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Bloodstained: Ritual Of The Night, la recensione: l’Igavania definitivo?

Seguiteci nella recensione di Bloodstained: Ritual Of The Night, l’ultima fatica di Koji Igarashi

Nel 1997 Castlevania ed i suoi fan vengono scossi dall’ultima iterazione della serie: “Symphony Of The Night“. Mutuando caratteristiche da The Legend of Zelda e Metroid, il titolo dedicato all’etereo Alucard va a rompere il tradizionale e semplicistico susseguirsi dei livelli proponendo un mondo a mappe interconnesse ricche di svariati segreti. Nasce così il sottogenere dei Metroidvania. Alla formula già scelta da Super Metroid, però, si preferisce per il titolo un’ulteriore ibridazione con elementi jrpg. La serie va avanti e qualcuno inizia ad adottare una nuova nomenclatura: questi action/platformer-rpg in 2D, con percorsi sbloccabili grazie a power-up permanenti, diventano degli “Igavania“. L’origine del termine si rifà, manco a dirlo, a Koji Igarashi, co-director e sceneggiatore di Symphony of the Night, nonché producer di larga parte delle successive iterazioni della serie. Nel 2014 lo storico sviluppatore mette fine al rapporto che lo lega a Konami. Dalla rottura, Iga fonda ArtPlay e, appena l’anno successivo, è tempo per la neonata software-house di concedere un sogno a tantissimi videogiocatori: lo sviluppo di un seguito spirituale del capostipite del genere; quel Symphony of the Night che tanto aveva scosso il medium alla fine degli anni ’90. Il progetto si sposta su kickstarter, senza molte pretese. Mezzo milione richiesto e 5,5 milioni di dollari ottenuti dopo, il risultato di quella campagna è Bloodstained: Ritual Of The Night, disponibile dal 18 giugno su PC, PlayStation 4 ed Xbox One, e dal 25 giugno su Nintendo Switch.

Tra misticismo e progresso

Il titolo sceneggiato da Iga si rifà totalmente agli stilemi tipici della saga d’ispirazione: abbiamo un’Inghilterra del secolo XIX in cui la tecnica sta prendendo il posto del misticismo. La rivoluzione industriale è ormai in atto e in tanti si allontanano dal mondo dell’occulto per dedicarsi ad uno stile di vita più pragmatico. Preoccupata per la piega degli eventi, la gilda degli alchimisti è pronta ad un estremo sacrificio: è intenzionata ad evocare i demoni sulla terra; tutto ciò al solo scopo di dimostrare l’erroneità di abbandonare la spiritualità in favore dei beni materiali. Come? Attraverso l’esposizione di un gruppo di orfani (Shardbinders) al potere di particolari cristalli (Shards) e ad un arcano rituale inverso, elaborato dagli scritti del Liber Loagaeth.

La storia narrata dal titolo comincia dopo dieci anni da questo antefatto e ci mette nei panni di Miriam, uno degli Shardbinders superstiti all’atroce rituale,  risvegliatasi da un lungo sonno che le ha risparmiato il rituale stesso. La nostra protagonista dovrà confrontarsi con l’altro superstite, Gebel, deciso invece a vendicarsi sul mondo per gli esperimenti subiti una decade prima. Con l’aiuto dell’alchimista pentito Johannes e della procace esorcista Dominique, Miriam dovrà addentrarsi all’interno del castello evocato da Gebel ed eviscerarne il male a suon di botte! Nonostante l’ottimo incipit, Bloodstained non brilla dal punto di vista narrativo, né si sforza di dare ai personaggi più di una sfaccettatura. Il tutto, però, funziona e resta in piedi fino all’ultimo secondo di gioco. La formula viene anche condita da un paio di plot-twist che, per quanto telefonati, risultano gradevoli e d’impatto.

Bloodstained: Symphony Of The Sorrow

Bloodstained: Ritual Of The Night risplende di luce fortissima ed innegabile, invece, in tutto ciò che attenga al gameplay. Sembra di avere tra le mani l’anello di congiunzione tra Sympony Of The Night ed Aria Of Sorrow. Quello confezionato da ArtPlay è un titolo di pregevolissima fattura, composto da mappe con innumerevoli stanze e corridoi, porte sbloccabili da chiavi e ostacoli insormontabili senza l’item o il potere dedicato. Giocoforza, questo tipo di struttura interconnessa non può che basarsi sul backtracking delle zone già visitate; opportunità ghiotta anche per grindare qualche nemico in più, in cerca di esperienza e loot. La progressione ruolistica resta identica a quella degli altri Igavania; ciò in cui differisce è un moderno sistema di crafting; potremo infatti costruire di tutto grazie ai drop dei nemici: dalle armi agli equipaggiamenti, sino a cibi succulenti con cui ottenere HP in battaglia e power-up permanenti alle statistiche. La punta di diamante della produzione resta il combat-system, il quale permette di percepire maggiormente le Castlevania-vibes di cui l’opera è permeata.

Bloodstained

Il sitema di magie è preso di peso dai Soulsets di Aria of Sorrow, grazie alla possibilità di assorbire, con un tasso casuale, l’abilità dei nemici a ogni uccisione. Tali Shards saranno equipaggiabili e differenziati da diverse colorazioni: si va da quelli squisitamente offensivi a quelli prettamente difensivi; da quelli utili all’esplorazione a quelli con buff passivi alle statistiche; da quelli che evocano temporaneamente un nemico a supporto a quelli che ci permettono di avere un vero e proprio famiglio. Anche i frammenti saranno potenziabili, in sede di crafting, con le stesse modalità di tutto l’equipaggiamento legato al loot. A ciò si aggiunge una tonnellata di armi tra quelle di mischia e quelle dalla distanza, con la possibilità di eseguire tecniche avanzate ereditate dai picchiaduro. Vi è, infine, un’opzione per costruire pre-sets personalizzati da interscambiare in qualsiasi momento, a patto di trovare nella mappa particolari frammenti che sbloccano gli slot dedicati.

Questo building così appagante inciampa, però, in un elemento di non trascurabile conto: il bilanciamento. Se all’inizio della campagna in difficoltà “normal” vi ritroverete ad avere un buon livello di sfida, col progredire della stessa tutto andrà a farsi benedire (la vostra Miriam diventerà letteralmente una forza della natura, sappiatelo). A ciò aggiungiamo che, nonostante l’infinita varietà delle build, molte risultano palesemente più efficaci di altre e, di conseguenza, l’utenza viene canalizzata verso poche armi e una quindicina di Shards tra quelli disponibili.  Non si tratta di difetti marcati, nulla che rovini l’esperienza; anzi, bisogna entrare nell’ottica che il divertimento offerto dal titolo non sia da ricercarsi nella sfida, quanto più nell’utilizzare build diverse, in situazioni diverse, e provare un enorme senso di potenza nel farlo.

Bloodstained

Bloodstained è inoltre un easter-egg in movimento: non di rado vi ritroverete davanti ad una citazione, soprattutto da altri Vania, sia sotto il profilo estetico che sotto quello ludico. Un esempio su tutti per entrambe le categorie: nel primo caso avremo una delle questlines secondarie (purtroppo tutte ripetitive e basilari) in cui dovremo vendicare la memoria di una serie di personaggi che, casualmente, avranno i nomi di tanti dei protagonisti della serie di Castlevania. Nel secondo caso, la protagonista potrà effettuare un backstep con la pressione di un tasto ma, con una combinazione di tasti, ed esattamente come accadeva per Alucard, le sarà possibile eseguire una serie infinita di backstep-cancel per esplorare le mappe più rapidamente.

Più di un basso, ma picchi altissimi

Tecnicamente, Artplay è dovuta scendere a compromessi. Bloodstained: Ritual Of The Night è un titolo appena passabile nel comparto grafico: le textures sono povere, i modelli poligonali abbozzati, il lighting impreciso ed il comparto animazioni legnoso. La scelta del 2.5D, alla luce di queste lacune, ci è sembrata azzardata; magari un reale 2D, alla “Hollow Knight”, avrebbe reso meglio le intenzioni degli sviluppatori. L’enorme bontà del prodotto non viene inficiata da queste mancanze tecniche ed estetiche ma, senz’altro, e nonostante l’enorme lavoro fatto dal team di sviluppo rispetto alle prime apparizioni pubbliche del titolo, si tratta di una realizzazione ad oggi semplicemente sufficiente. Nella versione PC in nostro possesso, se non altro, il frame rate risulta stabile intorno ai 60 FPS. Parlando di estetica, da segnalare la personalizzazione della nostra protagonista, la quale potrà essere modificata sia nel look che nel vestiario presso un particolare NPC. I tagli di capelli hanno la stessa valenza di collezionabili e vanno ricercati nella mappa o ottenuti dall’abbattimento di specifici nemici

Qualità altissima, invece, per il comparto sonoro e la OST. Si tratta dell’ultimo lavoro di Michiru Yamane, già compositrice per l’ipercitata serie di Castlevania. Vi diciamo che, da sola, merita il prezzo del biglietto: si parla di pezzi che entrano subito in testa, tarati per ogni area ed occasione. Una scelta dei brani originali semplicemente perfetta. Nota a margine legata al doppiaggio: David Hayter, alias Solid Snake, ha preso parte alla produzione nei panni del personaggio di Zangetsu; vi è inoltre una grossa chicca legata a Robert Belgrade. Se non sapete di chi si stiamo parlando, beh, non cercatelo e lasciate la sorpresa alle vostre orecchie da videogiocatori.

In conclusione…

Artplay non ha sviluppato un videogioco ma ha creato una piccola, meravigliosa, macchina del tempo! Bloodstained: Ritual Of The Night condensa in sé tutta la tradizione sviluppatasi da Symphony Of The Night in poi. Vero, ha un po’ troppe sbavature tecniche. Certo, è un titolo piuttosto sbilanciato. Sicuro, non si tratta del prodotto più innovativo di sempre; ma vale la pena chiedersi “cos’è che i fan chiedevano a Koji Igarashi dal 2015?” Le promesse fatte da Iga in sede di Kickstarter sono state mantenute; e badate bene che non è scontato quando si parla di sviluppo in crowdfunding! Il successore spirtuale degli Igavania è tra noi ed è solo a causa di troppe (per quanto lievi) lacune oggettive che si ferma alle soglie dell’assoluta eccellenza. In un’ottica diversa: se queste sono le premesse per dare vita ad una Bloodstained saga, c’è solo da gioire e rendere grazie.

PRO

– Riprende lo spirito degli Igavania e lo rielabora in maniera unica;

– Presenta un Combat-System eccezionale, con possibilità infinite e chicche vecchia scuola;

– Ha una colonna sonora semplicemente perfetta;

CONTRO

– Non offre un gran livello di sfida in “normal”;

– Grafica ed animazioni solo sufficienti;

– Non è stabilissimo nelle versioni Console;

 

Voto: 8.3

 

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Angelo Basilicata

Gamer dall'età di 12 anni, cultore (o meglio "cultista") di Hidetaka Miyazaki dal 2009. vive la passione per i Vg da completista ed è un ragazzo semplice: mangia, gioca, ama