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Toronto Declaration: le IA rispetteranno i diritti umani

Si chiama Toronto Declaration il nuovo documento per tutelare i diritti umani anche nel settore tecnologico. L’obiettivo primario è, infatti, quello di garantire che gli algoritmi di apprendimento delle IA rispettino i principi di uguaglianza e non discriminazione. Tale dichiarazione è stata annunciata durante il RightsCon, una conferenza annuale di ricercatori e esperti di diritti umani.

Gli obiettivi

Anche se il documento non è ancora stato approvato legalmente, il suo scopo è proprio quello di guidare i governi e le aziende coinvolte all’adempimento dei propri doveri. Non è ancora chiaro come sarà possibile applicare queste norme ai casi più specifici ma, nel tempo, il documento verrà aggiornato e completato.

La dichiarazione si focalizza sui diritti del singolo, quando dovesse accadere un episodio di discriminazione. Nello specifico, “il provvedimento potrebbe includere, per esempio, la creazione di un ambiente chiaro e indipendente, che prevede dei risarcimenti in caso di violazioni dei diritti del singolo o della società”.

Questo comporta anche una maggiore trasparenza nel funzionamento degli algoritmi delle IA. Come riportato anche da Dinah PoKempner, consigliere generale dello Human Rights Watch, “la trasparenza è un elemento fondamentale. Non è facile fare in modo che gli utenti siano a proprio agio con il prodotto. Bisogna assicurarsi quindi che le IA lavorino al meglio per la dignità umana”.

La Toronto Declaration è stata redatta sulla scia del “Necessary and Proportionate principles”, il documento relativo alla tutela dei diritti umani, e nello specifico della privacy, in fatto di sorveglianza. In un ambiente sempre più tecnologico, diventa infatti difficile garantire il rispetto di tali diritti. Per questo motivo, è indispensabile ottenere la più completa trasparenza degli algoritmi, e rendere così Internet un posto più democratico.

La dichiarazione è stata sostenuta da numerosi enti e associazioni, tra cui Amnesty International, Access Now, Human Rights Watch e Wikimedia Foundation.

 

 

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Michele Carillo

Ho studiato programmazione per 5 anni, ma la passione per il mondo informatico è nata dopo il primo "tour" sul deep web. In quel momento ho capito l'importanza della sicurezza e ho iniziato a studiare cybersecurity dalla base. Attualmente lavoro come amministratore di rete e impiegato contabile in una piccola azienda di Milano.