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Trover Saves the Universe, la recensione: follia Rick&Mortyana in VR

Ecco a voi la nostra recensione di Trover Saves the Universe

Rick & Morty è una delle serie animate, se non LA serie animata, più di successo degli ultimi anni. Ambientata in un delirante setting fantascientifico, lo show trova la sua forza nella sua folle sceneggiatura e nei suoi assurdi dialoghi, scritti in maniera geniale dai due autori: Dan Harmon e Justin Roiland. Proprio quest’ultimo ha messo a disposizione la sua penna al servizio di Squanch Games per creare e sceneggiare Trover Saves the Universe, titolo piuttosto particolare e sui generis con un massiccio supporto alla realtà virtuale disponibile su PlayStation 4 e PC. Abbiamo avuto l’opportunità di provare a fondo questa piccola perla, e siamo finalmente pronti a dirvi cosa ne pensiamo. Vi diciamo sin da subito però che se non amate l’umorismo nero con spruzzate di no sense sci-fi e le più becere volgarità tipiche di Rick & Morty, sarebbe meglio per voi lasciare questo interessantissimo gioco sullo scaffale; al contrario, se amate l’umorismo visto nella serie animata, dovreste acquistare Trover Saves the Universe prima di subito.

Delirio sci-fi

Le premesse narrative che danno vita a Trover Saves the Universe sono totalmente fuori di testa, e si innestano alla perfezione in quel tipo di umorismo no sense fantascientifico di cui abbiamo parlato in precedenza. L’avventura comincia presentandoci Glurkon, un bizzarro e malvagio alieno che ha acquisito immenso potere dopo aver rapito i due cani del protagonista ed esserseli infilati nei bulbi oculari; successivamente a questo strano power up, Glurkon comincerà ad invadere un gran numero di pianeti, lasciando dietro di sè una scia di morte e distruzione. L’attenzione si sposta poi sul protagonista, un alieno appartenente alla razza dei Chairorpian, esseri che per legge non hanno il permesso di camminare e che di conseguenza sono obbligati a restare con il sedere saldo alla loro fida poltrona. La tranquilla vita del Chairorpian, orfano dei suoi due cani, verrà sconvolta dall’arrivo del bizzarro Trover, uno strano omuncolo viola che ha due neonati al posto dei bulbi oculari, che si lascerà controllare dal protagonista per porre fine alla minaccia ed alle smanie di distruzione di Glurkon. Partendo da queste assurde premesse, Trover Saves the Universe racconterà una storia divertentissima, ben realizzata, che saprà far ridere di gusto il giocatore in più di un’occasione grazie a delle trovate assolutamente geniali. Ogni dialogo è scritto in pieno stile Roilandiano, ed ogni personaggio, sia primario sia secondario, vi farà innamorare delle capacità di scrittura dell’autore e di Trover Saves the Universe nella sua interezza. Ogni battuta infatti delineerà alla perfezione il carattere dei tanti bizzarri esseri che vi si pareranno davanti durante il vostro cammino, dimostrando in ogni istante l’egregio lavoro svolto da Roiland e le sue enormi capacità di scrittura. Tuttavia, dobbiamo ammettere che avvicinandosi al finale la sceneggiatura comincia un po’ a scricchiolare, subendo un notevole calo; tale circostanza, per quanto non giustificabile, potrebbe essere spiegata dal fatto che l’autore è abituato a condensare dialoghi e narrativa in tempi, quelli televisivi, sicuramente più ristretti di quelli visti nel titolo Squanch Games. Nonostante quest’incertezza però, possiamo assicurarvi che Trover Saves the Universe ha un comparto narrativo da promuovere a pieni voti, grazie a dialoghi sempre sorprendenti e ricchi di quell’humor nero e di quel no-sense che ha fatto innamorare di Rick & Morty milioni e milioni di spettatori.

Gameplay già visto, ma con qualche novità

Prima di analizzare il gameplay di Trover Saves the Universe è necessaria una doverosa premessa: il titolo è giocabile sia con indosso una periferica per la realtà virtuale, sia con un metodo di fruizione più classico che tuttavia ci è sembrato molto poco riuscito, e che consideriamo più come una gradita aggiunta da parte degli sviluppatori che hanno dato la possibilità a chiunque di godere del loro prodotto. Tuttavia in questa recensione ci riferiremo unicamente alla prova effettuata in realtà virtuale, essendo questa la vera modalità di gioco pensata dagli sviluppatori. Detto ciò, possiamo affermare che il gameplay di Trover Saves the Universe sia stato pesantemente ispirato a titoli VR come l’ottimo Astro Bot: Rescue Mission e Moss, infarcito con alcune aggiunte non banali ed assolutamente gradite. Come già anticipato in precedenza infatti, vivremo l’intera avventura dal punto di vista dell’immobile Chairorpian, che, ancorato alla sua poltrona, controllerà i movimenti di Trover tramite un pad (nel nostro caso, un DualShock 4). Tuttavia, anche il protagonista potrà ed anzi, dovrà, muoversi all’interno dello scenario per non perdere di vista l’umanoide viola; ciò avverrà tramite un simpatico sistema di teletrasporto, utilizzabile dopo aver posizionato Trover su una delle piattaforme adibite a tale feature.

I vari pianeti esplorabili ci metteranno davanti ad alcuni, semplicissimi enigmi ambientali, a sezioni di platforming ed a scontri in cui dovremo annientare, grazie ad una spada laser che Trover ha in dotazione, i vari cloni di Glurkon che stanno infestando l’universo. In ognuno dei pianeti esplorabili inoltre sarà possibile acquisire dei potenziamenti sia per Trover, che doneranno allo strano alieno nuove abilità utili all’esplorazione completa dei livelli, sia per il Chairorpian, che potrà potenziare il motore in dotazione alla sua poltrona; è proprio questa feature che fa differenziare Trover Saves the Universe dai due titoli menzionati in precedenza. Se in Astro Bot ed in Moss infatti la telecamera si spostava di pari passo con il protagonista in maniera automatica, nel titolo Squanch Games bisognerà giocare con la prospettiva del Chairorpian per tenere sempre d’occhio la situazione a schermo e per recuperare i tanti collezionabili sparsi per i livelli. La visuale del protagonista è infatti controllabile liberamente, così come, tramite un simpatico espediente, è possibile controllare l’altezza della stessa; la possibilità di controllare la telecamera a 360 gradi offre spunti di gameplay molto interessanti, rendendo inoltre il giocatore parte attiva del titolo ed eliminando il distacco che si sarebbe potuto creare nel caso in cui gli sviluppatori avessero deciso di rendere Trover l’unico personaggio effettivamente manovrabile. Da rivedere invece la meccanica riguardante gli scontri; se infatti questi all’inizio risultano ben cadenzati e mai noiosi, con l’andare avanti della trama questi divengono piuttosto noiosi e ripetitivi, utilizzati quasi come mero riempitivo per allungare un po’ la durata dell’avventura. Ottima invece l’implementazione dei collezionabili; questi infatti sono perlopiù i cosiddetti “green babies”, piccoli neonati alieni che Trover utilizza come una vera e propria sostanza stupefacente, utili ad aumentare la barra della salute dell’omuncolo viola.

Trover Saves the Universe

Follia coloratissima 

Passando ad analizzare il lato tecnico invece, non possiamo non complimentarci con i ragazzi di Squanch Games e con Justin Roiland per il lavoro svolto su questo titolo. La grafica cartoonesca infatti maschera in maniera sostanziosa tutti i limiti tecnici del PlayStation VR, offrendo degli scenari colorati, vivi, splendidamente realizzati e parecchio ispirati. Anche i personaggi, dal design praticamente identico a quelli visti in Rick & Morty, sono realizzati e caratterizzati in maniera folle, particolare ed attenta. Ottimo anche il doppiaggio, totalmente in inglese; purtroppo, le tantissime e velocissime linee di dialogo non permettono ai meno anglofoni di godersi a pieno tutte le battute presenti nel gioco, nonostante vi sia la presenza di sottotitoli in italiano di buona fattura. Da segnalare, data la natura del titolo, la totale assenza di motion sickness.

Trover Saves the Universe

In conclusione..

In conclusione dunque Trover Saves the Universe è un ottimo titolo VR; scanzonato, esageratamente divertente, ispirato, politicamente scorretto ed infarcito da una dose esagerata di volgarità e black humor. Il gameplay, nonostante sappia di già visto, riesce comunque ad offrire un’ottima dose di divertimento al giocatore, grazie anche e soprattutto alla trovata del Chairorpian, che dona un discreto senso di immersività non presente in altri titoli simili a questo. Peccato per la qualità degli scontri all’arma bianca, davvero troppo noiosi, e per il calo della sceneggiatura sul finale. Senza queste criticità, il titolo Squanch Games sarebbe entrato di diritto nell’Olimpo dei migliori giochi VR; così invece resta solo un ottimo gioco, con spunti di gameplay interessanti, che tutti i fan di Rick & Morty ameranno alla follia.

 

VOTO: 7.8

 

 

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Carlo D'Alise

Videogiocatore dagli indimenticabili tempi dello SNES. Praticante avvocato nel tempo libero, appassionato in particolare di Action, Soulslike ed RPG, ma in generale del videogioco in (quasi) tutte le sue declinazioni. Sono ad un panino dall'obesità.