anche in produzioni non Ubisoft (ad esempio Red Dead Redemption 2) che poteva essere realizzata con maggior cura magari rendendola maggiormente interconnessa ad alcune meccaniche di gioco. La modalità “esplorazione” resta, però, l’unica opzione valida per rendere il gioco meno ridondante e ripetitivo.

Mappa ampia, tante cose da fare, progressione macchinosa

A questo punto è giusto analizzare l’arcipelago di Auroa che si mostra decisamente ampio ed esplorabile in ogni angolo. È ricco di paesaggi suggestivi e di biomi differenti ognuno dei quali caratterizzato da punti di interesse, attività e ai classici punti di viaggio rapido rinominati bivacchi in cui potranno essere migliorate alcune caratteristiche del protagonista, creare armi e potenziamenti e riposare per far scorrere il tempo più rapidamente così da affrontare alcune missioni di giorno o di notte. L’arcipelago è uno degli elementi più convincenti di Ghost Recon Breakpoint, peccato che tecnicamente poteva essere fatto qualcosa in più, ma di questo ne parliamo più avanti.

Per quanto riguarda la progressione del vostro personaggio, Ubisoft ha pensato di dividere l’evoluzione di Nomad attraverso due sezioni ben definite. Quando vengono completate le missioni principali o quando si partecipano alle Ghost War contro altri giocatori, si guadagnano punti esperienza spendibili per sviluppare l’albero delle abilità e definire la specializzazione del personaggio stesso. Sono presenti quattro classi diverse, ma tutte quattro sbloccabili e utilizzabili a proprio piacimento in modo tale da modellare il vostro Ghost in base al vostro stile di gioco o alle missioni da giocare. Ad esempio ci sono missioni in cui sarà necessario essere più aggressivi e altri in cui sarà necessario essere più difensivi, deciderete voi come seguirle e come specializzarvi. Il sistema di evoluzione è fondamentale soprattutto quando deciderete di giocare insieme agli altri giocatori in modalità cooperativa o in una delle modalità competitive presenti. In questo modo potrete formare squadre Ghost eterogenee e in grado di ricoprire ruoli specifici durante le attività da affrontare.

Il nostro personaggio invece aumenta di livello nello stesso modo di altri titoli sia di Ubisoft (ad esempio The Division) che di altre software house (come Destiny o Borderlands). La potenza di Nomad, infatti, sarà legata al livello dell’armamento da noi equipaggiato. Più, infatti, sarà raro l’equipaggiamento, maggiore sarà la potenza del nostro protagonista. Questo, di conseguenza, ci permetterà di andare ad esplorare aree di livello più alto o affrontare missioni e nemici che richiedono una difficoltà maggiore. Purtroppo, però, mentre nei titoli sopracitati il sistema risulta ben consolidato, qui è appena abbozzato non mostrando un reale incremento dell’efficacia delle armi correlato all’aumento di livello delle stesse. Per notare l’effettiva differenza bisognerò ottenere l’equipaggiamento specifico che permetterà di incrementare effettivamente le specifiche offensive del protagonista. Questo significa che non si potranno ottenere armi rare o di livello alto casualmente come in Borderlands, ma nemmeno in maniera progressiva e stratificata come in The Division e sinceramente avremmo preferito che una meccanica del genere venisse inserita nell’endgame perché così l’esperienza di gioco rischia di venire ulteriormente castrata. Capiterà infatti di trovare un’arma rara dopo ore di ricerche di indizi, ma di non osservare la reale potenza dell’arma perché nel frattempo ci manca un altro specifico elemento. È una scelta di Gear Score decisamente frustrante.

Ghost Recon Breakpoint: un pesante retrogusto di Battle Royale

Un altro cambiamento radicale si ritrova all’interno della modalità cooperativa. Ghost Recon Breakpoint abbandona definitivamente la possibilità di giocare offline, quindi obbliga il giocatore ad essere costantemente connesso ai server di gioco. Permette, inoltre, fin dalle primissime fasi dell’avventura, di reclutare altri quattro agenti per formare una squadra con la quale affrontare l’intera avventura o semplicemente per esplorare l’arcipelago. L’esperienza vissuta con gli amici risulta divertente e appagante e offre il lato migliore dell’intera produzione. Peccato che il divertimento diviene anche involontario a causa di numerosi bug e glitch che minano pesantemente il titolo e che si mostrano soprattutto durante la componente multigiocatore. Inoltre a causa dell’eccessiva libertà proposta dal gioco, la componente multiplayer risulta eccessivamente caciarona e distante dall’idea iniziale del brand. A tal proposito si aggiungono anche i Raid che fanno il filo ad una componente MMO e che si svolgono regolarmente seguendo una suddivisione stagionale.

Per quanto riguarda il comparto PVP di Ghost Recon Breakpoint, esso è affidato alle Ghost War ovvero un insieme di modalità 4vs4 basate sull’eliminazione degli avversari e la conquista di specifici obiettivi. L’accesso può essere fatto in qualsiasi momento tramite la schermata di selezione delle missioni e una volta entrati si nota come siano presenti ulteriori elementi già visti in altre produzioni Ubisoft. Al lancio, ad esempio, sono presenti due modalità di gioco ovvero Eliminazione e Sabotaggio. La prima consiste nell’eliminazione della squadra avversaria durante dei match svolti su mappe di ampia grandezza composte da piccoli centri urbani e sezioni ricche di natura. Per evitare i tempi morti, al centro della mappa è presente un dispositivo che una volta azionato permette di osservare la posizione di tutti i giocatori avversari per un breve tempo. Inoltre la mappa si restringerà col passare del tempo come avviene in tutti i Battle Royale. La modalità Sabotaggio, invece, si basa principalmente sul piazzamento e conseguente disinnesco di ordigni esplosivi in punti della mappa. Le squadre si dividono in attaccanti o difensori e a round alterni i partecipanti sono chiamati a studiare differenti strategie. Anche in questo caso l’area di gioco tenderà a ridursi col passare del tempo. In parole povere, le due modalità presentano esattamente le stesse meccaniche di gioco cambiando solo per alcune piccole caratteristiche. Sono due “time to kill” che si avvicinano più ad un deathmatch a squadre che a delle missioni tattiche, nonostante permettano di creare squadre diversificate grazie al mantenimento delle classi sbloccate nella modalità singleplayer. Non bocciamo, però, la modalità PVP semplicemente perché sarà, inevitabilmente, soggetta a delle aggiunte e migliorie col passare del tempo.

“Ma che ci fate sopra l’elicottero?”

Passiamo, infine, alla vera nota dolente di Ghost Recon Breakpoint ovvero il comparto tecnico. Qui viene mostrata tutta la poca intraprendenza da parte di Ubisoft nel cercare di innovare o alzare l’asticella della qualità. Il gioco è afflitto da una moltitudine di problemi a dir poco inaccettabili considerando la portata del titolo. Per quanto riguarda il singleplayer si notano solo lievi bug e glitch e non pochi casi di ghosting, ma quando si passa al multiplayer la situazione diventa intollerabile: personaggi che vanno a scatti, telecamera che impazzisce soprattutto durante la visuale obliqua, glitch grafici a più non posso e bug anche pesanti. Insomma, talmente la situazione è grave che Ubisoft è dovuta correre ai ripari annunciando una grossa patch correttiva in arrivo nei prossimi giorni. È comunque inaccettabile nel 2019 assistere a giochi dove in alcuni casi addirittura si annullano fonti sonore o si buggano le stesse creando siparietti poco divertenti o, ciliegina sulla torta, si bugga il menù di gioco.

Il sopracitato menù è lento, macchinoso ed eccessivamente stratificato. Si fa proprio confusione a navigare tra le varie sezioni dedicate perché è scomodo e pieno di caricamenti proprio a causa dell’eccessiva stratificazione e pesantezza delle pagine. Se poi ci si mettono pure i bug, allora la situazione diventa ingestibile. Ingestibile al pari di morire e attendere circa 30/40 secondi prima di rinascere.

Tecnicamente, insomma, non ci siamo per nulla. Si salva solo il frame rate stabile, ma fisso ai 30 fps che comunque permette una buona giocabilità anche a 4K su PlayStation 4 PRO. Graficamente, però, non siamo davanti ad un capolavoro con la presenza di texture a bassa risoluzione per quanto riguarda ad esempio il ghiaccio, la neve e le nuvole. Una maggiore cura non sarebbe guastata anche per quanto riguarda la fisica perché sembrano sciocchezze, ma poter osservare il ghiaccio che si frantuma o le impronte sulla neve quando si cammina donano una profondità di gioco maggiore. Infine il doppiaggio in italiano è appena accettabile perché non riesce sempre a donare la giusta enfasi emozionale, soprattutto nelle fasi più drammatiche o tese della narrazione. Fedeli e ben realizzati i suoni ambientali, purtroppo dimenticabile la colonna sonora.

In conclusione…

In conclusione Ghost Recon Breakpoint è un titolo potenzialmente valido, che porta tante novità al brand, ma che non le applica a dovere trasformandole in semplici aggiunte più o meno utili. Porta con sé un sistema di gioco trito e ritrito anche per gli errori, costanti in ogni produzione. Ci sono tante piccole chicche interessanti, come ad esempio il fatto che se si viene feriti ad una gamba zoppicheremo o ad un braccio mireremo in maniera meno precisa, ma queste vengono praticamente distrutte dalla mole di problemi tecnici di cui il titolo soffre. Problemi che possono essere risolti con delle patch, ma che non dovrebbero esistere già al lancio in giochi di questo calibro. Restano, inoltre, da scoprire le intensioni di Ubisoft per quanto riguarda il supporto e vedere sia come migliorerà la componente tecnica sia la componente multiplayer, in particolar modo il comparto PVP.

Pro

  • Open world pieno di cose da fare e totalmente esplorabile
  • Tante armi, accessori, equipaggiamenti e upgrade
  • Modalità cooperativa divertente e appagante…

Contro

  • …ma tecnicamente è quella che soffre di più dei numerosi problemi presenti
  • Missioni ripetitive e ridondanti
  • Menù di gioco lento, pesante e con vistosi problemi

VOTO: 7/10

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