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Film/Serie Tv Approfondimento

Don’t touch my Bicicletta!

Vento fresco sulla pelle imperlata dalle goccioline regalate dall’umidità, il silenzio interrotto solo dalle voci delle persone per la strada. Da alcune finestre aperte si sentono rumori di stoviglie, qualcuno sta finendo di cenare, da altre il suono ovattato di televisori: la sigla del telegiornale, le risate di uno dei tanti programmi televisivi italiani.

È ora di uscire, di trovarsi con gli amici, le chiavi tintinnano in mano. Ora il lucchetto scatta e la nostra amica è libera, la nostra migliore amica, il nostro vanto, motivo di orgoglio, da esporre, ammirare e far ammirare come un trofeo, la nostra bicicletta.
Non c’è nessuno nei paraggi, nonostante questo, lo stile con cui si monta sulla bicicletta deve essere inequivocabilmente…figo! Come il componente di una banda di motociclisti la gamba viene lanciata in aria e così siamo a cavallo, l’adrenalina inizia a scorrere in noi e la sentiamo, la percepiamo.
Arrogante e senza educazione il piede viene pestato sul pedale, i muscoli delle gambe si contraggono e le ruote iniziano a girare. Da quel momento in poi non esiste più nulla, solo tu, la tua bicicletta e la tua destinazione.

Da solo o con gli amici, tu con la tua bicicletta sei il più ganzo dell’intero sistema solare. È una tua proprietà e nessuno la può toccare, ognuno ha la sua.
L’egantissima Graziella, leggera e modesta per le ragazze o per chiunque voglia viaggiare comodo e senza pretese. L’arrogantissima Mountain Bike, la più comune, per far valere il carattere di un ragazzino che inizia la sua strada verso l’età adulta. O la più agile e saltellante BMX, quella che identificava i più sportivi o chi aveva il cuore appartenente ad un determinato genere musicale.

Dal 1791 la bicicletta ha accompagnato l’uomo sentimentalmente o anche solo come mezzo di locomozione. 100 anni più tardi nasce una forma d’arte che in svariati modi ha valorizzato la bicicletta, come simbolo di libertà giovanile, come sfida, come unico aiuto per sfuggire ad un destino orribile…

Ecco a voi le principali pellicole (e non) dove la bicicletta è la principale protagonista, o in altre situazioni aiuta a far diventare una scena particolare un vero e proprio Cult. Tenendo un occhio di riguardo al nostro orgoglio nazionale.

Ladri di biciclette
Vittorio De Sica 1948

In questo primo esempio la bicicletta ha un ruolo fondamentale, una necessità del protagonista, per andare a lavoro, per mangiare. Nel momento in cui gli viene rubata dedica tutto se stesso alla ricerca e al ritrovamento della sua amica a due ruote. Il maestro De Sica riesce con una sceneggiatura semplice e innocua, a far risaltare agli occhi degli spettatori la Roma dell’epoca, un messaggio che spazia dalla bellezza alla denuncia sociale.

La bicicletta verde
Haifaa Al-Mansour 2012


Wadjda è una bambina che lotta contro la tradizioni imposte dalla sua cultura, come andare in bicicletta, che per le donne è proibito. Qui la bicicletta assume un valore di rivalsa contro una cultura che tarpa le ali ai diritti del gentil sesso, dai più significativi ai più innocui.

Appuntamento a Belleville
Sylvain Chomet 2003


In questo graziosissimo film d’animazione la bicicletta è una vera e propria sfida per il nostro protagonista Champion che, vivendo con la zia Madame Souza, dedica la propria vita all’agonismo su due ruote, fino a che il suo talento viene scoperto da alcune persone che potrebbero usarlo per altri scopi. La premurosa zia dovrà affrontare ogni tipo di peripezie per trovare il suo amato nipote.

Senza freni
David Koepp 2012

Ecco cosa succede quando tu (Joseph Gordon Levitt) sei un consegna lettere in bicicletta nella caotica New York odierna, ma una delle tue lettere non deve arrivare a destinazione e un poliziotto corrotto inizia a darti la caccia senza sosta. Sei già sul tuo unico mezzo che può portarti verso la salvezza, cosa fai? Pedali!

E.T.
Steven Spielberg 1982


Più che essere la protagonista, in questo caso la bicicletta ha un ruolo fondamentale per una delle scene più famose della storia del cinema. Nessuno potrà mai dimenticare il giovane Elliot , con tutta la sua combriccola, che sta portando in salvo E.T. alla sua navicella. Con il piccolo extraterrestre nel cestello della bicicletta, Elliot si libra in aria e la loro sagoma si staglia davanti ad una luminosissima luna. Una bicicletta e due amici di due mondi diversi, e quante generazioni hanno versato le loro lacrime su questo film.

Ci hai rotto papà
Castellano e Pipolo 1993


Come nel precedente esempio, in questa pellicola, totalmente Made in Italy, abbiamo un esempio di come la bicicletta unisca una banda di amichetti, i quali hanno deciso di dare letteralmente guerra agli adulti. La scena più memorabile è appunto quella dove gli “Intoccabili” viaggiano sulle loro biciclette cantando a squarciagola: “Noi siamo gli Intoccabili…”, il resto della canzone ve la cantate voi!

IT
Tommy Lee Wallace 1990
e
Andrès Muschietti 2017


Anche questa volta e tutti e due i casi, sia nella miniserie ’90 che nel suo Remake, la bicicletta unisce un gruppo di ragazzini, i Perdenti, nel loro obiettivo di sconfiggere il terribile IT. In particolare, però, nella miniserie abbiamo una scena, quella finale, dove in questo caso la bicicletta è un vero punto di svolta. Il protagonista Bill decide di portare la sua ormai catatonica moglie a fare un ultimo , emozionante giro sulla sua fedele bicicletta Silver, che funge da cura per la sua compagna di vita facendola tornare alla realtà. Silver , il colpo di grazia alle minacce della creatura che ha cambiato le vite degli innocenti ragazzini ora adulti. Non a caso il nome del punto debole di IT è stato dato ad una bicicletta.

Monella
Tinto Brass 1998


Iconica locandina dove vediamo la protagonista Lola aggraziata sulla sua olandese mentre mostra le sue grazie. Con questo gioco di parole non c’è bisogno d’altro, gli ormoni più instabili possono andare a visionare l’opera del maestro dell’Eros, Tino Brass.

La vita è bella
Roberto Benigni 1997


Orgoglio nazionale del premio Oscar, Roberto Benigni. Il protagonista Guido, sulla sua bicicletta, si porta appresso tutta la famiglia attraverso il paesino in cui abitano. Deciso preludio al carattere del personaggio, dove in qualunque luogo e in qualsiasi situazione, è disposto a pedalare per portare alla salvezza il suo unico amore, la famiglia.

Don Camillo e l’onorevole Peppone
Carmine Gallone 1955


Due fazioni opposte, due acerrimi nemici in vita, in politica e in ideologie. Quale immagine può rendere più poetica la riappacificazione dei due, se non un rilassato giretto in bicicletta nella campagna di Brescello.

Fantozzi contro tutti
Neri Parenti e Paolo Villaggio 1980


Come dimenticare la mortalissima coppa Cobram: gara di ciclismo indetta dall’omonimo direttore della Megaditta, alla quale il nostro protagonista ragionier Fantozzi Ugo matricola 1001/bis dell’ufficio sinistri è costretto a partecipare, insieme a tutti i colleghi. Iperbole vivente del sottoproletariato italiano dell’epoca, Fantozzi dovrà fare affidamento a tutte le sue forze per superare questa ennesima e pesantissima prova.

Il Postino
Michael Redford e Massimo Troisi


In questo romanticissimo film, come poteva il buon Mario Ruoppolo, consegnare la posta direttamente al poeta Pablo Neruda, che lo aiuterà inoltre a trovare l’amore, senza la sua bicicletta?

Don Matteo


Ora vogliamo sentire il livello di Italianità che sale alle stelle. Quanti misteri da svelare nel ridente Borgo di Gubbio! I Carabinieri da soli non ce la faranno mai a gestire tutti i problemi. Ecco che arriva a dar loro man forte il mitico Don Matteo sulla sua bicicletta, briganti all’occhio!

C’è posta per te


Quanti cuori spezzati riparati, quanti amori ritrovati, figli, genitori, parenti, vecchie morose, parole non dette…insomma, quanti lieti fini (a volte anche no) ci hanno fatto emozionare. Eh ma tutto questo sarebbe stato impossibile senza l’esercito di postini in bicicletta di Maria De Filippi a consegnare la posta ai diretti interessati…grazie eroi!

 

Oggi vediamo sempre più spesso ragazzini su questi cosiddetti overboard scivolare con sguardo vuoto verso un orizzonte di comodità e pappe pronte. Finito il tragitto il loro mezzo di trasporto va messo sotto carica.

Girando lo sguardo dall’altra parte un altro ragazzo sta pedalando sulla sua bicicletta fluttuano con occhi decisi e sognanti verso la sua desiderata meta. Finito il tragitto il ragazzo è stanco, ma ne per lui, ne per il suo mezzo, c’è bisogno di essere messi sotto carica… Sono pronti per un ennesimo viaggio insieme!

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L'autore

Andre Dusi

Conclude gli studi in Regia e Sceneggiatura all'Accademia Nazionale del Cinema di Bologna nel 2016. Il suo unico, vero e insostituibile cibo preferito sono, da che ha ricordo, le Storie.
In qualunque composizione il piatto gli venga presentato (cinema, libri, fumetti e videogiochi), uno dei suoi tanti piaceri è condividere col mondo la sua prelibatezza preferita.

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