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PUBG per PlayStation 4, le nostre impressioni su questa versione

La battle royale di PlayerUnknown’s Battlegrounds debutta su PS4, sarà all’altezza delle aspettative?

Winner Winner Chicken Dinner! Se avete mai visto apparire questa scritta sullo schermo delle vostre postazioni, congratulazioni! Siete stati i campioni di una delle battle royale più famose in circolazione, ovvero quella di PlayerUnknown’s Battlegrounds, per gli amici PUBG. Chi non ha mai provato questa particolare forma di gioco arrivando tra i primi 10 dei 100 giocatori con cui ogni partita inizia, non può capire il fascino delle famigerate battle royale. Una formula vincente per definizione, come ci hanno dimostrato negli ultimi anni non solo PUBG o Fortnite, ma anche molti altri titoli, come The Darwin Project.

PUBG

Tuttavia, oggi non siamo qui per parlare del fenomeno in generale, come abbiamo già fatto, ma per darvi le nostre impressioni sulla versione per PlayStation 4 di PUBG, rilasciata il 7 Dicembre 2018. Il titolo, già disponibile dapprima per PC, poi anche per dispositivi mobile e Xbox One, arriva così anche per la console di casa Sony. Prima di iniziare, il sottoscritto vuole specificare di non aver provato altre versioni di PUBG, essendosi limitato a giocarlo per la prima volta su PS4. Le nostre considerazioni si rivolgeranno quindi solamente a questa versione, senza comparazioni con le altre. Inoltre, la nostra prova è avvenuta su PlayStation 4 Pro. Fatte queste necessarie premesse, iniziamo l’analisi di PlayerUnknown’s Battlegrounds su PS4!

Battaglia reale che vince, non si cambia

Cambia la piattaforma, ma il gioco rimane ovviamente fedele a sé stesso: PUBG è rimasto PUBG. La prima cosa che ci viene chiesta di fare appena avviato il gioco, dopo un breve caricamento, è di personalizzare l’aspetto del nostro personaggio; opzione che peraltro è accessibile anche successivamente. La varietà estetica del nostro soldato non è esattamente vasta, ma questo viene compensato dalla personalizzazione del vestiario, di cui parleremo subito. Piombati finalmente nel menù principale, ci troviamo davanti alle sezioni dedicate alla scelta della modalità, al negozio e alle impostazioni. Prima di passare al vivo del gioco, vorremmo spendere due parole su questi ultimi due aspetti.

Il negozio permette appunto di acquistare oggetti estetici per il nostro personaggio, tra cui vestiti e skin per armi. La scelta qui è ampia, e riusciremo ben presto ad agghindare in modo abbastanza fantasioso il nostro eroe. Gli oggetti sono acquistabili con due valute: i G Coins,  acquistabili tramite moneta reale, e BP (Battle Points), che otterremo giocando. I primi possono acquistare in verità pochi oggetti e casse, mentre la maggioranza degli articoli vanno acquistati coi BP. Questi ultimi sono acquisibili peraltro piuttosto speditamente, rendendo poco invasive le microtransazioni.

Per quanto concerne invece le impostazioni, le abbiamo trovate un po’ scarne sotto alcuni aspetti, ad esempio i comandi, ma molto ricche per quanto riguarda la regolazione della sensibilità. Essa è altamente personalizzabile a seconda delle situazioni, grazie alle molteplici opzioni messe a disposizione. Ottima cosa se consideriamo che si tratta di uno sparatutto in cui la precisione è tutto.

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Meglio soli che mal accompagnati?

Tolta la modalità Addestramento, che è semplicemente un “parco giochi” che potremo utilizzare per fare pratica coi comandi e gli equipaggiamenti, rimane la classica battle royale. Essa è giocabile da soli, in duo, in squadra o da soli contro squadre (per i veri temerari). Purtroppo, tutte queste modalità si possono giocare solo in terza persona (potendo passare alla prima ma ottenendo così uno svantaggio rispetto agli altri giocatori). La prima persona è stranamente assente, mentre un messaggio ci dice che essa sarà “disponibile in base al numero di giocatori attualmente in linea”. Peccato che non sembri mai esserci il numero giusto, visto che in varie sessioni non ci è mai comparsa l’opzione.
Di partita in partita, è possibile anche cercare di completare delle sfide, giornaliere e settimanali, con le quali potremo far salire di livello il nostro personaggio, ottenendo delle ricompense estetiche.

Dando per scontato che sappiate come funziona una battle royale (100 giocatori senza nulla all’inizio della partita, una mappa cosparsa di armi ed equipaggiamento, un’area che si restringe progressivamente, vince chi sopravvive), passiamo a parlare del gameplay.

Lanciati, raccogli, sopravvivi

Le mappe in cui potremo venire paracadutati sono in tutto tre: Erangel, Miramar e Sanhok. In futuro ne verrà aggiunta una quarta, Vikendi. Senza dubbio, si sente la mancanza di poter selezionare la mappa in cui si vuole giocare. Pertanto, potreste trovarvi a fare diverse partite di seguito nella stessa ambientazione, creando un certo senso di noia. Il fatto che la zona sicura si restringa casualmente aiuta nondimeno a visitare varie aree delle mappe, che sono parecchio vaste.

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Una volta ritrovatici nel mezzo dell’azione e dopo aver appreso i comandi, abbiamo notato come essi siano molto reattivi. Praticamente non è riscontrabile input lag. Talora i comandi non sono proprio comodissimi, e l’impossibilità di personalizzarli si fa sentire; niente di insuperabile, comunque. Questa caratteristica rende sia piacevoli le fasi di ricerca dell’equipaggiamento, sia soddisfacenti gli scontri a fuoco a corto, medio e lungo raggio. Questi ultimi in particolare sono davvero ben realizzati: le armi sono perfettamente controllabili e le hitbox degli avatar sono corrette. Ci è capitato solo una volta di avvicinarci lateralmente ad un nemico e di ricevere alcuni proiettili prima che vedessimo il suo personaggio voltarsi, ma potrebbe essere stato un problema di lag.

Una criticità che ci troviamo a dover sottolineare riguarda però il piazzamento del loot nelle varie location. La sua distribuzione è talora variegata, talora estremamente monotematica; trovare tre zaini identici nello stesso punto può risultare frustrante. Inoltre, talvolta gli oggetti a terra si compenetrano, rendendo difficile riuscire a raccogliere cosa si vuole. Infine, è capitato diverse volte che a inizio partita, una volta atterrati, dovessimo aspettare qualche secondo per veder apparire gli oggetti, che come molti sapranno può fare la differenza tra la vita e la morte.

“Ho sentito qualcuno di sotto…”

Sicuramente, l’aspetto che ci ha convinti di più è il comparto audio. Esso è davvero ottimo, sotto svariati punti di vista. In primo luogo, i suoni sono di eccellente qualità: è perfino possibile distinguere il suono prodotto dai colpi delle varie armi disponibili a grandi distanze. Ma soprattutto, l’audio direzionale rasenta l’eccellenza. Saremo sempre in grado di udire i passi dei nostri nemici e prevedere da dove proverranno. Saremo persino in grado di determinare se il nostro opponente si trova al piano sopra o al piano di sotto al nostro. Tutto questo è ancora più accentuato se si indossano cuffie, di cui vi consigliamo caldamente l’utilizzo. Abbiamo trovato davvero lodevole che un aspetto tanto importante sia curato a tal punto.

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Grafica mediocre, ottimizzazione da bocciare

Arriviamo, purtroppo, alle vere note dolenti di questa recensione. Stiamo parlando del comparto grafico e, più in generale, dell’ottimizzazione. Iniziando dalla grafica, ci sentiamo di giudicarla come poco più che sufficiente. Le texture sono per la maggior parte in bassa definizione; i modelli degli oggetti che riempiono gli ambienti sono molto squadrati, mentre si nota una maggior attenzione all’equipaggiamento dei personaggi (ma non certo esagerata); l’illuminazione, sia esterna che interna, è mal regolata a tal punto da rendere difficile riconoscere gli oggetti che stanno a terra.

Saremmo comunque potuti passare sopra questa scarsa cura dell’aspetto grafico, se fosse servito a migliorare le prestazioni in game. Al contrario, è proprio l’ottimizzazione il settore in cui abbiamo registrato i risultati più disastrosi. Pur avendo un massimo di fps fissato a 30, PUBG non riesce praticamente mai a raggiungerli. Notiamo, oltre ai frequentissimi cali di frame, un quasi costante stuttering, davvero molto fastidioso, mentre ci muoviamo. Infine, a fare da cornice a questo disastro, effetti pop-in e pop-up delle texture e dei modelli che compongono l’ambientazione piuttosto invadenti. Sia chiaro, praticamente nulla che vada a compromettere in modo decisivo il gameplay, ma in ogni caso un aspetto da bocciare completamente.

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Un’esperienza tutto sommato positiva

Al netto di tutto, tra alti e bassi, questo porting di PUBG su PS4 è da promuovere, anche se si sarebbe potuto fare di meglio. In particolare sul comparto tecnico (tolto il sonoro) gli sviluppatori avrebbero dovuto decisamente fare il salto di qualità. Rimpiangiamo anche l’assenza del cross-play. Ciò non toglie che PUBG Corp. sia costantemente al lavoro per aggiornare e migliorare il suo titolo, e in futuro potrebbero intervenire sui grossi difetti che abbassano la valutazione. Nel frattempo, se possedete una PS4 e amate le battle royale, ci sentiamo di consigliarvi PlayerUnknown’s Battlegrounds. Cosa ne pensate di PUBG? E delle altre sue versioni? Fatecelo sapere! E ricordate: raccogliete sempre una padella, potrebbe salvarvi la vita!

 

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