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Home Sweet Home, la recensione: il lato horror della Thailandia

Home Sweet Home

Ecco la nostra recensione di Home Sweet Home!

La Thailandia è un paese ricco di tradizioni e storie sull’orrore che col tempo hanno influenzato e creato delle usanze che tutt’ora vengono praticate nella Terra del sorriso. Prendendo ispirazione proprio da una di queste storie, lo studio Yggdrazil Group, una piccola software house thailandese, ha sviluppato un titolo molto particolare che vede come protagonista Tim, un ragazzo che una mattina si risveglia in una camera da letto non sua, situata in un edificio che non ha mai visto in tutta la sua vita, dove ogni stanza non ha alcuna connessione nè logica nè ambientale con le precedenti. Questo titolo altri non è che Home Sweet Home, arrivato durante lo scorso anno su PC ed il 31 maggio su PlayStation 4 ed Xbox One. Se volete scoprire cosa ne pensiamo, ecco la nostra recensione!

Un horror claustrofobico

Come già anticipato, la parte forse meglio riuscita di Home Sweet Home è quella relativa alla narrativa. Il giovane Tim infatti, svegliatosi in un misterioso edificio mai visto in precedenza, si ritroverà dopo pochi minuti di esplorazione ad affrontare un demone dalle sembianze di una giovane studentessa armata di taglierino, che ha come unico scopo quello di dare lui la caccia ed ucciderlo. I corridoi privi di luce, le ambientazioni tetre e cupe che questo enorme ed inquietante edificio ci offrono, e questo demone dalla forma umanoide rendono chiare sin dalle prime battute del gioco le intenzioni dei ragazzi di Yggdrazil Group. Col proseguire della trama vi sarà  infatti un  continuo crescendo di ansia e terrore che saranno scaturiti dalla continua presenza di questa figura misteriosa ed assetata di sangue che sarà per tutta la durata del titolo una spina nel fianco del povero Tim, per nulla facile da evitare. Trovarci davanti la misteriosa studentessa, le cui intenzioni ed origini vengono chiarite solo verso il finale, significherà andare incontro a morte certa. L’unico modo per far fronte alla follia di questo essere è quello di scappare e nascondersi, dato che affrontarlo a viso aperto risulta una scelta insensata e controproducente. Con l’andare avanti della trama tuttavia, tutti i tasselli di questo misterioso puzzle verranno messi al loro posto, trasformando Home Sweet Home in un indie dalla storia interessante e per nulla banale, molto fedele alla tradizione thailandese, che tuttavia poteva dare di più.

Cosa (non) spaventa quindi?

Una volta completata la storia appare chiaro come la software house autrice di Home Sweet Home abbia in cantiere, dato l’ottimo successo di vendite, l’idea di portare sugli scaffali un seguito del gioco. Tuttavia, i ragazzi di Yggdrazil Group, stando a quanto visto durante la nostra prova, avranno parecchio da lavorare soprattutto riguardo al gameplay. La struttura di quest’ultimo è infatti molto basilare e non offre nulla di innovativo rispetto ad altri titoli appartenenti al filone horror stealth che possiamo attualmente trovare sul mercato, come ad esempio Outlast e SOMA. Home Sweet Home infatti non apporta alcuna novità sostanziale al genere, ed anzi, si limita ad imitare in maniera piuttosto massiccia i due titoli citati in precedenza. Tuttavia, non si poteva chiedere chissà quanto agli sviluppatori, che hanno comunque dovuto lavorare con un budget piuttosto basso. Il gameplay di questo titolo dunque, basato sullo scappare e nascondersi dal demone di turno mentre si risolvono alcuni enigmi, risulta essere parecchio piatto. Gli enigmi presenti all’interno del gioco infatti sono di facilissima risoluzione, risultando più un mero riempitivo che un elemento vero e proprio del gameplay; la loro eccessiva facilità inoltre tende a smorzare anche la tensione che l’atmosfera di Home Sweet Home offre. Altro elemento assolutamente da rivedere è quello relativo all’intelligenza artificiale della nostra studentessa demoniaca, che non riuscirà a vedere il protagonista ogni volta che verrà innescato il prompt che ci permetterà di nasconderci. Anche questo elemento dunque va a pesare sulla tensione del giocatore, che vivrà in maniera più rilassata gli incontri con la mostruosità.

Ma quindi vale l’acquisto?

Anche dal punto di vista tecnico, probabilmente per ragioni sempre legate al budget, Home Sweet Home non riesce a brillare. Nonostante l’ottima direzione artistica infatti il titolo risulta essere particolarmente spoglio a livello grafico, con elementi delle ambientazioni riciclati e realizzati in maniera non perfetta. Dunque, unendo tutti i difetti ed i pregi elencati in precedenza, e considerando anche il fatto che il titolo abbia una durata di sole 3 ore, Home Sweet Home risulta essere un gioco particolarmente contraddittorio, che molto probabilmente potrà fare la gioia degli amanti del genere ma che difficilmente entrerà nel cuore di tutti i videogiocatori vogliosi di provare un’esperienza horror nuova e diversa dalle altre. Pur avendo un’ambientazione tetra,angosciante e claustrofobica, che riprende appieno la storia da cui è tratto, il titolo risulta essere in alcuni punti banale e troppo simile ad altri titoli già presenti sul mercato.

In conclusione

Home Sweet Home è un titolo che parte da ottime premesse, e risulta essere un grande omaggio al folklore thailandese, raccontando una storia cupa, macabra e ricca di tensione. La realizzazione tecnica piuttosto mediocre ed il gameplay poco approfondito tuttavia non rendono giustizia alle ottime premesse menzionate in precedenza, rendendo Home Sweet Home un titolo da acquistare, come già anticipato, solo nel caso in cui siate fortemente appassionati del genere. Sfortunatamente non abbiamo avuto modo di provare la versione VR del titolo, che siamo sicuri renderà questo viaggio un vero e proprio incubo.

VOTO: 5.8

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