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Approfondimento Film/Serie Tv

Guida alla TV americana #1 – Household, Rating e Share

guida tv americana

Come funziona il mondo televisivo statunitense? Come viene deciso il rinnovo o la cancellazione delle vostre serie preferite? Scopriamolo insieme in questa pratica guida!

In un mondo ideale il destino delle serie TV sarebbe deciso dalla qualità intrinseca del prodotto e dal supporto della fanbase. Ma questo mondo è ingiusto, lo sappiamo bene, e anche il settore televisivo, come ogni altro d’altronde, è governato dalla dura legge del soldo. Andiamo insieme a vedere perché.

Tutti abbiamo almeno una volta sentito parlare di audience, rating, share. In ogni Stato c’è un’agenzia preposta alla raccolta e diffusione dei dati, tuttavia una persona poco attenta potrebbe pensare che i dati di cui sopra siano riferiti a tutto l’episodio (o al programma in se, nel caso di prodotti non serializzati). In realtà ciò che conta non è quanta gente guarda qualcosa, ma quante persone vedono le inserzioni pubblicitarie che vanno in onda nello slot di riferimento.

Un programma che ha ottimi ascolti è più appetibile agli occhi degli inserzionisti rispetto a un altro che non ha seguito. Questo spiega perché le varie pubblicità vengono vendute ad un prezzo più alto nel primo caso. Le emittenti quindi hanno tutte le intenzioni di mantenere in onda prodotti con un’audience consistente per massimizzare i profitti.

nielsen logo

Nielsen Company e People Meter

L’istituto americano che si occupa delle rilevazioni, la Nielsen, fornisce ad alcune famiglie campione un dispositivo, il People Meter. Si tratta di un apparecchio elettronico che si collega al televisore e invia ad un database centrale i dati quotidiani. In Italia funziona esattamente allo stesso modo. Le famiglie campione hanno un telecomando per indicare quali e quante persone stanno guardando la TV in quel momento.

E come nel caso italiano, la criticità consiste nel fatto che il campione di riferimento è molto ridotto rispetto alla popolazione complessiva. Pur essendo diversificato in etnie, condizioni sociali e posizione geografica, risulta difficile che 5500 famiglie possano rappresentare interamente i gusti e le abitudini televisive di 113 milioni di famiglie statunitensi.

Rating, Share e altre parolacce

Mentre lo share è equiparabile all’omonimo dato Auditel italiano, ovvero è la percentuale di famiglie (household) sintonizzate su un determinato programma, calcolata sul totale di famiglie con la televisione accesa in quel momento (e non sul totale di famiglie americane), il rating, corrispondente al dato italiano di penetrazione, è la percentuale di ascolti calcolata a seconda di determinate fasce. Calcolando quanti sono gli americani di ogni fascia, Nielsen attribuisce ad ogni punto di rating l’1% del totale. Ad esempio, se nel 2011 c’erano 131 milioni di americani nella fascia adulti 18-49, ogni punto di rating corrispondeva a 1.315 telespettatori in quella fascia.

Il rating consente di misurare tutti i programmi tra di loro, in onda anche in orari diversi, secondo un criterio che i pubblicitari usano per determinare il prezzo degli spazi pubblicitari. Se il programma ha una grande audience, allora dovrà essere posizionato in un appropriato time slot e le sue pubblicità avranno un determinato costo.

Diamo i numeri

Il rating più conosciuto e decisivo (e quello che regola i processi di rinnovo/cancellazione) è quello degli adulti tra i 18 e i 49 anni. Non è tuttavia l’unico preso in esame dalle emittenti e dai pubblicitari. Altri rating presi in considerazioni sono quelli che riguardano solo le donne 18-49 o quelle tra i 18 e i 34 anni, solo gli uomini tra i 18-49 anni o quelli tra i 18-34 anni. Allo stesso modo ci sono altre fasce come quella tra i 25 e i 54 e così via.

C’è da dire che non tutti i canali hanno lo stesso pubblico e spesso e volentieri, sempre considerando l’importanza principale del target 18-49, hanno altri rating di riferimento. La CBS, per esempio ha in palinsesto molti procedurali e polizieschi, quindi punta anche agli uomini 50+, mentre la ABC, è più indirizzata al pubblico femminile. La CW, piccola emittente nata dalla fusione delle preesistenti UPN e WB, ha invece un pubblico più giovane, e quindi punterà al rating degli adulti 18-34 .

canali broadcast

TV via cavo: un altro paio di maniche

Il discorso fatto fin’ora è però rivolto solo ai canali broadcast. Per quanto riguarda la TV via cavo bisogna fare altre considerazioni. I canali cable sono disponibili previo pagamento di un canone o abbonamento. Questo gli consente di esulare dalle regole descritte fino ad ora. Fermo restando che il target 18-49 è sempre quello di riferimento per la gestione delle inserzioni pubblicitarie, i canali a pagamento hanno più libertà sia creativa che decisionale.

Le serie sono disponibili a tutti gli abbonati, che pagano una quota su base mensile o annuale. Questo permette di non focalizzarsi troppo sugli ascolti in sé, avendo una revenue fissa indipendentemente dalla visione o meno da parte degli utenti. Resta chiaro che un prodotto più visto è più appetibile agli investitori e permette di alzare l’asticella dello spazio pubblicitario da vendere, ma d’altra parte consente di concentrarsi sui contenuti e sulla programmazione senza dare troppo credito ai pubblicitari.

Non a caso, le serie più premiate dalla critica e dal pubblico spesso e volentieri appartengono a canali a pagamento i quali possono soffermarsi sulla qualità e non sono vincolati da censure o limitazioni che invece sono più frequenti sui canali broadcast.

Siamo arrivati alla fine di questo primo appuntamento dedicato al mondo della televisione statunitense. Nella prossima puntata parleremo di altri fattori che possono influenzare le decisioni di rinnovo/cancellazione. Nel dettaglio andremo a parlare di ascolti DVR, della TV in Syndication e dell’entrata in campo dei vari servizi di streaming.

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Gabriele Pati

Cresciuto con libri di cibernetica, insalate di matematica e una massiccia dose di cinema e tv, nel tempo libero studia ingegneria, pratica sport e cerca nuovi modi per conquistare il mondo.

Vanta il poco invidiabile record di essere stato uno dei primi con un account Netflix attivo alla mezzanotte del 22 ottobre 2015.