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Anime & Manga Recensione

Vinland Saga: analisi dei primi 4 episodi

VINLAND SAGA: UNA STORIA DI VENDETTA

 La stagione estiva 2019 si è rivelata essere più interessante del previsto. Numerosi titoli degni di di nota (Dr. Stone, Arabauru Kisetsu no otome domo-yo) sono pronti a tenerci compagnia durante queste calde giornate. Una delle serie che ha catturato maggiormente l’attenzione è proprio quella di cui vi parlerò oggi: Vinland Saga, un’opera che dimostra fin da subito il suo potenziale, presentandoci il mondo dei vichinghi in tutta la sua affascinante quanto angosciante brutalità.

Vi parlerò dei primi quattro episodi, che potete recuperare su Amazon Prime Video, qualora aveste fatto l’errore di non averli ancora guardati.

UN PUNTO DI VISTA INUSUALE

Il primo episodio basta e avanza per far capire ciò a cui assisteremo durante la visione: il sanguinoso viaggio di un ragazzo in cerca di vendetta.

La prima scena ci mostra una feroce battaglia in mare, dove numerose navi vichinghe si scontrano l’una contro l’altra in un tripudio di sangue e morte. Qui, fa la sua apparizione il feroce Thors, guerriero spietato e incredibilmente abile, che inizia a scagliare rapidi fendenti in ogni direzione, lasciando dietro di se una pila di cadaveri. Noi spettatori iniziamo a immergerci in questa storia proprio tramite il suo punto di vista.

Il vero è solo protagonista di quest’anime è Thorfinn, figlio di Thors, eppure Wit Studio ha deciso, almeno nei primi episodi, di concentrarsi sulle vicende del padre, e conoscendo l’incipit di questa storia non è difficile intuire il perché: Thors finirà per essere ucciso, e sarà proprio la sua dipartita a condurre il figlio sul sentiero della vendetta.

Sapendo, quindi, l’importanza che avrebbe avuto questo evento nella vita del protagonista, l’anime ha pensato bene di farci empatizzare con il personaggio di Thors, dedicando numerosi episodi alla sua caratterizzazione.

UNA SCELTA INTELLIGENTE

Molte serie decidono fin da subito di narrare le vicende del protagonista, in modo da immergere il pubblico immediatamente nella trama e non farlo annoiare, dunque sono rimasto stupito quando, contro ogni mia aspettativa, ho visto che i primi episodi sono dedicati ad un personaggio secondario.

La morte di Thors avrebbe piantato il seme dal quale poi si sarebbe diramata la storia. E grazie a quest’azzeccata scelta narrativa, sarà inevitabile affezionarsi a lui, per poi  sentire come nostro il dolore di Thorfinn per la sua perdita.

UN PERSONAGGIO STRAORDINARIO

Sinceramente mai mi sarei aspettato che Thors mi piacesse così tanto. È un personaggio che ha perennemente vissuto a stretto contatto con la guerra; i campi di battaglia, il dolore e le uccisioni erano l’unica realtà che conosceva. Questo, almeno finché non è nata la sua prima figlia, Yilva. Vedendola venire al mondo e stringendola fra le sue braccia, il grande guerriero Thors inizia ad avere paura della guerra e delle sue tragiche conseguenze.

Malgrado la sua forza, qualsiasi battaglia potrebbe essere l’ultima per lui, e la sua famiglia potrebbe trovarsi sola da un momento all’altro. Questo pensiero lo terrorizza, lo sconvolge, e dentro di lui avviene un cambiamento piuttosto radicale. Dopo la nascita della sua primogenita, Thors, per la prima volta, inizia a dar valore sia alla sua vita che a quella degli altri.

Non vuole più vivere sul campo di battaglia, non vuole più passare la sua vita a stroncare quelle altrui, e con questo obbiettivo in mente decide di fingere la sua morte, ritirandosi con la sua nuova famiglia ad una vita mondana lontano da tutti. Mi è davvero piaciuta questa sua evoluzione, perché non è mai facile allontanarsi  dall’unica realtà che si conosce. Non si può fare a meno di ammirare la grande forza di volontà di Thors, che ha trovato dentro di se il coraggio per fare il primo passo verso una vita del tutto nuova.

PREOCCUPARSI PER IL BENE DEGLI ALTRI

Anni dopo quel evento, infatti, troviamo un Thors completamente cambiato; l’uomo burbero e aggressivo del passato ha lasciato il posto ad uno compassionevole e generoso, che ripudia completamente la violenza e offre sempre il suo aiuto a chi ne ha bisogno. Ha iniziato a provare vera e propria repulsione per la guerra, e restarne lontano per il resto dei suoi giorni è il suo più grande desiderio.

Ciò viene ulteriormente confermato quando decide di ospitare e accudire in casa sua uno schiavo di un altro villaggio, trovato mezzo morto alle soglie della sua casa. Vediamo come fa di tutto per aiutare quello schiavo affamato e ferito, nonostante sia un completo sconosciuto.

Per il suo padrone, quell’uomo non era altro che un mero oggetto di sua proprietà, ma per Thors era un uomo sfortunato che aveva bisogno d’aiuto.

OSTINAZIONE

Quando il suo padrone, Halfdan, giunge al villaggio per reclamarlo, Thors, pur essendo conscio della sua crudeltà, non indietreggia nemmeno un secondo, rifiutandosi di consegnargli lo schiavo.

Trovo davvero emozionante il fatto che durante questa scena si percepisca chiaramente che nessuno dei due vuole combattere con l’altro, per motivi totalmente opposti: Thors perché cerca la pace, mentre Halfdan perché capisce perfettamente che Thors è pericoloso e che non avrebbe alcuna speranza contro di lui.

Non è una cosa che viene detta chiaramente, ma la scena in sé è sufficientemente esplicativa. La frustrazione di Halfdan dinanzi all’ostinazione di Thors, il suo non voler nemmeno provare ad aggredirlo e il suo accettare di lasciargli lo schiavo che tanto voleva indietro in cambio di bestiame sono dettagli che comunicano chiaramente il suo timore nei confronti di Thors.

UNA PACE MOMENTANEA

Dopo aver abbandonato il suo gruppo militare, Thors si era ritirato in un piccolo villaggio dell’Islanda, desiderando una vita tranquilla per sé e per i suoi cari. Arrivato nel villaggio, egli è riuscito immediatamente a guadagnarsi il rispetto e l’ammirazione degli abitanti, che hanno iniziato a trattarlo come un leader e a tenerlo in grande considerazione.

Nel frattempo, nasce il suo secondogenito, Thorfinn, il quale cresce con una devota ammirazione per il padre.

Quella sensazione di pace, però, si interrompe quando Floki, un vecchio compagno d’armi di Thors, giunge nel villaggio portando con sé una notizia che sconvolge completamente la tranquillità che quest’ultimo aveva tanto faticato a costruire.

IL RICHIAMO DELLA GUERRA

Floki annuncia con grande arroganza l’arrivo di un’imminente guerra e l’intenzione di reclutare Thors fra i suoi alleati.

Thors è ovviamente restio a questa proposta e la declina immediatamente, ma la minaccia di Floki di far del male agli abitanti del villaggio lo costringe infine ad accettare. L’uomo che non voleva più uccidere nessuno, che voleva stare il più lontano possibile dalla morte e dalla sofferenza causata dalla guerra, si vede costretto ad impugnare nuovamente la spada per tornare ad uccidere.

INGENUITÀ

Durante tutta questa faccenda, lascia stupiti l’assoluta noncuranza con cui gli altri abitanti del villaggio accolgono la notizia: tutti iniziano a celebrare con gioia l’arrivo della guerra, e i giovani non vedono l’ora di prendervi parte.

Nella cultura vichinga, infatti, morire valorosamente in battaglia era considerato il più grande degli onori, nonché unico modo per raggiungere il Valhalla, il paradiso dove riposano le anime dei caduti. Il desiderio di divenire grandi e morire valorosamente dona gioia a tutti, e nessuno si preoccupa dei rischi che corrono o del dolore che patiranno, estasiati all’idea di poter morire con onore.

Un’ingenuità davvero sgradevole, che non può fare a meno di risultarci assurda perché noi, normalissime persone che mai hanno vissuto nulla di simile, capiamo perfettamente quanto sia folle rallegrarsi per una cosa del genere. Infatti, anche lo stesso Thors fa trasparire una forte disapprovazione; sa a cosa andranno incontro, che la guerra non porta nulla di buono, che sarà solo un bagno di sangue e un inutile spreco di vite, ma non può fare a meno che chinare il capo e assecondare la richiesta di Floki. 

THORFINN

Abbiamo visto molto poco di Thorfinn (il vero protagonista) in questi episodi, ma si riesce facilmente ad inquadrarlo: un ragazzino testardo e caparbio, desideroso di combattere e rendere il padre fiero, accecato anche lui dall’idea di diventare un prode guerriero e poter morire con onore.

Questa sua voglia lo porta a desiderare di impugnare una vera spada e iniziare subito ad uccidere, ma  l’ultima cosa che Thors vuole è vedere suo figlio con un’arma in mano.

NEMICO

Inginocchiandosi dinanzi a lui, l’uomo che un tempo viveva per la guerra, dice al figlio quanto uccidere e combattere sia sbagliato. “Nessuno ha dei nemici, e non c’è nessuno che devi uccidere”, dice guardandolo negli occhi. Questa frase potrebbe suonare un po’ buonista, ma è più  sensata di quanto si pensi. Cos’è infatti un nemico, se non un’etichetta? L’essere umano decide di avere un nemico solo per sua scelta, nessuno glielo impone, e quando si vuole uccidere qualcuno quale metodo migliore di etichettarlo come “nemico” per sentirsi automaticamente giustificati nel farlo?

Un concetto tanto assurdo quanto, purtroppo, spaventosamente reale.

TRADIMENTO

Sembra che Floki avesse motivi tutt’altro che positivi per reclutare Thors; non l’ha fatto per avere al suo fianco un abile guerriero, ma per tendergli un agguato. Avendo abbandonato il suo vecchio squadrone, Thors ha attirato su di sé le ire dei suoi ex compagni, che ora bramano la sua testa.

Tuttavia, consapevole delle sue abilità, Floki decide di contattare il capo di una banda di mercenari chiamato Askeladd, un individuo piuttosto astuto, per affidargli il difficile compito.

Quest’ultimo accetta l’incarico e si dirige verso Thors, che nel frattempo aveva preso il mare su una piccola imbarcazione portandosi dietro alcuni dei giovani del villaggio.

Qui, l’anime nuovamente ci dimostra la grandezza di Thors e il cambio radicale che ha subito nel corso degli anni: egli non ha alcuna intenzione di portare quei ragazzi in guerra. Progetta, invece, di lasciarli in un luogo sicuro e andare da solo. Il fatto che a bordo si sia intrufolato di nascosto il piccolo Thorfinn lo convince ancora di più.

L’IMBOSCATA

Quando la piccola imbarcazione di Thors si ritrova circondata dalle navi mercenarie, l’ansia cresce gradualmente nel cuore dello spettatore, consapevole che la fine di questo grande personaggio è ormai alle porte. Stupisce, però, il modo assai viscido in cui questa avviene.

Nonostante i molti anni di pace vissuti fino ad allora, Thors non sembra aver perso un briciolo del suo smalto; dando sfoggio di una forza fuori dal comune, inizia a fare piazza pulita di tutti i mercenari, abbattendoli uno dopo l’altro come fossero birilli.

Eppure, si limita a stordirli senza ucciderli. Non gli importa delle loro intenzioni ostili e non gli importa di quel che può succedere; anche con la vita sua e di suo figlio in pericolo, egli non rinuncia al suo voto di non uccidere più nessuno.

L’IMBROGLIO

Thors, volendo mettere fine a quella situazione il prima possibile, decide di sfidare Askeladd a duello, uno scontro uno contro uno, dove chi perde dovrà stare alle decisioni dell’avversario.

Lo scontro in questione è breve come mi aspettavo; malgrado le evidenti capacità di Askeladd, lui non può nulla contro Thors, e in pochi attimi si ritrova disarmato.

Tuttavia, Thors non poteva prevedere che il suo sfidante non avrebbe rispettato la parola data. Con la vita di suo figlio presa come ostaggio da uno dei mercenari, non può fare a meno che arrendersi e gettare la spada.

UNA MORTE INGIUSTA

Vorrei soffermarmi sulla richiesta che gli viene fatta proprio in quel momento: Askeladd, contro ogni aspettativa, gli chiede di prendere il comando e divenire il capitano della sua flotta mercenaria. Poi, vedendo l’evidente disapprovazione di Thors e intuendo il suo ovvio rifiuto, decide di correre ai ripari e sminuire il tutto dicendo che stava scherzando. Io, però, sono fermamente convinto che diceva sul serio.

Colpito dalla forza di Thors, lui ha voluto davvero, anche solo per un momento,  farlo diventare il capo, ma così facendo avrebbe tradito la fiducia dei suoi uomini.

Nello sguardo di Askelardd possiamo vedere quanto lui non sia felice di imbrogliare Thors prendendo un ostaggio; è evidente la sua amarezza nell’infrangere la sua parola di guerriero e vincere con questi trucchi disonesti, ma lui deve fare ciò che i suoi sottoposti si aspettano faccia in qualità di leader, ovvero vincere ad ogni costo.

Askeladd, a malincuore, pur sapendo perfettamente di non essere nel giusto, da il segnale ai suoi arcieri, e una pioggia di frecce si abbatte sul corpo di Thors. Lui, però, non cade; anche con il corpo trafitto da innumerevoli frecce, il guerriero non crolla a terra, ed esala il suo ultimo respiro restando in piedi, impassibile e inamovibile. Una morte fiera e austera, molto adatta a questo personaggio.

LA FURIA DI THORFINN

Prima di trapassare, Thors ha supplicato Askeladd di risparmiare la vita degli altri in cambio della sua. Non avrebbe posto resistenza e si sarebbe fatto uccidere, ma lui avrebbe dovuto rispettare la promessa di non torcere un capello a nessun’altro.

Grazie a quest’ultimo, grande gesto di altruismo del loro capitano, l’equipaggio di Thors abbandona la nave incolume, ma  Thorfinn rimane da solo al suo interno, sfogando il suo dolore in un pianto disperato.

Poco dopo, assistiamo alla scena più bella e intensa che questa serie ci ha offerto finora, perfino più della morte del grande Thors: vedendo gli assassini del padre allontanarsi, il piccolo lancia un urlo di pura rabbia, che riecheggia ferocemente per tutto il mare nei dintorni.

Disperato e con il volto rigato dalle lacrime, il piccolo Thorfinn promette che li avrebbe uccisi uno ad uno, che quegli uomini avrebbero pagato con la vita quella del padre. Vedere questo bambino (fino a poco prima sorridente e allegro) con le lacrime agli occhi e la faccia contorta dal dolore, mentre urla con tutto il fiato nei suoi polmoni che li avrebbe uccisi tutti, fa venire letteralmente i brividi. Scommetto anche che i più sensibili avranno versato qualche lacrima durante la visione.

Questa scena ha un impatto incredibile sullo spettatore, sopratutto grazie al fantastico lavoro del seiyuu, il quale è riuscito perfettamente a trasmettere con la sua voce tutta la rabbia di Thorfinn e la sete di vendetta che da quel giorno lo avrebbe accompagnato.

NON SERVONO LE PAROLE

Una delle cose che più mi è piaciuta di Vinland Saga è il suo voler comunicare il tutto con le immagini, invece che con le parole.

Non servono dialoghi e spiegazioni, le scene che ci vengono mostrate comunicano ciò che devono senza l’ausilio di parole inutili.

Ad esempio: durante la battaglia del primo episodio, non serve che un personaggio dica o pensi qualcosa per farci intuire l’abilità di Thors come guerriero, basta vederlo in azione per capirlo.

Non serve nemmeno che qualcuno dica che Thorfinn è furioso dopo la perdita del padre, basta solo fare un primo piano dei suoi occhi colmi di odio per capire che non si sarebbe fermato finché non avrebbe ucciso tutti i responsabili.

UN INIZIO PROMETTENTE

Ed è proprio dopo questo avvenimento che Thorfinn assume ufficialmente il suo ruolo di protagonista di questa storia.

Vinland Saga non avrebbe potuto avere un inizio migliore di questo, secondo me.

Inizialmente pensavo che da quest’opera avrei avuto sopratutto azione, con una miriade di combattimenti a susseguirsi uno dopo l’altro, ma non avrei potuto sbagliarmi più di così.

Quello che questa serie ha fatto è stato un saggio e sorprendente prendersi tutto il tempo necessario per approfondire il personaggio che avrebbe dato il via al tutto.

Di azione ne vediamo ben poca (anche se sono sicuro non mancherà nei prossimi episodi) e ogni scena non fa altro che approfondire il personaggio di Thors, il suo legame con il figlio e il perché la sua morte sia cosi importante e sentita.

APPARATO TECNICO

Come al solito, Wit Studio non delude sotto l’aspetto tecnico; le animazioni di Vinland Saga (almeno in questi primi quattro episodi) sono fluide e ben fatte.

La regia è buona, seppur non faccia gridare al miracolo; non ne abbiamo visti molti di combattimenti ma, da quei pochi mostrati, il regista Shuuhei Yabuta ha dimostrato di sapersela cavare con le scene d’azione, che risultano dinamiche e chiare.

Inutile dire che, ovviamente, anche per questa serie Wit Studio non ha rinunciato alla CGI, e quando c’è si nota chiaramente, ma almeno risulta ben dosata senza dare troppo fastidio.

Musiche nella media; sinceramente non ho trovato delle OST particolarmente memorabili, almeno per il momento. Vorrei, tuttavia, sottolineare la bellezza dell’opening, che è diventata fin dal primo ascolto la mia preferita della stagione. Seriamente, mi è piaciuta a a tal punto da ritrovarmi ad ascoltarla ogni giorno.

CONCLUSIONE

Vinland Saga non è solo una serie meritevole, ma una che potrebbe davvero lasciare il segno. Si prospetta una storia cruda, matura e molto drammatica; un viaggio epico fra odio, combattimenti e morte, il tutto con una suggestiva ambientazione vichinga ben riprodotta a fare da sfondo.

Ogni episodio mi ha tenuto incollato allo schermo, e la voglia di vederne altri è encomiabile. Perfino io, che non ho mai amato né i vichinghi né le loro storie, sono impaziente di immergermi in questa serie fantastica.

Concludo quest’articolo, quindi, invitandovi a seguire il viaggio di Thorfinn con grande interesse, che premette di offrire epicità e una qualità sempre crescente.

Alla prossima!

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