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Approfondimento Film/Serie Tv

I 20 migliori piano-sequenza della storia del Cinema – Parte 1

Un parto trigemellare podalico sarebbe stato meno faticoso di questo articolo. Ma ormai siamo qua, perciò che dite, li vediamo i migliori piano-sequenza della storia del Cinema?

Facciamo una dovuta premessa: un piano-sequenza è un segmento autonomo costituito da una sola inquadratura. Al suo interno c’è un’intera unità narrativa e il racconto procede rispettando la continuità spazio-temporale.

Bene, lasciamo un secondo da parte Piero Angela e puntualizziamo un po’ di cose, poi si parte: non sarà una vera e propria classifica, dato che era un esercizio fine a sé stesso, perciò troverete i film in ordine cronologico; ci sarà ovviamente una seconda parte con i restanti 10 film; si eviteranno spoiler il più possibile; la parola “capolavoro” potrebbe apparire a più riprese durante i due articoli.

Siete pronti? Via con la prima parte dei 20 migliori piano-sequenza della storia del Cinema.

10 piano-sequenza per un film intero – Nodo alla gola (Alfred Hitchcock, 1948)

E come si poteva non cominciare con il Maestro? Hitchcock, per Nodo alla gola, voleva un piano-sequenza unico, ma le tecniche dell’epoca non lo permettevano. Quindi? Tramite il suo genio ha “nascosto” gli stacchi, che servivano fondamentalmente per cambiare il rullo della pellicola (ogni rullo durava circa 10 minuti). Anche il set, che tolta la scena iniziale è tutto all’interno di un appartamento, veniva mosso tramite rotelle ad hoc per lasciare lo spazio alla macchina da presa.

Fun Fact: durante un take la macchina da presa è passata sopra al piede di un cameraman, rompendoglielo. Per non rovinare tutto, il poveretto è stato imbavagliato e portato via dal set. Non solo, sempre durante un take, una donna, appoggiando il bicchiere, ha mancato il tavolo, perciò un macchinista si è tuffato riuscendo a prenderlo al volo. Udite udite: entrambe le riprese sono state poi utilizzate nel montaggio finale. Hitchcock uber alles.

Il ticchettio della bomba – L’infernale Quinlan (Orson Welles, 1958)

Se si dovesse fare una vera classifica ponderata, beh, questo piano-sequenza potrebbe tranquillamente vincere. Welles aggancia la tensione dello spettatore mentre una bomba ticchetta in sottofondo nel baule di una macchina. Non si riesce a prendere fiato, ed è terribilmente bello.

Fun Fact: per girarlo ci volle una notte intera, soprattutto perché l’attore che interpreta l’ufficiale della dogana continuava a sbagliare le sue battute. Stremato e all’ultimo tentativo prima dell’alba, Welles gli disse “se ti dimentichi di nuovo la battuta muovi solo le labbra, poi ti doppieremo. Ma, per favore, non dire mi dispiace signor Welles!”. Ovviamente quest’ultima è quella poi finita nel film.

Dal cielo all’acqua – Soy Cuba (Mikhail Kalatozov, 1964)

Soy Cuba è una festa continua per gli occhi. Il film in realtà è pieno di piano-sequenza, grazie alla visionaria regia di Kalatozov, avanti anni luce rispetto a tanti suoi contemporanei. Il racconto dell’epopea cubana passa anche da questo però, una lunga sequenza che inizia dalla cima di un palazzo e finisce dritta in piscina, raccontando magistralmente un pezzo di Cuba. Capolavoro.

Fun Fact: la macchina da presa veniva passata di mano in mano da un membro della crew all’altro per farle fare il suo viaggio. Nella sequenza sarebbe poi dovuta riemergere e uscire dalla piscina: avevano infatti installato sulla macchina un disco girevole preso dal periscopio di un sottomarino, per evitare gli schizzi. Alla fine Kalatozov decise di terminare la sequenza dentro la piscina.

L’ingorgo stradale – Week End (Jean-Luc Godard, 1967)

Il surreale e affilato attacco di Godard alla società contemporanea passa anche per questo splendido piano-sequenza. Una carrellata laterale che segue la macchina dei protagonisti mentre fa a sportellate per passare oltre un enorme ingorgo in una stradina di campagna. Oltre 9 minuti lungo i 300 metri delle rotaie messe a fianco della strada.

Fun Fact: ci sono voluti 3 giorni solo per posizionare tutte le macchine lungo carreggiata.

Lo sguardo in macchina di Alex DeLarge – Arancia meccanica (Stanley Kubrick, 1971)

Il maestoso inizio di quel capolavoro di Arancia meccanica è una lunga carrellata all’indietro che parte dal primo piano del Drugo, interpretato da Malcolm McDowell, e ci apre lentamente le porte del Korova Milk Bar. Da riguardare all’infinito. Voglia di Lattepiù?

Fun Fact: il movimento è quasi impercettibile, ma McDowell alza il bicchiere un tantino più del dovuto e… fa un brindisi allo spettatore. Quando Kubrick se ne accorse gli chiese spiegazioni, e McDowell disse tranquillamente “Stanley, volevo solo che il pubblico sapesse che erano pronti per un grandioso spettacolo”.

Attraverso le sbarre – Professione: reporter (Michelangelo Antonioni, 1975)

Il piano-sequenza finale di Professione: reporter è semplicemente maestoso. Antonioni chiude uno dei suoi capolavori con un movimento lento, capace di tagliare lo spazio e tenerci in tensione fino ai titoli di coda. La macchina da presa attraversa anche l’inferriata della camera d’albergo, tanto per rendere il tutto ancora più sontuoso. Jack Nicholson da antologia.

Fun Fact: per attraversare le sbarre, Antonioni le aveva fatte costruire su cardini, in modo da poterle aprire e passare all’operatore all’esterno la macchina da presa. Nicholson, per qualche motivo, raccontava che tutto l’albergo fosse costruito su cardini.

Il ritorno al bosco – Lo specchio (Andrej Tarkovskij, 1975)

Il film poetico ed evocativo di Tarkovskij si chiude con un lungo carrello: lento, dolce, capace di tornare finalmente alla natura e addentrarsi nel bosco, e noi con lui.

Fun Fact: se state attenti, verso la fine del piano-sequenza si può vedere un binario del carrello, in basso a destra dell’inquadratura. Andrej, che combini?

Salire nel palazzo – Una giornata particolare (Ettore Scola, 1977)

Come si può raccontare un enorme palazzo che si sveglia se non tramite un elaborato e lungo piano-sequenza? Scola crea un movimento sontuoso, che ci porta dall’esterno all’interno fino a scoprire la nostra Sophia Loren. Ah, tutto il film è ovviamente un capolavoro.

Fun Fact: il complicatissimo piano-sequenza è una combinazione di dolly, ascensore, carrello e zoom.

L’ingresso nel locale – Quei bravi ragazzi (Martin Scorsese, 1990)

Per impressionare la sua nuova fiamma, Henry Hill (Ray Liotta) la porta al Copacabana, e noi abbiamo il privilegio di vedere tutta la scena in piano-sequenza, stando alle spalle della coppia, mentre attorno la vita va avanti, e noi con loro. Capolavoro? Capolavoro.

Fun Fact: il motivo per cui Ray Liotta e Lorraine Bracco entrano da un ingresso secondario è perché la produzione non ha avuto il permesso per fare la strada più breve. La sequenza è stata girata 8 volte.

Sparatoria in ospedale – Hard Boiled (John Woo, 1992)

Adrenalina, pistole, esplosioni, morti, esplosioni, morti, esplosioni, ma Hard Boiled ha anche dei difetti. John Woo rende epica la polizia cinese e lo fa anche grazie a questo splendido piano-sequenza all’interno dell’ospedale. Magari è un po’ inverosimile, ma è tutto talmente pazzesco che glielo si perdona.

Fun Fact: pare che, per problemi di orari, abbiano avuto una sola chance per girare il piano-sequenza.

Orbene, se siete stati così carini da arrivare fin qui… grazie di cuore. Però ora state in campana che arriverà anche la seconda parte. Ne vedrete delle belle, promesso. Ovviamente senza stacchi.

Qual è il vostro preferito?

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Edoardo Ferrarese

Nato a Novi Lugubre l’11/11/92, anche se nessuno lo ha interpellato sulla questione. Laureato in Lettere Moderne senza infamia e, soprattutto, senza lode, capisce che magari gli piace la critica cinematografica e il Cinema tutto, anche se troppo tardi, e che vuole scriverne, perciò prende pure un diploma alla Scuola Holden (tanto per non continuare a sembrare un radical chic di merda). Finirà per insegnare letteratura italiana nel liceo del suo diploma, però questo non ricordateglielo mai.