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Narcos Messico: la recensione del primo episodio

narcos messico

L’ennesima storia vera del traffico della droga

Quando uno show di successo si reinventa è sempre un rischio. Lo sanno i produttori, lo sanno gli attori, lo sanno i fan. Quando lo stesso show di successo deve ereditare il lascito di nomi pesanti come quelli di Pablo Escobar e Pedro Pascal il rischio è ancora più grande.

Abbandoniamo quindi la Colombia, lasciamoci alle spalle le avventure dell’agente Javier Peña, alla caccia dei cartelli di Medellin e di Cali e, grazie al Lucca Comics & Games 2018 (dove i due nuovi protagonisti erano presenti per promuovere il lancio) ci spostiamo nelle assolate lande messicane, a cavallo tra Sinaloa e Guadalajara.

I nomi da ricordare quest’anno sono due. Kiki Camarena e Felix Gallardo, interpretati rispettivamente da Michael Peña e Diego Luna. Ma andiamo con ordine.

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Soy el fuego que arde tu piel…

Le ormai famose note di Tuyo ci accompagnano nuovamente nel mondo dei narcotrafficanti. Ma non ci sono più le immagini nei narcos colombiani che scorrono durante la sigla. La musica di Rodrigo Amarante, quest’anno, è accompagnata da frame che ci ricordano come la lotta alla droga ha avuto luogo anche nella parte più settentrionale del continente americano. Veniamo subito trasportati nel mondo della DEA e dei cartelli messicani. Nomi veri, gente realmente esistita, casi giudiziari che sono ancora sulla bocca di tanti.

Narcos principalmente è questo. È il racconto di una storia che sappiamo già come finisce, ma che in pochi sanno come è iniziata.

L’erba, una droga di passaggio

Una storia di droga, dicevamo. Come succede sempre in questi casi, prima di addentrarsi nel mondo delle cosiddette droghe pesanti, tutti i più i grandi trafficanti del mondo passano inevitabilmente dallo spaccio di marijuana. Una storia già vista, direte voi che magari avete in mente la famosissima citazione di Johnny Depp in Blow («Danbury non era una prigione. Era una scuola di crimine, io entrai con un Diploma in Marijuana, ne uscii con un Dottorato in Cocaina.»).

In effetti anche la storia di Narcos Messico inizia con la marijuana, con un dualismo che andrà avanti per tutto l’episodio (e forse per tutta la stagione) tra i due protagonisti.

Kiki Camarena, il prototipo dell’agente americano

Kiki Camarena è un agente della DEA di stanza a Fresno, California. La Drug Enforcement Administration dell’epoca non è quella di oggi che abbiamo imparato a conoscere, per esempio, in Breaking Bad. L’organizzazione era appena nata e non era decisamente presa in considerazione come lo erano le altre agenzie federali americane. Negli anni 80 c’erano più agenti donna nella polizia di New York che agenti della DEA in tutto il territorio statunitense.

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Ma torniamo al nostro Kiki. Sposato, un figlio e un altro in arrivo, desideroso di fare carriera. Sognava un trasferimento a Miami, ma alla fine sceglie di andare a Guadalajara, Messico. Tutto pur di non restare a Fresno. Arriva carico di buoni propositi, ma si trova di fronte all’amara realtà messicana. Le agenzie americane non hanno poteri, non possono avere le loro operazioni e fare i loro arresti, ma si limitano al lavoro di intelligence per passare poi i dati a chi di dovere. Poco male direte voi. Poco male disse l’agente Camarena. Ma come funziona, nella pratica, questa raccolta informazioni? “Lo estilo americano” è semplice: offrire da bere a poliziotti, militari e funzionari messicani. In fondo nessuno parla meglio (e a sproposito) di un messicano ubriaco.

Felix Gallardo, il prototipo dell’agente messicano

All’epoca, in Messico, trovare un poliziotto, un militare o un funzionario onesto era cosa rara. Felix Gallardo non fa eccezione. Pur presentandosi come l’eccezione alla regola, con l’andare avanti del minutaggio scopriamo la vera natura del personaggio. Il suo obiettivo è portare ad un altro livello i traffici dei Narcos di Sinaloa, attanagliati dalle operazioni militari del governo centrale. Quando il governo messicano scoprì infatti che un manipolo di coltivatori di Sinaloa si stava arricchendo con la marijuana, decise di inviare l’esercito. La regione era povera, non vi erano grossi centri economici abitati da borghesia o da gente che contava e ciò rendeva più facile i raid militari volti a bruciare i campi. Nessuno avrebbe parlato. E se pure qualcuno lo avesse fatto, a nessuno sarebbe importato.

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Il piano di Gallardo era semplice quanto geniale. Spostare la produzione di una particolare varietà di marijuana in una zona più protetta, più popolosa, più ricca, dove l’esercito non avrebbe avuto la possibilità di compiere vaste operazioni militari. La scelta del nostro Felix ricade su Guadalajara.

Guadalajara, punto d’incontro delle due realtà

Una serie di eventi, tra di loro indipendenti ma complementari, porta quindi i nostri due protagonisti nella stessa città, Guadalajara. In questo senso, ed in base a quanto detto finora, è palese la volontà degli sceneggiatori di mettere in piedi quel dualismo tra i protagonisti di cui parlavamo e che, probabilmente, si infittirà sempre di più fino a quando sfocerà nell’incontro-scontro tra i due.

La storia ci dice già come andranno le cose. L’epilogo della vicenda è noto. Non sarà stato infatti un fenomeno mediatico eclatante e globale come l’ascesa del cartello di Medellin e di Pablo Escobar, ma anche quella dei narcos messicani è una pagina di storia già scritta. Quello che (probabilmente) in pochi sanno è l’origine di questa lotta tra cartelli messicani e DEA americana. Ed è proprio questo lo scopo di Narcos Messico. E noi siamo pronti.

L’ennesima serie vincente proposta da Netflix

Potrebbe essere presto per tirare delle conclusioni su Narcos Messico. Un solo episodio infatti non è sufficiente per affermare con certezza se lo show sarà di successo o meno. Siamo però davanti ad una serie dall’indubbia bontà. Ad una resa tecnica di alto livello come Netflix ci ha abituato per i suoi Originals si deve aggiungere un cast d’eccezione, con due prove attoriali convincenti da parte dei protagonisti.

Abbiamo avuto il piacere di incontrare Michael Peña e Diego Luna nel corso della manifestazione lucchese. La chimica tra i due attori è innegabile, così come la bravura nell’interpretare due ruoli difficili ed agli antipodi come possono essere Camarena e Gallardo e non vediamo l’ora di vederli interagire sullo stesso schermo.

Narcos Messico sarà disponibile su Netflix a partire dal 16 novembre.

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Gabriele Pati

Cresciuto con libri di cibernetica, insalate di matematica e una massiccia dose di cinema e tv, nel tempo libero studia ingegneria, pratica sport e cerca nuovi modi per conquistare il mondo.

Vanta il poco invidiabile record di essere stato uno dei primi con un account Netflix attivo alla mezzanotte del 22 ottobre 2015.