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Days Gone, la recensione: l’umanità dopo l’Apocalisse

Ecco a voi la recensione di Days Gone! 

Sony, sin dall’inizio della corrente generazione di console, ha avuto sempre le idee ben chiare; la sua predominante posizione di mercato, al momento, è stata infatti il frutto di una politica volta a puntare tutto o quasi sulle esclusive. Bloodborne, Infamous, God of War, Horizon: Zero Dawn e compagnia hanno saputo ingolosire parecchi videogiocatori, che hanno dunque deciso di acquistare la console giapponese per godersi dei titoli che vanno dal “buon gioco” al capolavoro, disponibili esclusivamente su PlayStation. In attesa delle altre tre esclusive di rilievo, vale a dire Death Stranding, Ghost of Tsushima e sua maestà The Last of Us 2, Sony ha deciso di dare in pasto ai suoi affezionati un titolo “Only on PlayStation” che i più hanno definito di secondo piano, forse a causa dei vari rinvii e di una campagna marketing non proprio roboante: Days Gone. Il gioco è stato sviluppato da Bend Studio, software house già autrice di Syphon Philter e dell’ottimo Uncharted: L’Abisso d’oro arrivato sull’ormai defunta PS Vita, e sarà disponibile a partire dal 26 aprile ovviamente solo su PlayStation 4. Già conosciamo la domanda che vi state ponendo: Days Gone è davvero un’esclusiva di secondo piano, o è qualcosa di più? Dopo una lunga prova in compagnia di Deacon St. John, siamo pronti a fornirvi la risposta nella nostra recensione, ovviamente spoiler-free!

In ricordo dei Giorni Andati..

Qui Deacon St. John. L’Oregon è cambiato da quel maledetto giorno. Il giorno in cui è arrivata l’Apocalisse, il giorno in cui quei dannati Freaker hanno rovinato le vite di tutti, compresa la mia. Mia moglie, Sarah, se ne è andata; non la rivedrò mai più. I campi nomadi sono stati attaccati e bruciati, la N.E.R.O non è riuscita a salvare nessuno. Sono morti, tutti. Alcuni si sono riorganizzati in degli accampamenti, altri sono stati ridotti in semi schiavitù da chi si crede migliore, altri preferiscono seguire una nuova e stupida religione, fatta di fanatismo e di violenza fisica e carnale. Io no. Io sono un randagio, non appartengo a nessun accampamento, non seguo nessuna finta divinità, seguo solo il mio credo: sopravvivere a tutta questa me***a. Uccido Freakers per guadagnarmi da vivere, nella speranza che un giorno, forse, torneremo alla normalità. Se qualcuno là fuori mi sta ascoltando, questa è la situazione dell’Oregon. Deacon, chiudo. La trama di Days Gone ve l’abbiamo voluta riassumere così, immedesimandoci nei panni del protagonista, Deacon St. John. Un motociclista che, dopo aver trovato la sua anima gemella, si è ritrovato ad affrontare demoni più grandi di un qualunque Freaker; l’epidemia che ha portato alla nascita di queste mostruosità ha infatti privato il ragazzo di Sarah, sua compagna nonché espressione della purezza dei giorni andati, Days Gone, appunto. Queste ovviamente sono solo le premesse di una trama ben raccontata, ricca di colpi di scena, alcuni dei quali davvero memorabili. Una trama matura, tormentata, in cui traspare in ogni dialogo la rovina portata dalla diffusione dell’epidemia. Infatti, nel mondo di Days Gone, non c’è spazio per la speranza, non c’è spazio per la felicità, non c’è spazio per la spensieratezza; c’è spazio solo e soltanto per il dolore. Il dolore del protagonista, che ha perso quanto di più caro aveva al mondo, il dolore di chi ha perso una famiglia, di chi è stato praticamente ridotto in schiavitù per far fiorire l’economia di uno dei vari accampamenti, di chi ha sacrificato i suoi ideali per trovare il suo posto nel mondo e non essere infettato dai vaganti che infestano gli Stati Uniti.

L’unico briciolo di speranza, costituito da un’organizzazione governativa chiamata N.E.R.O, è nient’altro che un’illusione; tutti i campi ed i centri medici costruiti dal Governo infatti sono stati attaccati e rasi al suolo, lasciando in dote a questo mondo post-apocalittico nient’altro che una scia di morte. Sotto questo punto di vista, dunque, il lavoro compiuto dai ragazzi di Bend Studio è stato semplicemente eccellente; uno scenario di questo tipo, un setting di questo tipo, non poteva non avere una narrativa che punta tutto, come già ribadito più volte, sul dolore della specie umana e sulla sua riorganizzazione. Gli infetti rivestono infatti un ruolo di secondo piano in Days Gone, almeno per ciò che concerne la narrativa del titolo. Come in The Walking Dead infatti, in seguito all’epidemia i veri mostri non sono gli infetti, ma gli umani; umani senza scrupoli, pronti a sfruttare la debolezza di chi vuole solo continuare a vivere e ad uccidere chi vuole intralciare i loro piani. Dunque il lavoro fatto nella caratterizzazione di Deacon, Boozer, Sarah, Copeland e di tutti gli altri secondari è davvero eccellente sotto questo punto di vista. In particolare ci preme sottolineare la scrittura che Bend Studio ha riservato a Deacon; il motociclista infatti avrà una battuta pronta per ogni occasione, che si adatta perfettamente alla situazione in cui lo stesso si trova. Durante la salita su una lunga scala infatti, abbiamo sentito il protagonista esclamare “non sono più così in forma, devo allenarmi”; minuzie, che tuttavia contribuiscono in maniera prepotente alla creazione di un mondo di gioco dinamico e mai stagnante. Splendide e commoventi inoltre le cutscene ed i momenti che raccontano il passato di Deacon e Sarah; queste sono una vera e propria oasi in un deserto costellato da mostri ed infetti. Non continueremo a dilungarci più di tanto sulla narrativa e sulla trama di Days Gone, poiché altrimenti rischieremo seriamente di finire nello spoiler; sappiate solo che la cura che Bend Studio ha riposto nel comparto narrativo è semplicemente eccellente, ed è per questo motivo da promuovere a pieni voti.

Days Gone

Un open world piuttosto classico, ma con spunti interessanti

Days Gone è un classicissimo open world, con tutti i pregi e difetti che questo “genere” si porta dietro. Il titolo Bend Studio ci farà immergere infatti in un’enorme mappa, quasi del tutto esplorabile, dove saremo impegnati per la gran parte del nostro tempo a raccogliere risorse ed a viaggiare dal punto A al punto B con la nostra fida motocicletta, per svolgere gli incarichi più svariati assegnatici dai tanti NPC o per saccheggiare gli avamposti della N.E.R.O utili a trovare potenziamenti per il vigore e la salute di Deacon. Così raccontata la nuova esclusiva PlayStation non sembra avere un granchè da dire sotto il profilo del gameplay; vi assicuriamo tuttavia che così non è. Nonostante la struttura del gioco sia infatti molto classica, alcune meccaniche di gioco hanno saputo comunque conquistarci, in quanto ben inserite all’interno del contesto ludico. Essendo Days Gone ambientato in un mondo in rovina, dove le risorse scarseggiano, sarà infatti necessario prestare la massima attenzione agli elementi survival presenti; dopo aver raccolto i materiali necessari per la creazione di oggetti, sarà possibile craftarsi bende, armi, accessori e quant’altro tramite un apposito ed intuitivo menù, che ci ha ricordato seppur alla lontana quanto visto in The Last of Us. La raccolta di materiali sarà fondamentale per la sopravvivenza di Deacon e per avanzare nell’avventura; i nemici ed i Freakers saranno infatti capaci di infliggerci ingenti danni, quindi sarà molto utile avere a disposizione una buona quantità di cure e di materiali utili a creare molotov ed altri ordigni. Grande cura è stata riservata anche nel posizionamento di tali materiali: scassinando auto comuni sarà possibile recuperare rottami, utili a riparare le nostre armi da mischia e la nostra motocicletta, mentre scassinando le auto della Polizia e dei Pompieri il nostro Deacon recupererà rispettivamente munizioni ed oggetti curativi. Gli elementi survival del titolo, essendo comunque di facile intuizione, rappresentano una parte preponderante dell’avventura; nonostante sia possibile scegliere il livello di difficoltà infatti, senza gli oggetti giusti vi ritroverete ad essere massacrati dai Freaker in men che non si dica.

Days Gone

La moto, una fida compagna

Grande attenzione è stata riservata inoltre alla moto, fido destriero di Deacon nelle sue scorribande in Oregon; questa, come nella realtà, necessiterà di essere rifornita mediante l’utilizzo di taniche di benzina sparse qua e la per la mappa, e, nel caso in cui dovesse subire troppi danni, dovrà essere riparata con dei rottami. Oltre a queste accortenze, da non dimenticare se non si vuole finire a secco mentre si viene inseguiti da un’Orda, la moto è potenziabile in ogni suo aspetto. Recandoci dal meccanico del primo campo di sopravvissuti infatti, avremo a disposizione un gran numero di personalizzazioni estetiche e non che modificheranno, seppur lievemente, il gameplay; acquistare una marmitta meno rumorosa potrebbe infatti permettere a Deacon di passare inosservato tra i Freakers, attratti come ogni zombie che si rispetti dai forti rumori, così come l’acquisto di borse da attaccare alla moto potrebbe fare la differenza nei momenti in cui vi ritroverete a corto di oggetti. Discreto anche il sistema di guida della motocicletta, sensibilmente migliorato rispetto alle build che alcuni hanno potuto provare negli scorsi mesi. Il feeling che si ha a bordo della due ruote è molto arcade, ma resta comunque ottimo; la velocità è facilmente controllabile, non si sbanda mai e non vi sono eccessivi problemi nel controllo della vettura. In sostanza dunque, almeno per ciò che riguarda il sistema di guida, siamo lontani dagli obbrobri visti nel primo Watch Dogs; per fortuna, dato che gran parte del tempo speso in Days Gone sarà tempo speso in sella.

Days Gone

Tante novità, poca varietà

Passando invece all’analisi delle missioni vere e proprie, queste purtroppo non brillano assolutamente per varietà. Gli incarichi che dovremo portare a termine saranno più o meno sempre uguali: vi saranno delle missioni in cui dovremo salvare dei superstiti dando sfoggio di tutta la nostra scarsa potenza di fuoco, altre in cui dovremo bruciare dei Nidi di Freaker, altre ancora in cui dovremo semplicemente recuperare un oggetto per portarlo dal punto A al punto B, altre in cui ci troveremo all’interno di entusiasmanti inseguimenti in moto ed infine alcune in cui bisognerà dar sfoggio alle poche abilità stealth di Deacon per evitare di essere catturati. A spezzare il ritmo ci pensano le missioni riguardanti il passato di Deacon e Sarah; queste, nonostante si rifacciano allo stesso leit motiv delle missioni del presente, riescono a donare momenti emozionanti ed importanti per il prosieguo della trama. Nonostante una certa ripetitività di fondo però, alcune missioni sono davvero ben scritte, e grazie ai più svariati accadimenti resteranno a lungo impresse nella mente dei videogiocatori che acquisteranno il titolo. Gran parte delle missioni ci verranno affidate dai capi dei vari accampamenti, e, se portate a termine, ci garantiranno un aumento del livello di fiducia dell’accampamento nei confronti di Deacon. Tale meccanica è utile a sbloccare soprattutto la vendita di alcune armi e di potenziamenti per la moto, che saranno necessari soprattutto nelle fasi avanzate del titolo Bend Studio. La fiducia degli accampamenti potrà inoltre essere aumentata anche tramite la consegna delle cosiddette taglie; ogni volta che uccideremo un Freaker infatti potremo raccogliere – automaticamente, niente paura – una parte del suo corpo che potremo poi vendere per guadagnare denaro ed aumentare di conseguenza la fiducia riposta in Deacon. Questa meccanica, seppur interessantissima, è comunque relegata in gran parte al proseguimento della storia principale; per questo motivo, il suo inserimento non ci è sembrato particolarmente riuscito, anche se comunque molto apprezzato.

Ogni missione completata inoltre andrà ad aumentare la percentuale di una sottotrama: una volta raggiunto il 100 % avrete come ricompensa una livrea per la moto ed altri simpatici oggetti, per lo più di natura estetica. Ogni tipologia di missione, con esclusione di quelle stealth, porterà con sé un gran numero di scontri a fuoco e corpo a corpo, che per la verità ci son sembrati riusciti solo in parte. Nonostante infatti lo shooting, per quanto classico ed arcade, restituisca un ottimo feeling, gli scontri contro i vari nemici ci sono sembrati piuttosto confusionari; venire bersagliati da nemici situati in posti lontani, in cui sarebbe impossibile scorgere il nostro protagonista, mentre si cerca di far fuori qualcuno non è proprio il massimo. Tale problema si riflette anche negli scontri corpo a corpo che, se effettuati contro più di un nemico, sono praticamente impossibili da gestire. Nonostante ciò però le sparatorie risultano comunque coinvolgenti, grazie ad un discreto feeling delle armi condito con un buon sistema di coperture e con un’intelligenza artificiale nemica ben costruita. Con riguardo all’IA, torniamo un attimo alla cura dei dettagli menzionata in precedenza; durante la nostra prova siamo rimasti piacevolmente sorpresi da una scena: dei Freaker hanno iniziato a rincorrere un cervo per mangiarne le viscere mentre cercavamo di cacciarlo per procurarci dei materiali. Ciò può sembrare un’inezia, ma riesce comunque a palesare la grandissima attenzione che Bend Studio ha riposto nella creazione di questo titolo. Bella anche la programmazione del comportamento dei Freaker: questi, nonostante siano stati contagiati, hanno bisogno di bere, mangiare e riposarsi. Di conseguenza troveremo un maggior numero di infetti tra le strade dell’Oregon di giorno piuttosto che di notte, nonché vicino a laghi e fiumi e non su impervi sentieri di montagna. All’interno del gameplay inoltre grande importanza riveste il meteo dinamico, in quanto ad esempio sotto la pioggia i nemici avranno più difficoltà a percepire i rumori da noi provocati, proprio a causa degli improvvisi scrosci d’acqua. In Days Gone non manca inoltre il classico albero delle abilità, suddiviso in 3 diversi rami che aumenteranno le capacità fisiche, belliche e di sopravvivenza di Deacon con i più svariati power up. In sostanza dunque Days Gone si presenta come un open world parecchio classico, ma che saprà comunque soddisfare il palato di un gran numero di videogiocatori grazie all’inserimento di tutte le feature menzionate in precedenza. Una maggior varietà nelle missioni non avrebbe guastato, ed avrebbe comunque contribuito enormemente al divertimento.

Days Gone

Le Orde: interessanti, ma si poteva far meglio!

Paragrafo a parte merita l’analisi di una delle meccaniche su cui Sony ha spinto parecchio per pubblicizzare il titolo: le Orde. Queste non sono altro che un enorme gruppo di Freakers arrabbiati, pronte ad assalire in massa il protagonista del titolo Bend Studio. Uccidere ad uno ad uno i vari Freaker è praticamente impossibile, e quindi, per uscire indenni o quasi da queste spiacevoli situazioni, che appaiono randomicamente nella mappa, sarà necessario pianificare con attenzione una strategia e sfruttare tutti gli elementi ambientali circostanti. Bisognerà infatti, il più delle volte, attirare l’Orda verso un gran numero di esplosivi, per far fuori quanti più infetti possibile. Una volta decimati, potrete poi procedere ad uccidere ogni singolo sopravvissuto alla vostra “trappola”. Nonostante però questa feature sia particolarmente interessante, il più delle volte abbiamo semplicemente preferito fuggire dall’Orda piuttosto che affrontarla; il motivo non sta nella cattiva programmazione di questa, quanto piuttosto nell’imprevedibilità del comportamento dei Freaker, che il più delle volte hanno ignorato le nostre esche e ci hanno massacrato. In sostanza dunque la meccanica è interessante, ma necessita di un piccolo bilanciamento utile a rendere meno casuale la buona riuscita dell’imboscata.

Days Gone

Spettacolo per la vista, ma con qualche problema.

Passiamo infine ad analizzare il lato tecnico di Days Gone. Abbiamo avuto l’opportunità di giocare il titolo in anteprima su una PlayStation 4 PRO, con la totale assenza di patch del day one e simili, quindi prendete quanto diciamo con le dovute precauzioni. Lo spettacolo offerto dal titolo Bend Studio è sicuramente di ottima fattura, ma ha qualche problemino che speriamo venga risolto con le prossime patch. Il colpo d’occhio è infatti di tutto rispetto; i modelli poligonali di Deacon e di tutti gli altri personaggi sono stati resi in maniera egregia, così come le varie ambientazioni di stampo naturalistico. Nonostante il frame rate sia ancorato ai 30 FPS con una gran mole di personaggi a schermo, abbiamo purtroppo notato dei frequenti fenomeni di pop-up e di texture caricate in maniera piuttosto lenta anche durante i filmati d’intermezzo. Inoltre abbiamo notato una certa legnosità in alcune animazioni, ma niente di particolarmente grave. Di ottima fattura invece il doppiaggio in italiano e la splendida colonna sonora, che ci ha fatto praticamente innamorare al primo ascolto. Degno di menzione il comportamento del già citato meteo dinamico, che ci ha veramente sorpreso; durante la nostra prova siamo stati infatti sorpresi da una copiosa nevicata e la strada, prima asciutta, ha cominciato pian piano ad accumulare la neve caduta dal cielo. Mai prima d’ora c’eravamo trovati davanti ad un simile tecnicismo, quantomeno in un open world (Red Dead Redemption 2 escluso, s’intende.)

Days Gone

In conclusione..

In conclusione dunque Days Gone è un open world piuttosto classico, che nonostante ciò riesce ad intrattenere, divertire ed emozionare grazie ad una trama eccellente e ben scritta e grazie a delle feature interessanti che mostrano tutta la cura che i ragazzi di Bend Studio hanno riposto nella creazione di questo ottimo titolo. Sia chiaro, i capolavori assoluti sono altri, ma siamo comunque di fronte ad un gioco che, in un panorama ormai saturo di open world, saprà comunque dire la sua. Peccato per alcune magagne tecniche, che speriamo verranno risolte con una patch.

 

VOTO 8.8

L'autore

Carlo D'Alise

Videogiocatore dagli indimenticabili tempi dello SNES. Praticante avvocato nel tempo libero, appassionato in particolare di Action, Soulslike ed RPG, ma in generale del videogioco in (quasi) tutte le sue declinazioni. Sono ad un panino dall'obesità.

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