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Anthem, la recensione del titolo BioWare

Anthem è finalmente arrivato. Ecco cosa ne pensiamo! 

Anthem, il nuovo titolo targato BioWare è finalmente arrivato nei negozi. A partire da oggi infatti tutti i possessori di PlayStation 4, Xbox One e PC possono finalmente mettere le mani sul titolo dal setting futuristico distribuito da Electronic Arts. Noi di DrCommodore.it abbiamo avuto, come tanti altri, l’opportunità di provare una versione completa di Anthem, grazie al servizio Origin Access Premiere che, dietro pagamento, permetteva a tutti gli utenti più impazienti di provare il titolo in quello che è definibile a tutti gli effetti una sorta di early access. L’analisi di quanto visto in questi giorni di prova non prende in considerazione la patch del day one distribuita da Bioware, che dovrebbe correggere alcuni dei problemi più gravi riscontrati nel corso della nostra prova. Questa recensione tuttavia non è e non può rappresentare un’opinione definitiva su Anthem, che essendo espressione di un genere videoludico piuttosto particolare, potrebbe cambiare ed arricchirsi prima di quanto pensiate.

Inno al divertimento

Partiamo subito col dire una cosa: Anthem è un gioco perfetto? Assolutamente no. È divertente? Oh, non immaginate quanto. Volare in giro con il proprio Strale, far fuori le orde di nemici presenti a suon di proiettili, lame e tempeste di fulmini e portare a termine le varie missioni insieme a qualche amico dona al giocatore un senso di appagamento e di genuino divertimento che raramente abbiamo visto in un titolo simile; solo Destiny infatti ci ha fatto provare, nel bene e nel male, le stesse sensazioni provate nel corso di questa prova. Citiamo Destiny non a caso; Anthem infatti appartiene a tutti gli effetti a quella categoria di titoli definita da Bungie “Shared World Shooter, dove ogni giocatore vive la sua personale esperienza in un mondo condiviso con tutti gli altri utenti. I giochi appartenenti alla categoria menzionata sopra tuttavia soffrono di un problema piuttosto imponente: la ripetitività delle missioni. Nonostante la cura riposta nella varietà delle ambientazioni e dei nemici infatti, il gameplay di titoli come Destiny, The Division e lo stesso Anthem, si riduce il più delle volte al crivellare di colpi il malcapitato di turno ed alla risoluzione di enigmi ambientali dalla difficoltà piuttosto bassa. Tuttavia, come successo in Destiny, anche in Anthem la presenza della ripetitività non stona con l’architettura ludica, nè fa soffrire o annoiare il giocatore; come? con la creazione di un feeling con il nostro avatar, sia esso un Guardiano o uno Strale (i robottoni di Anthem), e con un gunplay ed un combat system ben elaborati e tutt’altro che banali o scontati.

Uno Strale per domarli

In Anthem infatti il giocatore sente lo Strale come proprio, grazie ad una serie pressochè sterminata di personalizzazioni sia estetiche sia riguardanti le componenti vere e proprie dell’esoscheletro – che se ben combinate vi renderanno praticamente invincibili- , ed il feedback regalato da quest’ultimo durante le varie sessioni di gioco è davvero di egregia fattura. Ogni Strale infatti ha le proprie peculiari caratteristiche, ed ognuna delle quattro classi disponibili (Tempesta, Intercettore, Guardiano e Colosso) avrà un tipo di gameplay completamente diverso dalle altre. Tale diversificazione offre dunque un gameplay sempre fresco e divertente, grazie ad una varietà d’approccio al titolo forse non presente neanche in Destiny, caposaldo del genere. Se il Guardiano infatti non eccelle in nulla, ed è una delle classi più equilibrate e per certi versi banali di Anthem, la storia cambia con gli altri tre Strali disponibili. Tempesta, una sorta di mago non particolarmente veloce, ha la possibilità di volare più a lungo degli altri, permettendovi inoltre di lanciare una serie di spettacolari attacchi elementali sui nemici, che subiranno modifiche di stato in base all’elemento che li ha colpiti; vi è la possibilità di congelare i nemici, bruciarli, avvelenarli e così via. Il Colosso invece rappresenta il classico tank, disponendo di una corazza più spessa degli altri Strali e di una potenza di fuoco semplicemente spaventosa; il prezzo da pagare per queste caratteristiche tuttavia è l’eccessiva lentezza dello Strale, che non vi permetterà in alcun modo di fuggire dalle situazioni più concitate. L’Intercettore infine rappresenta la classe più veloce tra quelle disponibili; utilizzandolo avrete tra le mani una vera e propria scheggia, con una difesa non propriamente elevata, che basa il suo stile di combattimento su dei rapidissimi e letali attacchi corpo a corpo. Insomma, possiamo affermare che il gameplay cambi totalmente (o quasi) in base allo Strale che decideremo di portare in battaglia. Un pregio non da poco, che arricchisce una formula ludica per definizione ripetitiva e tutt’altro che originale, e che riesce a far dire la sua ad un titolo che altrimenti sarebbe presto finito nel dimenticatoio.

La ripetitività è insita nel genere

Tornando dunque al discorso Shared World Shooter, Anthem come già anticipato in precedenza  soffre di tutti quei problemi tipici degli appartenenti al suddetto genere. Le missioni, per la verità tutte piuttosto simili e senza alcun tipo di varietà se non quella relativa agli già menzionati Strali, si limiteranno a farvi esplorare determinate zone di gioco per recuperare i più disparati oggetti o per radere al suolo un accampamento nemico. Anche in modalità gioco libero la musica non cambia, purtroppo; l’unica differenza infatti starà nella presenza delle Roccaforti, di cui vi parleremo in seguito. Tuttavia, nonostante questa ripetitività, insita come già anticipato in tutti i titoli appartenenti a questo genere, Anthem riuscirà a regalarvi ore di divertimento soprattutto se giocato in compagnia di qualche amico. Sia chiaro, il titolo è godibilissimo anche da soli, ma il fulcro dell’esperienza è rappresentato indubbiamente dal multiplayer. Il corretto bilanciamento delle classi presenti nel vostro team sarà infatti fondamentale per portare a termine i vari incarichi affidatici dai numerosi NPC presenti a Fort Tarsis, l’hub centrale della nostra avventura, soprattutto a difficoltà più elevate.  Ribadiamo inoltre l’enorme possibilità di personalizzazione degli Strali, che donerà un’inedita profondità ad un titolo che, altrimenti, non avrebbe tantissimo da dire. Ogni Strale sarà infatti totalmente personalizzabile, sia per ciò che concerne le sue componenti, utili a dare buff passivi ed attivi alla vostra armatura ed alle vostre armi, sia per quel che riguarda l’estetica. A tal proposito ci preme sottolineare la politica di BioWare riguardante le microtransazioni; queste infatti saranno totalmente dedicate all’acquisto di elementi cosmetici, e non regaleranno in alcun modo vantaggi tangibili durante le partite.

La lore ha ottime basi. Verranno sfruttate? 

Passando all’analisi della componente narrativa di Anthem, possiamo affermare con certezza che il mondo creato da Bioware abbia delle potenzialità enormi, che tuttavia non sono state espresse appieno in questa prima parte della Campagna, che verrà poi espansa successivamente con degli aggiornamenti gratuiti. Le basi poste dal team di sviluppo sono infatti ben solide, e le poche cutscene viste nel corso della nostra prova sono di ottima qualità sia per ciò che viene raccontato, sia per il modo in cui viene raccontato. Inutile negare il fatto che gran parte degli espedienti narrativi utilizzati sappia di già visto; BioWare si è infatti ispirata in maniera abbastanza palese ad alcuni dei capisaldi della fantascienza, attingendo a piene mani sia da note serie di videogiochi, sia dai film più disparati. Il risultato attuale dunque resta sicuramente discreto, ma i pochi filmati, le striminzite linee di dialogo con gli NPC e la lore molto frammentata non ci permettono di promuovere del tutto il comparto narrativo di Anthem. Tuttavia il giudizio in merito rimane sospeso proprio in virtù del fatto che la trama principale verrà espansa con i futuri aggiornamenti programmati da Electronic Arts; di conseguenza, la narrativa di Anthem può essere al momento definita con un caro vecchio “è intelligente, ma non si applica“.

Una gioia per gli occhi

Prima di parlare delle attività presenti nell’endgame, ci prendiamo un attimo per parlare del comparto tecnico di Anthem. Il titolo è una vera e propria gioia per gli occhi, sia su console sia su PC. Il Frostbite, motore grafico utilizzato ormai in maniera stabile dai titoli Electronic Arts, rappresenta allo stato attuale una delle eccellenze del mondo videoludico. Le ambientazioni visitate a bordo del nostro Strale ci hanno mozzato il fiato più di una volta, così come i rapidi cambiamenti atmosferici e la gran mole di particellari presenti a schermo. Il dettaglio raggiunto grazie a questo motore grafico è incredibile, così come lo sono i modelli poligonali dei nostri Javelin e dei nemici; nemici che tuttavia non brillano in quanto a varietà e che speriamo possano essere ampliati con i futuri aggiornamenti. Splendido anche il colpo d’occhio avuto durante le varie sessioni di volo, sempre molto sceniche e spettacolari. Di ottima fattura anche la colonna sonora, che trasuda epicità da tutti i pori. Da rivedere invece alcune delle animazioni; se in generale infatti queste sono parecchio fluide e naturali, in alcuni casi abbiamo trovato una certa legnosità che va a stonare con quanto invece si vede a schermo. Da risolvere infine due problemi: uno riguardante la lungaggine dei caricamenti, che in certi casi diventano davvero estenuanti e che spezzano in maniera massiccia il ritmo di gioco; l’altro invece riguarda l’interfaccia utente, che ci è risultata troppo complicata e macchinosa, e molto poco user friendly. Speriamo dunque che Bioware possa prendere i dovuti provvedimenti per perfezionare un comparto tecnico che comunque brilla di luce propria.

Immergetevi nel mondo di gioco, ascoltate l’inno e venitene rapiti

Il miglior consiglio e ringraziamento che possiamo darvi per essere arrivati al termine di questa recensione è quello di non avere fretta.
Entrando per la prima volta a Fort Tarsis la vostra frustrazione sarà alle stelle, tutti infatti siamo entrati in gioco carichi di adrenalina pronti a diventare degni eredi della Legione della Aurora per poi vederci catapultati in un contesto opposto alle sessioni di gioco in compagnia del vostro strale vi farà fremere dalla voglia di trovare l’uscita e spiccare il volo.

Che c’entra questo con l’endgame di Anthem? Ci arriviamo subito, non abbiate fretta.

BioWare ci ha consegnato un prodotto articolato,curato e ricco di dettagli ai quali va resa giustizia così come Fort Tarsis ed i suoi abitanti renderanno onore alle vostre gesta!
Il Forte non è un elemento statico, di transizione fra una missione e l’altra ma un continuo divenire frutto del vostro impegno nel mondo di gioco.
Se inizialmente quindi vi doveste sentire limitati nel non poter correre alla massima velocità verso il vostro Strale, date una possibilità a quello che vi circonda compreso il Cortex! Tutto ciò che vi circonda è destinato a cambiare, datevi la possibilità di meravigliarvi nel trovare vita nella fontana al centro del cortile oppure un nuovo graffito riguardante la Legione sulla mura.

Fermatevi per ascoltare le storie di un abitante nel forte, e non perdetevi nemmeno una linea di dialogo (Non c’è bisogno di aspettare che lo faccia il buon Sabaku per voi, provate da soli) così da comprendere cosa in questi due anni dalla devastazione avvenuta nel Cuore della Furia sia profondamente cambiato e così facendo finirete per assecondare le missioni secondarie che vi permetteranno di comprendere meglio Bastion e le sue vicende.

Seguendo questa semplice formula arriverete sicuramente al tanto agognato endgame, ma lo avrete fatto con consapevolezza (e decentemente armati dato l’abbondante loot presente nelle quest secondarie) senza rischiare di doverle poi completare per noia con uno strale di potenza 500 totalmente fuori contesto (Anche alzando il livello di difficoltà, rimarrrano comunque abbastanza banali una volta abituati ad espugnare Roccaforti per colazione) e potrete dedicarvi nel rendere unico il vostro strale e funzionale al vostro team per superare le avversità di fine gioco.

Tutto molto bello, ma che si fa?

Anthem non innova il genere, ne stabilisce una nuovo punto di partenza per i giochi della sua categoria ma intrattiene bene, senza timore il Lanciere;

Al momento sono disponibili solo tre Roccaforti a fine gioco che avrete la possibilità di ripetere all’infinito nei vari livelli di difficolta, il tutto affiancato dalla esplorazione magnifica esplorazione del mondo di gioco in volo libero dove, se pur limitati da uno schema che risulterà a lungo andare ripetitivo, non mancano eventi globali da completare mentre siete alla ricerca di qualche cassa extra o semplicemente del punto migliore per immortalrvi in un bello screenshot sparando il Frostbite alla sua ennesima potenza.

Completando quindi le attività di fine gioco, comprese quelle “segrete” che non vogliamo spoilerarvi prima dell’epilogo avrete la possibilità di definire e plasmare il vostro strale fino a renderlo unico e funzionale al vostro stile di gioco ed entrare in battaglia con un Rombo di Tuono.
Restiamo come voi all’interno del nostro Strale in attesa di nuovi promessi contenuti, ma con gli occhi carichi di meraviglia. Per tutte le ragioni elencate nel corso della recensione, abbiamo dunque deciso di non dare un voto ad Anthem. La scelta potrebbe risultarvi strana, ma quantificare in termini numerici un’opera in continuo divenire, che difficilmente rimarrà allo stato in cui si trova adesso, non ci sembra assolutamente corretto.

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Carlo D'Alise

Videogiocatore dagli indimenticabili tempi dello SNES. Praticante avvocato nel tempo libero, appassionato in particolare di Action, Soulslike ed RPG, ma in generale del videogioco in (quasi) tutte le sue declinazioni. Sono ad un panino dall'obesità.