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One Punch Man 2: Commento episodio 7

L’arrivo del settimo episodio di One Punch Man 2 ci ha presentato un ennesimo sviluppo alquanto frenetico della narrazione, che è riuscita ad infilare al suo interno un botto di eventi importanti in poco tempo. Lo staff fa di tutto per narrare le vicende il più velocemente possibile, limitandosi a trasporre soltanto i dialoghi e gli avvenimenti strettamente necessari a far progredire la trama. Ed il risultato è, ovviamente, un episodio dove troviamo dei personaggi con i quali risulta davvero difficile legarsi. Semplicemente appaiono, fanno il loro dovere e scompaiono dopo pochi minuti. Ma ciò che più è paradossale è sicuramente il fatto che, nonostante il frettoloso ritmo narrativo, sembrano esser passati un paio di minuti dall’inizio dell’invasione.

Tutti questi avvenimenti, come il breve dialogo tra Imperatorino e Dio Suino o la parte in cui ci viene mostrato per bene il funzionamento del potere di Motile Suit, sono scene tagliate che possono sembrare insignificanti, ma che se tralasciate finiscono col rendere il mondo e i personaggi di One Punch Man meno credibili e poco memorabili.

Qualche riflessione

L’arco del torneo è risultato in fin dei conti parecchio insoddisfacente e l’assenza del carismatico Garō sicuramente non ha giovato affatto. Come ho spesso evidenziato in più occasioni il villain è una boccata d’aria fresca per la serie. Ma credo di parlare a nome di tutti se affermo di non aver digerito bene la sua improvvisa sparizione dai riflettori, specialmente se a sostituirlo c’è un classicissimo villain come Orochi. E potrei fare lo stesso discorso sull’approfondimento dei personaggi che vediamo apparire nel torneo. Abbiamo avuto l’occasione di conoscere a stento i loro nomi, e vederli capitolare così velocemente è davvero deludente. Certo, in fin dei conti sono lì per incentivare la comicità, però onestamente inizio davvero a rimpiangere personaggi come Sonic: tanto profondi quanto esilaranti.

La finta debolezza

Se non altro il settimo episodio è anche quello in cui si arriva finalmente alla finale del torneo – allo scontro tra Saitama e Suiryuu. Non c’è alcun dubbio su chi sarà il vincitore, e di fatto il loro sarà più uno scontro ideologico che fisico. Questa mentalità di considerarsi superiore ed inveire sugli altri non è di certo nuova all’interno della serie e fa piacere vedere Saitama opporvisi di nuovo. In effetti il tema di oggi si scontra violentemente con quello dello scorso episodio, mostrandoci quanto catastrofico sia il pensiero di Suiryuu se estremizzato. Se quindi la scorsa settimana abbiamo compreso l’importante ruolo che la forza fisica possiede all’interno del mondo di One Punch Man, quest’oggi abbiamo osservato tutto ciò che di peggio può accadere quando ci si impone di raggiungerla a tutti i costi.

L’idea secondo cui siano solo i più forti ad avere importanza proietta un immagine di una società elitista in cui non c’è spazio per il miglioramento personale che Saitama ha tanto invogliato in King, né tanto meno per la ricerca di se stessi e del proprio unico ed insostituibile ruolo nel mondo. Certo, gli eroi di classe A, B e C probabilmente non sono forti come quelli di classe S, ma possiamo davvero affermare con certezza che siano completamente inutili? Missioni come aiutare la vecchietta per strada o acciuffare dei banali ladruncoli per strada sono compiti di enorme rilevanza che contribuiscono al benessere della società tutta e soprattutto per i quali non è necessario scomodare i classe S.

Il vero eroe

Ma soprattutto: è davvero la forza a definire un eroe?
Saitama ci ha insegnato che per essere considerati tali ciò che conta è il nostro agire, le nostre intenzioni. Ad essere simbolo di eroismo non è la quantità di nemici giganteschi che riusciamo a sconfiggere, bensì il nostro metterci in gioco; quell’irrefrenabile volontà di mettere a rischio noi stessi per salvare gli altri. Qualità come le intenzioni notevoli, i nobili ideali, l’etica signorile e il senso di giustizia dell’eroe sono ben più importanti della forza fisicia, e sono quelle che ci spingono ad agire. Del resto, a che serve avere tutta questa potenza se non si sa come usarla?

Ambire ad ottenere sempre più forza ed utilizzarla per se stessi non può che farci finire come Haragiri o Suiryuu, entrambi perennemente insoddisfatti della loro condizione. Raggiungere una vetta sempre più alta di potere, e non usarlo nel modo giusto, non può che farci allontanare ancora di più dalla felicità, e Saitama questo lo sa benissimo.

La sconfitta, gelida come una tempesta di neve, penetra dentro di noi mostrandoci l’esistenza di un secondo cammino da percorrere. Il suo sapore, amaro e sconosciuto, esplora la nostra anima, invitandoci gentilmente a cambiare.

 

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Matteo Mellino

Matteo Mellino, sul web Mr. Gozaemon.
Tormenta continuamente amici e familiari parlando dell'argomento che più lo affascina e al quale dedica tutto il suo tempo libero: l'animazione giapponese.
Più pigro di Spike, testardo quanto Naruto ma sempre positivo come Gon.