Anime & Manga Approfondimento

L’oltreuomo nell’animazione giapponese

Quando l’animazione incontra la filosofia, spesso e volentieri ci ritroviamo delle opere di altissima qualità e con un’ottima capacità di sviscerare i vari temi trattati (con le dovute eccezioni del caso). Neon Genesis Evangelion ha sicuramente svolto l’importante ruolo di spartiacque tra quella che era la vecchia animazione caratterizzata da un particolare modus operandi, e l’animazione post 95 che ha preso la scia del successo commerciale di Evangelion, provando a riproporre gli innumerevoli temi trattati da tale serie.

Pur riconoscendo l’importanza oggettiva di Evangelion, la morbosità esasperata (in senso positivo) con cui veicola diverse tematiche filosofiche e l’incredibile capacità registica di Hideaki Anno di adattare la sua regia ad uno staticismo spesso forzato ma comunque funzionale, non capirò mai del tutto i meccanismi che portano alcune serie altrettanto valide ad essere dimenticate nel tempo.

Diversi anni prima Tomino aveva sdoganato del tutto il genere mecha con Gundam, inventando a tutti gli effetti il real robot, proponendo in modo pionieristico la presenza di alcuni piloti capaci di doti mentali e fisiche fuori dal comune, i cosiddetti “newtype”. 

Il concetto di newtype presente nella prima serie di Gundam, va ad incarnare in modo decisamente innovativo e mai visto prima nel media il tema filosofico dell’oltreuomo di Nietzsche. Il pilota newtype difatti non è solamente un personaggio dotato di capacità fisiche e percettive fuori dal comune, ma è anche una persona dotata di capacità mentali superiori che gli rendono un’analisi quasi naturale di ciò che accade a livello sociale, analizzando le cose da un punto di vista decisamente più limpido di una persona comune. 

Mentre la persona comune combatte e difende i propri ideali utilizzando la forza per schiacciare il diverso, il newtype concepisce il diverso come parte del tutto e si chiede costantemente cosa sia giusto e cosa sia sbagliato.

Votoms: un ulteriore passo avanti nel real robot

L’oltreuomo piuttosto pionieristico visto in Gundam si evolve ulteriormente con la poetica di Ryosuke Takahashi, il quale non solo propone un robot decisamente più freddo e cinico di quello Tominiano, ma evolve lo stile mecha fondendolo con atmosfere improntate più verso l’hard sci-fi che verso la space opere settantina, a cui Tomino era decisamente (seppur in parte) legato.

Impossibile a mio avviso non parlare di Votoms se si parla di oltreuomo e più in generale, di animazione hard sci-fi giapponese. Purtroppo molti di voi non conosceranno la serie in questione pur essendo così peculiare e pregevole anche da un punto di vista tecnico. Chirico Cuvie (protagonista della serie) si ritroverà in un mondo completamente freddo e apatico, in cui la gente è completamente incapace di porsi domande, trovare quindi delle soluzioni o anche solo tracciare delle coordinate per capire come agire.

Chirico non solo è superiore a qualsiasi soldato esistente da qualsiasi punto di vista, ma è anche una persona dotata di una capacità intrinseca che gli permetterebbe (almeno in teoria) di rompere l’apatia e la svogliatezza della mediocrità della popolazione, che si limita unicamente a fare ciò che gli viene detto, senza porsi domande di alcun tipo. Chirico è superiore a tutto questo; lui è pienamente consapevole che la guerra è insulsa e che molte cose andrebbero cambiate, ma cosa può fare un oltreuomo contro migliaia di uomini comuni? Come può una persona così tanto superiore tanto da incarnare delle caratteristiche di un semi-dio, riuscire a cambiare il mondo in positivo?

Impossibile non notare dei parallelismi con la poetica di Nietzsche, che se fino ad allora era stata sviluppata in modo abbastanza marginale in opere come Gundam, in Votoms diventa il focus più importante su cui ruotano tutte le vicende. Un protagonista così atipico (semi-antieroico per certi versi), un’atmosfera asettica dal vagito cyberpunk, e concetti filosofici come l’oltreuomo, la morte di Dio e lo scontro tra spiritualismo e materialismo, rendono Votoms un vero e proprio diamante in tutto lo scibile dell’animazione giapponese e una tappa fondamentale per qualsiasi appassionato che ricerca la filosofia all’interno di tale media.

Meruem l’oltreuomo per eccellenza

Cambiando completamente genere e spostandoci verso serie decisamente più famose, è impensabile non citare Hunter x Hunter e più nello specifico la saga delle formichimere. La serie in questione è piuttosto famosa e quindi mi prenderò la briga di fare degli spoiler riguardo il personaggio di Meruem, in quanto merita più di qualche approfondimento a riguardo che vada oltre il semplice accenno.

Meruem non è altro che l’essere supremo, leader delle formichimere nato con l’unico scopo di dominare il pianeta e guidare la sua razza al dominio assoluto. Cliché sicuramente già visto più volte all’interno del fumetto o dell’animazione giapponese, ma probabilmente mai con la stessa profondità tematica con cui Togashi spinge il lettore (o lo spettatore se si sta guardando la trasposizione animata) a riflettere su alcune questioni. Il capo delle formichimere è semplicemente superiore a chiunque per antonomasia e sotto qualsiasi punto di vista: possiede una forza incalcolabile e nettamente superiore a qualsiasi altro essere vivente conosciuto, un’intelligenza smisurata e delle capacità di leadership innate. Insomma Meruem, senza troppi giri di parole, si presenta come certezza assoluta che ormai la razza umana ha terminato il suo dominio incontrastato su tutte le altre specie che aveva avuto fino a quel momento.

Quello che inizialmente ci viene presentato come un vero e proprio cattivo, nel corso degli episodi subisce un vero e proprio ribaltamento dell’archetipo. Meruem inizia a comprendere in pochissimo tempo le dinamiche sociali e i sentimenti del prossimo, e da qui si rende conto che esiste un altro modo di poter dare un senso alla sua condizione di oltreuomo, che non è più quella di dominatore assoluto e tiranno, ma quella di difensore dei propri ideali e di ciò che gli è più caro.

E’ sicuramente grazie a Komugi (una giovane ragazzina con cui formerà uno dei legami più intensi dell’intera opera) che la sua mentalità si è evoluta nell’arco di pochissimo tempo, ma vedendo la questione da un punto di vista meno romantico e più pragmatico, credo che Meruem sarebbe arrivato ugualmente a tali conclusioni, seppur con altre vie. In fondo stiamo parlando di un essere superiore, e la sua intelligenza va decisamente oltre il voler dominare il mondo in modo dittatoriale, non è di certo un essere umano medio la cui natura è quella della dominazione incontrastata.

L’uomo non è il buono

Il ribaltamento dell’archetipo lo vedremo non soltanto nei confronti di quello che teoricamente doveva essere il cattivo, ma anche nei confronti di quelli che dovevano essere i buoni, quelli per cui tifare ed empatizzare, la nostra razza. In fondo è comune in moltissime opere empatizzare con i personaggi che sono più vicini a noi, e quale modo più adatto di una guerra tra umani e ibridi animali molto distanti geneticamente dall’uomo, può esistere per creare una situazione in cui lo spettatore si sente parte di un gruppo? In fondo se un domani l’uomo dovesse entrare in contatto con una razza superiore alla nostra capace di spazzare via il nostro dominio dal pianeta e di renderci i numeri due, sembra logico essere dalla parte dell’uomo se si è un essere umano.

Eppure Togashi divincola la sua magnum opus dal solito cliché a cui il battle shounen ci ha sempre abituati, e ci dice in modo schietto che l‘uomo non è affatto il buono. Difatti lo scontro memorabile tra Meruem e Netero (il rappresentante della razza umana in tale scontro) mette alla luce tutte le luci e le ombre dell’essere umano, che non ha assolutamente voglia di perdere il primato di razza dominatrice.

Nonostante Meruem sia più che disposto ad interloquire con il suo avversario, senza combattere e per trovare un compromesso affinché le due razze possano coesistere pacificamente, Netero non ha alcuna voglia di essere il numero due (e a conti fatti lo è). Non è assolutamente disposto a cedere ad un “insetto” il diritto di vivere e quindi di permettere alla razza umana di essere soggiogata da una razza superiore, seppur nella coesistenza pacifica tra le due razze.

Netero nella sua ottusità e nei suoi decenni trascorsi ad aumentare la sua potenza in modo esponenziale (esattamente come farebbe un villain tipo di un qualsiasi battle shounen) nulla può contro un avversario nato per essere il più forte, a cui bastano pochi minuti per capire tutte le tecniche che Netero ha sviluppato nel corso della sua intera esistenza. Tuttavia il rappresentante della razza umana è pienamente consapevole di ciò, e provando grandissima soddisfazione nell’aver finalmente trovato un avversario alla sua altezza (altra caratteristica tipica del villain tipo) sacrifica la sua stessa vita per distruggere il suo avversario e permette orgogliosamente alla razza umana di continuare a dominare il mondo in modo incontrastato.

Nulla può l’oltreuomo in una società di uomini comuni

Si infrange così l’evidente superiorità dell’oltreuomo capace di cambiare il mondo in positivo con il solo fatto di esistere, contro una società formata da elementi incapaci di porsi domande e di comprendere quanto superiore sia l’oltreuomo e quanto sia possibile cambiare il mondo in positivo con la sua presenza e le sue idee. Emerge in modo netto l’egoismo dell’essere umano, creatura estremamente amabile e pregna di emozioni quando le cose girano a suo favore, ma particolarmente incapace di guardare oltre il suo naso quando vengono rotti i suoi dogmi. 

Hunter x Hunter ci insegna a non essere come l’uomo medio, a guardare le cose che abbiamo attorno con una certa criticità e con un certo senso di giustizia che non deve essere vincolato ad un dogma o ad una credenza che ci è stata imposta, ma da ciò che è più giusto fare affinché qualsiasi razza o specie possa trarre massimo giovamento all’interno del contesto in cui ci troviamo. In fondo quante volte nel corso della storia l’uomo ha danneggiato altre specie o individui della sua stessa specie con il puro scopo di aumentare il proprio prestigio?

Forse questa non è una società adatta agli oltreuomini, è piuttosto una società in cui si vive bene seguendo la mediocre corrente (e spesso dannosa) appoggiata da milioni di persone che si danno man forte a vicenda nella menzogna e nelle ingiustizie, piuttosto che provare a contrastarla andando controcorrente. E’ molto più facile seguire il flusso delle cose anche quando esse si dimostrano palesemente negative, ma sono dell’idea che spesso e volentieri la cosa più giusta da fare non coincide con quella più facile.

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