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State of Decay 2, le prime impressioni sulla nuova esclusiva Xbox One

State of Decay 2

La formula zombie di Undead Labs è tornata e al primo impatto convince!

Già nel 2013, la particolare formula di Undead Labs aveva lasciato un segno indelebile nel modo di concepire l’unione tra generi diversi. State of Decay pesca dal survival, con un approccio action dal sottostrato RPG, ed un cuore squisitamente gestionale. Tutto questo, animato da una visuale in terza persona, con la quale il giocatore sposta in un mondo aperto i diversi personaggi coinvolti. In realtà, separare le componenti del gioco sarebbe come smontare una perfetta lasagna della nonna, ma aiuta a capire di cosa stiamo parlando.

Tra gli esperimenti con gli zombie, susseguitisi numerosi negli scorsi anni, State of Decay è da ricordare nei pochi capaci di affermare la propria identità. State of Decay 2 non si discosta dalla formula del suo predecessore, ma smussa qualche asperità e ne approfondisce alcuni aspetti introdotti superficialmente. Ci siamo immersi per una manciata di ore nella nuova esclusiva Microsoft, rapiti dal fascino rustico del base building e dalla pressione psicologica di una sfera sociale alla deriva.

Quanto segue non è da intendere come una valutazione sul gioco, bensì uno sguardo rapido alle nostre, soggettive, prime impressioni. Appuntamento a Giovedì 17 Maggio, ore 9:01 per la recensione finale.

L’incipit è un tuffo preciso ed efficace nelle meccaniche

State of Decay 2 è sequel diretto del primo capitolo del brand, ma di congiunzione diegetica c’è ben poco. Dunque, anche il giocatore dell’ultim’ora può tuffarsi nel contesto senza soffrire di temporaneo spaesamento. Ad inizio partita, ci viene data la possibilità di scegliere tra diverse coppie di personaggi. Ciascuna coppia ha il suo background: quella legata dall’amicizia, l’altra dall’amore, l’altra ancora nata per caso e via dicendo. I personaggi scelti sono il punto di partenza per la costruzione di una comunità più sviluppata, ma questo avviene dopo l’incipit. L’avventura inizia in un campo militare, una volta attrezzato per ospitare dei superstiti, ora in mano agli zombie. Questo inizio narrativo non si perde in chiacchiere: viene data un’infarinatura sul contesto generale e veniamo messi in contatto con movimento e combattimento.

Dopo pochi minuti, siamo già in grado di controllare perfettamente i nostri alter ego. Il gioco guida la coppia verso la conoscenza di altri due personaggi, che saranno i primi ospiti della nostra nuova comunità. Il lasso di tempo che separa la schermata della nuova partita (“nuova comunità”, come denominata dal gioco) dal primo approccio con l’area gestionale, è davvero breve. Rispetto a State of Decay, l’apprendimento delle meccaniche basilari è dolcemente accompagnato, e distinguere ciò che è tutorial dal gioco vero e proprio. è difficile.

State of Decay 2

Una sfera sociale alla deriva, una comunità da mandare avanti, l’Umanità da conservare

Nella permanenza in comunità, più o meno lunga a seconda delle nostre abilità generali, si deve necessariamente fare i conti con le necessità di ogni personaggio. Ciascuno ha il suo passato, la sua indole e le sue competenze, che influenzano la progressione e la sopravvivenza collettiva. Le statistiche legate al singolo – quali combattimento, movimento e acume – si sviluppano con l’utilizzo. Tuttavia, tenere alto il morale della comunità comporta un sapiente lavoro di equilibrio tra le eccellenze. Sfruttando i punti forti di ogni membro, cercare risorse e rendere efficiente la base è relativamente semplice. Dopotutto, State of Decay 2 non si misura per la difficoltà pratica, quanto più per quella “contestuale”.

Tirare avanti un gruppo di superstiti, comporta gravose responsabilità. Dunque, in ogni momento si avverte la pressione psicologica che ne consegue. State of Decay 2 è un continuo moto da luogo, che si declina in maniera diversa a seconda delle variabili tra la base e gli obiettivi. Ogni uscita dall’accampamento ha una durata minima di 5 minuti, e può protrarsi fino alla mezzora. Non a caso, il tempo di costruzione delle sottostrutture per la base, oscilla proprio in questo range. Le operazioni fuori porta sono di diverso tipo e, nonostante la loro reiterazione, mantengono comunque il loro fascino, che siate timorosi o inattaccabili dalla paura. Queste consistono nell’interazione con superstiti di altre basi, nel recupero di risorse per la comunità o in violente disinfestazioni di edifici occupati dagli zombie.

State of Decay 2

La cooperazione online nobilita le meccaniche, al netto di qualche limitazione concettuale

Riguardo la componente multiplayer, ammettiamo che diverse ore di gioco ci separano dal poterne parlare concretamente. Per il poco che abbiamo sperimentato, a causa dei server ancora vuoti (uscita fissata al 22 Maggio), la cooperazione nobilita il movimento generale. Collegandosi alla partita di un amico, è possibile aiutarlo in tutte le mansioni primarie del gioco. Tuttavia, la gestione dell’accampamento rimane in mano dell’ospitante (come giusto che sia). In quanto ospiti, è possibile usare in modo limitato le strutture del nostro anfitrione. Nonostante qualche limitazione concettuale legata al crafting delle risorse – le quali vengono inspiegabilmente trasferite nella propria partita -, qualora ci si trovi nella partita di un amico, il tutto c’è parso molto godibile. Gli oggetti ottenuti nella partita di un altro, possono essere portati alla propria base. Tutto ciò verrà approfondito nella recensione, dopo un commisurato numero di ore di gioco.

Un comparto tecnico altalenante, che speriamo si assesti con il D1

L’unico aspetto in cui State of Decay 2 capitombola realmente, è quello tecnico. Non ci capacitiamo di come Undead Lab sia riuscita a non mandare a segno Unreal Engine 4. Giocato su Xbox One ed Xbox One S, pare chiaro che con il gioco c’è ancora molto da fare. Non parliamo solo di risoluzione, comunque ben lontana dall’agognato fullHD, ma di molti dettagli che nel complesso riducono l’immersività. Il frame rate, il quale non va oltre i 30fps, è instabile qualora si compiano azioni più complesse della normale camminata.

Inoltre, gli effetti in post processing sono renderizzati ad una risoluzione veramente bassa. Si può notare, in aggiunta, un fastidioso pop-up degli zombie, i quali compiono una breve caduta prima di comparire in gioco. Ammettiamo che, in condizioni diametralmente opposte, State of Decay 2 avrebbe un colpo d’occhio non da poco. Dunque, non vediamo l’ora di vedere il gioco girare su PC di fascia alta ed Xbox One X, nonché la versione provvista di D1 patch (cosa ormai scontata).

State of Decay 2

Ci vediamo il 18 Maggio per la recensione finale!

Per il tempo che abbiamo passato col gioco, State of Decay 2 pare una naturale evoluzione del primo capitolo. Tuttavia, il distacco con esso si avverte solo in pochi frangenti. Il che non è un male, sia chiaro: la formula è di incredibile potenza ludica. Infatti, la “pozione magica” di Undead Lab è stata ampliata, in modo da conferire ulteriore profondità all’esperienza. Quest’ultima si sperimenta soprattutto nel base building, che permette di scegliere tra un cospicuo numero di modifiche per ogni sottostruttura installata. Le nostre prime impressioni riguardo State of Decay 2 finiscono qui. Come potete capire, siamo di fronte ad un prodotto dall’elevato potenziale ludico, costituito da una formula che dà dipendenza. Vedremo più nel dettaglio ogni aspetto del gioco il prossimo 18 Maggio, alle ore 9:01. Vi aspettiamo per la recensione e per il giudizio finale sul gioco!

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Samuele Sanesi

Giocatore da sempre, Game Designer come stile di vita. Caporedattore nel tempo libero (a volte anche in quello occupato). Mangio salutare e bevo tanta acqua, perché i videogiochi tra settanta anni non si giocheranno da soli. Ho predilezione per ogni forma di intrattenimento ludico. Amo la mia città, le tradizioni Italiane e la mia famiglia. Uno dei miei hobby è la critica del Tiramisù. Ho visto navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione.