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Smartphone Android, dieci anni di evoluzione

È ormai facile guardando o leggendo una recensione di smartphone, sentire frasi in cui viene sottolineata una certa omologazione di questi devices anche se di marche differenti.
La comparsa del notch, forse il sintomo più evidente fin’ora visto di questa “crisi di creatività”, ci ha dato lo spunto per questo articolo.

Oggi quello che vogliamo fare è un piccolo recap di come gli smartphone android si siano evoluti nel corso degli anni. Per fare ciò porteremo come esempio uno o due dei modelli più importanti e diffusi del periodo.

Iniziamo!

2008: HTC Dream

Conosciuto in America con il nome di T-Mobile T1 (dal nome dell’operatore telefonico con cui era possibile acquistarlo) è stato il primo telefono Android in assoluto.

Commercializzato a inizio 2008 in collaborazione con Google (di cui portava preinstallate diverse applicazioni di quella che poi diventerà GSuite), montava la versione 1.0 di Android, poi aggiornata fino alla 1.6 Donut.

Poteva contare su un display da ben 3,2″ touchscreen 320x480p. Aveva in dotazione una fotocamera posteriore da 3.2 megapixel con messa a fuoco automatica. Non aveva ovviamente nessuna camera frontale, nè una tastiera software. L’unico modo per poter scrivere era tramite la tastiera fisica a cui si poteva accedere facendo scorrere lo schermo.

Questo telefono è il frutto di un adattamento a un software ancora limitato come era android nella sua prima versione. Privo di quasi tutte le caratteristiche che lo hanno poi reso grande. Il concept dello smartphone è ancora legato al passato, con tasti premibili e non soft-touch, una track-ball per navigare nel sistema e una tastiera a scomparsa.

2010: Nexus S

E basta un salto di due anni per vedere l’evoluzione! In un mercato fresco e giovane come era quello degli smartphone, 24 mesi sono una quantità di tempo incredibile! E le differenze si vedono.

I tasti diventano soft-touch, mentre scompare quello per agganciare la chiamata, sostituito da quello per effettuare una ricerca. Scompare anche la track-ball, ormai inutile grazie all’evoluzione degli schermi. Quest’ultimo, un amoled, ora da 4″, ha una risoluzione di 480×800, mentre la memoria interna sale a  16 GB. Fa inoltre il suo ingresso la fotocamera frontale.

Questo è il primo dispositivo ad avere perfettamente integrato al suo interno, sia lato software sia lato hardware, un chip NFC.

Da questo telefono verrà sviluppato il Samsung Galaxy S, che mostra già i primi tratti distintivi della casa coreana.

2011: Samsung Galaxy S2

Forse uno dei telefoni più famosi della storia di Android.I 40 milioni di pezzi venduti lo rendono infatti un successo incredibile per la casa coreana. Lo schermo, si avvicina sempre più alle dimensioni odierne, arrivando quasi ai 5 pollici. Rimane però uguale la risoluzione, sempre 480×800.

Il tratto di Samsung inizia a farsi sempre più marcato, con un tasto centrale “home” e due tasti soft-touch: “opzioni” e “indietro”. Fotocamere e processori aumentano in risoluzione e potenza, mentre la versione di Android passa da 2.3.3 GingerBread fino alla 4.1.2 JellyBean.

I tratti si fanno più spigolosi rispetto ai modelli precedenti, assumendo più distintamente una forma a rettangolo.

2013: HTC One M7 e LG G Flex

Questa volta tocca ad HTC stupire. Il suo m7 fa scuola con la scocca unibody in alluminio, la prima del suo genere  e destinata a una longevità senza pari. Lo schermo diventa Full-HD, mentre la RAM cresce fino ad arrivare ai 2 GB. Per i tasti soft-touch HTC prova a cambiare le carte in tavola, inserendone solo due: “indietro” e “home”, entrambi con comandi aggiuntivi in seconda funzione, attivabile tramite pressione prolungata. La versione di Android nativa è 4.1.2, ma verrà aggiornato fino a Lollipop 5.0.2.

E se HTC innova dal punto di vista estetico con la scocca, Lg lo fa puntando sul display. Suscita infatti clamore il suo G Flex, il primo dotato di display curvo. Qui la casa coreana cerca di dare una spallata alla forma ormai standard degli smartphone, puntando tutto su un display P-Oled da 6 pollici e su una back-cover autorigenerante. Purtroppo un prezzo decisamente elevato per l’epoca di 630€ (bei tempi) e una mancanza di effettiva utilità nello schermo curvo, portano il progetto alla chiusura già alla seconda generazione.

Possiamo osservare come un questa fase le dimensioni e le forme degli smartphone siano ormai diventate standard. Le forme del Galaxy Nexus sono ormai sparite dalla circolazione, e sempre più dispositivi fanno affidamento sui tasti a schermo.

2014: OnePlus One e Samsung Galaxy S5

L’anno del “cerottone”! Samsung non segue le orme di HTC, e lascia la cover posteriore removibile. Per questa parte dello smartphone decide però di adottare una finitura alquanto particolare, che ricorda precisamente quella di un cerotto. La discutibile backcover non fa però passare in secondo piano la vera particolarità dell’s5, ovvero il sensore di impronta digitale. Per la prima volta questa tecnologia mette piede nel mercato mobile-consumer. Il sensore è ancora giovane, e per permettere il riconoscimento in un’area così piccola come quella del tasto home, si deve far scorrere il dito sopra, rendendo il tutto non particolarmente comodo.

Se da un lato c’è l’S5, dall’altro non si può non citare il primo telefono di una casa che in un modo o nell’altro riesce sempre a fare parlare di se: OnePlus One. Venduto a 270€ e dotato di un hardware da top di gamma, questo smartphone riprende la classica forma rettangolare, cercando di innovarla lievemente introducendo dei bordi inferiori stondati. A condire il tutto un display che quell’anno fa gridare allo scandalo: ben 5,5 pollici. Chi mai potrà usare un telefono con uno schermo così grande?? (Beata ingenuità).

2015: Samsung Galaxy S6 Edge

Samsung abbandona la sua politica della back-cover removibile e si da al total-body. Sia davanti che dietro è infatti presente un vetro gorilla glass 4. Ma non è quello a fare notizia, e nemmeno la risoluzione del display. Quello che suscita scalpore sono i bordi laterali del display, che sono curvi! Meno estremo del Note Edge, perde però alcune caratteristiche del modello.

Lo scalpore suscitato dal modello faranno si che il bordo curvo diventi con il tempo il marchio di fabbrica della casa coreana.

2016: LG G5

E mentre tutti i produttori virano sempre di più sulle scocche complete e le batterie non removibili, LG cerca di andare contro corrente. Il suo G5 fa notizia per essere stato studiato per la modularità. Il bordo inferiore è infatti removibile, e, oltre a permettere la sostituzione della batteria, permette anche l’inserimento di diversi moduli aggiuntivi.

Quello che però sarebbe dovuto essere il cavallo vincente del telefono, si rivela invece la sua rovina. I pochi moduli non particolarmente riusciti di LG e la mancanza di grosso supporto di terze parti, decretano il fallimento del modello, ma ormai l’idea è stata lanciata. A raccoglierla e migliorarla sarà  invece Motorola, che con una serie di agganci magnetici sul retro rende la modularità finalmente utilizzabile.

2017: LG G6 e Samsung Galaxy s8

Anno di grandi speranze all’MWC questo. Dopo diversi anni in cui l’innovazione sul piano estetico degli smartphone si è risolta in qualche limata più o meno intensa agli spigoli, la presentazione di Lg G6 lascia tutti a bocca aperta. Il display 18:9 promette faville e la percentuale di schermo disponibile lascia veramente stupiti. Certo, il Mi Mix dell’anno precedente aveva già sposato il concetto, ma la presenza di troppo restrizioni sull’usabilità aveva portato a ritenere quello smartphone un semplice esercizio di stile.

Grandi novità anche in casa Samsung. L’azienda croreana riesce nel difficile compito di rubare la scena al G6. Il suo  S8 fa notizia per essere anche lui 18:9, ma un hardware più aggiornato e un lancio anticipato rispetto ad LG, decretano il suo successo. Viene abbandonato senza troppo rimpianto nè clamore il tasto fisico anteriore (sì, mi riferisco a Apple, esatto), in favore di un sensore d’impronta posteriore collocato in una posizione non propriamente felicissima. Dal puinto di vista estetico viene proseguita la tradizione del bordo curvo, che ormai rimane l’ unica opzione disponibile.

2018:  Asus Zenfone 5 e Huawei P20

NOTCH! E ho detto tutto.

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Marco Sacchet

Studente di ingegneria informatica, nerd da quando ne ho memoria, appassionato di android, spero di poter condividere con voi un po' della mia passione per tutto il mondo legato alla tecnologia e agli smartphone!