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Insulti e razzismo, la condanna? 6 mesi senza Facebook

Bisogna aiutarli, ne ospitiamo uno in ogni casa e li laviamo con la benzina e poi li asciughiamo col lanciafiamme e tutto è risolto”.
Queste sono solo alcune delle parole che sono costate caro a 4 italiani residenti nella zona di Portogruaro. L’ufficio esecuzioni penali esterne di Venezia ha infatti condannato a sei mesi senza Facebook gli autori dei commenti razzisti, di età compresa tra 34 e 56 anni, apparsi sul gruppo “Sei di Portogruaro se”. L’accusa è di violazione della legge Mancino, con aggravante di discriminazione razziale.
Oltre all’allontanamento dal social network, i colpevoli dovranno pagare 200 euro di risarcimento, svolgere lavori di pubblica utilità per quattro ore alla settimana e informarsi sulla tematica leggendo libri e guardando film.
La questione porta alla luce un fenomeno decisamente attuale, che è sotto gli occhi di tutti ma non ha ancora regolamentazioni vere e proprie: il razzismo e i social network.

Esiste un collegamento tra Facebook e il razzismo?

Chiunque frequenti un minimo Facebook avrà familiarità con le centinaia di commenti intrisi d’odio presenti sul social network, in cui tutti incappiamo almeno una volta al giorno. Quindi viene forse un po’ spontaneo chiedersi se Facebook contribuisca a diffondere il clima d’odio, e la risposta è sì. Secondo uno studio condotto dall’Università di Warwick infatti, esisterebbe un collegamento tra il razzismo e l’uso di Facebook. Gli algoritmi del social network tendono a dare visibilità ai contenuti che attirano più interazioni, ovvero quelli che generano emozioni “primitive” come rabbia e paura. Per questo, in moltissimi si ritrovano le bacheche intasate di commenti pieni d’odio. Tutto ciò ha ovviamente ripercussioni sulla mentalità delle persone, che vengono alienate dalla realtà e tendono a omologarsi al pensiero ritenuto comune, ovvero quello razzista. Sentendosi pure legittimati a esserlo, perché si è continuamente esposti a questo tipo di contenuti, e quindi dando per scontato che sia la cosa giusta da fare, che tutti pensano.

Il bisogno di tornare alla realtà

Una condanna tutto sommato sensata, anche se all’apparenza può sembrare stupida. Allontanarsi da Facebook consentirà di pensare con la propria testa, ma soprattutto di vivere nella realtà, confrontandosi con opinioni diverse. E senza nessun algoritmo a dirci ciò che dobbiamo pensare (quando non siamo in grado di farlo da soli). Tornare alla realtà forse è l’unico modo per far comprendere fino in fondo la gravità delle parole dette. Facebook, dal canto suo, non ha mai detto nulla a riguardo, limitandosi a osservare che “ciò che è consentito su Facebook si è evoluto nel tempo”. Insomma, va bene promuovere i post e le discussioni piene di commenti razzisti (o di odio in generale), ma guai a pubblicare meme offensivi!

FONTE

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Eleonora Amenta

Eleonora, 21 anni, (quasi sempre) da Roma.
Studio lingue, ma trovo sempre tempo per appassionarmi a qualcosa di nuovo.