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Oninaki – Recensione della terza fatica di Tokyo RPG Factory

Oninaki

Tokyo RPG Factory presenta Oninaki, un titolo dove la vita e la morte si avvolgono in un circolo infinito di reincarnazione

Dal 2015, con l’uscita di I Am Setsuna, Tokyo RPG Factory si è sempre distinta per la sua filosofia di sviluppo che, in modo anacronistico, è volta a recuperare quegli elementi topici dei giochi di ruolo orientali che ne hanno consolidato la fortuna, tanto in madrepatria quanto nel resto del mondo. Focus sull’atmosfera segnata da luoghi e melodie che fanno da teatro al susseguirsi di una trama mozzafiato sono i dettami che la casa giapponese sussidiaria di Square Enix (un’altra autorità in termini di RPG orientali, e lo sappiamo bene) si è imposta nella creazione delle sue opere. Così nel 2015 e nel 2017/2018 hanno visto la luce I Am Setsuna e Lost Sphear e in poco tempo la “Factory” ha condensato verso di sé un certo interesse sia dai nostalgici di quei tempi andati e chi, invece, incuriosito dalla nuova ondata di giochi dal Giappone di un paio di anni fa ha deciso di dare una chance a questo tipo di prodotti. Nonostante ciò, i titoli della software house non hanno riscosso particolare successo, rimanendo sì conosciuti, ma effettivamente giocati e attesi solo da chi il genere effettivamente lo mastica.

Con il nuovo Oninaki, terzo titolo, Factory vuole stravolgere, seppur leggermente, i canoni su cui si era adagiata, presentando un gameplay dinamico in stile hack ‘n’ slash e lasciando dietro di sé i combattimenti a turni e le relative meccaniche sui quali erano fondati.  Altre caratteristiche, invece, non vengono completamente abbandonate, bensì riscritte e rielaborate per adattarsi al meglio all’interno della nuova struttura di gameplay che, vi anticipiamo, è riuscita a convincerci e ad appassionarci nelle sue peculiarità. L’attenzione della software house ci è parsa, senza farne troppo un mistero, maggiore circa proprio quest’aspetto del titolo. A farne le spese, però, sono la caratterizzazione dei personaggi, che non eccellono nemmeno per utilità ai fini di trama, e uno storytelling piuttosto debole.

Il contesto nel quale si svolgono le avventure del protagonista, il palcoscenico che fa da sfondo alle vicende di Oninaki è un mondo ameno sorretto e attraversato da un’unica e immutabile legge metafisica: la reincarnazione. Ogni essere vivente del mondo è soggetto a questo samsara, a questo ciclo di morte e rinascita che non solo non è possibile spezzare, ma che è divenuta ormai parte integrante della società delle popolazioni umane. Tra il mondo fisico dove vivono gli umani e la dimensione metafisica dove albergano le anime dei morti, entrambi i quali si sovrappongono, si muovono gli Watcher, unità speciali che hanno la capacità di poter attraversare la barriera che separa le realtà per permettere di interagire con le anime del “Beyond the Veil” (così è chiamato il regno delle anime) e aiutarle nel loro percorso di rinascita. Si renderà indispensabile, quindi, dover parlare con quegli spettri che sono riluttanti a lasciarsi andare per comprendere cosa ancora li trattenga in quella forma. Esattamente come siamo abituati a credere nella realtà, il percorso di rinascita è effettivo solo quando le persone non hanno nessun rimpianto o qualcosa ancora da sbrigare nel mondo, che sia il possedere un oggetto caro o una missione da svolgere. Il compito dei Watcher, dunque, è proprio quello di risolvere i loro problemi, parlando con essi o completando missioni per conto loro, il tutto per assicurarsi una felice dipartita (completa questa volta). Un lavoro necessario e alla base dell’esistenza stessa dell’umanità e della società. Apparentemente semplice, lo storytelling di Oninaki si rivela essere molto minuzioso relativamente a questo aspetto: per gran parte del gioco ci verrà mostrato un aspetto diverso sia del modo di vivere sia del modo di intendere questa legge superiore della realtà.

Kagachi (e noi) toccherà con mano tutte le sfaccettature durante tutto l’arco della avventura e verrà a conoscenza di come questa legge immutabile della realtà sia radicata all’interno della mentalità delle persone, come l’affrontano e come, magari, anche se ne servano. Questo è sicuramente l’aspetto più importante della trama di Oninaki: lo sviluppo della società intorno al concetto di morte e rinascita che andremo a conoscere di missione in missione. Non avremo mai due casi uguali e il loro conoscerli si affiancherà a mano a mano alla trama principale. Da questo punto di vista, la trama del titolo risulta impeccabile: il tema della reincarnazione è costruito bene e in modo tale che essa non vada a snaturare l’importanza della vita stessa (quella attuale che vivono i personaggi). Con una materia di questo genere da lavorare è semplice rendere banale l’importanza della vita, ma Tokyo RPG Factory è riuscita a destreggiarsi bene e a pennellare un quadro piuttosto completo e interessante nel suo insieme. Il problema sorge proprio qui. Avevamo già anticipato problematiche nello storytelling del titolo e dopo aver lodato il contesto nel quale le avventure di Kagachi si dispiegano, non possiamo che criticare la forma con la quale sono proposte. Ogni volta ci ritroveremo in missione per risolvere un nuovo caso e sebbene in sé tale caso si ritrovi anche ad essere interessante (per i motivi sopra citati) si ha come l’impressione che la trama, la vera storia di Oninaki non cominci mai. Lo schema che abbiamo visto riproposto per ore ed ore è stato sempre lo stesso. Sotto i nostri occhi si consumavano situazioni di ogni tipo senza che fossimo particolarmente coinvolti e sempre chiedendoci quando sarebbe iniziata “la vera trama”. Come se non bastasse, a NON metterci una pezza vi sono anche gli NPC che non brillano decisamente per caratterizzazione. Lungo tutto l’arco del nostro gameplay ci siamo ritrovati al fianco di compagni che si sono rivelati nient’altro che silhouette che narrano poco di se stessi e alcuni messi in scena e poi tolti con una velocità disarmante.

Chiaramente questo aspetto non può che intristirci se consideriamo il fatto che trama e personaggi sono i tratti forti di qualsiasi RPG di stampo nipponico che si rispetti. Tuttavia, i punti forti di Oninaki non mancano e questi si possono riassumere all’interno della sfera del gameplay che, di contro allo storytelling, è stata la componente a convincerci maggiormente.

oninaki battle system

Come già detto a inizio recensione, Oninaki abbandona completamente il vecchio rodato sistema di combattimento a turni per abbracciare uno stile più action. L’inserimento più interessante sono i daemon, anime combattenti che determinano il nostro stile di battaglia. I daemon sono semplicemente ciò di più bello sia stato inserito nel gioco: non solo sono tanti, ma sono anche ben caratterizzati sia esteriormente, a livello di design, sia a livello di gameplay, sia a livello di backstory. Avete capito bene, backstory! Essendo l’anima di una persona vissuta precedentemente, ogni daemon gode di una storia personale intrinsecamente collegata al gameplay e al suo albero delle abilità. Conoscere il passato dei propri daemon non è solo interessante, in quanto ogni storia è di per sé carina e narrata attraverso una breve cutscene, ma è anche necessario perché “prendere confidenza” col proprio alleato ci permetterà di sbloccare nuove abilità, passive e attive. Per completare al 100% lo skill tree di un personaggio sarà necessario conoscere anche le motivazioni che lo spingono a combattere e che ancora lo trattengono tra i vivi. L’ottenimento di nuove abilità col tempo si farà sentire concretamente sulle nostre capacità in battaglia, trasformando un daemon che inizialmente non abbiamo particolarmente apprezzato in un valido alleato. Questo va di pari passo anche con la forma dei rami di abilità. Ogni skill tree è differente l’uno dall’altro per forma e rendendo la progressione differente per ogni personaggio, di conseguenza ci ritroveremo a dover perseverare un po’ con un daemon prima di vederlo evolvere per bene, rendendo quindi alcuni più complessi da utilizzare rispetto ad altri.

Naturalmente ogni spirito si distinguerà anche per arma e stile: con Aisha (il nostro principale) utilizzeremo katana e sfrutteremo attacchi veloci e schivate per un alto DPS; mentre con Zaav impugneremo una grande lancia, permettendoci attacchi da distanze maggiori, e saremo più lenti nei movimenti ma in grado di saltare; Wil ci permetterà di creare uno scudo e tirare pesanti colpi di ascia tutto a scapito del movimento; con altri spareremo dardi ranged e addirittura alcuni li cavalcheremo. Da ciò è facile comprendere come ognuno di essi ci permetterà di un approccio differente agli scontri, sia ai vari trash mob che abbondano nei vari fields sia ai miniboss e ai major boss. Proprio per variare questo aspetto, sarà possibile portare con sé ben quattro daemon costituendo, di fatto, quello che è a tutti gli effetti il nostro party. Nel complesso, il gameplay risulta divertente e abbattere le orde di nemici che vi si parano davanti sfruttando i quattro tasti adibiti alle tecniche (che andrete a inserire voi stessi da una lista che si infoltirà a mano a mano) risulterà decisamente gratificante. Non vi nascondiamo, che in sede di gameplay abbiamo passato davvero tanto tempo a macellare i piccoletti sparsi per le zone, così come ci siamo divertiti nello spendere tempo all’interno degli skill tree per capire al meglio come far evolvere il nostro alleato per dare il meglio di sé in battaglia.

Se il gameplay si è rivelato essere la parte più succosa e ben costruita del gioco, le note dolenti non sono ancora finite. Completano il pacchetto di Oninaki (purtroppo) un worldbuilding poco interessante e una soundtrack appena appena pervenuta. Ci spieghiamo meglio. Oninaki è formato principalmente da due zone, la città principale dove svolgiamo le nostre attività di trama e gameplay (tipo potenziare le armature) e i vari “fields” dove si svolge l’azione. Tra questi possiamo trovare diversi tipi di scenario differenti e anche abbastanza caratterizzati relativamente lo stile grafico del gioco, che vuole presentarci un mondo ameno e misterioso che si rivela sfuggente agli occhi e alla mente di chi cerca di comprenderlo. A livello di atmosfera il gioco ci trasmette una bella sensazione, disegnato da pennellate che difficilmente vi dimenticherete, ma il dilemma sorge nell’approccio a questi livelli praticamente tutto uguale per ognuno di essi, il che può andar bene per i primi quattro o cinque, ma a lungo andare l’esplorazione o il semplice “clearing” totale delle aree diventa un procedimento tedioso a cui si aggiunge la più totale vuotezza delle stesse. Avremmo voluto spendere anche due parole relativamente la colonna sonora del gioco… se solo l’avessimo sentita! Le tracce accompagnano il titolo ci sono e sono anche molto gradevoli, ma per gran parte del gioco semplicemente non si sentono: compaiono per un breve periodo per poi lasciare l’orecchio all’ascolto delle voci dei personaggi (rigorosamente in giapponese) e gli effetti “ambientali” (passi, movimenti vari e danno andato a segno). Una pecca non di poco conto che purtroppo ha influito sulla nostra esperienza.

Fa male affermarlo, credeteci, quando vi diciamo che Oninaki risulta essere una occasione sprecata che avrebbe potuto far finalmente fare quel salto di qualità che Tokyo PRG Factory tanto merita. Ahìnoi, l’ultima fatica della casa giapponese non risulta d’impatto e in particolar modo non si mette in bella mostra al fianco dei suoi predecessori. Attenzione! Non si tratta assolutamente di un brutto gioco, tutt’altro, solo di un’occasione mancata ma che lascia dietro di sé una solida base dal quale ripartire per creare i futuri titoli della software house. La Factory ha le capacità e di questo ne siamo sicuri, lo dimostrano i tratti che abbiamo lodato in questa recensione, ciò che è mancato è una cura più certosina relativamente agli aspetti che invece abbiamo criticato. Tra un paio di anni (probabilmente) metteremo le mani su un nuovo lavoro della casa e siamo sicuri che ogni aspetto sarà stato limato e reso al meglio. Per il momento ci sentiamo di consigliare Oninaki solo ed esclusivamente se siete fan dei giochi di ruolo orientali (quindi consci di ciò a cui vi state approcciando) o più in generale della software house giapponese, se siete solo curiosi allora vi consigliamo di scaricare e giocare la demo gratuita presente sui rispettivi store e di attendere che il prezzo del gioco cali.

VOTO: 7.2

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