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“The man who killed Don Quixote”: il nome dell’eroe

Don Quixote

Ecco a tutti voi il nostro pensiero sull’attesissimo “nuovo” lavoro di Terry Gilliam: “The man who killed Don Quixote”.

Un po’ di numeri per iniziare:

– 8 i tentativi falliti di realizzazione di questo film.
– 20 gli anni che ci sono voluti per vedere l’opera sul grande schermo.
– 4 gli attori che si sono successi per il ruolo di Don Chisciotte.
– 4 gli attori che si sono successi per il ruolo di Toby “Sancho” Grisoni.

Siamo di fronte ad uno dei casi più estremi di Development Hell della storia del cinema. Solo, finalmente, nel 2017 la produzione riesce a vedere la luce sino ad arrivare alla sua completezza.
Il 19/05/2018 il film viene presentato e proiettato per la prima volta al Festival del cinema di Cannes. Noi c’eravamo, potendo quindi affermare, con una notevole dose d’orgoglio, di aver assistito ad un evento unico per la storia del cinema.

Don Quixote

Toby Grisoni è un giovane regista che sta girando un film su Don Chisciotte. Un giorno si imbatte nel vecchio che scelse per lo stesso ruolo tempo addietro. Lo ritrova, però, completamente impazzito e convinto di essere veramente Don Chisciotte de la Mancha e di vivere in un ipotetico XVIII secolo. Nel tentativo di avvicinarlo, Toby viene scambiato per il fedele scudiero Sancho Panza. Insieme, i due affronteranno assurde peripezie che inizieranno a far dubitare persino a Toby se la sua realtà sia quella in cui ha sempre vissuto o quella del ritrovato Don Chisciotte.

Partiamo dal vero, potente punto forte di questo film: i due attori protagonisti e le loro rispettive direzioni attoriali. Jonathan “Don Chisciotte” Pryce e Adam “Toby/Sancho” Driver dominano lo schermo con una presenza psichedelica e nevrotica. Elementi che lo stesso Gilliam inserisce, a livello artistico, sia nella sua regia che nella narrazione.

Don Quixote

Narrazione che per tutta la durata della pellicola concatena eventi oltremodo casuali, portando lo spettatore a pensare: “oh no, haha poveretti, pure questo!”. Questa tipologia di narrazione, che caratterizza le sceneggiature di Gilliam, è riconducibile alle più alte scuole di Gag da cui il regista/sceneggiatore trae ispirazione “The Benny Hill Show”.
Il continuo uso di inquadrature grandangolari, inoltre, sono un contributo visivo all’alienazione dal mondo reale. Facendo avvicinare ancora di più il pubblico ad una situazione di confusione mentale. Confusione mentale nella quale sono i protagonisti.

Chi si scervellerà, cercando di trovare un messaggio intrinseco o una morale illuminante, all’interno del film, secondo me rimarrà abbastanza a bocca asciutta.
Il mio consiglio, come per tutti i film di Terry Gilliam, è di goderseli per quello che sono: un susseguirsi di tragicomici eventi in un mondo in confusione.
Gli applausi di tutto il Grand Théàtre Lumière (all’interno del Palais De Festival) fanno da sottofondo alla cavalcata verso il tramonto di un eroe che ha vinto un’importante sfida nella sua vita, un eroe che si chiama Terry Gilliam.

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Andre Dusi

Conclude gli studi in Regia e Sceneggiatura all'Accademia Nazionale del Cinema di Bologna nel 2016. Il suo unico, vero e insostituibile cibo preferito sono, da che ha ricordo, le Storie.
In qualunque composizione il piatto gli venga presentato (cinema, libri, fumetti e videogiochi), uno dei suoi tanti piaceri è condividere col mondo la sua prelibatezza preferita.