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Brain training: funziona davvero?

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Ve lo ricordate il Dr. Kawashima con la sua serie di giochi di brain training? Ebbene, era solo divertimento. L’effettivo “allenamento” neuronale avviene già all’interno del cervello e si chiama “neuroplasticità” o “plasticità cerebrale”. Il cervello può realmente cambiare, imparare e migliorare sulla base dell’esperienza.

Nel suo libro “My Plastic Brain: One Woman’s Yearlong Journey to Discover if Science Can Improve Her Mind“, la giornalista scientifica Caroline Williams si domanda “se l’allenamento del cervello non funziona, cosa dovremmo fare?”. Ha raccontato in un’intervista a The Verge il suo viaggio nel brain training: un esperimento di un anno durante il quale ha usato se stessa come cavia.

Persone diverse, cervelli diversi

Il cervello è un organo che si comporta come un muscolo: più si usa e più si sviluppa. Per esempio i tassisti, che devono orientarsi e ricordarsi le strade quotidianamente, presentano un ippocampo – responsabile della navigazione spaziale – più sviluppato della media.

Per questo la giornalista ha iniziato a completare test di diverso genere, pur senza sapere se in futuro avrebbe visto un miglioramento o meno. L’inizio è stato demoralizzante, in quanto i punteggi ottenuti erano molto bassi. Un test in particolare, che consisteva nel vedere una successione di volti e premere la barra spaziatrice solo con i volti maschili, le risultava particolarmente difficile a causa della ripetitività. Confessa che fosse “fisicamente impossibile, non potevo impedire alla mia mano di spostarsi sulla barra spaziatrice”.

Stessa situazione nei test di navigazione, “delle tre aree del cervello che si attivano quando si dà un senso al luogo, due di esse erano normali e una non rispondeva affatto: le cose non erano così semplici“.

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Progressi nel tempo

La giornalista riporta di essere riuscita, dopo numerosi tentativi, a trovare una sorta di “spazio mentale” che l’aiutasse a rilassarsi e concentrarsi, permettendole di ottenere punteggi più alti nei test. Quello che ora si chiede è “i progressi dureranno nel tempo?“. Ad esempio, appena interrotti gli esperimenti per l’ansia, è tornata al punto di partenza. Quindi, per ora, la domanda rimane aperta.

Il mercato del brain training

L’autrice si dichiara molto scettica riguardo tutti i programmi di brain training come puzzle, quiz e test, ma anche app di “musica per concentrarsi” o con “suoni che attivano le onde cerebrali“. Hanno lo stesso effetto di una conversazione interessante o di un’attività divertente.

Sono invece efficaci e affidabili i dispositivi neurologici – come le cuffie EEG o il neurofeedback – che studiano il funzionamento del cervello. Ma dovremo aspettare ancora molto per vederne un’applicazione nella vita di tutti i giorni.

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