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Film/Serie Tv Recensione

Glass – Una Fragile Pellicola [NO SPOILER]

Quando a rompersi non è solo il vetro

Il 26 gennaio 2017 uscì in Italia Split, un Horror-Thriller, sequel di quel piccolo capolavoro che è Unbreakable – Il Predestinato, che fece urlare come fangirl tutti coloro che speravano ardentemente in un ritorno di M. Night Shyamalan ai vecchi fasti, prima che perdesse la rotta con L’Ultimo Dominatore Dell’Aria e After Earth. Il prossimo 17 gennaio uscirà in Italia l’ultimo film della trilogia: Glass. Noi di DrCommodore.it l’abbiamo visto in anteprima e questa è la nostra recensione.

Partendo dalla regia, è chiaro, fin dalla primissima scena, come essa risulti l’elemento di pregio del film. Come aveva già fatto in SplitShyamalan si serve di primi e primissimi piani dei volti, al fine di trasmettere allo spettatore le sensazioni, le emozioni e le idee dei protagonisti; in molti casi si può assistere addirittura ad una sorta di sfondamento indiretto della quarta parete, in quanto i personaggi sembrano dialogare direttamente con il pubblico in sala. Altra tecnica cara al regista, presente molto anche negli altri due film della trilogia, è l’inversione dell’inquadratura, che viene utilizzata specialmente quando Kevin Wendell Crumb si trasforma nella bestia. Tale movimento di camera serve, oltre che a trasmettere un maggiore senso d’inquietudine, a mostrare la contorta mentalità dell’uomo dalle 24 personalità.

È tutto oro ciò che luccica?

Non tutte le scelte registiche risultano però essere vincenti. Se da un lato le inquadrature ricercate elevano lo stile della pellicola, dall’altro ne smorzano troppo i ritmi, rendendo alcune sequenze abbastanza tediose. Altra nota dolente sono le scene di combattimento, le quali, nonostante siano anche molto lunghe, sono prive di una coreografia decente, e questo, in un film che tratta di supereroi (NON è un cinecomic!), risulta essere una grave mancanza.

Un ulteriore punto a favore per il film è sicuramente dato dall’ottima recitazione del cast, formato da James McAvoy (Kevin Wendell Crumb), Bruce Willis (David Dunn), Samuel L. Jackson (Elijah Price), Anya Taylor-Joy (Casey Cooke), Sarah Paulson (dott.ssa Ellie Staple), Spencer Treat Clark (Joseph Dunn), Charlayne Woodard (madre di Elijah Price), Luke Kirby (Pierce). Su di tutti spicca però l’interpretazione di James McAvoy, il quale è stato, ancora una volta, capace di calarsi nei panni di molteplici personaggi, anche molto diversi tra loro.

Il vero problema di Glass risiede nella sceneggiatura. La prima parte della pellicola, quasi totalmente ambientata all’interno di un manicomio, è caratterizzata da un ritmo più lento, data la quasi totale assenza di scontri, e da una impostazione più psicologica, in quanto la dottoressa Ellie Staple costringe i 3 protagonisti a confrontarsi con le proprie convinzioni. Come accennato prima però, la lentezza delle sequenze, mista a qualche buco di trama e qualche comportamento idiota di alcuni dei personaggi, smorzano quasi completamente la tensione che Shyamalan avrebbe voluto creare in questa prima fase. Nella seconda parte le scene d’azione aumentano, ma, come già anticipato, sono dirette talmente male da sembrare una scazzottata in bar, più che uno scontro tra super uomini. Proprio per queste ragioni, il finale di Glass, nonostante le incredibili rivelazioni finali (il marchio di fabbrica di Shyamalan), risulta essere anticlimatico.

Glass è dunque un ottimo film dal punto di vista registico, ma a tratti risulta leggermente noioso e frustrante a causa di una trama con qualche buco, di personaggi con reazioni umane sbagliate, di pessime coreografie di combattimento e della filosofia e psicologia dei 3 protagonisti non sufficientemente sviluppate rispetto ai 2 film precedenti.

Voto: 7-

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