Dr Commodore
LIVE

Tragedia di Jacksonville, i videogiochi sono davvero la causa?

La tregedia di Jacksonville è ancora attuale ed EA cancella la competizione

Si è consumato il 27 Agosto un terribile episodio a Jacksonville, Florida, dove una persona ha ucciso con una pistola 2 persone, ferendone altre 10 prima di togliersi la vita. È accaduto durante il torneo di MADDEN NFL 19, videogioco basato sul gioco del football americano. L’assassino, come rivelato dallo sceriffo Mike Williams, è David Katz (24 anni), proveniente dal Maryland, nonché campione della medesima competizione nel 2017.

Il terribile episodio è stato velocemente diffuso dai media di tutto il mondo, tra cui l’Italia. Non sono arrivati particolari attacchi nei confronti del medium videoludico, quanto più una superficiale descrizione del movente ancor prima che lo sceriffo rivelasse il nome dell’attentatore. La causa, secondo molti media italiani, è attribuita dalla sconfitta durante il torneo. La notizia è parzialmente veritiera, in quanto Katz ha sì perso delle partite nella competizione, ma l’assassinio era premeditato. Basandoci su informazioni ufficiali, sappiamo con sicurezza che David Katz, prima di partire per Jacksonville, ha acquistato legalmente a Baltimora due pistole il mese prima dell’attentato. Inoltre, le vittime sono entrambe estranee alle sconfitte subite dall’assassino.

david katz

Disinformazione

Fino a questo momento, non si ravvisa traccia di attacchi mediatici contro i videogiochi, forse sintomo di maturità e presa di conoscenza del medium da parte della società. Tuttavia, la testata giornalistica Libero Quotidiano, il giorno 28 Agosto, alla pagina 15 del proprio giornale, riporta il pezzo dell’editorialista Costanza Cavalli, la quale si scaglia superficialmente contro il medium. Nell’articolo di giornale troviamo diversi errori, tra i quali, riportiamo testualmente: “David Katz, 24 anni, stava partecipando a un torneo di Madden Nfl Classic, un gioco di calcio virtuale […].

Libero Quotidiano 1

Il pezzo parla di dipendenza da videogiochi, citando la recente introduzione del “Gaming Disorder” nell’undicesima revisione della International Classification of Desease, Icd-11, da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Come possiamo notare nel catenaccio, il giornale riporta che alcuni studiosi presi in esame comparano la dipendenza da videogiochi a quella della cocaina. Autori di questo paragone esemplificativo sono Steve Pope, terapista di Lancashire, UK (2010) e Hilarie Cash, fondatrice della clinica reSTART di Seattle, volta al recupero di persone dipendenti dai videogiochi. Il paragone con la cocaina viene fatto per rendere l’idea dei processi neurologici, ma un processo simile avviene anche con, ad esempio, la caffeina.

Una crescita problematica

Negare la possibilità che si crei dipendenza da videogiochi sull’essere umano sarebbe senza dubbio pretenzioso e indimostrabile. È ormai noto come nella società odierna sia facile sviluppare dipendenze, soprattutto in persone psicologicamente più fragili. Quando si parla di David Katz, si fa riferimento a un ragazzo problematico, con una dipendenza dai videogiochi dimostrata. Secondo quanto riporta The Guardian, veniamo a conoscenza di come il ragazzo, dopo il divorzio dei genitori, abbia sviluppato un rapporto morboso con le esperienze interattive videoludiche, arrivando all’isolamento e al non prendere parte alle lezioni scolastiche. Dunque, Katz è sempre stato un ragazzo psicologicamente fragile, ricevendo il primo ricovero per problemi mentali nel 2007, proprio in occasione del divorzio. Durante l’ispezione della sua abitazione, sono state rinvenute le prescrizioni di farmaci antipsicotici e antidepressivi.

David Katz ha trovato nei videogiochi un sostituto al ruolo della famiglia, sviluppando così un attaccamento eccessivo e nocivo ad essi. In linea di principio, la stessa dinamica è rintracciabile, ad esempio, anche nelle persone che si rifugiano nel cibo per colmare una mancanza, cadendo così in una dipendenza che inserisce in una spirale di altre malattie, come l’obesità. Dunque, trattasi di problemi causati da una psiche fragile e abbandonata a se stessa.

È giusto demonizzare?

Tornando però agli studi compiuti in merito, ritroviamo su Nature diverse pubblicazioni sui videogiochi e la loro influenza sulla persona. Alcuni studi evidenziano come i videogiochi non abbiano particolari influenze sul comportamento dell’essere umano, salvo qualche eccezione secondo cui “i motivi sono ricollegabili a problemi antecedenti ai test“. Anzi, una recente pubblicazione dimostra come la materia grigia dell’ippocampo tragga benefici dal Gaming, soprattutto con le esperienze offerte dai Platform Tridimensionali. Naturalmente, negli anni verranno pubblicate altre ricerche che espanderanno la comprensione a riguardo, ma allo stato attuale parliamo di dati ufficiali da fonti considerate autorevoli. Come invece riporta anche l’Entertainment Software Association, i videogiochi si stanno dimostrando un ottimo mezzo per l’apprendimento di alcune utili abilità.

La strage di Jacksonville è uno dei tanti esempi in cui l’attentatore è una persona psicologicamente debole, e il fatto che sia avvenuto nel corso di una competizione eSportiva non è probante di alcunché. Le persone fragili vanno tutelate e aiutate con strutture appositi e sussidi, onde evitare così che possibili tragedie possano ripetersi, e che la comprensione superficiale in merito ai benefici e danni effettivi dei videogiochi dilaghi.

Per rimanere informati sul mondo nerd, continuate a seguirci sul nostro sito DrCommodore.it e su Facebook, Instagram, Telegram, YouTube, Discord, Steam e Twitch.

Fonti:

https://www.theguardian.com/sport/2018/aug/28/madden-nfl-19-tournaments-florida-shooting

https://edition.cnn.com/2018/08/27/us/jacksonville-madden-tournament-suspect/index.html

https://www.nature.com/articles/s41380-018-0031-7

https://icd.who.int/browse11/l-m/en#/http%3a%2f%2fid.who.int%2ficd%2fentity%2f1448597234

http://techland.time.com/2011/03/10/two-hours-of-gaming-like-doing-a-line-of-cocaine/

https://www.nature.com/articles/mp2017155

https://www.nature.com/articles/mp2013100

https://www.theguardian.com/technology/2017/jun/16/internet-addiction-gaming-restart-therapy-washington

http://www.lescienze.it/news/2002/09/02/news/il_caffe_come_la_cocaina_-589182/

http://www.theesa.com/article/student-attitudes-games-based-skills-development-learning-video-games-higher-education/

 

Articoli correlati

Dr Commodore

Dr Commodore

Sono Dr Commodore, servono altre presentazioni?

Condividi