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Videogames

Red Dead Revolver, il padre dimenticato

Red Dead Revolver

“It never was about the money” – Red Harlow

Il 26 ottobre uscirà il tanto atteso Red Dead Redemption II, sequel del capolavoro di Rockstar San Diego, che nel 2010 fece innamorare milioni di appassionati del genere e non. Ma quanti sanno che il primo Red Dead Redemption è il sequel spirituale di un altro gioco? Nel 2004, su Xbox e PlayStation 2, usciva Red Dead Revolver, ed è sicuramente grazie a lui se siamo stati in grado di giocare ad uno dei migliori titoli della scorsa generazione.

Attenzione, quanto segue può contenere spoiler. Prosegui a tuo rischio e pericolo, cowboy!
Red Harlow il protagonista di Red Dead Revolver

Uno sviluppo travagliato

Red Dead Revolver ha avuto un passato un po’ burrascoso e la strana decisione di Rockstar di farlo uscire nello stesso anno di Grand Theft Auto: San Andreas hanno probabilmente fatto sì che non rimanesse troppo nelle menti dei giocatori e che venisse ben presto oscurato dal suo fratellastro di Rockstar North. Il gioco inizia a prendere forma nel 2000, quando la Rockstar San Diego, che al tempo si chiamava Angel Studios, lavorava per la casa giapponese Capcom. Nel maggio 2002 viene annunciato il gioco, ma nel novembre dello stesso anno la TakeTwo Interactive acquista gli Angel Studio, li trasferisce alla Rockstar e gli cambia il nome.

Red Dead Revolver è ancora in fase embrionale – un problema per Capcom che ne detiene i diritti – ma un punto a favore di Rockstar che sembra interessata al gioco. Tant’è che Dan Houser, cofondatore di Rockstar Games, si espresse con un “this cowboy game that looked very good”. Capcom non essendo andata avanti con i lavori sul gioco, nell’agosto 2003, decide di cancellarlo e nel dicembre dello stesso anno Rockstar ne acquista i diritti. In soli 5 mesi il gioco riesce ad arrivare sugli scaffali dei negozi e sarà il padre di ciò che conosciamo come Red Dead Redemption.

La trama, tradizione ben confezionata

La trama del gioco è una classica storia di vendetta dove impersoniamo Red Harlow, un cacciatore di taglie. Niente di rivoluzionario ma è ben scritta e non annoia; i personaggi non sono troppo approfonditi, ma accompagnano bene la trama e risultano anche divertenti senza scendere nello squallido come spesso rischia di accadere; durante la storia inoltre ci capiterà ogni tanto di impersonarli, usando anche armi uniche.

Impersoneremo anche altri personaggi con armi uniche, come Shadow Wolf che permetterà di usare l’arco

Più classico, più arcade

Il gameplay è quello di un tps: pulito e paradossalmente i duelli sono più comprensibili che in Red Dead Redemption; ma punta meno al realismo e più ad un feeling arcade mettendoci davanti a boss con tanto di barra della vita, situazioni paranormali (solo un boss tranquilli, niente fantasmi ne zombie) e lasciandoci usare anche il nostro amato deadeye.

Nonostante ciò a differenza di Red Dead Redemption, dove il sistema di shooting ricorda molto di più un GTA con ambientazione western, qui il gioco sembra avere lo stile classico degli sparatutto in terza persona, probabilmente anche a causa della mancanza dell’auto mira.

Una peculiartà, la divisione in capitoli

Il gioco è diviso in 27 capitoli, o stage, nei quali prima di iniziare possiamo scegliere 2 armi da fuoco dal nostro arsenale e un’arma da lancio, marcando ancora di più la sua componente arcade. Ogni 2-3 capitoli (anche uno a seconda della situazione) ci ritroviamo a Brimstone, cittadina che ha la funzione di hub centrale: qui possiamo riparare le nostre armi (le armi che decidiamo di portare in missione si usurano), acquistarne di nuove, acquisire potenziamenti, proseguire con la storia o sbloccare personaggi per il multiplayer.

Red Dead Revolver
I duelli sono più semplici e immediati rispetto a quelli di Red Dead Redemption

Si, c’era anche il multiplayer

Red Dead Revolver presenta 3 modalità multiplayer fino a 4 giocatori:

  • Mezzogiorno di fuoco: il classico duello se si gioca in 2 o stallo alla messicana se giocato in 3 o 4.
  • Cacciatore di taglie: l’obiettivo è quello di fare più soldi degli altri giocatori, come? Beh, uccidendoli; per ogni uccisione riceverete dei soldi più un bonus a seconda di dove lo avrete colpito.
  • Tramonto: classico deathmatch a tempo dove vince chi fa più uccisioni.

Nelle ultime due citate modalità ogni volta che un giocatore muore rilascia una carta di un colore, che se raccolta da un bonus a seconda del colore.

Breve ma intenso

Come precedentemente scritto,  il gioco sicuramente ha risentito dei cambi di gestione. Infatti pecca, non tanto dal lato tecnico, ma in longevità. Il storia dura circa 7 ore, qualche ora in più se uno volesse completarlo con i massimi punteggi, che variano a seconda della precisione, tempo impiegato e danni subiti. Ma oltre a quello il gioco non offre nient’altro; quindi dopo un paio di pomeriggi il gioco rischierebbe di prendere polvere sullo scaffale (digitale e non). Invece la versione PlayStation 4, dove sono stati aggiunti i trofei, probabilmente riuscirà a tenere i completisti incollati allo schermo qualche ora in più.

Note d’autore

Ciò che mi ha conquistato di più del gioco, e che non troviamo nel suo sequel, è la soundtrack non originale. Con questo non voglio dire che la OST di Red Dead Redemption non sia degna di nota, ma ritrovarsi a sentire musiche proveniente da film western – anche composte da Ennio Morricone – fa un effetto diverso (per quanto siano quasi tutte presi da film sconosciuti, perché i diritti costano). Soprattutto, quando ti trovi a fare acquisti per la città, senti delle note familiari che magari non riconosci subito, ma piano piano ti portano a ricordare che stai ascoltando “Trinity: a mollo nella tinozza”, celebre tema di Lo chiamavano Trinità scritto da Franco Micallizi. Per chi è cresciuto con i film di Bud Spencer e Terence Hill, è un’emozione indescrivibile, la quale obbliga a girovagare in città finché non finisce la canzone.

Perché sì

Il gioco sembra che, a parte le prime due parole nel nome, l’ambientazione e il deadeye, non abbia nulla a che fare con Red Dead Redemption e in effetti è così. Sono due giochi quasi completamente differenti, ma nonostante questo consiglio a tutti di recuperarlo. Non è affatto invecchiato male, e nonostante i difetti dovuti al breve tempo di sviluppo merita di essere giocato da tutti gli amanti del genere. Se non per il gioco in se, almeno per ciò che è nato dalle sue ceneri.
Red Dead Revolver è disponibile in digitale per PlayStation 4 sul PlayStation Store in una versione con rendering potenziato a 1080p e funzionalità avanzate come i trofei.

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Elia Azzurri

Studente di Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, con una passione per i videogiochi, cinema e musica. Cresciuto in casa Nintendo, per poi ingrandire la famiglia abbracciando un po' tutte le case e tutti i generi di videogiochi.