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The Bard’s Tale IV: Director’s Cut, la recensione: L’occasione fa l’uomo Bardo

The Bard’s Tale IV: Director’s Cut, la recensione del role play game di inXile Entertainment

Parlare di The Bard’s Tale IV non è facile. Un progetto del genere, passato così in sordina e praticamente sconosciuto ai più, merita di esse contestualizzato nella giusta maniera. Parliamo infatti di una saga molto famosa alla nicchia dei giocatori di role play games, soprattutto per l’innumerevole quantitativo di ore di gioco di ogni titolo. L’esperienza di gioco con questo “racconto del Bardo” è molto personale ed offre un’immensa possibilità di ruolare appunto ogni run. Dopo uno sfortunato lancio con la versione di base, Barrows Deep, torna su home console e su pc la versione aggiornata e migliorata di questo quarto capitolo della saga fantasy role play. E quindi, dopo aver girato per contee e lande inesplorate, siamo pronti a parlarvi di questo titolo, offrendovi una visione di quest’ultimo completamente nuova. Quindi, sedetevi attorno a questo falò fatto di parole e lasciate che vi parli di questa nuova versione di The Bard’ Tale IV, la Director’s Cut.

Once Upon a Time inXile…

inXile Entertainment è uno studio che si è fatto spazio nel mondo dei giochi di ruolo acquisendo fama nella nicchia di giocatori del genere. Fondata dal celebre Bryan Fargo nel lontano 2002, ha saputo sfornare degli ottimi titolo gdr se pensiamo sia al bacino d’utenza che il budget di produzione. In particolare la serie The Bard’s Tale è quella che ha acquisito maggiore notorietà grazie ad una formula di gioco ormai sperimentata e, se vogliamo essere precisi, già usata anche da altre software houses. Fatto sta che. grazie al successo raggiunto, nel 2018 è stato acquistato da mamma Microsoft, per il lavoro svolto proprio con la saga di cui parleremo oggi. Tre anni prima infatti, quando venne annunciato che il quarto capitolo fosse in produzione, Bryan Fargo annunciò anche una campagna su kickstarter.


La raccolta fondi avrebbe permesso allo studio di fornire un prodotto ben più significativo e di spessore rispetto ai lavori precedenti. Avendo già usufruito della bontà dei fan, l’obiettivo di 1.25 milioni di dollari venne superato facilmente ed il gioco vedette la luce. Il successore della trilogia originale di Bard’s Tale quindi vedette la luce. Barrows Deep però, non era ancora ciò che di meglio lo studio aveva da offrire ed era carente sotto moltissimi punti di vista. Proprio per questo, oggi ci troviamo a parlare della riedizione di questo titolo, la Director’s Cut, che promette di essere un’esperienza di gioco “definitiva”. Lo sarà stato? Analizziamo insieme questo titolo e scopriamo la risposta.

Il racconto del Bardo

Per parlare di gameplay e trama, parliamo prima delle novità che sono state introdotte nell’edizione Director’s Cut.
L’elenco che mettiamo qui di seguito è il risultato di un lavoro svolto in seguito alla raccolta dei feedback degli utenti postumi all’uscita della prima versione di gioco. Vediamo quindi, cosa è stato aggiunto o migliorato, oltre l’aggiornamento con l’Unreal Engine 4 del titolo:

  • Nuovo capitolo che amplifica la durata dell’esperienza di gioco
  • Armi naniche, nuovi nemici e nuovi oggetti
  • Svariati bug fixes in seguito alle segnalazioni degli utenti
  • UI migliorata rispetto all’originale
  • Creazione del personaggio approfondita con maggiori scelte
  • Combattimenti più equilibrati
  • Più opzioni riguardo la difficoltà
  • Gamepad supportato per tutte le versioni di gioco


Detto questo, passiamo alla trama e il gameplay. Per iniziare con la trama, senza fare alcun tipo di spoiler, diciamo che si tratta del classico plot “bene contro male”. Un gruppo di eroi, si trova nel luogo sbagliato al momento giusto e dovrà salvare il mondo da una minaccia secolare. Noi, il protagonista, saremo prima studente e poi insegnante di un party che drovrà salvare la popolazione delle lande desolate di tutto il mondo. Armati della sola forza di volontà (e anche qualche arma) saremo pronti a combattere ogni nemico. Questa è la trama di Barrows Deep detta in soldoni. L’effetto “già visto” è innegabile e si tratta indubbiamente di qualcosa che in titoli come Skyrim per non andare troppo indietro nel tempo, è già stato proposto. Ma per l’ammontare di ore di gioco, ben 40, è più che interessante e ben integrata sia all’ambiente che al setting generale. Da sottolineare l’epicità di musiche davvero da premiare, probabilmente il tocco migliore di questo quarto capitolo. Le missioni principali sono davvero pregevoli anche se a lungo andare potrebbero risultare ripetitive o annoiare, mentre quelle secondarie e gli enigmi sia ambientali che non sono da rivedere. Si tratta o di fetch quests o di enigmi troppo semplicie e banali. Insomma, un’esperienza di gioco sicuramente interessante e che emozionerà i giocatori di giochi di ruolo, ma che proposta al grande pubblico perde di unicità e cade clamorosamente nel già visto. Nonostante la formula sia volutamente e puramente old school (proposta in maniera egregia), forse potrebbe essere mantenuta tale, ma rimodernizzata. Sicuramente sono basi solide sulle quali lavorare.

La nuova vecchia scuola

Passiamo quindi al gameplay. Il gameplay di Bard’s Tale IV si basa il classico combattimento a turni stile rpg anni ’90, in un quadrato 4×4 sul quale muovere i propri membri del party. Il tutto è coronato da un tripudio di statistiche, skill da sbloccare, armi e oggetti da sfruttare. Insomma, gdr all’ennesima potenza. Lo skill tree è suddiviso in varie edizioni in base alla classe che sceglierete. Nel nostro caso ad esempio, la classe magica ha a disposizione varie abilità legate al mana utilizzabile i punti magia etc. Tra le abilità comuni a tutti invece vi è il crafting, elemento chiave in molte fasi di gameplay.


In generale cosa dire dei combattimenti. Ognuno di essi è piacevolissimo e molto divertente e col proseguire del gioco aumenterà anche la difficoltà, come è logico che sia, e di conseguenza la strategia. Infatti, oltre alla forza bruta o magica che sia, il posizionamento e le abilità da sfruttare, saranno davvero la chiave di volta per ogni sfida. Oltre alle abilità nel combattimento, ci saranno delle abilità da sfruttare nell’ambiente di gioco che ad esempio vi permetteranno di abbattere muretti fragili o scovare sacchi nascosti. Sotto questo punto di vista, le interazioni ambientali e i dialoghi sia con gli npc che coi personaggi principali della storia, sono molto dettagliati. Parlando delle ambientazioni di The Bard’s Tale appunto, possiamo dire che, anche se non siano il massimo delle varietà, non siano poi così scontate ed anzi molto in linea con la storia.


Certo, poligoni e asset sono riutilizzati quasi ovunque, non aspettatevi infatti il massimo del lavoro tecnico perchè sotto quel punto di vista, il titolo crolla come un castello di carte. Ma del resto, se rimaniamo nel contesto indie, il lavoro svolto è comunque lodevole. Concludendo quindi, sul gameplay possiamo dire che la parte di “azione” è molto divertente e in puro vecchio stile, promosso a pieno. Ma tecnicamente, poco da dire, siamo ancora ben lungi da un livello quantomeno moderno. Sicuramente però, la garanzia di questa saga è la passione e l’amore che inXile ha per il mondo del gioco di ruolo e per The Bard’s Tale . Un amore che va oltre ogni titolo tripla A del genere.

E vissero per sempre non tanto felici ma contenti

Quindi, che dire di questa Director’s Cut di The Bard’s Tale. Il team di Bryan Fargo si è impegnato per fornire un’esperienza di gioco migliore. I risultati ci sono oggettivamente, eppure, lasciando da parte il contesto di sviluppo del titolo, siamo ancora ben lungi dalla modernità. Se si contestualizza l’uscita di questo titolo, siamo dinanzi ad un lavoro mastodontico ed ottimale per un piccolo studio indie con un budget ridotto praticamente al minimo. Per questo meriterebbe un plauso. Ma se pensiamo comunque alla compagnia ormai nota alla massa e all’acquisizione da parte di Microsoft, c”è ancora indubbiamente da lavorare. Ovviamente, ciò che mancava in origine era il budget che adesso sembra esserci. Le basi ci sono e siamo fiduciosi per il futuro, nonostante la titubanza di questo presente. Il gioco quindi, se pensato in ottica tripla A non è sufficiente ed anzi è rimandato. Mentre per quanto rigaurda il contesto inXile Entertainment, questo risulta il loro migliore lavoro. E che il futuro ci riservi della belle sorprese da parte di Bryan Fargo e il suo team.

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Antonio Maddaluno

Cresciuto a pane e videogames, con la passione per la musica ed il cinema.
Fin dalla mia prima console, la Playstation 1, ho capito che sarebbe stato amore eterno. Sono convinto che i videogiochi siano arte e lotterò sempre per difendere questa definizione.
Mi hanno detto che nella vita sarei potuto diventare quello che volevo , ecco perchè adesso scrivo per DrCommodore.it