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Approfondimento Tech

Neuralink: quando l’uomo si unisce all’intelligenza artificiale

Neuralink

Neo: Credevo che non fosse reale.
Morpheus: La tua mente lo rende reale.
Neo: Se vieni ucciso in Matrix, muori qui?
Morpheus: Il corpo non sopravvive senza mente.

Così recitavano nel film Matrix. I problemi della mente e della psiche si ripercuotono, inevitabilmente, sul corpo. Ma se invece per una volta considerassimo la questione dall’altro punto di vista? Se fosse quindi la mente a rimediare ai problemi del corpo? Proprio da questa domanda è partita la nuova sfida di Elon Musk.

Neuralink: un chip per il cervello

Elon Musk ha così allargato nuovamente i propri orizzonti e ha da poco presentato Neuralink, un progetto affascinante e per alcuni versi anche inquietante. Senza scendere troppo nei dettagli, si tratta di una tecnologia che permetterebbe di installare nel cervello umano dei gruppi di elettrodi flessibili, più sottili di un capello, in grado di raccogliere i segnali e le informazioni della mente umana per portarli all’esterno. Si andrà così a creare una vera e propria interfaccia cervello-macchina (BMI).

Tradotto nella pratica, questi sensori permetteranno un “potenziamento” del cervello e, soprattutto, potranno rimediare ad eventuali problemi della mente umana. Ambizioso? Molto, quasi fantascientifico. Elon Musk e il suo team, però, sono fiduciosi grazie ai loro test e sperano di poterlo provare sugli esseri umani già per il 2020.

Brain-chip

La svolta nel campo medico

Primo campo d’impiego su cui è stato fatto leva è quello medico: infatti potenzialmente potrebbe essere la soluzione a numerose malattie neurologiche e non solo. Neuralink è di fatto lo strumento per ristabilire il rapporto mente-corpo dove non funziona più. Un paziente affetto da paralisi, ad esempio, sarebbe in grado di comandare con il solo utilizzo del pensiero i vari dispositivi, dallo smartphone agli arti robotici, migliorando drasticamente la qualità della vita. La continua ricerca per aumentare la larghezza di banda – e quindi la quantità di informazioni scambiabili – unita alla possibilità di installare gli elettrodi in varie parti del cervello, apre il mondo a scenari incredibili. Si potrebbero ricreare le immagini nel cervello di un non vedente o andare a gestire sindromi come l’epilessia e il morbo di Parkinson.

Non si tratta più di schiacciare un tasto o di usare un comando vocale. Si diventa un tutt’uno con la macchina, fondendosi e comunicando direttamente con l’intelligenza artificiale, creando così qualcosa di mai visto prima: controllare tutto attraverso il semplice pensiero.

Dove può portarci Neuralink?

Altro motivo che ha portato a questo progetto è qualcosa che preoccupa e sta a cuore a Musk. Lo sviluppo tecnologico continua a crescere esponenzialmente e l’intelligenza artificiale sta prendendo sempre più piede. Il rischio è quello che l’uomo si possa trovare indietro rispetto alla proprie creazioni, fino a rimanerne sopraffatto. Invece di affrontare l’avversario a viso aperto, un’alternativa è unirsi a lui, fondersi e creare una super-intelligenza. Neuralink non dovrebbe essere solo un rimedio a una malattia, ma uno strumento per migliorare le capacità intellettive di una persona con una gestione più diretta dei propri dispositivi. E con quest’ottica, il suo utilizzo si apre a un’infinità di possibilità. Molto simile a quello che succede nella serie TV Chuck, in cui il protagonista diventa una risorsa fondamentale per la CIA grazie al database installato nel suo cervello con cui deve imparare a convivere.

Chuck

Si tratta quindi di un nuovo passo dell’evoluzione, dettato dallo spirito di adattamento rispetto alla direzione presa dal mondo. Il dubbio etico è però lecito: quanto di umano ci sarà ancora in un uomo con un computer nella testa? Un qualcosa con un potenziale così enorme può prendere qualsiasi piega: fin dove è corretto – e ci si può – spingere?

Dipende tutto dall’utilizzo che ne faremo

Abbiamo creato telefoni sempre più intelligenti, case intelligenti, auto intelligenti. La storia ci insegna, però, che spesso non usiamo con intelligenza le nostre scoperte. Più abbiamo qualcosa di grande tra le mani, più è pericoloso. E, citando Einstein, “L’uomo ha inventato la bomba atomica, ma nessun topo al mondo costruirebbe una trappola per topi“. Anche l’invenzione con i migliori presupposti può diventare un’arma a doppio taglio.

Ora sembra essere arrivato il momento in cui abbiamo bisogno di un uomo più smart, ma forse l’uomo deve prima dimostrare di essere già abbastanza intelligente da gestire quello che è in grado di creare.

FONTE: Presentazione Neuralink

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