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COD WWII – Tedeschi e piedi per terra

Ecco la nostra recensione di COD WWII!

“Sicuro come la morte”, si dice. “Sicuro come Call of Duty a fine anno”, a noi piace dire. Come consuetudine, anche quest’anno è giunto quel periodo in cui un grande numero di giocatori imbraccia il fucile per giocare con lo storico brand di Activision. A questo giro niente exotute, bensì uniformi stellate. Dopo anni di guerre moderne e futuristiche, Sledgehammer Games fa un passo indietro per poter andare avanti: bentornati nella Seconda Guerra Mondiale. Un setting così specifico, definito, ma soprattutto già affrontato agli albori del brand, non lascia spazio a sperimentazioni. COD WWII ha un solo obiettivo: far vivere il secondo conflitto mondiale al giocatore, e farlo nel modo più fedele, duro e puro possibile.

In questa recensione curata dal sottoscritto e dal buon Carlo D’Alise, vediamo nel dettaglio i traguardi e gli insuccessi di questa nuova iterazione di uno dei brand più redditizi del mondo dei videogiochi.

Ricordo ai più suscettibili che ogni recensione può contenere spoiler del contenuto.

“CRUCCHI!” – L’incipit narrativo e la realizzazione del contesto storico

Ogni prodotto videoludico va analizzato secondo i suoi propositi e nel proprio contesto. Se volessimo analizzare COD WWII per il suo potere innovatore, staremmo utilizzando la lente sbagliata. Procediamo dunque analizzando

I capitoletti di COD WWII!

il gioco per ciò che vuole a tutti i costi apparire: uno war movie interattivo, che deve la sua estetica a tutta la filmografia ispirata all’ultimo (?) conflitto mondiale.

 

La Campagna è divisa in capitoletti, i quali riprendono le operazioni che dopo il D-Day hanno portato alla breccia nei territori Europei occupati dall’esercito Nazista. Con una breve descrizione, scritta come se fosse una fugace annotazione su un diario personale (con tanto di data), veniamo introdotti al contenuto di ciascun episodio. Il diario in questione appartiene al personaggio del quale vestiamo i panni per la maggior parte del gioco: il Soldato Daniels. Il gioco inizia propria dal sopracitato evento determinante, lo Sbarco in Normandia, una delle più imponenti invasioni anfibie della storia.

L’operazione è portata a schermo in modo eccezionale, per quanto concerne la realizzazione tecnica e narrativa della missione. Prossima allo sbarco, la barca del protagonista viene colpita. Tuffatosi in acqua per salvarsi, arriva a terra con un compito: fare breccia nelle barricate nemiche. Nella versione PS4 Standard, il D-Day è davvero bello da vedere. La fanghiglia calpestata e deformata dalle esplosioni ricopre una distesa che termina con le trincee nemiche in lontananza. I corpi morti, crivellati dai proiettili e dilaniati dalle armi pesanti, danno spessore alla drammaticità della scena.

La corsa sfrenata dopo lo sbarco!
Pochi rifugi rendono l’avanzata verso il nemico una corsa disperata, confusa, proprio come doveva essere vissuta dal vero. Urla, spari, scarponi che affondano nella sabbia bagnata sono la vera colonna sonora che dà corpo ad uno scenario crudo, cupo e devastato.

 

Una palette di colori smorta – reminiscenza di una tradizione cinematografica ultra decennale – assieme ai riflessi della luce sul bagnato e al fumo che invade la visuale, rendono con efficacia la desolazione della guerra. Sono pochi i momenti del gioco in cui la qualità fotografica viene meno. Tuttavia, in alcuni casi gli effetti di luce e la costruzione dell’immagine risultano troppo artificiose.

Tra analogie col baseball e classici dialoghi tra compagni d’arme, facciamo la conoscenza dei personaggi che accompagnano Daniels durante tutta la campagna di guerra. I volti e le movenze sono realizzati molto bene. Tuttavia, prestando attenzione all’immagine, si può ancora notare l’addolcimento dei tratti facciali tipico della computer grafica meno dispendiosa. Non è certo questo uno degli aspetti che smorzano il coinvolgimento. Al contrario, se visti di sfuggita, i visi possono sembrare ripresi dal vivo.

Gli aspetti che in qualche modo rovinano l’immersione nel contesto sono ben altri. Al netto di una realizzazione artistica di tutto rispetto, COD WWII presenta dei difetti e delle incoerenze di design. Cerchiamo di capire cosa non va nella componente ludica e quali elementi minano il coinvolgimento in questo disastrato periodo storico.

“Hai bisogno di un’arma?” – Le meccaniche della campagna e gli scivoloni di COD WWII

In primis, il contesto ben costruito si scontra con delle meccaniche troppo frenetiche. È chiaro che Sledgehammer abbia cercato di conciliare le esigenze dell’utente medio contemporaneo ad i paletti imposti dal setting.

Il risultato non è vincente, soprattutto a causa di alcune animazioni ridotte all’osso, come quella del medikit e del cambio arma, le quali fanno sembrare il protagonista più un super soldato ché un normale componente di fanteria US. È noto che questo sia un problema di molti sparatutto, ma ciò non è una giustificazione, né edulcora l’appunto.
Nel vivo dell’azione nella campagna di COD WWII!

I videogiochi funzionano quando ogni parte dell’insieme è ben amalgamata con le altre. Anche i giocatori meno esperti si accorgono di stratificazioni altisonanti o fuori posto. Scelto (o inventato) un contesto narrativo per un progetto, questo non si può applicare come un adesivo al di sopra del design di gioco. Un setting permea ogni aspetto del gioco, influenzandone le meccaniche, la logica di ciò che avviene a schermo e la coerenza delle possibilità offerte al giocatore. L’impressione è che Sledgehammer Games sia stata troppo licenziosa, finendo per tagliare troppi fili quelli che legano ipoteticamente il contesto della Seconda Guerra Mondiale al game design. Il risultato sono due strutture separate, parallele, ben distinguibili. Ciò che ne risente è il coinvolgimento in quel conflitto che ha ridefinito l’Europa.

Se da una parte il setting e il device narrativo funzionano a dovere, dall’altra si trova una componente ludica al limite della sufficienza. È vero che gli ultimi anni hanno abituato i giocatori ad esperienze molto lineari e guidate, dunque quanto sto per dire nondovrebbe sorprendere.

Una campagna epica per COD WII, ma con qualche problema che smorza l’immersione!
Tuttavia l’avventura di Sledgehammer Games potrebbe brillare – rimanendo entro i suoi propositi – se non fosse per la semplicità, l’ingenuità e la fretta con cui è stato realizzato l’impianto ludico. Ciò è visibile ad occhio nudo, a partire dallo spazio giocabile.

Salvo alcune eccezioni che obbligano a scorrazzare per aree lievemente più ampie, il gioco si svolge interamente su un percorso stretto.

In più, ogni missione si svolge di piccoli obiettivi in piccoli obiettivi, separati solamente da qualche decina di metri e piccole unità di fanteria nemica. Il risultato è più simile ad un tour guidato alla scoperta della Guerra, ché un gioco vero e proprio. Il giocatore non ha modo di esercitare alcune facoltà mentale: non deve osservare, non deve capire. Non ci sono schemi d’attacco o di difesa da intercettare ed assimilare, nemmeno a difficoltà più elevate. L’IA nemica rappresenta un tasto dolente, tra soldati fermi sul posto desiderosi di morire ed altri incapaci di reagire – spostandosi, trovando altri rifugi, o ché – al fuoco del giocatore e dei compagni.

Da sottolineare è l’esiguità delle animazioni delle truppe tedesche, le quali spesso si trovano ad eseguire le medesime mosse a distanza temporale molto ravvicinata. Giocando a più difficoltà, l’impressione è stata che alcune aree siano state liberate dai nemici esclusivamente per merito dei compagni di squadra controllati dal gioco. Infatti, in più di un’occasione, sono pochissimi i colpi che escono dal fucile del giocatore. La squadra dunque non fa solo presenza, come in tanti giochi, ma è parte attiva – con certezza, troppo attiva – della missione.

L’allegra combriccola!

Con i compagni di squadra è possibile scambiare munizioni, medikit, granate (fumogene ed esplosive) e suggerimenti tattici. L’interazione può avvenire con la freccia che punta in alto del D-PAD, nel momento in cui l’indicatore circolare del compagno in questione è pieno.

Difficilmente il giocatore si trova sguarnito: le munizioni per le due armi a disposizione non scarseggiano mai (anche delle armi pesanti) e morire è un compito arduo. In COD WWII, la vita non ha la ricarica progressiva. L’unico modo per tornare in forze è utilizzare i kit medici. Tuttavia, anche in stato moribondo, il giocatore non ha limitazioni di nessun tipo, potendo così continuare a correre e sparare come se fosse fresco di una bella dormita.

I più prudenti non devono preoccuparsi della barra della vita, la quale non scenderà quasi mai sotto una certa soglia. Quelli più spericolati invece possono accontentarsi dei medikit trovati per terra, ottenuti ad inizio missione o richiesti ai compagni di squadra. L’impressione è quella che la mira assistita sia invasiva. Più volte, durante le ore di test, è capitato che la visuale si muovesse da sola al passaggio di un nemico a schermo. La traiettoria dei proiettili pare essere priva di curvatura, diretta con qualsiasi tipo di arma (eccetto le anticarro). Da verificare è l’effettivo magnetismo dei proiettili. Come da prassi, lo scatto avviene tramite la pressione continuata dello stick sinistro, la mira e il grilletto sono assegnati rispettivamente al trigger di sinistra e a quello di destra. Con il bumper R si lanciano le granate a frammentazione – e rilanciano, se una granata inesplosa è sul nostro cammino – e con il bumper a fianco si lanciano i fumogeni. Fumogeni che danno ampie finestre temporali per mettersi in salvo, durante le quali i nemici non sparano.

Fuoco e fiamme!

Avvicinandosi ad un nemico nella coltre ci si può rendere conto della ingenuità dell’intelligenza artificiale, che non porta il suddetto a trovare riparo, distendersi a terra per evitare i colpi o darsi quantomeno ad un disperato fuoco di risposta, bensì a vagare con un braccio appena appoggiato alla bocca. Reazione naturale, che tuttavia poco si addice ad un soldato addestrato ed ancor meno ad un gioco, che in quanto tale presupporrebbe una sfida nei confronti del giocatore. Con il tasto quadrato avviene la ricarica, con la croce il salto, con il cerchio è possibile abbassarsi. Con la pressione continuata di quest’ultimo il giocatore può distendersi. Con la pressione dello stick di destra si esegue l’attacco melee, che alle spalle corrisponde ad un assassinio furtivo.

Ogni missione presenta dei collezionabili: i Ricordi. Questi cimeli si trovano sparsi per le aree, e non danno alcun valore aggiunto all’esperienza di gioco. Nessun valore aggiunto viene dato anche dalle “Azioni Eroiche”, le quali consistono nel salvataggio di compagni in difficoltà, posizionati secondo uno script in precisi momenti delle missioni. Generalmente le azioni eroiche da eseguire sono 3.

 “La pagellina” – Come gira COD WWII

Le prestazioni del gioco nella sua versione PS4 Standard sono soddisfacenti. Con una risoluzione dinamica che oscilla tra i 960×1080 e i 1920×1080 pixel a schermo ed un frame rate di 60 frame al secondo – ballerino nei momenti più caotici – la Seconda Guerra Mondiale ha una buona resa visiva. Le texture sono di buona qualità, e la definizione non sfigura nemmeno a distanza ravvicinata. Da segnalare sono però il fuoco, oltre che alcuni effetti che riguardano il pulviscolo, in bassa risoluzione ed ha un frame rate più basso rispetto a quello di gioco.

“Più siamo…” – Le modalità multiplayer

Il comparto multiplayer di COD WWII cerca anche quest’anno di coniugare la voglia di innovazione e la necessità di essere fedeli a tutti quei crismi che hanno reso il titolo Activision un punto fermo per tutti gli amanti degli FPS competitivi. Scelta che sicuramente non farà avvicinare a COD tanti nuovi giocatori, ma che, siamo sicuri, soddisferà il palato dei milioni di fan che ogni anno sono pronti ad acquistare la loro copia del gioco.

Benvenuti nel multiplayer di COD WWII!
Sledgehammer Games infatti ha inserito nella sua creatura alcune interessanti novità, anche con discreto successo, ed ha ripreso un tipo di azione più tradizionale e ponderata. Scelta obbligata, data l’ambientazione ed il periodo storico di riferimento, ma comunque molto apprezzata.

Dimenticate quindi i jetpack ed ogni altro tipo di gadget futuristico presente nei precedenti capitoli della saga. Quest’anno ci siete voi, la vostra abilità ed il vostro fido fucile. Il risultato di questo ritorno alle origini è un gameplay frenetico di tradizione, ma molto più pesante e ragionato rispetto al passato.

La maggior parte delle modalità multiplayer del nuovo Call of Duty sono quelle già viste in passato. Oltre ai classici Deathmatch, Team Deathmatch, Domination, Kill Confirmed e così via, troviamo alcune nuove ed interessanti aggiunte.

Tra queste la modalità Gridiron è quella meno innovativa, in quanto riprende almeno in parte la modalità Defender vista in Infinite Warfare, soprattutto per la presenza di un pallone. Questa volta però siamo impegnati in una sorta di partita a football americano, in cui la squadra che segna più volte nella porta avversaria torna a casa con la agognata vittoria. Quando si ha il pallone in mano non è possibile sparare, ma è possibile lanciarlo nei pressi della zona difesa dal nemico per difenderci dagli attacchi degli altri soldati. Insomma, non stiamo parlando di una modalità per cui strapparsi i capelli, ma di una gradita e divertente aggiunta.

Introduzioni più interessanti sono altre, alcune delle quali vanno a modificare la struttura base del multiplayer competitivo visto nei precedenti COD. Innanzitutto Sledgehammer ha rielaborato il concetto di classe e di gestione del loadout del nostro avatar.

Le classi disponibili sono infatti 5 (Infantry, Airborne, Armored, Expeditionary e Mountain), ognuna con la sua particolare ed unica abilità, come la carica con la baionetta per l’Infantry. Per quanto riguarda l’equipaggiamento del vostro soldato, sono parecchi gli elementi con cui avere a che fare: perks, scorestreak (con annessi tutorial per ognuno di essi), armi sbloccabili e potenziabili con l’avanzare di grado e così via.
Ecco la modalità Gridiron di COD WWII!

Il tutto è gestibile all’interno di una delle più gradite novità del titolo: gli Headquarters.
Questi – per la verità molto simili all’hub centrale di Destiny – consistono in un vero e proprio spazio “social”, in cui è possibile incontrare altri giocatori connessi, commercianti di varia natura, soldati che affidano dei contratti da risolvere durante le partite in multiplayer, eccetera. Interessante inoltre la possibilità di sfidare, all’interno degli Headquarters, un altro soldato in una partita 1vs1.

Questo spazio social – a detta di Sledgehammer – sarà costantemente aggiornato, non sappiamo se con DLC a pagamento o con aggiornamenti gratuiti.

Passando alle mappe di gioco, durante le nostre partite abbiamo notato che nonostante queste siano visivamente molto valide, sembrano assomigliarsi troppo le une alle altre, senza quindi offrire una gran varietà di approccio allo scontro.  Oltre agli Headquarters, la più grande novità del multiplayer del nuovo COD è la modalità Guerra, ottimo esempio di cooperazione e competizione.
All’interno della suddetta modalità due squadre si confrontano all’interno di tre differenti mappe. Chi è impegnato ad attaccare deve completare una serie di obiettivi in un determinato lasso di tempo, al fine di fare breccia all’interno delle linee nemiche. Chi difende, invece, deve semplicemente sperare di bloccare l’avanzata dell’esercito avversario, impedendo a quest’ultimo la conquista di suddetti obiettivi.
La modalità è incredibilmente divertente e le tre mappe, a differenza di quelle presenti nelle semplici partite online, sono costruite con una discreta cura.

La zona social di COD WWII!

In Operazione Nettuno si replica lo sbarco in Normandia già visto nelle prime fasi della Campagna. Occorre entrare nel bunker dell’Asse, tagliare qualunque tipo di comunicazione verso l’esterno e poi distruggere le rimanenti risorse dei tedeschi. In Operazione Griffin invece si deve far arrivare un carro armato in zona nemica, trovare del carburante per farlo ripartire e quindi portarlo al di là di un ponte che l’altro team deve far saltare in aria entro un tempo stabilito.

Dopodiché, in Operazione Breakout bisogna prendere il controllo di un edificio caduto in mano Tedesca, per poi procedere alla costruzione di un ponte. Insomma, c’è tanto da giocare, anche se la presenza di sole tre mappe alla lunga potrebbe annoiare.
Per quanto riguarda il netcode – nonostante la connessione non proprio fulminea con cui sono stati effettuati i test -non abbiamo sofferto alcun tipo di lag ed i nostri colpi andavano a segno senza problemi di sorta. Nota dolente invece il matchmaking: lento, imperfetto ed in molti casi eccessivamente squilibrato. Il più delle volte siamo stati accoppiati con squadre dal livello medio nettamente più alto del nostro.
Da segnalare infine la massiccia presenza di microtransazioni, che possono rendere l’esperienza di gioco poco piacevole per tutti quelli che non hanno intenzione di spendere ulteriore denaro per acquistare crediti da spendere in gioco. Solo una persona senza buon senso, amor proprio e priva spirito critico spenderebbe per certe cose.

Infine non possiamo esimerci dal trattare l’ormai immancabile modalità Zombi, che quest’anno vede come protagonisti, ovviamente, i Nazisti.
Nazi Zombies è stata curata da Raven Software, la quale ha eliminato l’atmosfera un po’ caciarona dei precedenti capitoli per tornare ad un’impostazione più seriosa e classica, utilizzando inoltre attori professionisti per interpretare i 4 protagonisti di questo vero e proprio incubo (nel senso buono, s’intende).

Benvenuti in Nazi Zombies!
Uno su tutti David Tennant. La modalità Nazi Zombies punta come sempre sulla cooperazione tra quattro giocatori, impegnati a portare a compimento determinati obiettivi – per la verità sempre molto poco chiari nelle descrizioni – e ad affrontare orde di non morti che via via diventano sempre più potenti e numerosi.

Ai 4 personaggi selezionabili corrispondono delle classi: Medic, Offense, Support e Control.
Ciò che differenzia una classe dall’altra è il potere speciale da attivare nei momenti più concitati. Selezionando la classe Offense ad esempio, abbiamo a disposizione un piccolo lasso di tempo in cui i proiettili della nostra arma diventano illimitati, mentre con il Medic è possibile diventare invisibili agli occhi degli zombi, al fine di tirar su uno dei compagni caduti in battaglia.
Oltre alle sopracitate e confuse descrizioni degli obiettivi, uno dei limiti più grandi di questa modalità va ricercato nel fatto che al momento la mappa disponibile, per quanto ben costruita e tutta da scoprire, è appunto una soltanto. Siamo tuttavia sicuri che Activision rilascerà dei DLC con nuovi luoghi infestati da branchi di non morti fedeli al Fuhrer.

“That’s all falks!” – In conclusione, comè COD WWII?

Anche quest’anno siamo di fronte ad un buon titolo, che mantiene una qualità media nella norma ma che ha difficoltà a spiccare. Dopo anni di guerre moderne e salti sui muri, Activision impone un cambio di rotta a Sledgehammer, che è stata capace di confezionare un gioco che intrattiene per la manciata di ore della campagna – non esente da imprecisioni storiche e qualche caduta di stile – e che sicuramente unirà molti giocatori con le modalità multiplayer – non perfette, molto fuori contesto e totalmente slegate dal design della campagna – come ogni anno. COD WWII è un episodio che svetta tra i suoi predecessori, ma ben distante dei picchi di qualità raggiunti col medesimo setting narrativo dai primi capitoli del brand. La modalità Nazi Zombi offre per ora contenuti limitati, ma siamo sicuri che verrà espansa in futuro, così come il resto del matchmaking. Meno probabile è un’espansione per la modalità campagna. Sarebbe interessante giocare dal punto di vista dell’Asse, per invertire un polveroso paradigma che ingabbia la creatività narrativa, ma visto il bigottismo crescente è fuori discussione.  Per gli amanti dello war movie – che quest’anno ha trovato un nuovo punto di riferimento in Dunkirk di Cristopher Nolan – COD WWII propone momenti esaltanti e realizzati con l’unico obiettivo della spettacolarità visiva. Quest’anno Call of Duty si porta a casa ben più di una corposa sufficienza. A fronte di nuovi contenuti, la recensione verrà arricchita dai sottoscritti.

7.5

PRO CONTRO
 

Una Seconda Guerra Mondiale spettacolare per gli amanti degli war movie

 

Lato tecnico complessivamente buono

 

Una modalità Nazi Zombies promettente…

 

 

… Che ha bisogno di ulteriori contenuti per brillare

 

Alcune cadute di stile (e inesattezze storiche) che smorzano il coinvolgimento

 

Diversi gli scivoloni di game design

 

Un sistema di abbinamento online sbilanciato

 

Con la partecipazione di Carlo D’Alise

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Samuele Sanesi

Giocatore da sempre, Game Designer come stile di vita. Caporedattore nel tempo libero (a volte anche in quello occupato). Mangio salutare e bevo tanta acqua, perché i videogiochi tra settanta anni non si giocheranno da soli. Ho predilezione per ogni forma di intrattenimento ludico. Amo la mia città, le tradizioni Italiane e la mia famiglia. Uno dei miei hobby è la critica del Tiramisù. Ho visto navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione.