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Stan Lee e Marvel: la storia più bella del mondo

Ieri si è spento all’età di 95 anni Stan Lee ma, anche se sembra un po’ retorico da dire, grazie alla Marvel è riuscito a diventare una leggenda immortale.

Stanley Martin Lieber viene al mondo il 28 dicembre del 1922 a New York. I genitori erano di origine ebraica e di provenienza romena. Stanley cresceva ed un’altra realtà veniva al mondo, la Motion Picture Funnies Weekly, una rivista di fumetti diretta da Frank Torpey.  La rivista pubblicava le storie di Namor, realizzata da William Blake Everett. Questa iniziativa, però, non andò molto bene e venne pubblicato solo un numero. La cosa destò interesse in Martin Goodman, editore di riviste per lo svago dei lettori, che voleva per l’appunto, affacciarsi nel campo del fumetto. Martin Goodman rilevò la Motion Picture Funnies Weekly, cambiandone la testata in Marvel Comics, che esordì il 31 agosto 1939 sotto il marchio Timely Comics.

Il nome del nipote di Martin Goodman era Stanley Martin Lieber. Il ragazzo, molto giovane, iniziò a fare il galoppino nell’azienda dello zio e ben presto gli venne assegnato un lavoro più creativo. Uno dei primi eroi della nascente Marvel era Captain America e in queste riviste vi erano spesso dei riempitivi, uno di questi fu affidato a Stanley Martin Lieber che lo firmò come Stan Lee. Ben presto il giovane Stan mise in mostra il suo talento come sceneggiatore ed iniziò a sceneggiare i primi fumetti completi. Stan Lee aveva solo 17 anni, diventando così il più giovane editor nel campo.

Guerra e dopo guerra

Erano anni molto bui quelli: la Seconda Guerra Mondiale e la minaccia tedesca erano in agguato. L’esercito americano non poteva privarsi di braccia giovani e Stan Lee partì per la guerra. Anche in guerra, il giovane diede libero sfogo alla sua fervida immaginazione partecipando attivamente al reparto visivo della propaganda americana. Gli effetti della guerra però sono anche a lungo termine e fu così anche per il mondo del fumetto. A guerra finita, infatti, l’America aveva bisogno di un nuovo nemico da additare e lo trovò nei fumetti tramite lo psichiatra Fredric Wertham e dal senatore Estes Kefauver. Queste accuse portarono ad un crollo delle vendite e al Comics Code che di fatto limitò e censurò il fumetto.

Il tempo passò, non senza che Stan Lee si stancasse di questa situazione e pensando, giorno dopo giorno, di cambiare lavoro per buttarsi su qualcosa che lo stimolasse di più. Gli americani però hanno bisogno di nemici sempre nuovi e, in questo caso, si dimenticano di quelli contro cui hanno puntato il dito. Il fumetto così riprese il suo corso grazie anche alla storica rivale della Marvel, la DC Comics, che sperimentò con buon successo il supergruppo Justice League of America.

La svolta per Stan Lee

Stan Lee non aveva più nulla da perdere nel settore degli albi a fumetti e, sotto consiglio della sua amatissima moglie, diede l’ultima chance al settore. La scelta fu una delle più riuscite della storia dell’editoria. A dare un’ulteriore scossa a Stan fu il suo connubio artistico con il disegnatore Jack Kirby. Così, Stan e Jack diedero vita, nel 1961, ai Fantastici Quattro. Da qui il duo esplose e diede libero sfogo alla sfavillante creatività che avevano dentro creando i più iconici supereroi arrivati fino ai giorni nostri: Hulk (1962), Thor (1962), Iron Man (1963) e gli X-Men (1963) dalla collaborazione con Kirby; Devil (nell’originale Daredevil, 1964) con Bill Everett e il Dottor Strange (1963) con la collaborazione di Steve Ditko, dalla quale nacque anche il personaggio Marvel di maggior successo, l’Uomo Ragno, nel 1962.

A far riprendere il mercato della Marvel fu il distaccarsi dalle storie classiche dei supereroi canonici. I ragazzini del periodo, infatti, riuscivano a riconoscersi meglio negli eroi Marvel che in quelli della concorrenza grazie alla scrittura di Stan Lee. Questi supereroi erano umanissimi, avevano debolezze ed alcuni handicap, sbagliavano, si comportavano male ma riuscivano sempre a rialzarsi e ad affrontare i nemici, che fossero essi interni o esterni ai personaggi. Tutto questo fece impennare le vendite.

Un periodo brutto per i fumetti

Ben presto, però, le cose in casa Marvel iniziano ad incrinarsi. Gli attriti tra Jack Kirby e Stan Lee diventano sempre più duri, tanto da portare il primo a passare alla rivale DC Comics. Anche Stan Lee lasciò il suo incarico di Editor in Chief. Nel 1971 cercò di lanciare la Marvel nel mercato per adulti, che non doveva tenere conto della Comics Code Authority. La casa editrice che ne risentì maggiormente fu la DC Comics; non a caso il 1978 viene ricordato come l’anno della Implosione DC. La stessa Marvel non riesce efficacemente a far fronte al nuovo panorama editoriale e, a peggiorare la situazione, la difficoltà interna dell’editore a trovare un degno successore a Stan Lee.

In questi anni, Stan Lee non si diede pace e si rimboccò le maniche per andare a vendere di persona i suoi fumetti in tutte le fiere del mondo (una dimostrazione è questo filmato in cui fu ospite al Lucca Comics).

Una nuova ripresa e un nuovo crollo

Per avere una ripresa vera e propria nelle vendite dobbiamo arrivare agli anni ’80. Una nuova rivoluzione era dietro l’angolo e la Marvel e Stan Lee furono subito molto ricettivi verso il cambiamento. Nuovi autori emergevano e il loro approccio ai fumetti era sicuramente più adulto. D’altronde si parla di quei ragazzini cresciuti con il duo Kirby/Lee che ora erano cresciuti e avevano sviluppato un gusto molto diverso. Gli eroi non solo erano umanizzati, ma nacque proprio la figura dell’anti-eroe. I villain spesso erano più affascinanti del supereroe e i colori sgargianti lasciarono presto il posto ad atmosfere più cupe e a fumetti sicuramente non adatti al pubblico più piccolo. I progetti si diversificarono e gli autori godettero di una maggiore libertà. Il fumetto non era più visto come un intrattenimento per bambini ma una lettura per adulti. I supereroi non erano più i giustizieri in calzamaglia ma veri e proprio personaggi scritti in profondità con una psicologia complessissima e una dicotomia interna importante.

Però, un nuovo e oscuro periodo stava per arrivare per il fumetto. Se vogliamo dare una data precisa possiamo mettere una bandierina sul 1996. Da qui al 2001 l’industria del fumetto era allo sfascio. Le cause maggiori furono: la saturazione di un mercato in cui, praticamente chiunque, si era buttato a capofitto e il mercato delle fumetterie. Il fumetto era nato, infatti, per le edicole e nel mondo degli editoriali classici. In seguito nacquero numerosissime fumetterie che, per ritirare le nuove uscite, dovevano avere la certezza di poter fare un reso. I resi divennero sempre più grossi e gli invenduti erano decisamente troppo gravosi sulle spalle delle case editrici che rischiavano di implodere.

La nuova rinascita

Una nuova rinascita si è avuta dopo il 2001, anno cruciale per il fumetto. Dalla carta stampata si passa al grande schermo. Stan Lee capisce che i ragazzini vogliono l’audio-video, la tecnologia e i ritmi frenetici moderni che probabilmente non faranno mai comprare un fumetto ad un ragazzino, ma vedere il supereroe sullo schermo può accendere una miccia all’interno del potenziale lettore. La Marvel così vende i diritti dei suoi supereroi alle grosse case di produzioni di Hollywood, che lanciano quello che oggi è il genere che fa più incassi nei cinema. Successivamente, decisero di entrare direttamente nel mercato da protagonisti e la mossa fu così vincente che le vendite dei fumetti schizzarono di nuovo. Dietro a tutto questo c’è sempre il volto e l’ala protettrice di Stan Lee che da enfant prodige dell’editoria è passato ad essere il nonno che tutti vorremmo. Un vecchietto giovanissimo che deve esserci in ogni pellicola della sua amata Marvel, con i suoi già leggendari camei.

Il vecchio più giovane del mondo si è spento all’età di 95 anni il 12/11/2018 ma la sua leggenda lo renderà immortale e le sue storie saranno indelebili nella storia di tutti gli appassionati del fumetto e non solo. Grazie Stan.

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Alessandro Mezzolla

Alessandro Mezzolla è di San Pancrazio Salentino in provincia di Brindisi. Un genio. miliardario, playboy, filantropo non è sicuramente una descrizione calzante. Ha la passione per il cinema, la musica e le magliette macabre. Il suo motto è "Perchè anche oggi mi sono svegliato?"