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WELCOME TO THE NHK: il fascino della solitudine

WELCOME TO THE NHK:

IL FASCINO DELLA SOLITUDINE

 

Questa volta vi parlo di una delle opere più interessanti che ho avuto il piacere di vedere ultimamente. Si tratta di un anime con ormai parecchi anni alle sue spalle, ma che io ho recuperato recentemente: Welcome to the NHK, che nasce come romanzo scritto da Tatsuhiko Takimoto e poi trasposto in anime dallo studio Gonzo.

INTRODUZIONE

Welcome to the NHK è un anime un po’ atipico con un protagonista tutt’altro che importante e reso volutamente irritante dall’autore: Tatsuhiro Sato, ventidue anni, decide di tagliare ogni legame con gli altri e di vivere isolato fra le mura della sua stanza costantemente in disordine. Non ha amici, lavoro o scopo nella sua vita, e si limita a passare le giornate rinchiuso fra quattro mura senza concludere nulla.

Per qualche motivo che non viene approfondito, nonostante alle medie e al liceo fosse un ragazzo abbastanza comune, una paura angosciante del fallimento e del giudizio altrui gli ha fatto perdere ogni interesse nel mondo.

UN PROTAGONISTA ATIPICO…

La trama prende il via quando è ormai qualche anno che Sato vive come un hikikomori ( letteralmente dalle parole hiku “tirare” e komoru “ritirarsi”), e fin da subito notiamo quanto l’autore ci tenga a sottolinearne la miserabilità. Passa le sue giornate nella sua minuscola stanza, giocando al computer, guardando la TV o leggendo, riuscendo a campare solo grazie ad un assegno mensile che i genitori gli recapitano.

Fin da subito lo spettatore è portato a provare una certa pena per lui; ci appare, pigro, distratto, tutti difetti che lo allontanano dall’essere un personaggio modello. Finiamo inevitabilmente per compatirlo, perché lui è il primo a farlo e il primo ad odiare questo suo carattere.

MA TREMENDAMENTE UMANO

Tatsuhiko Sato non è il classico eroe dei battle shonen, né il tipico ragazzo positivo delle commedie romantiche, anzi è un personaggio decisamente negativo; è qualcuno da non imitare, da non prendere ad esempio e da non sostenere, eppure è proprio questa la grande forza del personaggio. Durante la visione non puoi non affezionartici, perché, malgrado le motivazioni con cui si giustifica appaiano solo come un mucchio di patetiche scuse, finisci comunque per volergli bene.

Questo perché lui rappresenta un protagonista a dir poco imperfetto, pieno di lati oscuri e paure, quindi decisamente umano. Tatsuhiko Sato è personaggio in cui è facile rivedersi, perché tutti prima o poi abbiamo provato le sue stesse emozioni; ci rattrista, ci fa pena e in cuor nostro speriamo di non diventare mai come lui, ma finiremo sempre a sperare che gli accada qualcosa di positivo.

Non serve assolutamente essere un hikikomori per immedesimarsi in lui e nella sua storia; è solo un ragazzo incapace di prendere in mano la sua vita, che vive schiacciato dal peso delle sue paure, alle quali non riesce in alcun modo ad opporsi.

Agire, apportare cambiamenti e cercare di migliorarsi, di omologarsi alla società, sono tutti compiti che a noi sembrano normali, ma che lui vede come montagne insuperabili.

UN AIUTO INASPETTATO

La vita del nostro hikikomori amante del fumo (sì, fuma come una ciminiera in ogni episodio) cambia radicalmente dopo l’incontro con Misaki Nakahara, un’eccentrica liceale che irrompe nella sua vita decisa a farne parte, ignorando completamente qualsiasi sua lamentela al riguardo.

Fin da subito capiamo che Misaki è, anche lei, una persona fuori dagli schemi. Per qualche motivo che verrà approfondito solo verso il finale della serie, Misaki insite molto nel diventare amica di Sato; prende a cuore, o almeno così sembra, la disperata situazione in cui lui si trova, e decisa ad aiutarlo lo inserisce nel suo “progetto”.

Sì, esatto, Misaki ha un progetto: porta sempre con sé un quaderno con scritti sopra tutti i passaggi necessari per il suo compimento, e a sua detta sarebbe talmente efficace da riuscire a guarire un hikikomori.

UN PROGETTO UN PO’ GOFFO

Il progetto, che inizialmente appare come qualcosa di miracoloso, si scopre poi essere piuttosto banale e poco efficace: si incontrano tutte le sere alla panchina di un parco e parlano, nient’ altro. Il grande progetto di Misaki Nakahara in grado di guarire un hikikomori non prevede altro che lunghi discorsi fra i due.

Misaki è una ragazza abbastanza ingenua, che si presenta agli occhi di Sato come la sua salvatrice, ma che a noi spettatori appare decisamente non idonea al compito che si è presa. Non può però lasciare indifferente la sua buona volontà; ce la mette tutta per aiutarlo, e i suoi goffi tentativi di capire le emozioni di Sato atteggiandosi a psicologa le danno un aria molto dolce. Pur riconoscendo il suo progetto come fallace, in qualche modo sentiamo che ad aiutare Sato a migliorare non sarà affatto il progetto dui cui tanto si vanta, ma la sua stessa presenza.

LA SOLUZIONE PIÙ SEMPLICE

Contro ogni aspettativa, Misaki offre a Sato proprio ciò di cui aveva bisogno: qualcuno con cui parlare.

I costanti ed evidenti progressi di Sato (passa dal non riuscire a mettere un piede fuori casa, a recarsi in luoghi affollati e chiassosi) si devono solo alla compagnia che lei, testarda fino al midollo, gli fa tutti i giorni.  Lei è lì, pronta ad ascoltarlo ogni sera sulle panchine di quel parco, e tanto gli basta per fare il primo passo avanti.

Il semplice parlare, passare una serata a discutere, prendersi in giro, ridere e scherzare riesce poco a poco a cambiare il protagonista; è curioso il fatto che lei si sia sforzata tanto per pensare ad un progetto così complesso per “guarirlo”, quando la soluzione più semplice era il semplice dialogo. Misaki Nakahara è un altro personaggio che mi ha sorpreso; inizialmente l’inquadriamo come una ragazza fin troppo buona e gentile, che aiuta gli altri in maniera genuina e spontanea, ma si scopre che i motivi per aiutare Sato potrebbero essere più personali del previsto

SI PUÒ SEMPRE MIGLIORARE

Dal non poter neanche uscire di casa, Sato inizia ad interagire sempre di più col mondo al di fuori della sua piccola camera; non riesce mai ad abbandonare del tutto la sua fobia delle persone, ma ci prova con una grinta che aumenta sempre di più ad ogni episodio.

Azioni molto semplici e quotidiane, come andare in una strada affollata ed entrare in un negozio, per un hikikomori sono una vera sfida. Ogni sguardo dei passanti è fonte di ansia per Sato quando cammina per le vie di Tokyo, e ogni secondo in mezzo alla folla lo passa a rimpiangere la sua piccola stanza isolata, l’unico luogo dove si sente veramente al sicuro.

La serie enfatizza molto questa sua paura, e ci sembra quasi di provarla noi sulla nostra pelle. Paradossalmente, pur non approvando il suo atteggiamento, riusciamo a comprenderlo; sono stati talmente abili nella sua caratterizzazione, da farci entrare nella sua mente e vivere come nostra ogni sua paranoia. 

Vedere gradualmente il frutto dei suoi sforzi ci fa decisamente piacere, e senza neanche accorgercene ci ritroviamo a fare il tifo per lui.

LA POSSIBILE CAUSA

Il fenomeno hikikomori mi ha sempre affascinato; mi sono sempre chiesto cosa si potesse provare o pensare restando perennemente rinchiusi con solo internet come finestra sul mondo esterno.

Sopratutto, mi sono sempre chiesto quali possano essere i motivi che spingono qualcuno a fare scelte così drastiche. Personalmente credo di averlo capito: le aspettative altrui. 

Attenzione, lungi da me atteggiarmi a psicologo o a spacciarmi come detentore della verità assoluta; questa non è altro che la mia personalissima opinione a riguardo e ciò che io ritengo essere il fattore più grande che spinge una persona su questa strada.

UN PAESE MOLTO RIGIDO

Il Giappone è un paese molto perfezionista ed estremamente chiuso su molti aspetti come, ad esempio, la corretta vita che un cittadino modello dovrebbe fare fare.

Sia uomini che donne devono rigare dritto a scuola, entrare in una buona università e infine conseguire un buon posto di lavoro. Chi non rispetta queste regole non scritte non troverà mai l’approvazione del giapponese medio e spesso viene rilegato a scarto della società , qualcuno da deridere e compatire.

IL PESO DELLE ASPETTATIVE

Il problema sorge quando qualcuno non sopporta il peso di queste aspettative. Non tutti riescono ad entrare in una buona università e a conseguire una laurea, e non tutti sopportano gli sguardi delusi dei familiari o degli amici dinanzi ad un eventuale fallimento

Tutta questa pressione sociale caricata sulle spalle di ragazzi spesso giovanissimi non può non mietere delle vittime: alcuni decidono semplicemente di farla finita uccidendosi, altri si rinchiudono completamente in un mondo di fantasia, rifiutandosi categoricamente di vivere in quello reale, e quest’ultima è una caratteristica di molti hikikomori.

Ho sempre considerato questo uno dei lati più negativi del Giappone, dove abitano persone che non capiscono la differenza fra spronare e sovraccaricare.

SOLO CHI LO VIVE PUÒ COMPRENDERE

Il fenomeno hikikomori non è estraneo ad altri paesi al di fuori del Giappone; perfino nella nostra amata Italia essi sono in costante aumento e non hanno pressoché nessuna differenza da quelli giapponesi.

E su quest’argomento vorrei dire la mia: io non posso capire il dolore che una persona possa provare e il senso di impotenza che può generare non avere la forza di gestire la propria vita, perché sostengo che solo chi ci passa sia in grado di farlo. Tuttavia, sono fermamente convinto che, per quanto sia orribile e sbagliato, isolarsi dal mondo sia la peggiore delle scelte.

Per quanto uno possa odiarlo e provare ad evitarlo, questo mondo crudele, prima o poi, ti richiama sempre a sé, e non potrai fare a meno di affrontarlo.

Non ho però la presunzione di ergermi a giudice e dire agli altri come vivere la propria vita. Per quanto io possa disapprovare un certo tipo di atteggiamento, non sono nessuno per giudicare chi la pensa diversamente.

IL FASCINO DELLA SOLITUDINE

La solitudine è un concetto che trovo molto interessante, perché neanche io sono immune al suo fascino. Di periodi brutti ne ho passati, e più volte ho sentito il bisogno di rinchiudermi da qualche parte dove nessuno mai avrebbe potuto trovarmi e rimanerci per sempre.

Poter vivere senza dover rispondere delle proprie azioni e magari giustificarle qualora non condivise dalla massa risulta piuttosto allettante, sopratutto per un ragazzo nel pieno della sua adolescenza (non a caso, la maggior parte degli hikikomori tendono ad essere dei giovani che vanno dai tredici ai diciotto anni).

UNA SCAPPATOIA

Io adoro gli anime e i manga, perché sono cose che mi permettono di usufruire dell’immaginazione come meglio posso. Questo mondo è noioso, terribilmente noioso. Siamo circondati da gente meschina che qualche volta odieremo, e non è strano che la possibilità di evitarlo venga presa in considerazione.

Gli anime per me rappresentano proprio ciò: una possibilità per fuggire dalla realtà. L’animazione ci ha regalato mondi decisamente più interessanti del nostro, ed è bello, almeno con l’immaginazione, poterli vivere e rifugiarvisi quando se ne sente il bisogno.

Ma, per quanto orribile e spaventoso, non possiamo ignorare, non per sempre almeno, il fatto che noi viviamo nel mondo reale. Se ignorassimo questo fatto e restassimo isolati, rinchiusi in una bolla di sapone che crediamo ci protegga da tutti i mali, quando arriverà il momento non sapremo reagire e ne pagheremo le conseguenze.

UN’ OPERA DA VEDERE

Welcome to the NHK è una serie straordinaria, che mi ha aperto gli occhi su molte cose, oltre a farmi comprendere meglio un fenomeno tanto grave quanto affascinante come quello degli hikikomori.

L’anime è a dir poco mediocre dal punto di vista tecnico: alcuni episodi hanno fra i disegni peggiori che io abbia mai visto e delle animazioni molto legnose, ma ci si fa l’abitudine, perché la bellezza della storia riesce a compensare questo difetto.

La regia svolge il suo lavoro decentemente; non è eccelsa, ma neanche particolarmente scabrosa.

Il grande punto di forza di quest’anime, nonché motivo principale per cui andrebbe guardato, è la sua trama profonda e ben scritta, che fornisce numerosi spunti di riflessione interessanti. Inoltre, un protagonista decisamente azzeccato in cui e facile immedesimarsi rende il tutto ancora migliore.

CONCLUSIONE

Questa splendida serie rimarrà per sempre nel mio cuore, così come i suoi personaggi; non è perfetta, né un’opera fra le migliori, ma riesce in modo suo ad essere speciale.

Invito chiunque abbia letto questo articolo a correre a vederla in caso non l’avesse già fatto, perché non avete idea di quanto meriti.

Ho voluto raccontarvi pochissimo della storia e delle vicende proprio perché vorrei che siate voi a godervela e a trarne le vostre conclusioni dopo la visione.

Alla prossima!

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