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Anime & Manga Approfondimento

One Punch Man 2: Commento episodio 10

Puoi essere l’eroe più forte del mondo e sconfiggere chi vuoi, ma nel crudele mondo dei videogiochi tutto questo non serve a nulla. Questa è la dura premessa con cui si apre l’episodio, e grazie ad essa possiamo comprendere che i nostri personaggi non hanno molto da fare.

Già nell’episodio precedente le acque sembravano iniziare a calmarsi, e questa settimana la serie continua su quel filone. Ovviamente, però, il pericolo è tutt’altro che scampato. Certo, le fazioni sono momentaneamente in ritiro, ma questo è soltanto il classico momento di calma che precede la tempesta. Un utile e doveroso momento di pausa che entrambe le fazioni utilizzeranno per pianificare il da farsi. Ed è proprio questo il bello. Il dilemma che l’Associazione degli Eroi dovrà affrontare spingerà i vari membri a rivelare la loro natura, e non nascondo d’esser parecchio interessato a questo aspetto. L’azione c’è, ma in minor quantità. E sapete cosa? Molto meglio così.

Le falle tecniche dell’anime sono ormai alla luce del sole, e poter contare con un numero inferiore di scene d’azione da animare ha sicuramente contribuito a renderle meno evidenti. E non solo questo, ovviamente. Dover animare meno scene permette allo staff di gestire meglio le proprie energie, e il risultato mi sembra evidente. Nell’episodio c’è praticamente un solo combattimento, però per lo meno è meglio riuscito rispetto a molti altri. Kenichiro Aoki enfatizza l’impeto di Garō attraverso delle linee spesse e delle ombre ben marcate, e lo scatto successivo viene seguito da una telecamera che, addentrandosi nello spazio insieme al personaggio, riesce a rendere la sequenza d’azione chiara ed efficace. D’altro lato i riflessi sull’armatura di Genos e le texture in CG stonano un po’, però ormai ci si fa l’abitudine.

Ma nel mezzo di un episodio poco frenetico il ritorno di Garō non può che risaltare ancora di più. Ormai la sua è una presenza davvero importante all’interno della serie, e non è di certo un caso. Questa volta non lo vedremo brillare però, anzi. Recentemente è toccato a Suiryu, e questa volta è proprio Garō a dover fare i conti con la sua debolezza. Ripensandoci, del resto, all’interno della serie i presuntuosi come loro non sono mai durati troppo. Lo scontro con Mastino Man si è rivelato davvero ostico per il personaggio, e il villain si vede costretto a fuggire per riposarsi. O per lo meno questo era il suo piano. Ma gli eroi la pensano diversamente.

Ciò che più sorprende di Garō è quanto sia diverso dagli altri cattivi, e anche dai buoni. One Punch Man 2 è una storia che ha finora descritto il mondo in bianco e nero. I buoni sono tali perché così devono essere e i cattivi lo stesso. Questo tipo di visione polarizzata permette di distinguere chiaramente il bene dal male, e Garō rompe in modo violento questo concetto. La sua è una presenza estremamente funzionale al contesto narrativo, e non è un caso che sia proprio nei momenti che lo riguardano che questa seconda stagione è riuscita a trovare i suoi picchi più alti, se vogliamo davvero definirli tali.

Perché si, in fondo Garō è un essere umano…per quanto lui stesso odi ammetterlo. Ed è umano in ogni atteggiamento che assume, in ogni piccola azione che compie. I suoi gestacci…la sua spavalderia, tutte caratteristiche che dimostrano un’umanità dalla quale non si è separato. Ma il personaggio non è soltanto un agglomerato presunzione e arroganza. Osservarlo difendere il ragazzino nella capanna è commovente, ma ciò che più desta l’attenzione e il modo in cui cerca di nascondere tale atteggiamento. Ed è proprio perché vicino a noi più di tutti gli altri che è in grado di connettere con lo spettatore. È soltanto per questo che possiamo dichiarare con fierezza d’aver tifato per lui questa volta. Il cerchio è concluso, siamo stati contagiati. Tutto d’un tratto, senza alcun preavviso, ci ritroviamo a desiderare la morte degli eroi.

L’associazione dei Mostri ha fatto finalmente la sua scherzosa dichiarazione di guerra, ed è quindi il momento per l’umanità di determinare la sua prossima mossa. L’etica professionale degli eroi vorrebbe vederli agire cautamente per salvare l’ostaggio, eppure le priorità sono altre. Il valore del ragazzino da salvare non sta tanto nel semplice fatto che è un essere umano in pericolo, bensì nel potere della sua famiglia. Questa sorta di doppia morale dei piani alti è più che nota, e in un certo senso non ci permette di distinguerli chiaramente dai villain. Entrambe rappresentano di fatto la massima espressioni di valori opposti, eppure è interessante notare come entrambe siano corrotte e instabili. Il conflitto d’interessi interno crea discordia tra i membri, e la poca comunicazione tra di essi non fa che peggiorare la situazione.

Ma il tempo per le chiacchiere è terminato e il contrattacco dell’Associazione degli Eroi sembra ormai imminente. Mancano soltanto due episodi alla fine della serie, e sono pronto a scommettere che saranno ricchi d’azione. Non ci resta, quindi, che sperare quantomeno in dei combattimenti visivamente soddisfacenti.


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Matteo Mellino

Matteo Mellino, sul web Mr. Gozaemon.
Tormenta continuamente amici e familiari parlando dell'argomento che più lo affascina e al quale dedica tutto il suo tempo libero: l'animazione giapponese.
Più pigro di Spike, testardo quanto Naruto ma sempre positivo come Gon.