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Anime & Manga Recensione

Demon Slayer: il nuovo pilastro degli shonen?

DEMON SLAYER

IL NUOVO PILASTRO DEGLI SHONEN?

 

La trasposizione animata del omonimo manga di Kiyoharu Gotouge (accolto molto positivamente sulle pagine di Weekly Shonen Jump) era molto attesa. L’opera cartacea non manca di popolarità, e l’annuncio di un suo adattamento a cura di uno degli studi più rinomati del settore di certo generava ottime premesse.

Molto abile nel uso del CGI egregiamente unita all’animazione tradizionale, lo studio Ufotable (Fate stay night:UWB/Fate:Zero) si è fatto molto ben volere dai fan, che più di una volta hanno lodato la grande qualità grafica delle sue produzioni. E devo ammettere che questa sua ultima fatica non ha affatto deluso le mie aspettative in tal senso; Demon Slayer vanta infatti un apparato tecnico di tutto rispetto. Sono pochissime le volte in cui questo cala, restando sempre su ottimi livelli piuttosto rari da trovare nelle produzioni moderne per la TV.

Tuttavia, devo ammettere che (sebbene mi stia piacendo) la trama è piuttosto semplice (per non dire banale), Non aggiunge nulla di nuovo sul piatto e presenta parecchie similitudini con altre opere dello stesso target.

Episodio 1: Un classico inizio

L’avventura di Tanjirou inizia con una scena di grande dolcezza: in pochi minuti veniamo a conoscenza di ciascun membro della sua famiglia e del rapporto che li lega. Dopo la morte del padre, Tanjirou ha assunto il ruolo della figura paterna per i suoi fratellini minori, prendendosene cura e lavorando sodo con l’intento di non far mancare loro nulla. Ammetto che questa scena (per quanto semplice) mi è piaciuta non poco, sopratutto grazie all’ottima colonna sonora composta da Go Shiina che ne accentua la tenerezza. Non mi stancherò mai di dire che la musica gioca un ruolo chiave nell’emotività che una scena può trasmettere.

Tanjirou decide di diventare un cacciatore di demoni dopo un loro attacco alla sua famiglia mentre lui fortunatamente era via. L’unica superstite al massacro è la sorella Nezuko che, venendo in contatto col loro sangue, diviene a sua volta un demone. La missione del nostro protagonista risulterà, dunque, chiara fin da subito: combattere i demoni mentre cerca una cura che possa farla tornare umana.

Un po’ scontato

Vorrei soffermarmi sull’uccisione dei suoi famigliari, poiché è stata una delle prime cose a colpirmi: ci viene mostrata senza alcuna censura una pila di cadaveri dilaniati e inermi in un lago di sangue. Non mi aspettavo l‘avrebbero resa così esplicita, considerando il target a cui si rivolgono. La cosa mi ha piacevolmente sorpreso.

La regia non è male, si avvale di un ottimo uso della camera 3d per enfatizzare le fasi d’azione, come durante la breve battaglia fra Tanjirou e Tomioka Giyu ( cacciatore accorso immediatamente sulla scena intenzionato ad uccidere Nezuko).

Un primo episodio che è stato sicuramente di mio gusto, ma del quale non posso non criticare l’estrema banalità del contesto proposto; ogni avvenimento era dannatamente prevedibile, e il protagonista maschile non mostrava un minimo di mordente o di spessore caratteriale.

Episodio 2: la gentilezza come ostacolo

Il secondo episodio mi è piaciuto decisamente più del primo. Sakonji fa la sua apparizione, e fin da subito capiamo che rivestirà il ruolo del “sensei”, altro classico elemento di tutti i battle shonen. Sarà lui ad addestrare Tanjirou per prepararlo alle lotte che lo attendono.

Ecco, Sakonji mi è piaciuto molto a livello di character design; la maschera da tengu rossa gli da un alone di mistero e fa nascere la curiosità di vedere, prima o poi, il volto che vi si cela dietro (dettaglio che ricorda inevitabilmente il buon maestro Kakashi). Anche la sua caratterizzazione non è da meno; mi aspettavo il classico maestro severo, scostante e saggio, ma che tratta il nostro eroe come una pezza bagnata. Non avrei potuto sbagliarmi più di così. Sakonji è sì severo e scostante, ma si dimostra anche un comprensivo e, tutto sommato, affettuoso maestro.

Di rilievo la scena dove dimostra a Tanjirou quanto egli sia tremendamente ingenuo: avendo la possibilità di poter uccidere il suo primo demone (che pochi istanti prima aveva attentato alla sua incolumità) il nostro protagonista esita a causa della sua gentilezza. Quindi, la conseguente sberla ricevuta da Sakonji è più che meritata, dato che esitare dinanzi a un demone rabbioso equivale ad un appuntamento sicuro con la morte.

La scena ha senso dal punto di vista narrativo. Sarà scontato, ma trovo giusto che venga ammonito duramente su questo lato del suo carattere , visto il mestiere che si appresta a fare, dove essere troppo magnanimi gli si può facilmente ritorcere contro.

Non sarebbe stato male…

Durante il suo iniziale addestramento nella foresta, assistiamo a una disperata corsa contro il tempo ostacolata da trappole di ogni sorta, durante la quale Tanjirou capisce come sfruttare appieno il suo ottimo olfatto per renderlo il suo asso nella manica; per quanto insolito, questo talento gli tornerà sicuramente utile durante gli scontri.

Un plauso, qui, alle ottime animazioni di Ufotable, sempre di buona qualità anche durante i momenti più concitati come questo.

L’ unica cosa che mi ha lasciato perplesso è l’improvviso addormentamento di Nezuko, che rimane in quello stato per ben 6 mesi e il perché ci viene spiegato in maniera un po’ raffazzonata: Sakonji afferma che lei tragga energia dal sonno, grazie alla quale non necessita di carne umana per sopravvivere. Questo mi dispiace un poco. Qualora lei avesse dovuto cibarsi per forza di umani, sarebbe stato interessante vedere un eventuale dilemma morale di Tanjirou al riguardo.  Però, così la serie rischiava di essere ancora più oscura, e non penso sia nelle intenzioni dell’autore renderla tale.

Episodio 3: Subito e Makomo

Sul terzo episodio ho ben poco da dire, in quanto si tratta di sicuro del meno interessante fra quelli usciti finora. Gira tutto intorno a un obbiettivo che Tanjirou deve compiere prima avere il consenso di partecipare all’esame finale per diventare un vero cacciatore.

Poco prima, possiamo vederlo mentre si addestra nell’arte della spada, e qui devo ammettere di non essere rimasto soddisfatto di come hanno gestito i tempi: in un singolo episodio assistiamo a ben due salti temporali, e la cosa risulta un po’ troppo sbrigativa.

Posso capire la voglia di arrivare al succo della storia liquidando in fretta l’addestramento, ma così è troppo. Non hai tempo di accorgerti dei miglioramenti di Tanjirou che già lo vediamo in partenza verso l’esame. Non dico di dilungarsi più del dovuto, ma almeno un episodio in più dedicato all’addestramento credo ci voleva.

La cosa decisamente più interessante dell’intera puntata è l’introduzione di Subito e Makomo (che aiuteranno Tanjirou durante il suo addestramento per tagliare un gigantesco masso) non tanto per la loro caratterizzazione (a per mio piuttosto piatta) ma per ciò che essi sono all’interno della storia. Grazie a loro acquisiamo un’ulteriore informazione sul mondo in cui si ambienta, una specie di Giappone feudale in cui, a quanto pare, è possibile vedere e interagire coi fantasmi dei defunti. I due bambini sono, appunto, gli spiriti di due precedenti allievi di Sakonji, dettaglio cruciale nei successivi episodi.

Tutto sommato, una puntata senza infamia e senza lode.

Episodio 4 e 5: sempre in pericolo di vita

Tutt’altra cosa sono le numero quatto e cinque, in cui Tanjirou affronta l’esame per convertirsi in un cacciatore di demoni professionista ed ottenere la propria katana del sole (unica arma in grado di uccidere un demone). Svoltosi in una foresta pregna di demoni, mi aspettavo grandi cose.

La battaglia con il demone responsabile della morte di Subito e Makomo (così come di tutti i precedenti allievi di Sakonji) è stato di grande impatto sopratutto per il suo grottesco character design. Uno scontro breve ma intenso, con le solite buone animazioni (ormai consolidate per questa serie) e un OST molto incalzante in sottofondo. Degni di nota i colpi di Tanjirou, fendenti in cui la lama viene avvolta da onde simili a quella del grande maestro Hokusai, molto belli da vedere.

Eppure, ammetto una punta di delusione per il fatto che possieda delle “abilità sovra umane” (come anche l’aumento della forza muscolare tramite la respirazione Kata) perché avrei preferito di gran lunga che fosse stato un semplice umano in grado di sconfiggere i demoni solo grazie al suo duro addestramento e alla sua forza di volontà.

Concedergli dei poteri speciali può sì, rendere i combattimenti più avvincenti, ma diminuisce automaticamente il pericolo. Un Tanjirou senza nessuna abilità che non sia quella con la spada avrebbe aumentato di molto l’ansia durante gli scontri.

Troppa fretta

Inoltre, anche qui, ritengo siano stati troppo sbrigativi con l’esame: esso dura ben sei giorni di cui vediamo poco e nulla. Trovo sarebbe stato interessante mostrare alcuni di questi, enfatizzare la difficoltà di una prova così ardua (durante la quale puoi facilmente perdere la vita) e del dovere passare quasi una settimana in un posto ostile pieno di minacce.

Potevano, ad esempio (dato che i demoni possono uscire solo di notte, essendo la luce del sole letale per loro) farci vedere il resistere ai continui attacchi quando cala il sole, e il dover cercare un cibo o un riparo per sopravvivere quando, invece, è alto nel cielo. Secondo me, non sarebbe stato affatto male, e questa fretta non fa altro che confermare la volontà dei produttori di avviare la storia vera e propria il più in fretta possibile.

In più, la gentilezza di Tanjirou in alcuni frangenti la trovo un po’ fastidiosa. Capisco che abbia un buon cuore e ci tengano a ribadirlo, ma arrivare a prendere la mano e a stare vicino a un demone morente, che poco prima affermava di divertirsi nel mangiare dei ragazzi credo sia leggermente forzato. Ovviamente, dopo la sconfitta del suddetto e la conseguente superazione dell’esame, Tanjirou riceve la sua personale katana del sole (nota carina il fatto che le lame si colorino diversamente in base al portatore) e il suo primo incarico come cacciatore: uccidere un demone colpevole del rapimento di molte fanciulle in un villaggio.

Dunque, nei successivi episodi potremo vederlo operare diversamente sul campo. Niente più prove, niente più esami. Ora, è un cacciatore vero e proprio che potrebbe morire al minimo passo falso.

Conclusione

Nonostante una leggera fretta nella narrazione, trovo i primi cinque episodi di Demon Slayer decisamente buoni. Si tratta, senza ombra di dubbio, di una delle opere che più sto apprezzando dell’attuale stagione.

Molti criticano la sua poca originalità (anch’io sotto certi punti di vista) ma il battle shonen è un target che ormai è stato sfruttato in ogni sua forma. Tolta qualche eccezione (The Promised Neverland) è quasi impossibile creare qualcosa di mai visto prima. Perciò, le similitudini con altre opere di questo target non solo sono ovvie, ma anche un po’ inutili da criticare. Secondo me, quando si visiona una di queste, l’importante è vedere quanto l’autore sia in grado di dare una sua interpretazione e di innovare, per quanto possibile, gli ormai classici schemi di uno shonen.

Demon Slayer ci sta riuscendo egregiamente. Non è assolutamente una grande opera, benché meno un capolavoro, ma è riuscito a catturare la mia attenzione grazie ad una storia sufficientemente interessante, una bell’ambientanzione e un apparato sia tecnico che sonoro davvero pregevole. Molto carina anche l’opening cantata da LiSA.

Ci sono ancora molti dubbi riguardo alla trama: non sappiamo quasi nulla sui demoni e la loro natura, su quale sarà il nemico finale e sul mondo in cui si ambienta, ma è sicuro che avremo risposte a questi quesiti nei prossimi episodi. Se siete fra i pochi che ancora non lo stanno ancora guardando, consiglio di rimediare al più presto; merita molto e piacerà sicuramente agli amanti del genere.

Vi ricordo che Demon slayer viene trasmesso in simoulcast ogni Sabato alle ore 20:00 su VVVVID.

Alla prossima!

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