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Approfondimento Nintendo Videogames

Pokémon Let’s Go, ambiguità e omertà profilano un fallimento?

Pokémon Let's Go

Pokémon Let’s Go, sulla necessità di ridefinire il rapporto tra produzione e utenza

Alla messa in luce degli allarmanti tabulati circa la classifica dei prodotti videoludici più preordinati su Amazon US e JP, nei quali Pokemon Let’s Go ricopre le posizioni più basse della storia del brand, la domanda “Cosa è andato storto?” si è insinuata come si insinuerebbe uno sciacallo mediatico dopo un incidente domestico. Nonostante il colosso del retail costituisca solo una parte dei rivenditori coinvolti nella distribuzione dei prodotti Nintendo, riteniamo che il flusso di acquirenti sia tale che possa definire la tendenza complessiva del pubblico.

In termini più specifici, per andare oltre i titoli, i nascituri capitoli che sanciscono l’approdo di Game Freak su Nintendo Switch si classificano ben al di sotto di Okami – giunto ormai all’ennesima riproposizione. Dopo fitti scambi di idee e riflessioni individuali, circoscrivere il colpevole ultimo di queste grigie previsioni di mercato, costituirebbe un eccesso di sicurezza che mal si sposa con la variabilità che intercorre tra la data odierna e il lancio effettivo dei prodotti. Tuttavia, per chiarire il rapporto tra le parti in causa e il riscontro effettivo del loro operato, occorre parlare della dialettica tra pubblico affezionato e produzione. 

Pokémon Let's Go

“In principio era il caos”, e tale è rimasto

Che lo sbaglio sia stato quello di presentare il gioco a porte chiuse, è ormai chiaro. Tramite una conferenza tenutasi esclusivamente in lingua Giapponese, Pokémon Let’s Go si è rivelato al pubblico con il filtro di centinaia di tweet, inquinati da traduzioni talvolta non accurate. Una strategia inspiegabile, se si pensa alla collaudata macchina da “hype” impiegata per tutti i precedenti capitoli, i cosiddetti Pokémon Direct. Il perché di questa scelta non è facilmente discernibile, ma nel mezzo si trova senz’altro il passaggio del brand verso un nuovo tipo di hardware; transizione che Nintendo pare aver voluto gestire, nella sua delicatezza, diversamente a livello mediatico. La confusione generata da un trailer che mostra feature diverse dalla norma, è stata aggravata da un’affermazione dei piani alti: Pokémon Let’s Go è considerato un facente parte della “mainline”.

Va sottolineato che ciò non significa in modo lapalissiano che Let’s Go sia in continuità ludica e diegetica con i capitoli principali. Legittimamente, sono molti i dubbi sorti nell’utenza fidelizzata, alla quale The Pokémon Company ha esposto ingenuamente il fianco: lo scetticismo pluriennale – sorto con il passaggio alle tre dimensioni nel 2013, portato avanti tra ragione e cecità ideologica – ha ora dichiarazioni ufficiali a supporto, travisate o meno. L’informazione riguardo l’uscita di un Pokémon “core RPG” nel corso dell’anno venturo non ha fatto altro che generare ancora più contraddizioni attorno all’immagine della compagnia, che hanno definitivamente aperto la riflessione sul fallimento comunicativo attorno all’approdo del brand su Nintendo Switch. Occorre fare un passo di lato, capire le esigenze del brand e dopodiché rivalutare quanto detto.

Pokémon core rpg

 

Pokémon Let’s Go, la confusione sulla formula

Il commento tipo più diffuso è quello che inveisce sulla natura ludica di Pokémon Let’s Go. Sappiamo bene che certe affermazioni non meritino attenzione prima del lancio, ma il caso costituisce un’eccezione. Nei commenti ai trailer e in gruppi specializzati si parla spesso dei nascituri capitoli come se fossero un rimodellamento dell’impianto tradizionale. Questo tipo di discussione scaturisce senz’altro dall’ambiguità costruita da The Pokémon Company attorno ai giochi, ma sarebbe facilmente evitabile pensando al fatto che nessun gioco ex novo che si rispetti – e questo chi mastica Game Design lo sa bene – nasce sulla base di un altro, a meno che non si tratti di un seguito che mantenga inalterati i connotati di partenza – Destiny 2 ad exemplum.

Ci può essere ispirazione, omaggio ludico, ma ogni struttura nasce prima di tutto da un foglio bianco. L’entità delle differenze che si riscontrano tra la tradizione ventennale e Pokémon Let’s Go, è tale da escludere che il lavoro di design sia stato solamente un rimodellamento. Proprio per questo motivo, chi accusa Game Freak di aver facilitato materiale tradizionale, si addentra in un discorso fallace in partenza. Che Pokémon Let’s Go abbia per natura un impianto semplice, è dimostrato dai trailer di gameplay, ma non può esserne fatta una colpa ai designer – mossi da un preciso intento esplicitato più avanti. Se la difficoltà non rientrasse nelle peculiarità delle formula, e questa si rivelasse parimenti divertente? Pensate alle diversità dei fattori che solleticano il senso ludico, la risposta viene da sé.

Trattasi bensì di un progetto di novella ideazione, nato da fogli bianchi e non come modifica di un impianto consolidato di partenza, dal quale tuttavia vengono mutuati e apposti alcuni connotati. Proprio questi ultimi vanno ad alimentare la confusione attorno a dei prodotti che in realtà godono della loro, differenziata personalità. Trattasi di evoluzione delle meccaniche viste negli ultimi due decenni? No, o meglio, non ancora: dipende tutto dalla ricezione che verrà registrata a Novembre.

Dunque, cos’è davvero il progetto Let’s Go?

Non potendo accedere alla banca dati di The Pokémon Company per smascherare i malvagi piani organizzati contro i fan storici del brand, ci daremo a supposizioni basate su empirica osservazione. Partiamo col dire che Pokémon sta affrontando una crisi senza precedenti, che deriva dall’attuale rapporto tra produzione e pubblico. La dialettica si è fossilizzata nel tempo in un disperato tentativo di sperimentare entro un attaccamento morboso a schemi rigidissimi, da parte di un bacino di utenti bipolare – richiedente a gran voce cambiamenti incompatibili coi suddetti – e tutt’altro che critico costruttivamente.

Da questa situazione immobile sono derivate quelle che di fatto sono delle “non” innovazioni, come Megaevoluzioni, Mosse Z e Forme Alola. Queste ultime sono introduzioni graditissime, ma semplice sovrastruttura di un impianto che reitera sé stesso, le quali sono state messe in mostra come fattore di novità negli ultimi capitoliÈ proprio il riproporsi, l’illudere il giocatore medio di Pokémon – il quale vuole essere illuso – che ci sia innovazione quando la struttura basilare si ripete, che ha portato a una progressiva frammentazione del pubblico. Complice la chiusura di una fascia di utenza, che si ripiega sopra presunti fasti del brand, Pokémon ha perso lo smalto che ha infiammato il mondo a inizio millennio.

I ragazzi sono cresciuti, una parte è rimasta con Nintendo, una parte è rimasta con amarezza e nostalgia, e in tutto questo The Pokémon Company perde terreno sull’acquisizione di nuovi giocatori. Come si risolve un rapporto dialettico tra pubblico e produzione cristallizzato? Come ogni stasi, aggiungendo un’altra variabile. La presa di coscienza deve avvenire da ambe le parti, e può verificarsi solo con una diversificazione del pubblico atta ad arricchire il fermento attorno alle direzioni creative. The Pokémon Company l’ha capito, tuttavia il comparto comunicativo si muove nella direzione opposta.

Tsunekazu Ishihara

Ricominciare da uno per cambiare le carte in tavola

Dunque, Pokémon Let’s Go nasce per recuperare tutti quei giocatori sparsi nel tempo, persi nello sviluppo del brand e talvolta ritrovati con Pokémon Go. Quest’ultimo, nella sua identità e nel suo “ripartire da uno“, è riuscito ad avvicinare fan della prima ora salpati verso altri lidi, e nuovi utenti incuriositi dalla formula “lungo la via” del gioco. Nei suoi due anni di mercato, Pokémon Go si è espanso a tal punto da determinare un’utenza fidelizzata, composta dall’unione di affezionati, novizi e fan ritrovati – le nuove variabili nella stasi. Tenendo conto di quanto detto nel precedente paragrafo, è logico pensare che Pokémon Go sia il punto di partenza per il rilancio della serie, proprio per la sua capacità di unire utenti provenienti da strati diversi in un’esperienza unitaria.

Appare chiaro che il progetto Let’s Go sia stato concepito come strumento per avvicinare l’utenza di Pokémon Go all’ambiente più rigoroso e strutturato della linea tradizionale. Questa operazione ha idealmente come fine la creazione di un corpus di giocatori rinnovato nella varietà e nel modo di pensare il brand, per arricchire nuovamente il rapporto dialettico precedentemente esplicitato. Messo nero su bianco, previa argomentazione, sembrerebbe non esserci nulla di male in un prodotto come Let’s Go. In effetti, non c’è; o meglio, non ci sarebbe, se non ci fosse un complesso problema comunicativo che ha radici ben più profonde dell’annuncio dei due nuovi giochi.

Pokémon GO

Dunque, da dove scaturisce la tempesta sociale?

Abbiamo di fronte una compagnia apparentemente incapace di far intendere al pubblico le generalità di Let’s Go – entro i limiti di ciò che un normale utente può sapere. Tuttavia, addentrandoci nel recente passato del brand, siamo propensi a credere a uno smarrimento interno a The Pokémon Company circa la direzione della branca videoludica. Smarrimento, che Pokémon Let’s Go nasce idealmente per annientare, ma che a conti fatti va a ingrandire. Game Freak pare avere problemi nel riconoscere che gli utenti affezionati siano cresciuti, e non avere una strategia comunicativa per rivolgersi specificamente a loro – pilastri, pane quotidiano del franchise.

Dal momento che rappresentano la maggioranza della base acquirente, è proprio verso il giocatore di lunga data che la compagnia dovrebbe rivolgersi con franchezza. Parimenti, il giocatore di lunga data dovrebbe avere una consapevolezza più profonda dello stato del brand, e capire che non è con la protesta gratuita verso un’artista che si ottiene un’arte migliore. L’atteggiamento ambiguo di The Pokémon Company ha toccato il suo apice con la definitiva frattura tra brand e utenza fidelizzata. Correre ai ripari dopo il misfatto pubblicitario di Let’s Go, e ribadire che un “core RPG” – da duri, da veri fan – è in arrivo il prossimo anno, significa in prima battuta ammettere di star proponendo un prodotto di serie B.

In secondo luogo, significa creare in modo doloso una spaccatura all’interno della propria community, in utenti meritevoli di un “core” RPG, e in quelli che invece si “accontentano”. A questo punto ci troveremmo al limite dell’accettabile: una compagnia che promuove in modo bizzarro un suo prodotto, ma comunque non contraddittorio seppur entro un risvolto negativo.

Pokémon

Affrontare la tempesta per il bene superiore

La frattura si è accentuata nel momento in cui The Pokémon Company si è pronunciata con fermezza riguardo al fatto che Let’s Go sia una pubblicazione della serie principale, idealmente di pari dignità con le classiche coppie di giochi. Nel clima di diffidenza, di fronte a video che mostrano meccaniche alla stregua di uno “spin off”, affermare una cosa del genere significa servire su un piatto d’argento il “2+2” dei “2+2”. Dal momento che i fan accaniti preferiscono concedersi con impeto ad assiomi dalla logicità autoproclamata, anziché dotarsi di una visione completa, il risultato è quanto segue.

“Pokémon Let’s Go per Switch è un capitolo principale, dunque la formula di riferimento per il futuro di Pokémon è quella”

In piena corsa, è possibile porre rimedio in vista del lancio? Ormai è difficile immaginare uno scenario in cui il trailer del secolo riesca a ribaltare l’opinione diffusa, tanto i precedenti trailer hanno arrecato danno d’immagine. The Pokémon Company deve solo afferrare saldamente il timone, affrontare la tempesta del 18 Novembre e sentirne l’impeto lungo la pala. Tempesta che col senno di poi si manifesterà con dati di vendita sottotono: un’eccezione che in venti, floridi anni di brand è più che accettabile e oltrepassabile.

Pokémon Let’s Go non sarà un fallimento completo, proprio come qualsiasi prodotto che porti la bandiera del brand, e confidiamo che in parte riesca nell’obiettivo che gli ha dato i natali. Riteniamo che il meglio per la compagnia, per gli utenti e per il franchise intero sia che The Pokémon Company faccia i conti con i propri errori in questo frangente, per mezzo di una coppia di giochi che di fatto ha i connotati di uno spin-off e non con un preannunciato “core RPG”, attorno al quale l’aria di attesa per un titolo maturo e innovativo va addensandosi. 

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Samuele Sanesi

Giocatore da sempre, Game Designer come stile di vita. Caporedattore nel tempo libero (a volte anche in quello occupato). Mangio salutare e bevo tanta acqua, perché i videogiochi tra settanta anni non si giocheranno da soli. Ho predilezione per ogni forma di intrattenimento ludico. Amo la mia città, le tradizioni Italiane e la mia famiglia. Uno dei miei hobby è la critica del Tiramisù. Ho visto navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione.