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Australia contro WhatsApp: privacy o sicurezza?

Nelle ultime settimane l’Australia ha continuato a opporsi a Facebook Inc. sul tema della privacy dei messaggi Whatsapp. Il colosso americano, dopo lo scandalo Cambridge Analytica, sta cercando di tutelare maggiormente gli utenti tramite chat criptate end-to-end. Ma questo all’Australia non va a genio, anzi pretende la consegna delle chiavi d’accesso per monitorare le conversazioni e migliorare la sicurezza nazionale.

Un problema già visto

In Russia, Telegram ha ricevuto lo stesso trattamento, arrivando a essere bandita da parte delle autorità di stato in attesa della concessione delle chiavi d’accesso. Come per l’Australia, le ragioni si trovano nella sicurezza del Paese e, in particolare, nel nome dell’antiterrorismo. La grande differenza tra i due Paesi sta nella recente approvazione in Australia di una legge molto particolare che consente a polizia e servizi segreti di accedere alle chat criptate dei social più noti al mondo.

I pareri delle autorità

Non condividendo questa decisione WhatsApp sta – per ora – negando l’accesso alle conversazioni alle autorità, come già fa Apple nei confronti dell’FBI. Il Primo Ministro australiano Scott Morrison continua però a rimanere saldo nella sua posizione, affermando la necessità di combattere nel migliore dei modi il terrorismo e il crimine organizzato. Citando, per avvalorare la sua tesi, l’utilizzo di WhatsApp da parte di terroristi per pianificare l’attacco a Londra del marzo 2017.

Allo stesso modo il consigliere per la cybersicurezza australiano, Alastair MacGibbon ha constatato che le autorità del Paese hanno potuto intercettare chiamate per 40 anni, e ora necessitano di nuovi poteri e permessi per restare al passo delle moderne tecnologie.

“Law enforcers have been going blind or going deaf because of encryption. What this law does is help codify a conversation between police and telecommunication companies, that has to be reasonable, has to be proportionate, and has to be technically feasible.”

Dall’altra parte Digital Rights Watch, organizzazione australiana per i diritti digitali, evidenzia le debolezze della nuova legge:

“This bill is still deeply flawed, and has the likely impact of weakening Australia’s overall cyber-security, lowering confidence in e-commerce, reducing standards of safety for data storage and reducing civil right protections.”

Privacy o sicurezza? Molte volte è questo il dilemma che si presenta nell’era digitale. E combinare le due, spesso, si rivela estremamente difficile, come in questo nuovo, ennesimo caso.

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Francesco Santin

Studente di Scienze Internazionali Diplomatiche, ex telecronista di Esports, giocatore semi-professionista e amministratore di diversi siti e community per i quali ho svolto anche l'attività di giornalista e recensore di vari titoli nel mercato videoludico.