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One Punch Man 2: Commento episodio 9

Dopo ben due settimane dall’ultimo episodio uscito, One Punch Man 2 torna nelle nostre case pronto a proseguire la sua storia. Questa ulteriore settimana d’attesa sembrava proporre un clima di impazienza negli spettatori, eppure tutto sommato la sua assenza non è stata troppo pesante. Una situazione completamente diversa dal periodo del simulcast della prima stagione, dove il tempo che separava il rilascio di un episodio dall’altro sembrava interminabile.

Ma come ha impiegato J.C. Staff questo tempo? Sarebbe bello saperlo, ma quel che è certo è che non l’ha dedicato a questo nono episodio. Alcuni si sono infatti dichiarati delusi perché la qualità dell’episodio era la stessa “nonostante lo studio avesse avuto più tempo per lavorarci su”, ma le cose non stanno così. Ignorando il fatto che non possiamo sapere a che punto si trovi lo studio, la realizzazione di un episodio animato di 20 minuti – specialmente se ricco d’azione – non avviene di certo in una sola settimana. E per quanto la difficoltà che lo staff sta avendo nel portare avanti la serie sia evidente, lo scenario qui proposto è fin troppo drammatico.

Ma oltre a non esser bastato a migliorare l’episodio sul piano tecnico, questo lungo periodo d’attesa ha sicuramente contribuito ad inasprire ancora di più il ritorno della serie. L’opera di ONE ci ha abituato ad un protagonista che sconfigge ogni suo avversario con un pugno, ma quanto meno nella prima stagione la brillante regia e le interessanti animazioni riuscivano in qualche modo a sopperire alla monotonia degli scontri. La presenza di altri personaggi è quasi obbligatoria per fornire dei combattimenti interessanti, eppure questa volta sono proprio questi ad essere stati tralasciati. Certo, anche il manga salta completamente scontri come quelli tra Saitama e Gōketsu, e tra Garō e Mastino Man, ma non è proprio questa una delle opportunità che un adattamento animato dovrebbe cogliere?

Le scelte narrative adottate non solo rendono la mancanza d’azione di questo episodio più difficile da digerire, ma privano al contempo lo staff dell’opportunità di ampliare la serie a causa della necessità di proseguire con la storia. Il risultato? Un altro episodio che scorre perché deve farlo, che non riesce neanche a comunicare in modo corretto il messaggio dell’opera originale, figuriamoci ad ampliarlo. One Punch Man 2 è un agglomerato di sotto trame che continuano ad intrecciarsi senza però unirsi per davvero, una storia che sembra andare avanti per inerzia.

Saitama

La mancanza d’azione cede spazio ad un clima più comico che però non riesce a colpire nel segno a causa dei soliti problemi che affliggono la serie. La direzione di Sakurai si dimentica di intercalare in modo sapiente i momenti comici a quelli seri, e l’uso poco studiato delle OST non riesce ad enfatizzare correttamente l’atmosfera. Eppure, nonostante il risultato sia abbastanza piatto, la serie ci fornisce quanto meno un’interessante sviluppo dei personaggi.

L’associazione dei mostri continua la sua opera di espansione, e questa volta persino il nostro Sonic finisce con l’accettare le cellule. Il ninja supersonico ha saputo rendersi simpatico durante la serie, e devo ammettere che vederlo cedere alla sua sete di vendetta mi è dispiaciuto. Il personaggio del resto è sempre stato una leva comica interessante, e anche questa volta ci regala una bella dose di risate improvvisandosi chef. Fortunatamente, la sua goffaggine sembra averlo salvato, e una diarrea è sicuramente un prezzo da pagare meno salato rispetto alla perdita della propria umanità.

Dopo essere stato messo in secondo piano per un po’, Saitama torna finalmente sotto i riflettori. Ormai sembra aver stretto un legame importante con King, e il personaggio si dimostra un amico sincero. Ma ciò che più fa strano è sicuramente la confessione di Saitama. Il nostro protagonista del resto non è un uomo di molte parole, e il fatto che si sia aperto con King è davvero interessante. Ma ciò che è ancora più interessante è la risposta di quest’ultimo.

Si dice che leggere ci permette di “vivere” la vita degli altri, e nel suo caso tutti quei manga si sono dimostrati davvero utili!
La capacità del personaggio di immedesimarsi nei panni degli altri è davvero strabiliante, e grazie ad essa riesce ad affrontare la situazione dalla prospettiva perfetta. Se non altro è curioso che sia proprio lui a farlo, un semplice essere umano che si finge eroe. In questo arco narrativo abbiamo visto eroi anche importanti vendersi per diventare più forti, e che sia proprio lui, un finto eroe, a distinguere chiaramente le vere qualità di tale figura è davvero sbalorditivo.

Il suo discorso è brillante, capace di infrangere quella barriera che impediva a Saitama di progredire. E non solo questo, King riesce al contempo a mostrargli la sua ipocrisia e la sua attitudine pessimistica nei confronti della vita. Andare in giro a dare lezioni è facile, ma non possiamo di certo dire lo stesso quando dobbiamo applicarle a noi stessi. Con il suo atteggiamento Saitama finisce per cadere nello stesso errore che ha evidenziato negli altri eroi. Finisce per considerare la forza come il perno principale sul quale basare la sua vita, come unica caratteristica dell’eroe. Si adatta alla becera classificazione degli eroi che tanto disprezza, dimenticandosi di quei valori che invece dovrebbero fare la differenza. Ed effettivamente si, da questo punto di vista Saitama ha ancora parecchia strada da fare. Vederlo quindi riflettere in questo senso è un evento davvero importante. Che il personaggio stia per cambiare?

Ma ciò che è ancora più importante di questa riflessione è il messaggio che ci lascia. Considerare il modo in cui utilizzare al meglio le nostre abilità è un processo che deve tenere in considerazione la possibilità di usarle per gli altri. Cercare di raggiungere la perfezione è una meta impossibile, ma ONE ci dimostra che anche se la raggiungessimo non saremmo affatto felici. L’unico modo che abbiamo per fare davvero qualcosa di importante è metterci a disposizione degli altri, essere utili. In fondo…a cosa ci serve avere tutto il potere del mondo se non sappiamo come usarlo?

Saitama

E pensandoci, Saitama in fondo ha sempre agito per se stesso, mai per gli altri. Al contrario di quello che ci si aspetterebbe da un eroe, è sempre entrato in azione perché infastidito o perché in cerca di adrenalina. Ripristinare la tranquillità nelle città Z va fatto solo per preservare la propria salute mentale, e fare lavoretti utili alla società per scalare la classe C diventa una necessità più che un aiuto sentito. La lotta con Mosquito Girl e Scarabeo Asura è un modo per eliminare fastidi inutili, quella con Boros e Suiryu soltanto un passatempo. Saitama è troppo forte, e probabilmente il pensiero di aiutare gli altri per davvero probabilmente non l’ha mai sfiorato.

Nel frattempo, il nostro wannabe villain sembra non essere in grado di sconfiggere Mastino Man, e deve quindi iniziare a fare i conti con la sua debolezza. Che la frustrazione lo porti a cambiare idea e ad accettare le cellule? Chi lo sa, ma se succedesse non mi sorprenderei. Per adesso, però, ciò che conta è che il suo approccio alla sconfitta offre un parallelo interessante con Saitama. Evidenziare come Garō si ecciti dinanzi all’evidenza d’avere ancora molta strada da fare mentre Saitama si lamenti d’aver raggiunto il suo limite sarebbe facile, ma non limitiamoci soltanto a quello. Garō di fatto possiede quella voglia di mettersi in gioco che a Saitama manca; è la sua debolezza a farlo sentire vivo. Ed è proprio questo suo approccio che desta l’attenzione del nostro protagonista. Ambire alla forza è sbagliato e Saitama lo sa, eppure possiamo davvero biasimarlo?

In fondo, Garō sta godendo a pieno della sua debolezza, sta provando quel divertimento a cui Saitama ha dovuto rinunciare.


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Matteo Mellino

Matteo Mellino, sul web Mr. Gozaemon.
Tormenta continuamente amici e familiari parlando dell'argomento che più lo affascina e al quale dedica tutto il suo tempo libero: l'animazione giapponese.
Più pigro di Spike, testardo quanto Naruto ma sempre positivo come Gon.