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Flop 10: I sequel peggiori nella storia dei videogiochi

Sequel non è sinonimo di successo

Nella storia dei videogiochi, non sempre i sequel hanno saputo riscuotere il successo dei capitoli precedenti, o hanno saputo accontentare i fan.
Se ne potrebbe parlare per ore, sostenendo la celebre teoria che “il primo è sempre meglio!”.

Ma oggi non parleremo di questo, oggi capiremo semplicemente quali sono stati i 10 sequel che di più hanno deluso i fan di un determinato brand o che hanno segnato la fine di una saga. Quindi preparatevi una camomilla, perchè qui ci si arrabbierà tutti insieme allegramente, pensando ai soldi buttati con questi titoli.

Decimo Posto: Crash of the Titans

Grazie alla recente NSane Trilogy i fan del bandicoot più famoso di sempre si sono potuti deliziare con gli storici titoli della saga. Molti avranno rimosso dalla testa l’esistenza di Crash of the Titans, ma ci spiace dirlo: è esistito eccome.

Questo capitolo della saga platform ha segnato il passaggio ad Activision di Crash. Questo avvenimento ha molto probabilmente segnato la fine del brand. Bandicoot & co. vennero stravolti, sia concettualmente che stilisticamente. Quando prendemmo tra le mani questo gioco, non ci trovammo dinanzi al classico platform alla Naughty Dog – colmo di segreti, con difficoltà elevata o puzzle complicati. In questo titolo, Crash prende letteralmente il sopravvento su dei mostri mutanti e li usa per abbattere nemici e raccogliere frutti wumpa.

La copertina di Crash of the titans

Dei vecchi e amati titoli non rimase nulla se non il nome sulla copertina. I fan si sentirono oltraggati da questo sequel e da qui iniziò il declino del titolo. Fortunatamente Vicarious Vision ed il suo remake ci hanno fatto ricordare di quanto Crash sia bello e pieno di potenziale, ma di sicuro questo sequel è uno dei flop più eclatanti dei videogiochi.

Nono Posto: Far Cry Primal

Con l’imminente uscita dell’attesissimo quinto capitolo, Far Cry sta per rinnovarsi e stavolta con molti buoni propositi. Ma precedentemente a questo, c’è stato uno spin off che ha lasciato l’amaro in bocca ai fan della saga, Far Cry Primal. Questo capitolo ambientato all’età della pietra non è riuscito minimamente ad incarnare lo spirito del brand.

Tanti erano i buoni spunti: combattimenti strategici, ambientazione insolita e sistemi di upgrade. Nulla di ciò è parso degno in questo capitolo, il quale nulla ha lasciato meno che l’amaro in bocca a chiunque lo abbia acquistato. Ci si ritrova dinanzi ad un gioco dalla trama ridotta all’osso, poco coraggioso e scarno di missioni secondarie o extra. Non parliamo della mappa, presa pari pari da Far Cry 4 e rimaneggiata nell’estetica.

Tanto potenziale per Far Cry Primal

Si nota quindi come ci sia stata la paura di distaccarsi dalla formula della saga principale. I fan hanno notato tutto questo e di fatto sono stati delusi dalla casa di Montreal. L’augurio è quindi quello di poter tornare a gioire con il quinto capitolo che pare abbia le solide basi per far tornare in auge Far Cry.

Ottavo Posto: Battlefield Hardline

Grazie all’avvento di Battlefield 1 – ambientato durante la prima guerra mondiale – la celebre saga fps di EA ha riacquistato popolarità. Non ha avuto la stessa fortuna il capitolo precedente, Battlefield Hardline. Questa saga è sempre stata molto apprezzata, ma a causa del volontario e repentino stravolgimento del titolo, Hardline ha condannato il titolo al flop.

Gli sfortunati acquirenti di questo Battlefield si sono trovati dinanzi ad una delle campagne multiplayer peggiori della sua generazione, a delle introduzioni praticamente inutili (come il sistema di hacking) ed una fisica dei veicoli pessima. Il mutiplayer funge solo in parte, e perde la formula lenta e strategica della saga.

Rivoluzionare non è sempre un bene e questo sequel ne è la prova

Si tratta quindi di uno shooter a metà, un mezzo titolo senza cura per ciò che fa e che cerca anche quando non serve, di stravolgersi. In questo caso possiamo dire che il nuovo non è sempre meglio, in questo caso addirittura peggio. Ci auguriamo quindi che la saga prosegua sulla retta via di Bf1 dimostrando di dire la sua nel panorama dei first person shooter.

Settimo Posto: Mirror’s Edge Catalyst

Mirror’s Edge fu un fulmine a ciel sereno nel 2008. Un setting verosimile, che alternava perfezione e sporcizia, rese Mirror’s Edge una bellezza visiva, oltreché ludica. Un perfetto sistema trial & error – non frustrante e molto appagante – basato sul rapporto giocatore-ambiente col primato del parkour. C’era tanto da migliorare, a partire dalle fasi di shooting che facevano crollare l’intero gioco, ma il sistema messo in piedi da DICE era un ottimo punto di partenza.

Molti buoni propositi per un buon sequel

Nel 2016, Mirror’s Edge Catalyst ha dimostrato che DICE impara davvero poco dagli errori. Il sistema di movimento è stato alleggerito, e questa è una nota positiva. Tuttavia, con la scusa del rebooting, troviamo un setting ricostruito da zero. MEC ci porta nella classica città del futuro, tutta luci e droni, completamente disimpegnata rispetto alla realtà. Il pregio di Mirror’s Edge era proprio quello di far pensare, ed osservare un contesto molto più vicino al giocatore da un’altra prospettiva.

Eliminato lo shooting, Catalyst si presenta molto più snello. Il combat-system è stato integrato con la corsa, in modo da non spezzare in due il flusso di gioco. Tuttavia questo miglioramento non è andato di pari passo con l’IA, che ancora fatica a stare dietro al giocatore e soprattutto è ancorata al suolo.

Lo slancio verso il mondo aperto non è stato abbastanza audace, ed 8 anni dopo quel ottimo banco di prova, MEC è ancora ingessato e limitato nel rapporto movimento-ambiente. Sistema di movimento più snello, senz’altro, ma ancora legato ad un level design concepito per percorsi stabiliti.

La storyline di Mirror’s Edge non era certo solidissima, ma DICE si è impegnata a dovere per fare peggio. Troppi spunti lasciati appassire, troppi personaggi che oscillano al vento come rami morti – a partire dalla versione modernizzata di Faith. Faith, gli occhi che ci hanno guidato alla scoperta del primo gioco – a modo suo irresistibile – in Catalyst risulta esautorata e svuotata di ogni perché. Nel giro di poche ore, tutto è già finito, senza il minimo accenno di decollo diegetico. Catalyst meritava molto di più, ed ormai il treno di Mirror’s Edge è passato.

Sesto Posto: Mafia III

Il primo storico capitolo della saga Mafia si era distinto nel panorama videoludico per un’originalissima trama ed un gameplay innovativo ed appassionante. Il secondo capitolo non aveva fatto gridare al miracolo ai fan della sere. Questo terzo capitolo invece ha messo probabilmente la parola fine alla storia di Mafia.

Con questo capitolo 3, il gioco offre si una buona trama, ben raccontata ed originale, ma contornata da uno dei peggiori gameplay di sempre. L’IA degli npc è paragonabile a quella di un mattone, ridotta all’osso ed ai minimi storici.

Una grande trama gettata alle ortiche

Le missioni secondarie risultano banali ed estremamente ripetitive, il tutto contornato dalla pessima ottimizzazione generale del titolo. Tutto il lavoro fatto per l’eccelsa trama viene quindi buttato alle ortiche, un’ottima occasione sprecata in malo modo da 2K.

L’occasione giusta per recuperare questo gioco se siete appassionati della saga è solamente con un grande sconto, poichè è evidente che non meriti il prezzo pieno.

Quinto Posto: Dead Space 3

Cosa dire di Dead Space? Una delle parentesi più tristi del medium videoludico recente. Iniziata con un capitolo di altissimo livello, continuata bene e finita peggio. Dead Space come sappiamo, ha portato alla chiusura di Visceral Games da parte della solita EA.

Se il secondo titolo risultava un po’ sottotono rispetto al primo, ma sempre di grande valore, il terzo stravolse la formula. Dead Space 3 ha tutte le caratteristiche di un blockbuster, si è persa l’atmosfera pura survival horror che c’era in precedenza. Per adattarsi alle esigenze di mercato è stato stravolto un brand che aveva dato grandi soddisfazioni ai più coraggiosi, grazie ad una trama coinvolgente ed atmosfere da brividi.

La politica delle microtransazioni che uccide il videogioco

Tutto il meglio di Dead Space viene meno. Il connubio tra le scelte di marketing sbagliate da parte di Electronic Arts e l’evidente riciclo di meccaniche di gioco, ha portato alla morte di questa saga che aveva dato davvero buone speranze per il genere. Nel recente passato abbiamo assistito alla vicenda di Star Wars Battlefront 2. Sappiamo come si è evoluta la storia e speriamo non si ripetano vicende come quella di Visceral Games.

Quarto Posto: Diablo 3

Mamma Blizzard non delude mai, o quasi. In tutti questi anni abbiamo imparato a conoscerla. Blizzard è alla continua ricerca di un modo per accontentare i fan su larga scala, con scelte a volte giuste a volte sbagliate. Ma chi non ha mai avuto incidenti di percorso? Il più eclatante che ha suscitato maggiore scalpore tra gli appassionati è stato Diablo 3.

Dopo 12 anni dal rilascio del secondo capitolo, un hack & slash hardcore che aveva deliziato gli appassionati, questa volta compie l’errore di volersi aprire al grande pubblico. Infatti la scelta del nuovo team di sviluppo è stata quella di adattare il pilastro degli h&s alle nuove esigenze di mercato Blizzard. Il titolo risulta non per forza positivamente hardcore, se cercate qualcosa del genere dovreste cambiare titolo.

La trama è evidente sia frettolosa e portata al termine in modo brusco. Anche la parte multiplayer non è delle migliori, ma il difetto più evidente è un altro. I fan di questo storico brand si sono sentiti offesi quando provando questo terzo capitolo, non hanno avuto tra le loro mani lo stesso lavoro qualitativo dei precedenti. Aprirsi al grande pubblico ha portato quindi a compiere scelte sbagliate, ma sbagliare è umano, perseverare è Diablo-lico.

Terzo Posto: Dark Souls 2

Una delle serie più acclamate nel panorama videoludico recente. Un vero e proprio fenomeno contemporaneo. Dark Souls 2 è stato il sequel di un gioco che aveva gettato le basi per una storia fatta di lore, atmosfera e personaggi indimenticabili. Questo seguito si è meritato il terzo posto in questa classifica poichè è riuscito a generare attorno a sè l’odio di tutto il fandom soulsiano.

Il capitolo, nonostante risulta un buon gdr di stampo nipponico, si distacca a tal punto dalla lore del capitolo precedente, senza mantenerne lo spirito che l’aveva resa celebre. Il titolo esce nella sua versione definitiva con molti evidenti problemi, ai quali si è cercato di mettere una pezza con la versione Scholar of the First Sin.

Un tentativo di mettere un pezza sopra al pessimo gioco di base

Questa manovra di mercato ha generato solo altro astio nei fan. Il titolo presenta una difficoltà artificiosa, dovuta a magagne tecniche e non ad una sfida congegnata a livello di design. Il tracking annienta ogni possibilità di duello in pve e le mappe sono un grande ripetersi di asset.

Complice l’assenza di Hidetaka Miyazaki, possiamo dire che il problema principale di Dark Souls 2 sia stato proprio il nome, che aveva generato attorno a sè una garanzia che si ripresentava già scaduta. La serie si è conclusa al meglio col terzo capitolo, riuscito a ristabilire la fiducia nei lavori di From Software.

Secondo Posto: Duke Nukem Forever

Duke Nukem è stata una delle saghe fps che assieme a titoli come Doom o Wolfenstein ha fatto la storia del genere. Dopo lo straordinario successo di Duke Nukem 3D, venne annunciato subito dopo lo sviluppo di quello che sarebbe stato il capitolo finale: Duke Nukem Forever.

Sono passati 14 lunghissimi anni dall’annuncio di quel titolo ed i fan lo attendevano come si trattasse della seconda venuta del Messia. In quei 14 anni ne accaddero di ogni. Lo scioglimento di 3D Realms e la successiva acquisizione di 2K e Gearbox, portarono infine all’uscita sugli scaffali del tanto atteso sequel. Non possiamo definirlo una rivoluzione del genere fps , tantomeno un capitolo destinato a rimanere negli annali della storia dei videogiochi.

Atteso per 24 anni e dimenticato dopo un mese

Duke Nukem Forever è il padre dell’esperienza accaduta con No Man’s Sky, tutto hype e poco (o niente) arrosto. Dopo più di una dozzina di anni in effetti i fan credevano di trovarsi dinanzi al climax videoludico dei first person shooter, ma così non è stato. Il titolo rimane innegabilmente divertente, come in stile Duke Nukem, ma è vecchio ancor prima di esserlo. Tecnicamente anche è arretrato ed una delle parti più tragiche è il multiplayer, ridotto all’osso.

Di sicuro questo è stato un titolo sfortunato, figlio dell’hype-gen, con un percorso di sviluppo travagliato. Di sicuro questa saga, che tanto ha dato al genere, resterà “Forever” nei nostri cuori di videogiocatori.

Primo Posto: The Phantom Pain

Una prima posizione che ancora fa male al cuore dei fan della storica saga del suo (ormai esautorato) padre, Hideo Kojima. Un Phantom Pain vero e proprio, una ferita aperta nella nostra memoria da videogiocatori. La conclusione dell’epopea made in Konami la conosciamo tutti, quella che ha portato poi alla creazione di Kojima Productions. Parlando nello specifico di Metal Gear, nell’effettivo questo titolo ha il miglior gameplay che si sia mai visto nel panorama videoludico recente, il vero danno fatto a questo gioco è il non essere concluso.

Questo capitolo non ha una fine, i cut content si fanno sentire eccome, complice il litigio tra il game designer e la casa di produzione. Quella che doveva essere una degna conclusione al lavoro di una vita è divenuta prima una questione mediatica mondiale per poi far sentire il peso di ciò a titolo concluso. Si può essere sia il migliore che il peggiore? Certo che no, eppure The Phantom Pain ci riesce. Un sequel che innalza il gameplay a livelli mai visti prima per poi gettare tutto alle ortiche con una storia – punto forte di ogni capitolo della MGSaga – del tutto sconclusionata.

E così se ne va Big Boss, proprio come i nostri sogni che fosse un buon sequel

Konami ha cercato di mettere una pezza sopra al danno fatto, ma di certo ciò non è bastato. Di recente è stato rilasciato Metal Gear Survive, un capitolo what-if in cui si combattono zombie e si cerca di sopravvivere. Di sicuro Konami avrebbero fatto meglio a dedicarsi ai pachinko.

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Antonio Maddaluno

Cresciuto a pane e videogames, con la passione per la musica ed il cinema.
Fin dalla mia prima console, la Playstation 1, ho capito che sarebbe stato amore eterno. Sono convinto che i videogiochi siano arte e lotterò sempre per difendere questa definizione.
Mi hanno detto che nella vita sarei potuto diventare quello che volevo , ecco perchè adesso scrivo per DrCommodore.it