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YouTube Music dopo tre mesi di prova

Abbiamo provato YouTube Music, il nuovo servizio musicale di casa Google. Ecco cosa ne pensiamo!

Ormai il mercato multimediale, in particolar modo quello musicale, si sta spostando sempre di più sul digitale. Negli ultimi anni le vendite di musica su disco sono calate drasticamente, mentre di contro gli utenti dei nascenti servizi streaming sono andati sempre più crescendo.

Nel 2008 fu fondata Spotify, che è ormai affermata come leader del settore dello streaming musicale on demand. Google però non è rimasta con le mani in mano, e nel 2011 ha presentato Google Music, uno store di musica digitale che dal 2013 permette anche lo streaming dei propri contenuti. Solo di recente però è entrata a tutti gli effetti nel territorio di Spotify proponendo un nuovo servizio, questa volta associato al brand YouTube. Ecco quindi che lo scorso maggio viene lanciato YouTube Music.

Vediamo quindi cos’ha da offrire il neonato di casa Google, costola di YouTube Premium (ex YouTube Red)!

Funzionalità

Indipendentemente dalla versione posseduta, alla prima apertura dell’app ci viene proposta una lista di artisti. In base alle scelte fatte, l’app determinerà i nostri gusti in campo musicale, e proporrà musica in linea con quanto preferiamo.

Conclusa l’operazione veniamo portati alla schermata principale e, contestualmente, ci verranno chiesti i permessi per l’accesso alla posizione, in quanto l’app suggerisce musica anche in base alla posizione corrente dell’utente. Indipendentemente dalla nostra scelta, sarà possibile concedere o revocare il permesso dalle impostazioni in seguito.

Possiamo ora usare la funzione di ricerca. Dopo aver effettuato la ricerca, scrivendo o dettando a voce, possiamo filtrare i risultati per tipo, raffinando la ricerca per Brani, Album, Video, Playlist e Artisti.

È possibile inoltre creare delle playlist collaborative, anche se per il momento il procedimento è un po’ macchinoso e richiede di passare da YouTube classico.

Passiamo ad analizzare nel dettaglio le differenze tra la versione gratuita e quella a pagamento!

Versione gratuita

Con la versione gratuita si ha accesso alla libreria di Google Play Music e a quella ancor più vasta di YouTube. È possibile creare delle playlist che contengono sia tracce musicali che video, fruibili nella modalità classica a cui siamo abituati. Sono però presenti pubblicità, e non è possibile riprodurre alcun contenuto in background. Infine, non è consentito il download delle tracce per l’ascolto offline.

Confrontandolo con il concorrente svedese notiamo sia parallelismi che differenze. Entrambi contengono annunci pubblicitari e non permettono l’ascolto in locale dei contenuti. Però, a differenza di Spotify, che rende obbligatorio ascoltare casualmente i brani, Google offre la possibilità di scegliere. Possiamo quindi attivare o disattivare la riproduzione shuffle come desideriamo. Di contro però non è possibile ascoltare i contenuti a dispositivo bloccato o con altre app in primo piano.

Versione a pagamento

Le vere potenzialità del servizio vengono fuori nella sua versione premium. Le funzionalità offerte sono molteplici, prima tra tutte l’ascolto in background. Sia brani musicali che l’audio dei video sono infatti riproducibili senza il bisogno di tenere l’app aperta e lo schermo acceso.

Per quanto riguarda i video nello specifico è possibile, tramite uno slider in alto nella schermata del lettore musicale, scegliere la modalità Solo audio o quella tradizionale.

Inoltre la pubblicità è del tutto assente, ed è possibile scaricare tracce musicali e l’audio dei filmati YouTube. Particolarmente interessante è la funzione denominata “Mixtape offline”: l’app scaricherà in automatico una collezione di brani, da 1 a 100, basata sui nostri gusti. Google infatti si fa forte della propria intelligenza artificiale, che valuta le canzoni a noi più adatte. Ciò è possibile grazie alla cronologia e ai voti espressi tramite i due tasti mi piace/non mi piace presenti nella pagina del player. Ogni 24 ore la playlist generata automaticamente viene aggiornata, mantenendo comunque le dimensioni massime che abbiamo scelto.

Libreria

Un elemento di cui il nuovo servizio della casa di Mountain View si fa forte è la libreria. È noto come una buona fetta dell’utenza preferisca YouTube per la vastità di scelta che offre. Mentre su Spotify si trovano solo canzoni di artisti noti, o comunque di una certa risonanza, su YouTube è possibile trovare cover, live e artisti indipendenti. Di conseguenza la quantità di contenuti aumenta esponenzialmente: basterà che il contenuto sia inserito nella categoria Musica e il gioco è fatto. Interessante notare come, guardando i contenuti originali pubblicati su YouTube, l’attore sia soltanto uno: l’utenza. C’è quindi una sorta di auto alimentazione dei nuovi contenuti, senza andare a scomodare le case discografiche e i grandi artisti. Come in Spotify sono presenti playlist create in base al genere o all’umore, oltre a quelle create dagli utenti e quelle contenenti la musica del momento.

Interfaccia e facilità d’uso

App

L’applicazione si presenta bene, con un design pulito e in linea con quello introdotto negli ultimi restyling dei servizi Google. Sulla barra di navigazione in basso sono presenti tre collegamenti: Home, Hotlist e Raccolta.

In alto alla home troviamo una playlist generata in base ai nostri gusti, seguita dagli artisti e dagli album da noi più ascoltati. Scorrendo verso il basso troviamo ulteriori suggerimenti riguardanti artisti simili, ultime uscite e live, insieme alle varie playlist automatiche.

Nella sezione Hotlist troviamo una breve carrellata dei nuovi video più visti in ambito musicale.

Raccolta, come su altri servizi, è la pagina personale dell’utente. Qui possiamo trovare gli ultimi brani riprodotti insieme ai vari collegamenti a download, playlist salvate, album, artisti e la lista dei brani piaciuti.

Infine, toccando la nostra immagine profilo in alto a destra è possibile aprire, come facilmente prevedibile, le impostazioni dell’account. Da qui potremo vedere la nostra cronologia, gestire l’abbonamento e accedere alle impostazioni.

Sito web

L’interfaccia web risulta minimale e gradevole, ben ordinata e non troppo confusionaria. A differenza dell’app, i collegamenti alle tre pagine saranno in alto allo schermo insieme al tasto Cerca. Il sito è per la maggior parte identico all’app, ovviamente adattato per essere usato anche con mouse e tastiera.

La pagina del player è organizzata in due metà, una contenente la scaletta e una la copertina dell’album o il video in riproduzione. Sulla barra in basso troveremo i classici comandi di riproduzione e, cliccando in uno spazio vuoto, possiamo ridurre le dimensioni del player e continuare a esplorare il catalogo musicale. Da notare come nella versione free non sia possibile rimuovere la copertina/video tenuta in primo piano nella parte in basso a destra della schermata.

È possibile visualizzare a schermo intero sia i video che le copertine, funzione piuttosto gradevole se vogliamo lasciare la musica in riproduzione e dedicarci ad altro lontani dal pc. Con un click destro è possibile accedere a varie funzioni in base all’elemento sottostante. Disponibile anche il tasto per la condivisione che, tuttavia, potrebbe talvolta presentare un’anteprima errata o generica, sintomo che il servizio è ancora da perfezionare.

Consumo dati e qualità

Come riferito da un impiegato Google nel forum di assistenza, al momento YouTube Music opera sia in streaming che in download a un bitrate di 128kbps codificati in HE-AAC. In caso di rete particolarmente scadente il bitrate scende automaticamente a 64kbps. Viene inoltre detto che presto verrà effettuato un miglioramento, portando il bitrate massimo a 256kbps.

Volendo fare un confronto, Spotify riproduce i propri contenuti a 96, 160 e 320 kbps ma codificati in OGG Vorbis. Tuttavia, per determinare la qualità non è sufficiente confrontare i valori, in quanto il fattore determinante è il modo in cui opera l’encoder per comprimere la traccia audio. Secondo delle analisi è risultato come, a parità di bitrate, l’HE-AAC mantenga una qualità superiore rispetto alla stessa traccia codificata in OGG. Ciò nonostante, lavorando con valori elevati la differenza si assottiglia, in quanto la perdita di qualità generale si riduce.

Facendo un rapido calcolo, ogni ora di riproduzione a 128kbps peserà circa 55MB, permettendo di poter memorizzare molta musica senza sacrificare eccessivamente la qualità.

Costi

Le funzionalità premium viste in precedenza hanno un costo mensile di €9.99, con la posibilità di sottoscrivere un abbonamento famiglia a €14.99. Come con Spotify, l’abbonamento famiglia dà diritto ad usufruire delle funzionalità premium su sei account diversi purchè siano residenti nella stessa abitazione. Dividendo i costi in sei persone si può quindi arrivare a pagare il servizio €2.50, cifra piuttosto esigua. Non è noto però se anche YouTube Music effettui lo stesso tipo di controllo sulla posizione effettuato a campione da Spotify per i propri abbonamenti famiglia.

Ovviamente è possibile provare il servizio gratuitamente e decidere successivamente se abbonarsi o meno.

Giudizio finale

Il nuovo servizio offerto dalla casa di Mountain View risulta essere un buon competitor già dall’inizio. Può vantare una libreria immensa e in continuo aggiornamento, anche grazie all’utenza, e sui potenti mezzi Google per una vasta integrazione.

Essendo ancora agli inizi sono necessari vari miglioramenti, specialmente nel comparto tecnico. Capita che la riproduzione non passi fluidamente da smartphone a computer e viceversa, o che non vada in background come dovrebbe. Sarebbe inoltre opportuno qualche perfezionalmento all’interfaccia in quanto alcune funzioni, come le playlist collaborative, sono presenti ma difficili da individuare, o che le anteprime di condivisione risultino talvolta errate. Tuttavia sono problemi che non compromettono l’uso del servizio, che risulta quindi una più che buona alternativa alle applicazioni più note e diffuse.

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