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“WhatsApp non sarà mai sicuro”, l’accusa di Telegram

Da poco WhatsApp ha rivelato di aver risolto una falla che esponeva gli utenti all’installazione di spyware da remoto attraverso una semplice telefonata (come vi abbiamo spiegato qui). Pavel Durov, creatore di Telegram, ha colto l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa riguardo l’app di Zuckerberg.

WhatsApp vs Telegram: Civil War

Attraverso il suo blog, Durov ha dimostrato di essere tutto tranne che sorpreso dall’ennesimo problema riscontrato per la chat verde, come se fosse una vera e propria abitudine. L’accusa a Whatsapp – ma più in generale anche a Facebook – è quella di aver incluso delle backdoor (ossia dei metodi per aggirare i sistemi di identificazione, rendendo potenzialmente vulnerabile un’applicazione), probabilmente sotto pressioni governative e dell’FBI. Seppure per scopi di sicurezza e anti-terrorismo, l’esistenza delle backdoor espone inevitabilmente l’applicazione a intrusioni criminali. Inoltre Durov vanta il fatto di essere stato disposto a lasciare il proprio paese pur di non dover scendere a simili patti.

“A differenza di Telegram, Whatsapp non è open-source, per cui non c’è possibilità per i security researcher di controllare facilmente la presenza di backdoor nel codice. WhatsApp non solo non pubblica il codice, ma fa l’opposto: volontariamente lo offusca per avere la certezza che nessuno possa studiarlo” afferma Durov.

WhatsApp è davvero interessata alla nostra privacy?

Altro punto critico evidenziato dal fondatore di Telegram, è che WhatsApp non usasse inizialmente la crittografia end-to-end, rendendo i messaggi facilmente accessibili – non solo agli hacker.

Il momento in cui la chat verde ha deciso di abbracciare questa tecnologia per impedire l’accesso di terze parti, però, coincide con la pressione insistita di caricare le chat su cloud. Con un dettaglio: “senza dire agli utenti che, appena caricati, i messaggi non sono più coperti dalla crittografia end-to-end” spiega Durov. Questo farebbe emergere, quindi, la poca trasparenza e il tentativo di sfruttare la privacy dei propri clienti per guadagno personale.
Telegram

La proposta di Telegram

Alla luce di tutti i problemi ricorrenti di WhatsApp, Durov fatica a digerire che sia l’app di messaggistica più utilizzata al mondo. Per contrastare il dominio di Facebook, Telegram propone una politica più onesta, ponendo la privacy dell’utente al primo posto. Si augura così di aprire gli occhi delle persone, invitandole ad abbandonare definitivamente la piattaforma di Zuckerberg.

Per questo motivo, senza molti giri di parole, sul suo blog conclude così:

“L’epoca dell’avidità e dell’ipocrisia finirà, mentre un’era di libertà e privacy comincerà il suo corso. Ed è molto più vicina di quanto sembri.”

FONTE: Telegraph

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