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Anime & Manga Recensione

Kono Oto Tomare: fra i migliori della stagione

KONO OTO TOMARE!

Un’opera molto sottovalutata…

L’attuale stagione primaverile ci ha presentato molti anime di tutto rispetto: seguiti di serie famosissime, proseguimento di alcune della precedente stagione e nuove opere che fin da subito hanno mostrato il loro potenziale. Voglio proprio parlare di una di queste. Una serie, a parer mio, veramente valida, ma di cui pochi stanno fruendo.

Un anime musicale che, per quanto semplice nell’impostazione e nelle tematiche, riesce comunque ad essere di mio gradimento: Kono oto Tomare! Tratto dall’omonimo manga di Amyuu Sakura, narra le vicende del club di koto di un liceo e dei suoi integranti. Il koto è uno strumento a corde tipicamente orientale e dalla forma molto allungata; funziona in maniera simile ad un arpa, seppur sia tenuto disteso al suolo e il suono prodotto sia del tutto differente.

I ragazzi del club, tutti diversi fra di loro, decidono di dedicarsi anima e corpo allo studio di questo affascinante quanto poco conosciuto strumento. Puntano alle nazionali del Giappone, obbiettivo arduo da raggiungere, dato il loro essere dei principianti.

  

 …ma molto valida

Come sicuramente già avrete capito, Kono oto Tomare! non si distingue per la sua storia elaborata; non è difficile trovare decine di serie con una trama simile. Se dovessi, quindi, spiegare il perché mi stia piacendo così tanto, direi per il fascino tremendamente esotico dello strumento e, sopratutto, per i personaggi; non sono particolarmente sfaccettati e sicuramente ne abbiamo già visti di simili in passato, ma riescono comunque ad essere credibili e sensati all’interno della narrazione ( qualcuno di voi potrebbe anche riuscire ad immedesimarsi in loro).

Fra di essi sicuramente spiccano Chika Kudo (teppistello irascibile e violento che decide di avvicinarsi al koto per volere del defunto nonno) e Hozuki Satowa, ragazza che, pur essendo un prodigio, decide di unirsi comunque a un club di dilettanti per motivi abbastanza intuibili.

Devo dire che anche gli altri membri non sono poi così male. Ognuno di loro ha motivi ben chiari per voler suonare il koto: alcuni sono più importanti di altri, ma tutti sensati, e all’inizio pensano di poterci riuscire senza problemi, del tutto ignari della complessità dello strumento e della molta pratica necessaria per padroneggiarlo al meglio.

Ottimo nel suo genere

Malgrado la totale incapacità iniziale (almeno di alcuni di loro) i protagonisti sono molto motivati e credono davvero di poter portare quell’insignificante club sconosciuto di un piccolo liceo in vetta alle nazionali. Sono usciti pochi episodi attualmente, quindi non so che piega prenderà la serie.

Sicuramente seguirà le orme di altre opere dello stesso genere: un obbiettivo importante da raggiungere, l’importanza di crederci fino alla fine supportato dai propri compagni e una buona quantità di drammi adolescenziali a condire il tutto. Questo, però, non è necessariamente un difetto; stiamo parlando di uno slice of life, genere che si fa forte di questi elementi, dove l’importanza assoluta l’hanno sempre avuta i personaggi e le loro storie. Devono essere abbastanza interessanti da farti entrare in sintonia con loro, gioire dei loro successi e rattristarti dei fallimenti. E Kono oto Tomare!, almeno per il momento, riesce in quest’impresa.

La crescita interiore grazie alla musica

Durante la visione non ho potuto fare a meno di emozionarmi molto con la storia di Chika; ripudiato dalla sua famiglia a causa del suo carattere esuberante, inizialmente lo vediamo cedere al dolore, sfogando la sua rabbia nelle risse da strada e acquisendo sempre di più la fama di teppista. Tuttavia, il suo carattere scostante gradualmente si sgretola dinanzi a suo nonno, unica persona a non trattarlo come immondizia e che si prende cura di lui nelle veci del padre.

 

Accudendolo con genuino affetto, l’anziano riesce ad entrare nel suo freddo cuore, trasmettendogli il suo amore per il koto, mostrandogli un’altra via per affrontare i problemi. La musica, e quindi l’arte, può avere un effetto quasi terapeutico e aiutare a sfogare le proprie emozioni. Chika aveva qualcuno che gli voleva bene sul serio proprio al suo fianco, solo che in principio era troppo occupato ad essere arrabbiato col mondo intero per accorgersene.

 

Fuggire dalla realtà

La bella Hozuki è un altro ottimo personaggio; prodigio fin dalla tenera età, è cresciuta sotto i severi insegnamenti della madre, che l’hanno portata col tempo ad isolarsi dal resto del mondo. È cresciuta sola, con solo il Koto e continui rimproveri come compagnia. Nel sesto episodio viene lasciato intendere come, ormai stanca di quella vita, una volta adolescente abbia deciso di andare a vivere da sola in un piccolo appartamento. Da ciò si può dedurre che la motivazione per la quale si è unita al club è proprio la voglia di rivalsa verso il suo discutibile genitore.

Ecco, situazioni simili non sono affatto rare nel paese del Sol Levante. La società giapponese è sempre stata molto esigente verso le nuove generazioni; i giovani devono essere perfetti, studiare sodo, entrare in una buona università, conseguire un buon posto di lavoro, e così via. Molti di loro non riescono a convivere con il peso di simili aspettative sulle spalle, e cercano sempre un modo per isolarsi dalla realtà.

Hozuki è cresciuta con questi insegnamenti. Fin da bambina le è stato inculcato che non si deve mai lamentare, che deve sempre riuscire in tutto e mai osare deludere la famiglia. L’isolamento e l’errata visione della realtà durante la crescita spesso sono consequenziali ad atteggiamenti del genere. Esigere la perfezione dai ragazzi e la via più breve per distruggerli. Tuttavia, entrando nel club, inizia a capire di quanto sia da ingenui pensare di poter fare tutto da soli, di quanto non deve vergognarsi a chiedere aiuto (qualcosa che i giapponesi, così orgogliosi e attaccati alle apparenze tendono spesso a dimenticare).

Mai, secondo me, bisogna dimenticare che, come Chika le dice in un episodio: “se non lo sai fare devi solo dirlo, se non puoi da solo fatti aiutare. Nessuno si arrabbierà con te se chiedi aiuto.” Ognuno dei membri del club contribuisce a creare quest’atmosfera estremamente positiva, dove non si biasimano gli errori e tutti imparano qualcosa l’uno dall’altro.

Aspetti tecnici

Essendo questo un anime musicale, l’audio dovrebbe essere curato a dovere. Ebbene, nonostante le OST in sottofondo durante le scene siano un po’ anonime, la musica durante le esibizioni è davvero magnifica. Non conoscevo assolutamente nulla del koto, e mai in vita mia mi sarei aspettato che il suo suono mi piacesse così tanto. Inizialmente da l’aria di essere oltremodo noioso, ma la serie riesce benissimo a risvegliarti da questa errata convinzione, mostrandoti uno strumento classico tanto complesso quanto affascinante una volta conosciuto.

Quest’anime è talmente ben riuscito sotto questo punto di vista, da avermi spinto a documentarmi sul koto e a cercare delle esibizioni dal vivo; una cosa in cui poche opere riescono. Le uniche cose leggermente sottotono sono la regia e le animazioni sicuramente non eccelse, anche se entrambi gli aspetti migliorano nelle scene in cui i ragazzi suonano: la regia si sofferma spesso sui dettagli, mostrando in primo piano le dita muoversi con eleganza sulle corde del koto (dettaglio che ho apprezzato non poco) e le animazioni diventano visibilmente più fluide e adatte ad una performance.

Conclusione

In generale, Kono Oto Tomare! rimane una serie molto valida. Ho voluto parlarne perché mi dispiace un po’ la poca visibilità da essa ottenuta. Sicuramente un anime musicale molto più valido, come Carol & Tuesday (il quale sono sicuro sarà l’anime della stagione) influisce su questo. Tuttavia, se volete godervi un anime musicale comunque ben fatto, il cui strumento principale è qualcosa di pressochè sconosciuto, allora Kono oto tomare! fa per voi.

 

Non sarà il massimo, ma riesci fin da subito ad entrare in sintonia con i personaggi e a goderti la loro storia. Inoltre, in questi episodi la serie sta disseminando dei dettagli che sembrano condurre ad un’ipotetica storia d’amore fra due dei protagonisti, e lo sta facendo molto bene, in maniera silente ma chiara e senza ricorrere a forzature.
Il mio consiglio è di dargli un’occasione,  in quanto per me è un piccolo gioiellino molto sottovalutato durante questa stagione.

 

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