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L’attentato in Nuova Zelanda e la pochezza del tifo del Web

Attentato

L’attentato in Nuova Zelanda ha mostrato la pochezza del web

Durante la giornata di ieri la Nuova Zelanda è stata scossa da un cruento attacco terroristico effettuato contro due moschee piene, che ha portato alla morte di circa 50 persone. L’attentatore, Brenton Tarrant, è un suprematista bianco, nazionalista ed evidentemente razzista, che ha tra i suoi idoli Luca Traini, l’italiano che ha sparato contro alcuni migranti africani dalla sua auto a Macerata. A stupire, oltre ovviamente all’immensa crudeltà di questo abominevole gesto, sono state le modalità dell’attentato; Tarrant ha infatti documentato il suo assalto tramite una diretta Facebook riprendendosi con una GoPro e mostrando la sua visuale per l’intera durata dell’attacco. Il video, inutile negarlo, sembrava preso di peso da un qualunque FPS dell’ultima generazione; la freddezza con cui l’uomo toglieva la vita ai malcapitati sembrava e sembra tuttora surreale, artificiale, per certi versi impossibile. Inoltre, prima di effettuare il folle e cruento attacco, Tarrant ha urlato “Remember, lads, subscribe to PewDiePie”, rendendo inconsapevole protagonista il famosissimo youtuber svedese, che ha subito preso le distanze da quanto accaduto, come è ovvio che sia.

 

Il triste tifo del web

Tarrant ha compiuto un gesto folle, ricolmo di odio e privo di qualsivoglia logica, e va condannato senza appello per aver tolto la vita a persone innocenti, riunitesi in un luogo simbolo della loro cultura; un gesto abominevole, che ha generato innumerevoli discussioni sul web.. per i motivi sbagliati. Se gran parte dell’utenza social infatti si è concentrata sulle matrici ideologiche, politiche e culturali che hanno portato Tarrant a compiere questo attacco, lo stesso non si può dire di una minoranza non così netta, che ha pensato piuttosto a difendere strenuamente i videogiochi e la loro mancata connessione con l’attentato, oltre che il povero PewDiePie, protagonista della vicenda per i motivi sbagliati.

Call of Duty: Black Ops 4

 

Un gran numero di testate giornalistiche, esaminando il video postato da Tarrant, ha infatti dichiarato che le modalità della strage e la freddezza dell’uomo erano somiglianti a quanto visto in un videogioco; da qui, il putiferio. Critiche su critiche, muri di testo relativi al fatto che i videogiochi non causino gesti violenti, studi delle più svariate associazioni di psicologi che confermano tale affermazione e così via; atteggiamenti assimilabili a quelli di un qualunque tifoso, che prende sempre e comunque le difese della sua passione, senza badare all’occasione in cui lo fa. Un atteggiamento indecoroso, pressapochista e per certi versi irrispettoso nei confronti sia delle vittime di questa tragedia, sia dei loro familiari. In più di un’occasione siamo stati i primi a difendere il medium videoludico da attacchi insulsi, ed a propugnare il suo inserimento tra le forme d’arte contemporanee, ma in questo caso mettersi a criticare i media sembra davvero, come già detto poche righe prima, una mancanza di rispetto enorme e fuori luogo. Ci rifiutiamo di accettare che il fatto che una mente pensante possa sentirsi offesa più dalle parole del “Corriere del Memino” e dal fatto che l’immagine del suo youtuber preferito sia stata danneggiata, che da un folle gesto che dovrebbe scuotere la ragione dell’uomo. Una parte del web dunque non ha fatto altro che dimostrare, ancora una volta, la sua pochezza; difendere la propria passione è giusto e doveroso, ma il difenderla è diverso dal tifarla. Ergersi a paladini del medium videoludico in un’occasione simile da dimostrazione del fatto che forse alcuni utenti non sono ancora pronti al riconoscimento di questo come forma d’arte e cultura, e che preferiscono che il videogioco rimanga per pochi eletti. Tale atteggiamento danneggia sia il mondo dei videogiochi, che lo ribadiamo, ha utenti che come noi sono rimasti profondamente scossi da questa vicenda, sia la percezione che dall’esterno si ha di questo mondo. Prima di tifare per questo piuttosto che per quello dunque, bisognerebbe imparare a riflettere.

Ci teniamo a specificare che con questo articolo non vogliamo attaccare nessuno, nè sentirci superiori alle persone sopra descritte; vogliamo semplicemente descrivere la situazione vista in questi due giorni sul web. Una situazione triste, che speriamo possa non ripetersi più, soprattutto per il rispetto che le famiglie delle vittime e le vittime stesse meritano.

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Carlo D'Alise

Videogiocatore dagli indimenticabili tempi dello SNES. Praticante avvocato nel tempo libero, appassionato in particolare di Action, Soulslike ed RPG, ma in generale del videogioco in (quasi) tutte le sue declinazioni. Sono ad un panino dall'obesità.