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Curiosità Tech

L’imperatore giapponese potrebbe causare un nuovo Millennium Bug

I computer non sanno come funziona il calendario giapponese.

Il 30 aprile del 2019 l’imperatore giapponese Akihito abdicherà e il Principe della Corona Naruhito prenderà il suo posto. In altre circostanze non sarebbe una grande notizia, se non fosse per due motivi:

  1. È la prima volta che un imperatore abdica dal 1817, quando Kokaku decise di rinunciare al trono;
  2. I computer non sono preparati.

Il calendario giapponese, infatti, si basa sui cicli di incoronazione. Ciò significa che ad ogni imperatore corrisponde una nuova era. Questo passaggio potrebbe causare dei problemi ai sistemi operativi, impreparati ad un cambio di era.

Il problema

C’è da dire che questo problema, prima o poi, si sarebbe comunque presentato e questa abdicazione non ha fatto altro che anticipare le cose. La maggior parte dei sistemi operativi, infatti, sono stati sviluppati poco dopo l’inizio dell’era Hesei (il nome che contraddistingue l’attuale era del calendario giapponese).

«Non sappiamo come si comporteranno i programmi, proprio perché non sono stati testati con il cambio di era», scrive Shawn Steele di Microsoft, che continua:

Il calendario al momento non permette la navigazione tra le varie ere, e questo già potrebbe causare non pochi problemi ai software che usano il calendario. Alcune applicazioni potrebbero avere impostato degli eventi in una data successiva all’inizio della nuova era, dando per scontato che sarebbero state elaborate in un secondo momento. Con l’inizio della nuova era queste informazioni potrebbero causare problemi agli algoritmi utilizzati per fare ordine tra gli eventi registrati. Per esempio, potrebbe esserci un evento pianificato per l’anno 10 della nuova era che con gli attuali calendari è stato registrato come anno 40 dell’era attuale.

Il rischio quindi è che a seguito dell’abdicazione, i sistemi continuino a contare i giorni come appartenenti all’era appena finita, non sapendo come comportarsi. Allo stesso tempo l’assenza di un nome per la nuova era (che sarà deciso contestualmente all’incoronazione) sta creando non pochi problemi. Non essendoci un nome per distinguerla, i sistemi potrebbero andare in tilt.

 

Ideogrammi che passione

L’Unicode Consortium attraverso le parole di Ken Whistler ci spiega che il problema è dovuto agli ideogrammi. I computer utilizzano un carattere particolare per indicare l’era Heisei. Una nuova era significa un nuovo carattere. E ciò comporta un nuovo standard. Non conoscendo il nome della nuova era è impossibile creare un nuovo ideogramma. Il nome sarà deciso non prima di febbraio 2019 e l’aggiornamento degli standard è atteso per marzo.

Il Consorzio non può permettersi errori in questo caso, e non può nemmeno tirare ‘a indovinare’ e inserire un carattere a caso prima del tempo. Rilasceremo rapidamente un nuovo aggiornamento subito dopo l’importante update di marzo, e lì incorporeremo il carattere per il nome della nuova a cui sarà necessario che tutti i venditori si allineino per supportare pienamente le patch che verranno pubblicate per risolvere i problemi della transizione di era.

 

Microsoft è già corsa ai ripari. La nuova versione di Windows 10 (Windows 10 Spring Release) include un sistema che tiene conto del bug del 1 maggio 2019. Attraverso un’apposita chiave di registro, il sistema aiuterà gli sviluppatori a tenere traccia di comportamenti anomali e permetterà di risolvere celermente il problema.

 

Cos’è il Millennium Bug?

Questo problema con i sistemi operativi giapponesi ricorda quella che fu, su scala mondiale, una preoccupazione di tutti gli informatici a cavallo del nuovo millennio.

Noto come Y2k o Year 2000 problem è stato un bug informatico dovuto al cambio di data tra venerdì 31 dicembre 1999 e sabato 1 gennaio 2000. All’epoca la maggior parte dei software per riconoscere le date erano basati su due cifre decimali, da 00 a 99: il rischio era quindi che i computer non riconoscessero la nuova data. Ciò avrebbe riportato i calendari all’inizio del 1900 con conseguenze, sulla carta, catastrofiche.

millennium bug

La verità è che il problema fu affrontato tempestivamente e produsse danni molti minori di quelli che ci si aspettava. Fu sicuramente più grande l’impatto mediatico generato in un mondo che si avvicinava da pochi decenni all’informatica.

Sembra quindi che il problema sia noto e già parzialmente risolto. Un’azione rapida, com’è stato anche a cavallo nel nuovo millennio per il bug di cui sopra, permetterà di limitare i danni, lasciando solo nell’immaginario collettivo l’idea di un nuovo bug “rompi internet“.

FONTI: WIRED, MOTHERBOARD, LA STAMPA.

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Gabriele Pati

Cresciuto con libri di cibernetica, insalate di matematica e una massiccia dose di cinema e tv, nel tempo libero studia ingegneria, pratica sport e cerca nuovi modi per conquistare il mondo.

Vanta il poco invidiabile record di essere stato uno dei primi con un account Netflix attivo alla mezzanotte del 22 ottobre 2015.