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Approfondimento Film/Serie Tv

Action D’Autore- Drive di Nicolas Winding Refn

Drive

Iniziare una rubrica sui film action che più mi hanno colpito e in cui più ho sentito una forte impronta autoriale con Drive potrebbe essere un grosso azzardo.

Potrebbe essere un azzardo perché sì, Drive di Nicolas Widning Refn, film del 2011 vincitore del premio miglior regia al Festival di Cannes non è esattamente la prima pellicola che viene in mente pensando al panorama action degli ultimi anni.

Ma, d’altronde, questa (che spero diventerà una rubrica) non è una recensione né un’analisi tecnica sul film, è un flusso di coscienza, un racconto delle emozioni che il lungometraggio mi ha fatto e continua a farmi provare, un modo per consigliarvi, a cuore aperto, un film che reputo magnifico.
Assieme a ciò, voglio “aiutarvi” ad entrare nel giusto mood proponendovi un brano da ascoltare durante la lettura, che in questo caso è A Real Hero- College & Electric Youth.

Fine dell’introduzione. Cambio di scena.

Motori e luci al neon

Tutto ha inizio con un monologo, il nostro protagonista, al telefono, spiega in modo diretto e rude il suo modo di agire, schematico, non ammette cambiamenti, si presenta come il classico professionista metodico e organizzato.

Poi inizia il silenzio, un silenzio che spesso ci accompagnerà nel corso della pellicola, seguito da un breve dialogo e dai titoli di testa. Questi irrompono sullo schermo, mentre le note di un pezzo vaporwave suonano di sottofondo, le scritte si stagliano nella notte, col loro colore rosa shocking, impattanti, tremendamente 80s, ma eleganti nonostante tutto.

Da qui prende il via il film, con la messa in atto del piano spiegato nel breve prologo, con una sequenza di inseguimento che mescola momenti al cardiopalma a momenti statici, ritorna il silenzio, non vi è colonna sonora, la regia accompagna il tutto e con le sole immagini trasmette la competenza e l’estrema lucidità con cui il ragazzo, il driver, agisce.

Senza accorgercene il protagonista ha ormai preso forma davanti a noi, ora sarà la storia a fare da padrone.
“Dammi ora e luogo e ti do cinque minuti: qualunque cosa accada in quei cinque minuti sono con te, ma ti avverto, qualunque cosa accada un minuto prima o un minuto dopo sei da solo. Io guido e basta.”

Le immagini raccontano, i dialoghi creano l’atmosfera

No, non sono pazzo, e non ho nemmeno sbagliato a scrivere, il film segue i suoi binari mostrandoci un po’ alla volta altri aspetti del protagonista, chiaramente afflitto da una qualche forma di autismo ad alto rendimento, e come la vita attorno a lui scorre e ne modifica la routine, sempre in modo silenzioso, esattamente come silenzioso è il Driver senza nome.

Come il ragazzo, il film stesso parla poco e si concentra su un aspetto più voyeuristico, i dialoghi servono a dare l’imbeccata, poi sta alle immagini a schermo raccontare il resto.

L’opera si può classificare tranquillamente nel filone neo-noir, ma ne scardina gli stilemi dando molto peso alle scene di giorno, illuminate dal sole di Los Angeles, che si contrappongono alle scene notturne, dove sono i neon della città, coi loro mille colori, ad illuminare la scena.

Drive

L’unione perfetta

Se c’è una cosa che caratterizza questo film è come regia e sceneggiatura non siano mai una preponderante sull’altra, ma anzi, agiscano in armonia.

Gli eventi che vediamo, sia che riguardino la vita quotidiana del protagonista sia che facciano parte della seconda tranche del film dove essa viene stravolta, ci vengono raccontati in modo chiaro ma mai banale, in un continuo scambio tra immagini e parole.

Se la sceneggiatura e la regia si incarnassero in esseri senzienti, innamorati, e esprimessero il loro amore attraverso un’unione carnale, questa sarebbe Drive.

Magnificente, quasi perfetto, dolce all’inizio ma al contempo forte, sfrenato, violento e spossante da un certo punto in poi, per concludersi in modo melanconico, come la (proverbiale) sigaretta post coito che sancisce la fine di un rapporto e dello stato di estasi e il ritorno al mondo reale, alla routine, alla vita normale, alle emozioni che ci accompagnano tutti i giorni.

Drive

La corsa termina, il circuito si ricongiunge, ma la linea d’inizio ora è il traguardo

La storia si conclude con un’altra telefonata, un altro monologo, ma che è l’opposto del precedente.

Non siamo più di fronte ad un panorama cittadino osservato da una finestra nel buio della notte, ma davanti a un burrone che dà su un brullo paesaggio rurale illuminato dal sole.

Non abbiamo più davanti il professionista apparentemente infallibile dell’inizio, ma un uomo ferito, vulnerabile, mutato e trasfigurato dagli eventi.

Non ci è dato sapere il suo destino, ma ormai la nostra curiosità è svanita perchè lui, il Driver senza nome, il ragazzo con lo scorpione sul giubbotto, ci è stato mostrato in tutti i suoi aspetti.

Ora è il momento che lui riprenda la sua strada, che la sigaretta si spenga e che ci si alzi dal letto, che noi usciamo dalla realtà del film per tornare alla nostra, che la canzone si chiuda con un riverbero che, pian piano, conduce al silenzio.

“Conoscere te e Benicio è stata la cosa migliore che mi sia mai successa.”

Drive

Dissolvenza in nero. Titoli di coda.

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Samuele Malloci

Classe 1995, appassionato di cinema, videogiochi, fumetti, letteratura, fotografia e musica sin dalla tenera età.
Mi lamento sempre di non aver tempo per fare nulla, però consumo Serie TV e Film a ritmi disumani.
Non penso capirò mai Giovedì.